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Arte Moderna e Divertimento nella Movimentata Barcellona!

Scritto da Ivan Sgualdini
  • Piazza Catalunya
  • Casa Battlò
  • Piazza di Spagna
  • Tibidabo
25/02/2004 - Volo aereo e corriera. Arrivo a Barcellona.
La corriera della “Logudoro Tour” parte da Cagliari a mezzogiorno in punto per raggiungere l’aeroporto di Alghero in tre ore e mezza, attraversando per la S.S. 131 tutta la Sardegna. Il servizio gestito dalla Ryan Air è comodo e preciso, così come eccezionale è il prezzo del volo low-cost per la tratta Alghero – Girona: due biglietti tutto incluso a poco più di 80 euro! Io e Stefania siamo ben felici di approfittare di questa nuova tratta servita da qualche mese dalla compagnia irlandese!
L’aereo decolla alle 18:10 e atterra a Girona alle 19:15. All’uscita dall’aeroporto, una serie di autobus, sempre gestiti dalla Ryan air, passano frequenti per portare i turisti a Barcellona in circa un’ora di tragitto. Il costo del biglietto è 16 euro a testa andata e ritorno. Viene consegnato persino un piccolo depliant con la cartina di Plaza Sant Joan, punto di arrivo e rientro e tutti gli orari dei voli e le relative frequenze dei mezzi per tornare a Girona: questa sì che è organizzazione!
Poggiamo piede sul suolo di Barcellona alle 21:00 in punto, nella piazza appena citata. L’idea iniziale di prendere un taxi viene scartata dopo dieci minuti di attesa invano, dal momento che altri cento turisti hanno lo stesso proposito. Adoperiamo così la metropolitana, la cui fermata è a pochi passi. Dopo aver consultato la cartina e comprato due biglietti di 1,10 euro ciascuno per singola corsa, leggiamo sulla mappa che la linea da prendere è la L2 di colore viola, che porta dalla fermata Tetuan a quella di Paral-lel.
Da qui a C. de Les Flors, dove si trova l’appartamento, sono appena cinque minuti di camminata. Per fortuna, nonostante la viuzza sia stretta e piccolina, troviamo subito la strada consultando la cartina della città. Non rimane che chiamare il numero di telefono segnato sulla ricevuta della prenotazione per avvertire il proprietario che siamo sul posto. Per trovare questo alloggio, abbiamo visitato parecchi siti di Barcellona, tentando di prenotare alcuni hotels economici nel centro senza successo (mancanza di disponibilità). Alla fine abbiamo optato per un monolocale. Le foto e le condizioni proposte sono state convincenti sulla professionalità della gestione, e il prezzo di 450 euro in totale per sei notti (75 euro a notte) non è affatto male.
Dopo un quarto d’ora circa, arriva un ragazzo ad aprire il portone sotto la pioggia scrosciante. Le scale che portano al secondo piano sono strettissime ed antiche, al contrario dell’interno del monolocale che invece è moderno, funzionale e totalmente ristrutturato a nuovo. Neanche 50 metri quadri gestiti perfettamente dove si trova tutto l’occorrente e l’indispensabile per passare un buon soggiorno: cucina, tavolo, letto matrimoniale, armadi per guardaroba, televisore, etc. Il bagno è piccolissimo e la lavatrice è fuori dalla porta, in comune con l’appartamento di fronte, anch’esso affittato a turisti. Ma sono piccolezze irrilevanti perché il resto è pulito, nuovo, e ben presentabile. Il ragazzo esorta a chiamarlo per qualsiasi problema si dovesse riscontrare. Paghiamo il saldo e riceviamo una copia delle chiavi. Siamo soddisfatti della scelta perché il monolocale appare molto curato e ospitale. Sistemiamo le valigie e ceniamo alla bene e meglio con cose portate per il viaggio. Non resta che riposare e caricare le energie per queste cinque piene giornate che trascorreremo nella magnifica Barcellona!
26/02/2004 - Ramblas, Plaza Catalunya, MACBA, Museo Marittimo, Port Vell, Maremagnum, Acquarium, IMAX.
La prima cosa da verificare è la posizione del nostro appartamento e la distanza dalle Ramblas, che sulla cartina della città appaiono vicinissime. E’ proprio così infatti: sono sufficienti dieci minuti di camminata tra le strette e medievali viuzze del quartiere di El Raval per sbucare a circa metà altezza della più famosa via di Barcellona. In realtà le Ramblas sono cinque, ma appaiono comunque come un unico lunga viale che dal porto conduce a Plaza Catalunya.
Constatiamo, come di consueto in tutti i primi giorni dei nostri viaggi in capitali europee (è successo anche a Praga e Londra!), che il tempo non è clemente, accompagnandoci con pioggia continua. La prima sosta è per il colorato mercato alimentare al coperto che si tiene in una traversa delle Ramblas. Diamo un’occhiata veloce rimanendo estasiati dalle enormi fragole rosse e dai succhi di frutta freschi spremuti sul momento, dopodiché proseguiamo per Plaza Catalunya, ricoperta da migliaia di piccioni che regalano un affascinante spettacolo. Il nostro iniziale intento di usufruire dei famosi autobus turistici scoperti, che su due linee (rossa e blu) percorrono la città sostando nelle principali attrazioni, viene smorzata dalla lunghissima fila per accedervi, il costo del biglietto e la pioggia.
