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Piedi Miei, Vi Prego, Perdonatemi: Viaggio a Lisbona e Madrid

Scritto da sergio dalla valle
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Stanotte parto per quattro giorni di riflessioni, musica e scarpinate. In solitudine, ché di viaggi con le compagnie sbagliate ne ho fatti anche troppi... Apro l'armadio e afferro qualche maglietta a occhi chiusi, qualche ora dopo mi ritrovo negli ampi corridoi di Malpensa, cullata dall'eco di passeggeri vocianti e dal rimbombare dei tacchi di giovani hostess in divisa, aspetto impeccabile ma sguardo che tradisce una certa stanchezza. Il mio volo Vueling diretto all'aeroporto di Madrid Barajas è puntuale e con un'inaspettata rapidità mi ritrovo sulla metropolitana che mi porterà in centro, più precisamente a Puerta del Sol.

Per le prossime due notti alloggerò all'Hostal Alaska (C/Espoz y Mina 7, quarto piano con ascensore). Il proprietario Juan Carlos mi accoglie con un sorriso e si rivelerà estremamente gentile per tutta la durata del mio soggiorno: oltre che della pensione è padrone di un cane meraviglioso di nome Urco, che sembra uscito da un cartone animato sui rastafarians. La mia camera ha un letto matrimoniale e un bagno privato, è pulita e dispone di aria condizionata. Nel servizio non è inclusa la colazione, ma trovandomi nel pieno centro di Madrid non mi preoccupo certo del 'desayuno'!

L'indomani mi alzo presto e mi dedico alla visita della città: ho un solo giorno per visitare Madrid e non intendo sprecare un solo istante. Dopo una breve visita alla vicina Plaza Mayor, dove si trova anche l'ufficio del turismo, cammino verso nord nelle viuzze che mi portano a Callao e di nuovo verso est, direzione Museo del Prado. Dopo una visita troppo breve per essere esaustiva ma sufficiente a farmi venire la voglia di tornarci, è ora del riposino nel vicino Parque del Buen Retiro. Quando i miei piedi riprendono conoscenza mi rendo conto di essere affamata e opto per un pranzo abbondante da La Tia Cebolla, in C/de la Cruz 27. E' un posto economico ma caratteristico e giovane e vi si trovano parecchi spagnoli. Le specialità sono carne, tortillas, calamari fritti e tra le bevande è consigliata la sangria.

E' ormai pomeriggio inoltrato e a pancia piena si ragiona meglio... mi sento rinata. Torno in zona Sol, e sentendomi sempre più rinata mi dedico allo shopping nelle viuzze intorno alla piazza (evitando come la peste l'immenso, anonimo centro commerciale El Corte Inglés). Calle Mayor è piena di negozi e tra i molti di qualità scadente si trovano delle vere perle.

Si vive una volta sola, e la sera mi butto al Joy Eslava in C/del Arenal, una discoteca dall'architettura splendida, simile a un teatro. Questa sera c'è un concerto di musica folk, El Hijo, che sembra essere parecchio apprezzato dagli spagnoli. All'uscita le strade sono piene di gente e il clima è davvero piacevole.

La mattina seguente la sveglia suona prima dell'alba: sono di nuovo in partenza, questa volta diretta a Lisbona con un volo Easyjet. Esco dalla pensione alle 6am e per la strada ci sono ancora decine di persone, per la maggior parte un po' brille, che tardano a rientrare dalle loro nottate. Sorrido: è proprio vero che i ritmi spagnoli sono 'spostati' in avanti di qualche ora!


In aereo perdo immediatamente i sensi in un sonno profondo che mi abbandonerà soltanto arrivata a destinazione. Dopo essermi procurata una mappa di Lisbona all'ufficio del turismo (dentro l'aeroporto) mi dirigo verso il centro in autobus e raggiungo l'affittacamere dove alloggerò per due giorni: Duque Casa de Hospedes, in Calçada do Duque 53. Come avrò modo di constatare il posto non eccelle quanto a pulizia, ma tutto sommato è accettabile. Il padrone, bretone (non azzardatevi a dargli del 'francese'! Vi ucciderebbe!), è un instancabile storyteller. La posizione è ottima, a metà strada tra la piazza Rossio -comoda per i mezzi pubblici- e il Bairro Alto, quartiere imperdibile per gli amanti della vita notturna.

