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Lettera da Ginevra

Scritto da letizia sperzaga
  • Le Grand Théatre
  • Le Jet d'Eau
  • La scultura dedicata ad Henry Dunant
  • Scacchi a Place Neuve
LETTERA DA GINEVRA:


Carissimo dolcissimo amore mio,

mi manchi da morire. Lo so che ti ho sentito anche ieri sera, e probabilmente non resisterò alla tentazione di chiamarti tra qualche ora. Ma quei saluti veloci, rubati alla cabina giù all’angolo, con fuori la fila degli altri che come me devono telefonare, non mi basta più.
Colgo l’occasione di scriverti ora, in uno dei rari momenti tranquilli che ci sono concessi.
Sono in hotel. Franco, con cui per l’ennesima volta mi trovo a dividere la stanza, nonostante siano le sei del pomeriggio dorme, mentre io sono seduto a tavolino, con carta e penna, tutto per te.
La tournée va bene. Alla fine io e Franco abbiamo deciso di noleggiare un’auto e seguire il pullman del cast, perché era diventata una situazione insostenibile. Già i viaggi sono snervanti, poi, manco a dirlo, i coristi facevano casino tutto il tempo e non mi lasciavano riposare. In particolare ce n’è uno, uno spagnolo, un certo Gomez, che fa scherzi a tutti e dopo un po’ risulta fastidioso. Hai presente quelle persone che non capiscono quando è il momento di smetterla? Ecco: tale e quale.
In auto almeno si riesce ad avere un po’ di silenzio, o ad ascoltare un po’ di musica decente. E poi facciamo tappa quando ci pare, e ti assicuro non è una cosa da poco.
Mi piace viaggiare con Franco, non è solo un artista serio e professionale con cui è bello dividere la scena. E’ anche un’ottima persona.
A volte parliamo. Mi sembra stia nascendo una buona confidenza. Parliamo anche di te, sai? Di te e della nostra meravigliosa bimba.
Mi mancate tanto.
Quando vedo per strada dei bambini dell’età di Giada mi viene il magone. E’ già passato un mese e mezzo, ci pensi? E io ho già visto una quantità assurda di città. Valencia, Barcellona, Toledo, Madrid, Montpellier, Limoges, Nantes, Marsiglia, Orléans, Lione. Ed ora la Svizzera.
Mi vergogno a dirlo, ma qui i tempi sono stati così serrati che è come se in realtà non avessi visitato nessuno di questi posti. La gente immagina che in tournée si vedano tutte le bellezze possibili. E invece... Invece nisba. Si viaggia e si canta. Si smonta tutto e si riparte. E se ti rimangono un paio d’ore e hai una camera d’albergo decente, dai retta a me: quelle due ore le passi a riposarti. Così alla fine si può dire che finora abbia visto solo teatri, alberghi, autostrade e il sedere del pullman, con Gomez che ogni tanto si affaccia a salutare. Gli tirerei una bomba a mano in faccia, ma poi dovrei pagare una penale per il rimpiazzo del corista, e non ne vale la pena.
Ora per fortuna siamo a Ginevra. Dico ‘per fortuna’ perché abbiamo qualche recita in più e, stando fermo, finalmente mi sembra di respirare. Siamo qui da quattro giorni e per la prima volta da quando sono partito sono riuscito a godermi il soggiorno. Ginevra è davvero una città particolare. Me la immaginavo grande, una specie di metropoli. Eh, mi dicevo, la sede dell’ONU! La petite Paris della Svizzera! E invece è un centro graziosissimo. Non è nemmeno caotica, se non in qualche zona della città e solo nelle ore di punta. Si può dire che è davvero a misura d’uomo. Sono riuscito a visitarla un po’ e mi piace da morire.
Dovremmo tornarci io e te da soli. Potremmo venire a settembre, se riuscissi a farti dare quelle ferie che ti spettano. Dovresti provare a dirlo, a quella befana della tua 'capa', che non esiste mica solo il lavoro!