Prendiamo dunque la direzione del M.A.C.B.A. (Museo d’Arte Contemporanea) tornando a El Raval, che raggiungiamo alle 11:30 dopo una ventina di minuti scarsi. Il museo appare futuristico già dalla facciata esterna, ma ancor di più al suo interno. Una sorta di gigantesco letto appeso al muro giace sopra le nostre teste all’ingresso, poco prima di fare i biglietti, insieme a qualche altra bizzarra opera nei corridoi. Ma questo è solo il preludio, poiché di opere d’arte singolari, contemporanee, futuristiche, astratte o qualsivoglia chiamarle, ne vediamo in quantità industriale nei vari piani del museo. Le descrizioni sono brevi e non aiutano un granché. Per comprendere questi autori bisogna documentarsi prima o avere studiato arte. Noi ci accontentiamo di sorridere di fronte a sculture apparentemente insignificanti per noi profani, come quella di un lavabo, di una tazzina da colazione divisa in due spiaccicata su un quadro enorme nero insieme alla corrispondente metà di un colino, di un secchio di vernice con tanto di pennello, di un palloncino gonfiato che non si sgonfia mai, di nudi con catene, croci bianche, di un armadio in legno ripieno di indumenti casuali, di una scrivania con un po’ di paglia, e così via (la lista potrebbe continuare all’infinito!).
Terminiamo la visita alle 13:30, e approfittiamo di un attraente snackeria per la pausa pranzo, consistente in un tramezzino fresco e in un trancio di pizza condito. Subito dopo riprendiamo la discesa delle Ramblas verso il porto, ma visto il perdurare della pioggia optiamo per la visita al coperto del curioso Museo Marittimo. All’ingresso scattiamo una foto con un vecchio sommergibile in legno che sembra uscito da vecchi progetti del grande Leonardo (ma sarà davvero mai andato sotto l’acqua quell’affare?). Il biglietto costa quasi 11 euro, ma li vale tutti considerato la particolarità del museo in sé stesso, che offre una vasta e completa esposizione del mondo marittimo dalle prime imbarcazioni inventate dall’uomo per solcare i mari, fino alle più recenti colossali opere navali. Si cammina tra gli innumerevoli modelli di vascelli e caravelle, fino a scorgere una delle attrazioni principali consistente nella ricostruzione a grandezza naturale di un galeone! Molta attenzione è prestata anche alle spiegazioni ed alla storia, con lunghi cartelloni ed esposizioni in apposite sale. La visita termina con una galleria allestita in questi giorni, intitolata guarda caso: “Il novecento siciliano”, e con l’attrezzato negozio di souvenir prima dell’uscita, dove non resisto nel portar via la classica barca dentro la bottiglia di vetro.
Si fanno le 17:00 e arriviamo a Port Vell, attraversando il moderno ponte girevole che conduce al Maremagnum, un grosso centro commerciale considerato dai pedoni l’adeguato proseguimento delle Ramblas per le proprie passeggiate. Tutto questo quartiere non esisteva dieci anni fa, quando visitai Barcellona con la mia classe di quinta superiore per la gita scolastica! Entriamo all’interno della gigantesca struttura, sorridendo di fronte al curioso gioco di specchi creato all’ingresso con il riflesso verticale dei passanti, e diamo un’occhiata alle vetrine per avere un’idea prezzi: per niente diversi da quelli italiani, è il verdetto finale.
Subito a lato del Maremagnum si trova l’Acquario, considerato tra i più belli europei. Il prezzo di 13 euro pare piuttosto esoso ma vogliamo comunque visitarlo. Stavolta gli articoli da regalo sono all’ingresso, e presentano una varietà di oggetti incredibili e appetitosi anche per i più restii allo shopping. La visita all’acquario è tutto sommato abbastanza classica: l’unica interessante particolarità è il tunnel subacqueo che passa sotto un gigantesco vascone che brulica di squali, tartarughe, e branchi di pesci di vario genere e forma. Una passerella mobile con i vetri trasparenti fa appunto il giro della vasca, permettendo di ammirare da sotto e a distanza ravvicinata questo meraviglioso mondo sottomarino. La visita termina con una sala dove si può ristorare e far giocare un po’ i bambini. Noi approfittiamo per scattare una foto spiritosa dietro il costume di un palombaro, e consumare qualche pop-corn con una coca cola rinfrescante.
All’uscita siamo attratti dall’enorme scritta IMAX del gigantesco cinema, costruito a sua volta a lato dell’acquario e del Maremagnum. Prendiamo un depliant con gli orari degli spettacoli e ne troviamo uno di due ore a cui non possiamo rinunciare e di cui compriamo i biglietti (10 euro a testa) per le ore 22:00. Abbiamo solo due ore per rientrare all’appartamento, sistemarci, cenare e tornare nuovamente all’IMAX. Di passaggio alle Ramblas compriamo la spesa in un supermarket, poi prendiamo la linea L3 verde da Plaza Catalunya a Paral-lel. Mangiamo un piatto di lasagne pronte cucinate al microonde e usciamo nuovamente a piedi di corsa per raggiungere il cinema: che tirata, non reggeremo così tutto il soggiorno!
