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San Sebastian: Dove il Mare Poga con la Terra

Scritto da stefania campanella
  • La Concha
  • El cangreco
  • Il mare che balla
  • La Concha di sera
Musica consigliata per il viaggio: Ojos de Brujo (un disco qualunque).


Quando arriva arriva. La voglia di un mare più austero, di colori meno caldi (ma non per questo meno intensi) e di un'estate on the road al nord della Spagna. Iniziamo da un classico dei Paesi Baschi, San Sebastiàn (accento sull'ultima a), Donostia nell'incomprensibile dialetto basco. Il centro arroccato con le sue infinite viuzze è un invito a trascorrere la notte intera in strada, passando da un bar all'altro, assaporando tapas e vini a volontà e a basso prezzo. San Sebastian si concentra per lo più intorno ad una grande spiaggia di sabbia fina, la grande baia della Concha (conchiglia) sulla quale si affacciano dei bei palazzi e dei bar. Seduta per un aperitivo a uno dei tavolini frontemare, sono venuta a conoscenza di un mistero che riguarda questo luogo. Un signore piuttosto anziano, proprio mentre il sole ci salutava, mi ha detto di guardare in mezzo ai due scogli che spuntano dall'acqua per vedere il raggio verde. Io non ho visto niente, ma pare che il tramonto regali questo spettacolare effetto di riflessi. Anche qui, come nella maggior parte delle località situate al nord della Spagna, l'alta marea la sera si appropria della spiaggia, tanto che si stenta a credere di essere stati sdraiati tutto il giorno proprio sotto quelle onde che ora si infrangono sulla passeggiata (mi hanno detto che a volte delle campanelle avvisano l'arrivo dell'acqua). Il tempo, come un po' in tutti i nord, tende al nuvoloso. Ma è proprio in una giornata uggiosa che ho scoperto quello che più mi ha colpito: il lato metal del mare. La Concha a destra prosegue con sentiero che costeggia l'oceano. All'inizio, si incontrano dei negozi che vendono solo pesce. Un incanto di banchi popolati da gamberoni, granchi e altri gioielli di mare. Ma più si procede, più si resta soli con le onde. Il sentiero infatti si affaccia a strapiombo sulla fine del mare. O meglio: Baricco in un suo romanzo (Oceanomare) dice che la fine del mare è il bagnasciuga. E io sono d'accordo. Qui, invece, le onde si rompono ma si ricompongono. È dunque dove il mare poga con la terra*.
Dopo aver fissato per qualche minuto, o forse ora, questo spettacolo, ho ripreso a camminare su questo sentiero, fino a trovare una specie di prato, con tanto di panchine e gruppi di adolescenti fumosi. Il freddo inizia a farsi sentire, anche se siamo in pieno agosto, così torno a prendere le valigie. Direzione Bilbao. O meglio: Guggenheim Bilbao. Così dopo i musei di Venezia e di New York, aggiungo un'altra crocetta; adesso mi mancano solo Berlino e Las Vegas.

Mentre con la macchina mi perdo più volte nella "tangenziale " della città, mi spavento quando uscendo finalmente dalla svolta giusta, mi ritrovo davanti un tappeto di città, steso tra le montagne e sovrastato da una presenza alluminea, futurista e avvolgende. La struttura del Guggenheim colpisce e appaga forse più delle opere che contiene. Non per niente ci pattinava Megane Gale in un famoso spot. Ora la fame di arte è appagata, ma quella di bacalao pil-pil no. Il centro della città sarà sicuramente come soddisfarmi.
Tutto sommato Bilbao non mi mancherà, o almeno non quanto il ricordo del mare che balla…





*Pogare: stile di ballo che consiste durante i concerti in una sorta di "tutti contro tutti" dove i partecipanti saltano prendendosi reciprocamente a spallate.


Tags: Bilbao San Sebastian Spagna Paesi Baschi
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