Una cosa che qui ti piacerebbe da impazzire è sicuramente il lago. Ci sono stato proprio la prima sera. Tra le barche bianche e i marinai che scherzavano in francese, nuotavano le anatre e i cigni, così mi sono fermato a dare loro dei pezzi di pane. Da dove stavo si vedeva benissimo quello che qui chiamano Le Jet d’Eau, uno zampillo d’acqua alto addirittura 140 metri. Pare sia il simbolo della città. E’ una cosa fenomenale. Pensa che verso sera gli uccelli ci giocano: gridano e ci passano attraverso.
C’era un vecchio sdentato seduto sul lungolago: quando ha visto che ero così preso dalla scena, ha attaccato bottone, e si è messo a spiegarmi un sacco di cose in un francese biascicato e davvero troppo rapido per me. Ho provato a dirgli di rallentare, ma ha continuato a parlare velocissimo.
Una cosa però l’ho capita bene: quel getto d’acqua risale alla fine dell’800, ed è stato per l’epoca un vero e proprio miracolo di ingegneria idraulica.
Sai a cosa pensavo, mentre gli uccelli fendevano l’aria e gli spruzzi d’acqua, alla luce irreale del tramonto? Pensavo che avrei voluto averti lì con me e baciati teneramente.
Quando verremo a settembre ti prometto che ti porterò là in quello stesso punto, e ti bacerò ininterrottamente per almeno un quarto d’ora, come fanno i ragazzini. Lo sai, moglie? Dovremmo baciarci di più. Non che noi non ci baciamo, certo, ma dovremmo farlo più spesso. Così mi porterei in giro per il mondo ancora più forte e intenso il ricordo del tuo profumo, e il sapore delle tue labbra morbide.
Un altro posto dove ti vorrei portare qui, e che sicuramente ti farebbe impazzire, è il mercatino di Plainpalais. Mi ci faresti perdere la testa tra le bancarelle di vecchiume e antiquariato. Ho visto interi banconi di libri antichi, vestiti per le bambole e vinili 33 giri. Pare che lo allestiscano due giorni alla settimana per tutto l’anno. E’ grandissimo e occupa gran parte di un parco immenso a forma di rombo. So che, se ci fossi tu, torneremmo sicuramente a casa con qualche vecchia schifezza polverosa.
Ho incrociato Plainpalais due giorni fa, quando siamo andati con la compagnia di spettacolo a rilasciare un’intervista per un programma radiofonico. Persino la sede della Radio mi ha colpito. Qui gli svizzeri, quando fanno le cose, le fanno per bene! Hanno una sala di registrazione iper-tecnologica, progettata con i sistemi di acustica più all’avanguardia. Il suono corre che è una meraviglia: ti assicuro che ci si potrebbero fare dei concerti strepitosi.
A proposito, ho visitato il teatro principale, sai? Le Grand Théâtre… madonna quanto è bello! La facciata è antica, con archi, colonne e statue, ed è talmente imponente da togliere il fiato. Ti aspetteresti di entrare e trovare il solito interno a ferro di cavallo, con tutti i palchetti rivestiti di raso rosso e finiture dorate in stile, invece è un enorme auditorium moderno, assolutamente funzionale e, manco a dirlo, attrezzatissimo. Il motivo è che nel 1951, durante l’ultimo atto di Walkyrie di Wagner, qualcosa non è andato storto nell’effetto speciale delle fiamme, e si è sviluppato un incendio che ha distrutto quasi tutto. Ci sono voluti più di dieci anni per ricostruirlo.
La stagione teatrale e operistica qui è attivissima, altro che in Italia! Certo, qui prediligono generalmente le regie moderne, e tu sai cosa penso al riguardo. Ma la programmazione è ricchissima, e c’è una risposta di pubblico che davvero fa invidia.