Il cielo è coperto e la temperatura è di molto inferiore a quella di Madrid: un vento fresco accompagnerà tutta la mia vacanza, rendendosi quasi fastidioso la notte. E' il mese di luglio e in orario notturno fa piuttosto freddo, tanto che sarò costretta a comprarmi una felpa.

Lisbona è stupenda. Non mi colpisce subito: è una città che si rivela poco a poco agli occhi del viaggiatore attento. Decido di scoprirla in modo disordinato, camminando senza meta per qualche ora e assaporando quello che capita lungo il mio percorso. Mi dirigo a ovest verso il coloratissimo Bairro Alto e percorro le viuzze lastricate e scendo verso sud attraversando il quartiere Chiado. In Largo do Chiado mi fermo ad ammirare la statua di Pessoa, seduto al tavolino del Café la Brasileira tra turisti vocianti. Bevo un caffè insieme a lui, poi gli chiedo scusa per la brevità della visita e lo saluto con un inchino.

Mi sposto verso Praça do Comercio su strade insignificanti e affollate (muoversi in modo casuale presenta questo invonveniente) ma la piazza che si affaccia sul fiume Tago è davvero affascinante e mi ripaga di ogni bruttezza. Le vie che da qui portano a Rossio sono il trionfo della globalizzazione, e mi ritrovo delusa dal pullulare di negozi dei vari marchi che ormai spopolano in tutte le città del mondo, più o meno grandi. Sono affamata e per quella che ormai è la cena mi dirigo da Tronco, dietro la stazione di Restauradores, in Rua das Portas de Santo Antao 147. Lo spazio è un po' angusto ma si mangia molto bene e a prezzi economici, sia carne sia pesce.

La sera è d'obbligo una visita al Bairro Alto e mi dirigo allo Zé dos Bois: è una sorta di centro sociale e culturale dove il personale è davvero gentile. Parlo in inglese con una giovane coppia portoghese e qualche turista finché distrutta dalla giornata intensa non decido di andare a dormire. E' quasi impossibile farsi strada nel quartiere, c'è gente dappertutto e di colpo ho la certezza di essere l'unica, qui, ad andare a letto prima delle 5am.

Mi sveglio riposata e di nuovo combattiva: oggi niente e nessuno mi impedirà di visitare il quartiere Alfama, dove ho intenzione di trascorrere tutta la giornata. Comincio da Av. Infante dom Henrique e risalgo la collina tra gradini e pendenze. Sosta obbligata alla Sé, la cattedrale di Lisbona. Arrivo grondante di sudore al Castelo de Sao Jorge, ma la vista che si presenta una volta varcato l'ingresso (entrata a pagamento: 5 euro) mi ripaga di tutti gli sforzi: la città è ai miei piedi e nettamente riconoscibili sono Praça do Figueira e Praça do Comercio. Oltre il Tago, alla fine del Ponte del 25 de Abril, la statua del Cristo Rei (alta 113 metri) sembra proteggere la città con le sue braccia spalancate.

Dopo aver vagato su e giù tra le mura del castello mi fermo lì vicino a mangiare una fetta di quiche agli spinaci e un bicchiere di vinho verde, per poi tornare a vagare, sempre su e giù, questa volta per le strade dell'Alfama. E' un quartiere autentico e dunque raro, in cui la fanno da padrone i panni stesi ad asciugare, i colori brillanti e anche il degrado in cui versano certi angoli un po' sporchi e mal pavimentati. Cammino senza sosta per le strade di Graça, fermandomi solo per scattare fotografie, e solo quando si fa sera ritorno verso il centro a bordo del caratteristico tram 28.

Il giorno dopo un volo Easyjet mi riporterà a Milano, dove tutto ha avuto inizio. A Rossio c'è la fermata dell'Aerobus, la navetta per l'aeroporto (3 euro), ma gli autobus 22, 44 e 45 compiono lo stesso percorso a un prezzo decisamente inferiore. I miei piedi mi detestano, lo so, e anche se dovessi dimenticarmene il loro pulsare costante me lo ricorda a ogni passo. Ma i miei occhi, e il mio cuore, ringraziano.
Tags: lisboa, madrid, spagna, portogallo
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