La città in notturna, illuminata e piena di gente, appare indiscutibilmente una degna capitale del turismo europeo. Arrivati di corsa al cinema alle 22:00 in punto, prendiamo posto a sedere nella gigantesca sala dalla forma ad anfiteatro, con un colossale schermo di fronte ai nostri occhi. Il primo spettacolo di un’ora è dedicato all’Australia: un documentario favoloso tra inquadrature mozzafiato e paesaggi indimenticabili, ovviamente valorizzati appieno dall’infinito schermo in cui sembra di cadere dentro e dal grandioso audio sonoro. A conferma di quel che pensavo, lo spagnolo non presenta alcun problema di comprensione e si riesce a seguire quasi per intero i dialoghi del narratore. Il commento finale è: bellissimo, coinvolgente, il prezzo del biglietto vale da solo questo spettacolo. Ma il bello deve ancora arrivare. Il secondo documentario infatti è quello di James Cameron all’esplorazione del Titanic. Prima di girare il famoso film campione di incassi, il regista si è documentato su ogni minimo particolare della nave e della storia, andando in prima persona ad osservare il relitto sott’acqua con le attrezzature più moderne e tecnologicamente avanzate. Per questo filmato di un’ora dobbiamo indossare gli occhialini tridimensionali che hanno fornito all’ingresso. Le prime scene in superficie sono sensazionali, con la spiegazioni della missione e dell’uso dei due piccoli robot, dotati di telecamera, che andranno all’interno del relitto. Le scene subacquee poi sono strepitose: dal mini sommergibile con i due componenti a bordo che trovano il Titanic e lo esplorano dall’esterno, ai piccoli robot che entrano nell’interno mostrando i saloni e le stanze, alle ricostruzioni al computer (proprio come nel film!) del suo splendore prima di affondare: il tutto ingigantito sullo schermo con uno straordinario effetto di profondità tridimensionale! La parte finale poi è emozionante e adrenalinica come nei migliori film di fantascienza (ma questo è avvenuto tutto sul serio!): il salvataggio di uno dei piccoli robot rimasto incastrato all’interno dello scafo! Nell’immagine globale dello schermo si aprono diverse finestre, a varie profondità, dove si alternano il narratore, le immagini esterne e interne del robot numero uno e quelle del robot numero due che tenta di recuperarlo. Il commento finale è: mitico, superlativo, è un’esperienza da non perdere!
Usciamo dall’IMAX estasiati da uno degli spettacoli più belli mai assistiti in una sala cinematografica. Per me personalmente, persino più bello del decollo dello Shuttle visto all’IMAX di Parigi della Defense, dove diecimila watt bombardavano le orecchie durante l’accensione dei motori. Si torna all’appartamento a piedi, stanchissimi ma eccitati e soddisfatti dal primo giorno trascorso a Barcellona.
27/02/2004 - Plaza Catalunya, Casa Battlò, Sagrada Famiglia, La Pedrera, Barrio Gotico.
La prima tappa è il centro commerciale "El corte Ingles" a Plaza Catalunya: un vero colosso, dove entriamo per comprare un utilissimo e insostituibile attrezzo chiamato asciugacapelli. Quello portato dall’Italia non è collegabile e richiede un adattatore diverso dal mio. Viene da sorridere pensando che anche in Irlanda riportai a casa un altro asciugacapelli causa rottura di quello da viaggio. Si vede che è destino: devo fare la collezione di quelli esteri. Perdiamo un pò di tempo ma ne approfittiamo per dare uno sguardo in giro per un futuro shopping.
Proseguiamo dunque per Passaige Garcia, il grande viale alberato che si dirige a nord della città. Dopo qualche centinaio di metri troviamo Casa Battlò, uno dei capolavori assoluti del genio di Gaudì, divenuto ormai un simbolo e un culto di questa città. E' incredibile pensare che tra un palazzo comune e l'altro si trovi incastonato questo gioiello. Dall'esterno regala le prime emozioni osservandone la facciata, visto che ogni singolo particolare è curato e non casuale: le forme dei balconi, le inferriate, il portone, i materiali e i colori usati. E' ancora incerta quale sia la fonte di ispirazione del genio, ma le più accreditate paiono essere quella della rappresentazione del mare o quella di un dragone. C'è una bella differenza in effetti tra le due, eppure osservandola vi sono gli elementi per entrambi i casi. Il biglietto d’ingresso costa 10 euro e viene consegnata la guida: una sorta di telefono parlante che, schiacciando i numeri corrispondenti che si incontrano man mano nella casa, fornisce informazioni che mai si rivelerebbero all'occhio di un comune visitatore. A partire dalle scale per culminare nel salone, tutta la casa è un capolavoro d'arte e di ingegneria senza eguali, ricercata in maniera ossessiva in ogni singolo dettaglio. Gaudì ha inventato un proprio sistema di aerazione delle stanze, di riscaldamento attraverso il bizzarro caminetto, di illuminazione naturale che passa tra riflessi colorati delle vetrate e cortili interni creati appositamente per tale scopo. Le pianelle di uno dei cortili hanno due colori diversi ma guardate nel complesso si fondono magicamente in unico colore che ricorda, appunto, il mare. Come se non bastasse, poiché la luce viene dall'alto, i due colori delle mattonelle in realtà sfumano assumendo colorazioni più chiare dal basso della finestra e più scure verso l'alto del tetto, pur continuando a sembrare un colore solo: questo perché la luce, mentre scende verso il basso del cortile, si indebolisce e quindi illumina meno le pianelle sul fondo che, se fossero tutte uguali, risulterebbero ovviamente più scure. Genio o maniaco? Qualsiasi cosa è costruita in modo da eliminare le linee rette a favore di forme ondeggianti e sinuose: il lampadario a forma di vortice, le porte diverse una dall'altra, il passamano, le scale, le finestre, le murature, il caminetto, le colonne. Il confine tra fantasia e realtà svanisce in questa casa fiabesca unica nel suo genere! Terminiamo a malincuore la visita con il negozio di articoli a tema, dove portiamo via una decina di cartoline stupende.