Noi però non faremo gli spettacoli al Grand Théâtre. La Compagnia ha affittato un teatro molto più piccolo, si chiama Le Casinó Théâtre. E’ il teatro dove fanno generalmente gli spettacoli di operetta, rivista e cabaret. L’acustica non è un granché, a noi cantanti lirici sembra di cantare con la testa infilata in un secchio, ma facciamo sempre il tutto esaurito, il pubblico è contento e questo mi basta. Si divertono tanto anche se lo spettacolo è in italiano.
Franco ieri sera ha anche aggiunto una gag divertentissima. Quasi quasi non ero più capace di proseguire: veniva da ridere pure a me! Certo, dopo venticinque repliche di Barbiere di Siviglia un po’ si rincitrullisce e si cominciano a prendere delle iniziative che farebbero rabbrividire il povero Rossini…
L’unico che sembra fresco come una rosa è Bonfadelli, il direttore d’orchestra. Eh, ma quello rasenta l’ossessione: ti rendi conto che appena può ci tiene ore ed ore a ripassare i passaggi che non lo hanno convinto nella rappresentazione precedente?! Ma se la mia parte me la sogno pure di notte! Guarda, è davvero snervante, qui non lo sopporta nessuno.
Per fortuna da quando sto a Ginevra sono riuscito a staccarmi un po’ dal gruppo. E’ comodo visitare la ville, soprattutto con i tram che ti portano praticamente ovunque. Ho fatto delle belle passeggiate in centro, in Rue de Rive e Rue du Rohne, dove ci sono moltissimi negozi di moda, gioielli, orologi.
Lì è normale trovare degli artisti di strada che si esibiscono, soprattutto musicisti. Quasi tutti di livello altissimo. Ieri per esempio c’era un gruppo che faceva ragtime, con contrabbasso, tastiera e sassofono. Portavano in testa una bombetta e avevano i manicotti bianchi fino ai gomiti, come nei vecchi films western.
E te lo dico da musicista: suonavano veramente bene! Avrebbero potuto dignitosamente far parte di qualsiasi orchestra stabile.
Più o meno nella stessa zona, a Bel Air, ho trovato una delle più grandi pasticcerie che abbia mai visto. Ogni tanto ci capito, con la scusa di fare colazione o di prendere un cappuccino. Poi non resisto e mi ingozzo con le loro fenomenali brioches al cioccolato.
Mh… Cioccolato svizzero in una morbida brioche calda che ti si scioglie in bocca!!! Credo di aver già messo su tre chili, in questi pochi giorni. Lo so che mi sgriderai pizzicandomi i rotoli di ciccia sui fianchi e facendomi sentire esageratamente in colpa, ma che ci posso fare?! Io mi consolo così: mangiando e facendo passeggiate.
Per esempio mi piace molto la zona di Place Neuve, dove è situato il Grand Théâtre (di cui ti ho già parlato), e dove si possono vedere anche un’imponente statua equestre del generale Dufour, il prestigioso Conservatorio di musica, Le Musée Rath, famoso sue per le mostre d’arte. Sulla stessa piazza si affaccia anche un parco enorme: un altro polmone verde di Ginevra. Lì trovi sempre gruppi di anziani che giocano con gli scacchi giganti. Le scacchiere sono disegnate a terra, e le persone giocano sollevando delle pedine alte almeno sessanta centimetri. L’ho trovata una cosa molto divertente.
In tutta la città si trovano molte aree verdi, parchi e anche molte zone dedicate ai bambini. Giada qui si divertirebbe un mondo, anche se preferirei, a settembre tornare noi due soli. La bimba potrebbe stare da tua madre per una settimana, e noi finalmente potremmo goderci una piccola vacanza in intimità.
Sicuramente non tralascerò di portarti a vedere il Museo della Croce Rossa. L’ho visitato proprio stamattina, in compagnia di Franco e Sandra.
All’ingresso è piazzata una frase di Dostoievski che mi ha colpito molto: «Ognuno è responsabile di tutto dinnanzi a tutti».
