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La Poesia di Krakow

Scritto da Francesco Gori
Ogni volta un colore diverso. E' l'alba di un giorno di ritorno. Come la Fiorentina questo pomeriggio mi appresto a tornare in campo.
Dicevo. Ogni volta un colore diverso del mondo tutt'intorno: nell'aurora le luci di Katowice sembrano cristalli grezzi, zucchero di canna è il centro abitato, ancor più scuro per il tocco di un cielo miele. E le nuvole ogni volta un colore diverso. Sfumature in un continuum dal candore al grigiore. E le forme, quelle poi, a seconda dell'umore del cielo, che adesso più miele non è: ha sapore di bucato a mano, pulitissimo. Lavato da mamma-natura.
Vira il viola dell'aereo, certi rumori non comprendo, qualche urlo di bambino insofferente e strani personaggi di contorno. Esser soli. "La solitudine, se usata al meglio, è un dono prezioso". Interrompo il mio tentativo di aforisma ovattato. Passa un'hostess. E un'altra ancora. Con le divise color come-l'aereo. Carrettino di caffè, e a seguire in cabina: la fantasia vola. Vola tra le nuvole della mente e insieme a quelle vere e proprie che alla mia sinistra si allentano sotto il colore straripante di un nuovo sole. Altra giornata!, sta dicendo col suo spuntare d'orgoglio. E intanto sotto di noi altra striscia di velocità, altro uccello tecnologico con gente a bordo. Chissà dove va.
Son qui solo. Solo e reduce. Come il libro di Giovanni Lindo. Reduce polacco io sono. Reduce da una Cracovia soave, densa di sapori e sensazioni, perla portatrice di passato, pronta a spiccare il volo anche lei. Per dimenticare. Dimenticare la povertà, la sofferenza, le fatiche che il suo popolo - e quello polacco in generale - ha sopportato e con grande orgoglio e generosità risalire. Grazie a un altro dono raro, mi viene da pensare, che impreziosisce il mondo e ognuno di noi: l'umiltà. Povertà genera umiltà. Sofferenza genera umiltà. Grande maestra.
Il sole mi sta chiamando coi suoi raggi invadenti: un'ellisse di luce foriera di energia. L'annunciazione del giorno. Diventa un cerchio zig-zagato di aghi di profondo mistero.
Ritorno a Cracovia. Un uno-due secco nel giro di un mese e mezzo. La voglia di conoscerla. La voglia di rivederla. Amante insaziabile.
Il Castello del Wawel, o meglio la vista del Castello del Wawel è attraente da subito. Da sola vale il prezzo del biglietto aereo. Sotto al Wawel uno spicchio del fiume Vistola. Risalendo un drago sputa fuoco, una porta dentro le mura e via a cercare l'energia del settimo chakra che si dice essere qui. Cracovia accomunata a luoghi leggendari come Delhi, Delfi, Roma, Gerusalemme, La Mecca, Velehrad e Roma. E la statua di Giovanni Paolo II: si respira spiritualità a Cracovia. Altro dono, sì. I polacchi son gente rispettosa, ospitale e religiosa. Non mi è mai capitato in Italia, o raramente, di vedere giovani inginocchiati in Chiesa. Qua nessuno si vergogna a farlo, è nella natura delle cose polacche. E' tradizione, è senso del profondo che genera semi di semplicità. Dentro la Kościół Mariacki ad esempio la gente venera la Madonna a ogni ora, con verità. Giusto, la Chiesa di Santa Maria. Imponente chiesa dal colore rosso dei mattoni e dalle due torri asimettriche - testimonianza di una leggendaria lotta fratricida: architetti dello stesso sangue che volevano superarsi a vicenda -, fa parte della splendida Rynek Główny, la piazza del mercato centrale. 200 metri per 200, la più grande piazza della Polonia e forse d'Europa. Straordinaria. La prima volta toglie il fiato. A ripensarci ancora, e dopo averla rivista numerose volte, nel mio immaginario il miglior modo per commentarla è: senza parole. La dimensione impressiona, ma è l'energia interna a incantare. Nel mezzo il Fondaco dei Tessuti e poco di fronte Adam Mickiewicz, la poesia di Kraków. Ascolto con attenzione il canto interrotto della tromba che ogni ora spunta dalla torre più alta della Mariacki: prestar l'orecchio di fronte alla poesia di Kraków e magari sotto una tempesta di neve, col manto bianco sotto le suole che dispensa silenzio ed eleva il canto della chiamata a raccolta che nel Medioevo annunciava un pericolo imminente, è l'emozione più grande. Leggenda narra che una sentinella fu colpita da una freccia mentre stava suonando: per questo la melodia è mozzata bruscamente, come avvenne per la sua vita.
Sei splendida Cracovia. Rynek è la poesia di Kraków. Un quadratone, perimetro di vetrine e centri commerciali - di moderno, insomma -, cuore di storia che ha resistito alla guerra, brulichio di gente indaffarata ma col passo tranquillo, mai sguaiata, e artisti di strada, e bancarelle di brace e vino caldo a dicembre, e piccioni che volano radi sulle strade ciottolate, e cavalli con carrozze di turisti.
Tutt'intorno alla poesia di Kraków non c'è che da scegliere: se Grodzka, o Slawkowska, o Floriańska fino al tempio dello shopping - la Galeria Krakowska. Da Stare Miasto, la Città Vecchia, una naturale passeggiata lungo il perimetro del Planty - striscia di verde tutt'attorno - innevato.
Nevica, nevica, nevica. Lenta si imbianca Cracovia, candore di città.
Sedersi a un caffè letterario magari: qui la cultura vale ancora molto, si legge, ci si confronta, poeti del passato, poetesse del presente. Magari cedere alla tentazione di anelli di pane (si chiamano obwarzanki): far contenti lo stomaco e uno dei venditori, intirizzito da tanta staticità d'attesa a queste temperature. E una Tyskie, una Żywiec, una Okocim. Una vodka. E un carosello di pierogi - ruskie (patate e formaggio), kapustą i grzybami (cavolo e funghi), mięsem (carne). Pierogarnia. La mania dei pierogi, proprio come quella dei tortelli mugellani: sarà la leggera affinità ad attirarmi?
La voglia di dilapidare złoty nelle tasche, plusvalore per l'italiano medio. Ci sono i bar mleczny, mense popolari sovvenzionate dallo stato all'epoca comunista, dove poter mangiare pasti semplici e riassaporare verità e valore di un clima di povertà.
Un salto a ballare: la fama del Prozac, il ben più florido di prede Sol in Ulica Batorego, un pogo al Jazz Rock Cafè.
A Kazimierz - quartiere ebraico - si respira ancora un clima di deportazione. Nelle molte sinagoghe al confronto delle poche persone, e nei locali, alcuni di impareggiabile singolarità. Sorseggiare una birra speziata all'Alchemia o dintorni è godimento allo stato puro.
Al final di una settimana una Dama con l'ermellino ho incontrato al museo Czartoryski, dal genio di Leonardo un volto del passato comune, e singolare: troppa la somiglianza con lei.
Dziękuję Cracovia. Poesia.
E' l'ora di tuffarsi nel lago bianco. Tak. E tornare.
Do widzenia. Che la poesia di Kraków rimanga tra noi.
FRANCESCO GORI
Tags: Cracovia, Krakow, Polonia
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