Proseguendo per Passaige Garcia raggiungiamo in pochi minuti un'altra opera d'arte di Gaudì: Casa Pedrera. Qua siamo colti impreparati da una fila sterminata di turisti che si estende sulla strada per decine di metri oltre l'ingresso, e optiamo per tornare più tardi, prendendo il metro e dirigendoci adesso alla Sagrada Familia. Ricordo che questo è stato il primo mastodontico monumento che vidi nella mia vita e che mi sconvolse profondamente quando visitai Barcellona dieci anni fa. Camminavo con i miei compagni senza meta, di notte, e all'improvviso la possente visione di questa cattedrale gotica illuminata si rivelò davanti ai nostri occhi increduli! E' passato tanto tempo da allora e di opere monumentali ne ho visto tante, ma rivedere comunque la Sagrada Familia fa sempre un certo effetto. Con la differenza che, rispetto a dieci anni fa, ce n'è un enorme pezzo in più! Adesso le torri sono quattro e le facciate due, esattamente il doppio di quando le vidi io. Tutta l'area è un gigantesco cantiere operativo e nel 2016, quando forse si presume verrà terminata, le facciate saranno quattro e le torri otto!!! C'è da metter in chiaro che, per adesso, la parte nuova della Sagrada non ha niente a che vedere con il fascino e la precisione di quella originale di Gaudì, che purtroppo morì all'improvviso in un incidente lasciandola incompleta. Rimane soltanto il progetto a cui gli architetti odierni si stanno ispirando per completarla.
Prima della visita, essendo le 13:30, sostiamo per la pausa pranzo in una sorta di fast food nella piazza principale, comprando panini freschi e coca cola. Il costo del biglietto è di 9 euro, ma non ha una grande giustificazione dal momento che da vedere, all'interno della Sagrada Familia, non c'è praticamente nulla a parte le altissime gru e i lavori in corso. L'unica parte interessante consiste nel salire sulle torri in maniera vertiginosa e claustrofobica, con un infinito numero di gradini su scala a chiocciola, e godere del panorama della città tra una finestrella e l'altra. Istruttiva invece è la visita del museo, il quale spiega visivamente i progetti di Gaudì con dimostrazioni reali su plastici in miniatura della geniale architettura. Colpisce in modo particolare l'uso delle colonne a forma di ramo d'albero e per giunta oblique, tecnica molto usata in diverse opere. Appare straordinario anche il progetto finale della Cattedrale, con i particolari delle singole facciate e delle torri, nonché, cosa difficilissima da immaginare a tutt’oggi visto che non esiste nulla, della torre centrale che sarà molto più alta e mastodontica delle altre otto! Credo che, se veramente l'opera finale sarà così come la si vede nel progetto, la Sagrada Familia diventerà uno dei monumenti più incredibili del pianeta e, probabilmente, anche uno dei più dispendiosi visto che avrà richiesto un incessantemente lavoro di trenta anni!
Terminata la visita, sostiamo in uno Sturbucks per recuperare un pò di zuccheri e vitalità con caffeina e cheescake, e prendiamo il metro per tornare indietro alla Pedrera. Ne approfittiamo, visto che il giro turistico in bus è da scartare, per acquistare una travel card per i quattro giorni rimanenti di visita, valevole per tutti i metro e bus indistintamente, al conveniente prezzo di 15 euro.
Alle 17:00 siamo di fronte alla Pedrera. La fila è diminuita ma è comunque tanta! Attendiamo pazientemente per fare i biglietti (7 euro a testa) e visitare questo ennesimo capolavoro di Gaudì che non delude le aspettative. Stavolta l'ispirazione dell'artista è chiara e, come si intuisce dal nome stesso, riguarda la pietra. Nel complesso l'interno della casa pare meno appariscente di quella Battlò, ma sicuramente esaltante è la visita del tetto: una sorta di parco di sculture e statue a forma di maschere, che al tramonto regalano magnifiche tonalità di rosso! Il panorama non è da meno, con la vista della Sagrada Familia, del centro della capitale, e con i più stravaganti spunti fotografici delle bizzarre opere in pietra. Alcune peculiarità si ripetono, come ad esempio quella dell'utilizzo di piccoli cortili interni per far arrivare in tutte le stanze una gradevole luce naturale. Ancora qualche manciata di cartoline e anche questa visita è conclusa.
Essendo ancora presto per tornare all'appartamento, improvvisiamo una passeggiata entrando nel Barrio Gotico, il più famoso dei quartieri del centro storico della città, raggiungendo l'ingresso del museo Picasso. Come previsto, alle 18:30 lo troviamo già bello che chiuso: torneremo un altro giorno. Compriamo della spesa in un market e rientriamo all’alloggio per la cena.
28/02/2004 - Park Guell, Montjuc, Fondazione Joan Mirò, M.N.A.C., Fontana Magica, Poble Espanol, Plaza Espana.
Prendiamo il metro per Lesseps, punto di partenza per visitare il Park Guell. Dall'uscita della stazione bisogna camminare una mezzora per arrivare all'ingresso del famoso parco di Gaudì, altra opera iniziata e purtroppo rimasta incompleta. Seguendo i cartelli, percorriamo un lungo viale e svoltiamo in una traversa che sale ripidamente su un colle. All'entrata, un'artista simula perfettamente la statua d'orata di un pistolero che scatta all'improvviso e spara un colpo ogni tanto spaventando i turisti! Le torri a lato delle mura sembrano finte e non lasciano dubbi sullo stile del genio: pare di essere in qualche favola di Biancaneve. Una scalinata parte da una fontana e conduce ad una terrazza panoramica sorretta da enormi colonne. Noi iniziamo la visita del parco prendendo un sentiero verso destra, che si inoltra nella vegetazione verde dove si scorgono ogni tanto le forme bizzarre delle opere di Gaudì. Le più ricorrenti sono senza dubbio le colonne e gli archi, che seguono quel principio di ramificazione visto anche ieri alla Sagrada Familia (le faceva così per ricordare la forma dell'albero in natura). Gli spunti fotografici non mancano di certo, soprattutto per chi è appassionato di architettura e giochi di prospettiva. Nonostante vi siano parecchi turisti (soprattutto scolaresche), capita spesso di trovarsi soli in assoluto silenzio e relax, potendo godere al meglio della straordinaria bellezza del luogo. Dopo una lunga camminata raggiungiamo la terrazza panoramica, abbellita con muretti di pianelle in mosaico dai mille colori vivaci, che ne seguono per intero il perimetro. Questo dovrebbe far parte dello stile riciclatore, e pare che l'idea originale non sia nemmeno di Gaudì ma del suo assistente... è dura essere la spalla di un grande artista, si rischiano di perdere i propri meriti e di passare in secondo piano! Il panorama che si gode è stupendo e permette una singolare visione d'insieme del parco. Scendiamo sotto la terrazza nel gigantesco colonnato che ricorda i templi greci. Tutte le colonne sono dritte, ad eccezione dell'ultima fila dove Gaudì si è sbizzarrito nel sistemarle oblique. Qui sotto scorgo un'artista con una bellissima tela della Pedrera, che non posso non portare a casa per la modica cifra di 10 euro.