All’interno ci sono diverse aree dedicate alle origini della Croce Rossa, poi una stanza dove proiettano di continuo un filmato speciale che tratta la battaglia di Solferino. Infine c’è una scultura raffigurante Henry Dunant, ritratto mentre alla sua scrivania stila i principi della fondazione della Croce Rossa. Nel museo si trova anche un immenso schedario, creato dall’Agenzia internazionale fin dalla prima guerra mondiale, che contiene milioni di schede dei soldati e dei prigionieri di guerra. Impressionante. E commovente.
Ti piacerà, vedrai.
Domani abbiamo già in programma di visitare il Giardino Botanico. Anche questo pare sia comodamente raggiungibile con i mezzi pubblici, visto che è a un tiro di schioppo dalla stazione di Genève-Sécheron. Mi hanno detto che contiene 12000 specie della flora mondiale. Verranno probabilmente anche gli altri cantanti della compagnia.
Se te lo stai chiedendo, la risposta è: sì, verrà anche Sandra. Te l’ho detto mille volte, non devi essere gelosa di lei. E’ un po’ esuberante, è vero, e le piace vestirsi in modo appariscente, ma è una persona molto seria. E io ti amo troppo per accorgermi delle altre donne… mia bella gelosona!
Domani abbiamo l’ultimo spettacolo, una matinée intorno alle tre del pomeriggio, poi partiremo la sera stessa. Peccato, Ginevra mi piace davvero.
Tra l’altro, mi perderò per pochi giorni quella che qui è una manifestazione tradizionale, che per un musicista dev’essere una cosa strepitosa: La Fête de la Musique. Ogni anno, alla fine di giugno, la città organizza tre giorni di musica in ogni angolo, in ogni chiesa, in ogni piazza, in ogni vicolo della ville, senza esclusione di generi, e a qualsiasi orario. Franco l’ha vista qualche anno fa, e ha detto che è indescrivibile: cori gregoriani, gruppi rock, canzoni napoletane, musiche celtiche, etniche, popolari, con ogni tipo di strumento e organico, che suonano ovunque e in contemporanea in tutta l’area cittadina. La città fornisce ai turisti delle piantine con tutti gli eventi possibili e immaginabili, segnalati per giorno, orario e genere musicale, e tu ascolti musica ore ed ore, fino ad impazzire. Ti immagini quale impegno ci voglia ad organizzare una manifestazione del genere? Solo in Svizzera possono riuscire in un’impresa del genere, questo è sicuro.
Per dirti come sono gli svizzeri: lo sapevi che proprio qui a Ginevra c’è il più importante Centro Meteorologico d’Europa? Mi hanno detto che c’è gente così fissata, che telefona al Centro anche solo per sapere se uscire con l’ombrello oppure no! Al costo di un’urbana hai la previsione esatta, e sai di preciso se e a che ora ti pioverà in testa. Quando me l’hanno raccontato ho riso come un matto. Più che altro pensando a come siamo ridotti male in Italia in fatto di precisione.
Comunque credimi: darei la mia paga e quello che ho addosso per mollare la Compagnia di canto e godermi la Festa della Musica…
Ma forse tu non saresti molto contenta, vero? Ma no, non preoccuparti, donna. Tornerò presto e con tutto il cachet.
Fai un bacio alla bambina. Sono stato felicissimo quando mi hai detto che ha imparato ad andare in bicicletta senza le rotelline. Avrei voluto essere lì a vederla. Dille da parte mia che è stata bravissima.
Adesso ti devo salutare. Un po’ perché penso di averti già annoiato con tutti i miei racconti, e un po’ perché quel rompipalle di Franco si è svegliato e, come al solito, ha fame e vuole andare a mangiare.
Ti auguro una buona serata, amore mio. Ancora dodici giorni e otto ore circa, e potrò abbracciarti di nuovo. Porta pazienza.
Un bacio da Ginevra. Tuo innamoratissimo marito.








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