A questo punto torniamo all'interno del Parco verso il Museo Gaudì, che abbiamo intravisto prima di passaggio. Il biglietto costa 8 euro (e ti pareva!) e permette di visitare la dimora dove il famoso artista ha vissuto durante i lavori al parco. Niente di eccezionale a dire il vero, tranne qualche curiosità e il bellissimo panorama che si scorge dalle finestre.
Si sono fatte le 13:30. Abbandoniamo il parco e sostiamo nel primo ristorante che troviamo per mangiare qualcosa sulla via del ritorno. Siamo anche fortunati perché consumiamo due gustose bruschette spendendo poco, pur essendo nelle vicinanze di un'attrazione turistica così allettante. A questo punto raggiungiamo velocemente l'appartamento, ripercorrendo la stessa via dell'andata, e alle 15:30 siamo nuovamente operativi per proseguire la visita della città.
Prendiamo la funicolare per Montjuc, che parte proprio da Paral-lel, la fermata del metro a due minuti di cammino dal nostro alloggio. Saliamo così sul colle che domina la parte ovest di Barcellona, dove si trovano una serie di attrazioni tra cui il castello, il parco giochi, la zona olimpica, fino a scendere nuovamente in basso verso il Museo Nazionale di fronte a Plaza Espana. Usciti dalla stazione, scopriamo un pò delusi che la seconda funicolare, che porta in cima nei pressi del castello, è chiusa.
Così passeggiamo seguendo il versante opposto, scendendo fino a raggiungere la Fondazione di Joan Mirò. Il biglietto d’ingresso viene 7 euro, che probabilmente sono anche quelli spesi peggio. Sarò proprio un ignorante senza speranza in materia, ma certe opere proprio non le capisco! Innanzitutto, poco dopo l'ingresso assistiamo ad una esposizione temporanea di qualche artista che ha avuto l'onore di potersi mostrare in un museo di questo livello. Un filmato penoso, volgare, osceno e degradante sono le prime cose che vengono in mente osservando lo schermo della sala bianca dove viene riprodotto. Se questo è il messaggio artistico che l'autore voleva trasmettere c'è riuscito in pieno. Guardando le facce sconvolte degli altri turisti capisco che a volte l'arte non è solo questione di ignoranza, ma anche di buon gusto. Vedere un uomo completamente nudo, abbruttito, allucinato quanto sofferente, che si contorce senza senso, in assoluta solitudine, con i genitali sempre in vista in riprese mosse e dal vivo, sul filone della strega di Bleir a dir poco angoscianti, può davvero essere considerato arte? Continuiamo a guardare attoniti questo filmato nella convinzione che avrà un senso o un significato finale, ma alla scena del sangue che fuoriesce dal corpo del povero disgraziato che si infligge senza senso, viene un senso di brutta voglia e l’abbandono è d’obbligo. Lasciamo volentieri agli esperti l'onore di guardarsi questo capolavoro.
Passiamo dunque alle opere di Joan Mirò, che osserviamo in diversi enormi saloni bianchi usufruendo della solita guida in linea del telefono parlante. Senz'altro meno penose questo è ovvio, qui parliamo di un grande pittore. Ma sfortuna per me non ne capisco ugualmente la grandiosità di nessuna: quanto sono negato per l'arte moderna! Dove sono finiti i meravigliosi dipinti di Van Gogh, i particolari minuziosi del Canaletto, etc.etc.? Qua vedo un quadro con una linea nera che lo taglia in due, un comune cerchio e qualche "V" scritta, e devo immaginarmi un bellissimo orizzonte con tanto di sole e uccelli che volano! E le descrizioni della guida poi fanno acqua da tutte le parti: nessuna è in grado di spiegare decentemente in maniera convincente almeno una di queste opere. Mi viene da sorridere quando guardo due quadri appesi al muro e ascolto il telefono che mi suggerisce di notarne l'affinità: le rappresentazioni di ciascuno sono totalmente differenti, ma uno è tutto verde con alcuni schizzi arancioni, e l'altro tutto arancione con un punto verde. Mi stanno prendendo in giro? La chicca finale è in una sala quadrata dove sono esposti tre giganteschi quadri di parecchi metri ciascuno, ognuno in una parete diversa. Le opere sono praticamente identiche e cioè: il quadro interamente bianco e una linea nera tracciata a mano libera che lo attraversa quasi in diagonale. L'unica differenza tra tutti e tre è ovviamente la linea, che essendo fatta a mano libera non può essere uguale. C'era bisogno di fare tre quadri così grandi per mostrare una linea, che tra l'altro, non presenta nessuna elaborazione, geometria, ma è tracciata chiaramente di pugno in pochi secondi senza ripasso? Ascolto la guida, che riporta addirittura le parole del Mirò stesso, il quale racconta che avrebbe potuto tracciare la linea in un minuto e il suo quadro sarebbe finito all’istante. Invece sono passati mesi di prova prima di arrivare a quella giusta. Ogni volta la tracciava, poi la riguardava, non gli piaceva, la cancellava e la rifaceva. Finché, in un giorno di illuminazione, disegnò quella giusta, per l’appunto in qualche minuto, ma impiegò mesi ad osservarla per capire che era quella giusta! E dunque? Ne ha fatto addirittura tre? Tutto questo dovrebbe rappresentare l'isolamento di un prigioniero in cella, ma è davvero possibile? quale cultore della pittura, seriamente, mi può dire esattamente cosa rappresenta la comunissima linea che vedo di fronte ai miei occhi, perché è ondulata in alcuni punti, perché è leggermente in diagonale, perché non tocca i bordi? Ammesso, certo, che esista veramente la spiegazione razionale. E' probabilmente questo il vero limite: cercare una spiegazione tecnica. Evidentemente i quadri sono frutto di una irrazionalità interiore e soggettiva a cui solo pochi eletti è consentito arrivare. Per concludere in bellezza, mi sposto in un'altra sala dove sono esposti altri tre giganteschi quadri appesi alle pareti, esattamente identici a quelli visti prima, tutti bianchi con una linea nera tracciata a mano libera ma stavolta, attenzione, sono aggiunti anche due o tre schizzetti di vernice di pennello. Non spreco neanche tempo ad ascoltare i commenti…
Esco dal museo nella piena convinzione che, dopo Barcellona, non entrerò più da nessun altra parte ad ammirare l'arte moderna. Per consolarmi Stefania suggerisce di arrivare al M.N.A.C., il Museo d’Arte Nazionale, e visitare qualcosa di archeologico dal significato più concreto e tangibile. Arrivati nella terrazza sovrastante la gradinata che porta fino a Plaza Espana, siamo estasiati dallo stupendo panorama della città, che si colora di tinte forti giallastre del sole vicino al tramonto. Entriamo dunque al M.N.A.C. ma scopriamo presto che la parte visitabile è solo quella romanica: meglio di niente comunque! Attraversiamo i reperti lasciati dal potente impero ai tempi gloriosi, e proseguiamo poi per una passeggiata ad anello dietro il museo arrivando alla zona olimpica, per tornare infine nuovamente di fronte alla piazza.
Sono le 19:00 in punto e, magia delle magie, a totale insaputa iniziano sotto i nostri occhi gli spettacoli di giochi d'acqua della Fontana Magica! Questo sì che vuol dire trovarsi al posto giusto nel momento giusto! Tutto si illumina magnificamente e l'acqua inizia a scorrere dappertutto, partendo da una cascata di fronte al M.N.A.C. per scendere tutta la gradinata tra fontanelle varie e terminare nella Fontana Magica. Inizia anche la musica e lo spettacolo vero e proprio: una meraviglia, tra colori vivaci e fantasiose forme create dagli zampilli, che si alzano, abbassano, creando un effetto soffuso simile alla nebbia. Il tutto a ritmo di famose colonne sonore. Si riuniscono centinaia di turisti e scendiamo la gradinata mentre assistiamo allo show avvicinando la fontana. La musica epica di Guerre Stellari conclude perfettamente questo tripudio, che fino ad adesso risulta la cosa più bella ed emozionante vista a Barcellona.
Si sono fatte nel frattempo le 20:00, e presi dall'euforia delle mille luci e colori appena visti, puntiamo su un'ultima meta per concludere in bellezza la giornata: il Poble Espanol, ovvero la ricostruzione di un villaggio spagnolo in una sorta di quartiere a sé stante. Arriviamo dopo una breve passeggiata di un quarto d'ora, ammirando le torri e le mura medievali. All’ingresso viene consegnata la cartina delle vie interne ed allo stesso tempo comunicato che i negozi, vista la tarda ora, sono chiusi. Per noi ha poca importanza, anzi, scopriamo presto durante la visita che questo è un vantaggio poiché siamo quasi soli e possiamo camminare in maniera più rilassante. Sostiamo presso un bar in una viuzza che sembra uscire da un film storico. Anche lo stesso locale, in effetti, non è da meno. Prendiamo un thè caldo e riprendiamo il giro turistico nel quartiere medievale. Ogni minimo particolare è curato e studiato nei dettagli: le murature, i portoni, le finestre, i balconi, le insegne dei negozi, il ciottolato della strada, l'illuminazione, la chiesa ed il campanile, la piazza principale. E' davvero tutto incredibile ma perfettamente realistico e trovandosi soli in alcuni angoli di queste viuzze sembra di tornare indietro di qualche secolo, assaporando la vita di un tempo.
Terminiamo la visita percorrendo la strada all’inverso uscendo a Plaza Espana. Sostiamo ancora un pò a vedere la Fontana Magica, che nel frattempo ha regalato ai turisti un altro (e ultimo) spettacolo giornaliero. Poi, stanchi e appagati da questa lunghissima ed emozionante giornata, torniamo all'appartamento prendendo il metro.
29/02/2004 - Museo Picasso, Tramvia Blau, Tibidabo, Torre Collserola.
La prima visita di oggi riguarda il Museo Picasso: un altro mondo rispetto alla Fondazione di Mirò vista ieri. Almeno qui, l'evoluzione dell'artista è esposta gradualmente sala per sala: dai suoi dipinti giovanili, in stile più classico, fino alla trasformazione matura di quelli più astratti. E anche la visione dei più complicati e meno comprensibili danno comunque soddisfazione, ad un profano come me, nell'ammirare la meticolosità dei colori, le forme e la tecnica utilizzata. Si intuisce almeno quale mole di lavoro sia presente dietro un'opera simile. Picasso è Picasso. La visita risulta dunque, contro le aspettative, estremamente interessante ed istruttiva e vale appieno l’ormai abbonato biglietto d’ingresso di 7 euro.
Raggiungiamo Plaza Catalunya, prendendo la linea 7 e poi la Tramvia Blau che sale al Tibidabo, seguendo le istruzioni della nostra guida cartacea. La tramvia è alquanto originale: un vagoncino piccolo con panchine in legno minuscole e scomodissime, che si riempie fino a scoppiare di turisti. E per la sua tratta di dieci minuti sulle rotaie costa 3,10 euro! Per arrivare in cima al Tibidabo però è solo l’inizio: bisogna prendere un'altra funicolare e compiere un altro breve tragitto. Una volta arrivati nella piazza principale, osserviamo la cartina esposta. Alla nostra destra sorge il parco giochi, più che altro con attrazioni per bambini e piccini. Varrebbe la pena farlo solo per la ruota panoramica che gira sopra Barcellona con una vista mozzafiato! Saliamo invece le gradinate che conducono alla Cattedrale, purtroppo rovinata esteticamente in questo periodo per i lavori di ristrutturazione. Diamo una visita veloce e scattiamo una quantità industriale di foto al panorama che spazia su tutta la città fino al mare. Si intravedono tutti i monumenti principali, nonostante la giornata sia nuvolosa e sia presente una fastidiosa foschia. Tra l'altro, fa un freddo tremendo e siamo convinti che la temperatura sia vicina ai zero gradi. Non siamo attrezzati neanche con guanti e sciarpa: non pensavamo di trovare tutto questo gelo a Barcellona!
Per pranzo sediamo al "Tibidabo Masia Restaurant", proprio di fronte alla piazza principale, consumando qualche toast e patatine fritte. Chiediamo dunque la strada per raggiungere Torre Collserola, che domina il colle e che si vede chiaramente vicino a noi. Ci viene consigliato di andare direttamente a piedi. Passeggiamo così per un quarto d'ora fino ad arrivare ai piedi dell'altissima torre, davvero impressionante. Quella di Praga, a confronto, è molto più piccola. Il biglietto d'ingresso costa 4,60 euro e non permette di arrivare fino in cima, ma comunque raggiunge una buona altitudine in una sala panoramica. Raccolti una decina di turisti, attendiamo una ragazza che conduce alla base della costruzione da cui parte un ascensore a vetri trasparenti che sale lentamente, permettendo di ammirare a bocca aperta lo strepitoso paesaggio. Anche la sala è trasparente, con le grate bucherellate sotto i piedi che danno la sensazione del vuoto: non certo adatto a chi soffre di vertigini! Siamo ad oltre cento metri di quota sulla torre e circa seicento dal livello del mare! Dalla sala si gode un panorama a 360°, ed è possibile visualizzare subito le principali attrazioni osservando le numerose cartine fornite di ogni spiegazione e punti di riferimento. Rimango ad osservare la lontana Sagrada Familia, la bellissima Plaza Espana e il M.N.A.C., il colle di Montjuc, il Tibidabo con la cattedrale che si erge al cielo. Inizia nel frattempo ad annuvolarsi pesantemente e si sentono devastanti tuoni in sottofondo. La discesa dall'ascensore è altrettanto emozionante quanto la salita, e una volta arrivati in basso sostiamo a visitare una sala dove sono esposte le fotografie e i dati delle altre torri similari sparse per il mondo: esattamente come a Praga, di cui tra l'altro vediamo la torre, tra le più piccole, di soli 90 metri di altezza. Ce ne sono alcune colossali in Canada e Russia, magari un giorno visiteremo anche quelle.
All'uscita dalla Collserola, la più inaspettata delle sorprese ci coglie impreparati: inizia a nevicare! Tutto potevamo pensare ma non la neve a Barcellona! Persino la guardia della torre pare euforica e chiama qualcuno al cellulare per dare la notizia. Entusiasti da questo che anche per noi cagliaritani è un evento che si ripete forse ogni venti anni, riprendiamo la strada del ritorno. Nel giro di dieci minuti la nevicata si trasforma una piccola bufera, rendendo inutile persino l'ombrello che cerco di usare ormai solo per coprire la telecamera, con la quale sto riprendendo tutto. Il traffico si blocca e gli spagnoli, eccitati come bambini, iniziano a giocare con palle di neve, a rincorrersi e urlare! Ancora pochi minuti per raggiungere la cattedrale ed il paesaggio diventa surreale: è tutto ricoperto di bianco in maniera fiabesca mentre continua a nevicare fortissimo! Si avvicina anche l'ora di chiusura e una fila lunghissima si presente ai nostri occhi per riprendere la funicolare. Ne approfittiamo per osservare la gente impazzita e scattare stupende foto ricordo. Finalmente è il nostro turno e saliamo sulla funicolare. La discesa è favolosa e regala paesaggi mozzafiato con boschi ricoperti di bianco prima del calar del sole. Anche l'attesa per la tramvia (tra l'altro l'ultima corsa!) passa veloce mentre osserviamo lo spettacolo intorno a noi, anche se a rigor del vero stiamo congelando dal freddo. Una volta scesi in città, constatiamo amaramente che la neve non è arrivata fino a livello del mare e domani non vedremo la città imbiancata: peccato!
Rientriamo al monolocale per uscire nuovamente all'ora di cena. Dopo una bella passeggiata per il centro alla ricerca di un ristorante attraente, ne scegliamo uno sulle Ramblas al n. 117 dal nome "La Poma". L'arredamento è molto carino e sediamo ad un tavolo proprio sulla vetrata che guarda verso la strada. Anche il servizio è impeccabile e il mangiare ottimo. Consumiamo un ottimo pasto ordinando paella, salmone grigliato, un boccalone di sangria più digestivo finale per 43 euro in totale: considerato che siamo sulle Ramblas, non è male!
01/03/2004 - Barceloneta, Villa Olimpica, Parco de la Ciutadel, Barrio Gotico, Cattedrale.
Dedichiamo l’ultimo giorno della vacanza a Barcellona passeggiando per quei quartieri caratteristici che abbiamo tralasciato e per fare un po’ di shopping. Iniziamo scendendo le Ramblas verso Port Vell, dove acquistiamo qualche souvenir all’acquario. Poi proseguiamo verso Barceloneta, osservando un altro sommergibile in legno simile a quello del museo marittimo. Oggi la giornata è stupenda, soleggiata e tiepida: è incredibile pensare che ieri eravamo sotto la neve! Attraversiamo dunque Barceloneta e raggiungiamo Vila Olimpica, da cui rimaniamo esterrefatti dalle bizzarre forme architettoniche e strane sculture che si incontrano per strada. Il culmine ovviamente è il colossale monumento del pesce, situato in una piazza che pare sé stessa un’opera futuristica. Rimaniamo ad osservare questo quartiere spettacolare, totalmente diverso da quelli visti fin d’ora, che ricorda nel genere La Defense di Parigi. La piazza termina in una balconata che dà sulla bella spiaggia di Barceloneta, dove osservo un signore in basso in costume che fa la doccia: bbbrrrr!! Va bene che ieri si gelava e oggi è più tiepido, ma io sono ancora con felpa in pile e giubbotto pesante! Sostiamo per pranzo ad un fast-food proprio vicino al monumento del pesce, il “Planet Rous”. Stavolta consumiamo hamburger e patatine, calamari fritti e crocchette di patate, per la cifra di 22 euro in totale.
Lasciamo il quartiere moderno e torniamo al centro storico, passando per il Parco de la Ciutadel, considerato uno dei polmoni verdi della città. Dobbiamo aggirare a lungo le mura prima di trovare l’ingresso, ma una volta dentro godiamo del verde e della pace al di fuori del traffico metropolitano. Seguendo il sentiero principale giungiamo al laghetto centrale, dove alcune belle statue fanno da sfondo ad una fontana. C’è persino la riproduzione di un grosso elefante per far divertire i bambini.
Usciamo dall’altra parte del parco in pieno Barrio Gotico, e raggiungiamo dopo una mezzora la Cattedrale. Vaghi ricordi di dieci anni fa tornano in mente riguardandola. Purtroppo, anche questa come quella del Tibidabo, è in piena ristrutturazione: questo è il rischio che si corre venendo fuori stagione! Si può comunque entrare a visitarla (ne vale la pena) e con la cifra di 4 euro si può salire sul tetto tra transenne e percorsi arrangiati con inferriate. Questa è una cosa forse un po’ discutibile e tra l’altro il panorama che si vede non è alla fine molto diverso (anzi, sicuramente inferiore) rispetto a quello che si gode da altri punti della città.
Terminata la visita, ammiriamo un suonatore di chitarra e alcuni artisti che simulano le statue. C’è un professionista da record, con tanto di piedistallo e borsa per attrezzi, che ha incluso nel suo abbigliamento, all’altezza del petto, un orologio con il quale misura il tempo che riesce a rimanere fermo. Un tempo eterno di minuti e minuti in cui rimango imperterrito ad osservarlo senza che si muova di un millimetro o che sbatta le palpebre degli occhi, fino ad autoconvincermi che veramente si tratti di una statua. Dopo altri minuti, finalmente lo vedo fermare l’orologio e riposarsi un pochino, per poi riattaccare il cronometro e iniziare daccapo! A questo punto non posso esimermi dal fare una foto insieme a questo mito e lasciare la meritata mancia.
Continuiamo a camminare per gli innumerevoli negozietti del Barrio Gotico fino a giungere a Plaza Espana, dove entriamo al centro commerciale “El Corte Ingles” per comprare il completo da calcio del Barcellona per il fratello di Stefania. Tra l’altro scopro che al piano terra c’è una gigantesca esposizione di DVD e cd musicali che sono molto attraenti!
Riposiamo al “Beer & Coffe”, in un angolo della piazza, prendendo una cioccolata calda con churros, un abbinamento molto usato da queste parti. I churros sono una sorta di sfogliatine zuccherate molto buone!
E’ ormai buio e le strade sono colme di gente e turisti che rendono Barcellona, esattamente come ricordavo dieci anni fa, una città estremamente vitale ed accogliente. E’ piacevole camminare e osservare tutto questo movimento anche se, in alcuni tratti delle Ramblas, può diventare un’impresa: si fa zig zag da una parte all’altra e si devono dare spintonate per passare! Un ultimo spazio ancora per lo shopping e rientriamo al monolocale distrutti da cinque giorni di visite a ritmi serrati.
Usciamo brevemente per la cena, in un ristorante – pizzeria a pochi passi che guarda caso ha il nome di “Italianos”. Siamo curiosi di sapere se si mangia decentemente ma, come da manuale, la pizza ordinata non è certo una pizza italiana ma piuttosto una sorta di bruschetta condita. In compenso, spendiamo la ridicola cifra di 16 euro in tutto: evidentemente, la lontananza dalle Ramblas fa sentire i suoi effetti…
02/03/2004 - Rientro.
Il soggiorno a Barcellona termina oggi con un lungo viaggio che ci attende per tornare a casa. Dopo colazione, chiudiamo le valige e alle 11:30 saliamo sul metro per Plaza Catalunya. Cambiamo linea per Plaza Sant Joan. dove la corriera della Ryan Air attende per condurre i turisti all’aeroporto di Girona. Il tragitto è di circa un’ora e arriviamo alle 13:30. Sbrighiamo le solite procedure del chek-in, pranziamo con panini al prosciutto crudo e cotto, e infine saliamo sul volo per Alghero. Una volta atterrati, prendiamo la corriera della Logudoro tour per rientrare finalmente a Cagliari.
Tags: barcellona, gaudì, arte moderna, musei
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