Prenota tra più di 200.000 strutture Prenota

Itinerario di Architettura Moderna e Contemporanea (Capitolo 1) - Milano / Basilea

Scritto da giovanni bellinvia
  • compagno di viaggio in relax
  • KKL - Lucerna
  • chiesa - Meggen
  • signal box - Basilea
Via! Finalmente siamo partiti da Milano. E’ tarda mattinata ormai, il tempo è incerto, ma il sole tiene. E fa anche un discreto caldo nonostante la capote abbassata. o forse sarà proprio per questo? Comunque, vento nei capelli, abbiamo già fatto nostro lo spirito della cabrio: assaporiamo appieno la natura. Può sembrare un controsenso, perché siamo in macchina e stiamo percorrendo l’autostrada, l’A2 in direzione Chiasso, però, semplicemente respirando ci accorgiamo come l’aria inizi a farsi più rarefatta: stiamo salendo di quota. E poi, sulla pelle, una goccia, un’altra goccia, tre gocce, quattro gocce: inizia a piovere. Ahh! Il contatto con la natura è quasi totale!

«ALWAYS OPEN recita lo slogan della campagna pubblicitaria della cabrio» dico a Simon. «STI CAZZI» mi risponde. E’ un attimo. Accosto e chiudiamo la capote. L’aria si fa subito diversa: non più limpida e tersa ma secca, eccessivamente secca, e poi, quell’aroma così…così esotico. Mah! Sarà l’effetto dell’aria condizionata? Il tessuto della capote ancora nuovo? Ho i miei dubbi. Infatti, il mio compagno di viaggio, non solo ha preso possesso del telefono che mi è stato consegnato con un cospicuo credito, ma ha anche abbandonato le scarpe da ginnastica alla base del suo sedile ed è in totale relax e libertà. Apro leggermente il finestrino e, assorto nei miei pensieri, continuo a guidare. La frontiera è ormai vicina. Erano anni che avrei voluto usare questa frase. Chi l’avrebbe detto…certo, la fortuna, ci ha messo del suo…al concorso hanno partecipato quasi 1000 persone…ricordo molto bene, era maggio, quando squilla il telefono e… «Parlo con Giovanni Xxxxxxxxx? La avviso che il suo progetto di viaggio è tra i tre selezionati dalla giuria; è realmente disponibile a realizzare l’itinerario proposto dal 12 al 26 luglio?» (E c’è da chiederlo?) «Certo!» Trovare un compagno non sarebbe stato difficile: attraversare l’Europa a bordo di una cabrio potendo godere di un più che discreto budget…l’itinerario, dedicato all’architettura moderna e contemporanea, ero sicuro, non mi avrebbe creato problemi…e così è stato!

«Ecco la frontiera!» Frettolosamente mio cugino inizia ad agitarsi sul sedile per recuperare la “vignette”, il contrassegno che testimonia l’avvenuto pagamento del pedaggio, necessario per transitare sulle autostrade svizzere. E’ riuscito a non attaccarlo sul parabrezza della sua auto quando qualche giorno prima, dovendosi recare di poco al di là della frontiera è stato costretto ad acquistarlo. Lo appiccica e mi ricorda il costo del bollino adesivo da rimborsargli: 40 CHF (circa 30 euro). Ovviamente, il trasferimento della “vignette” da un veicolo ad un altro è espressamente vietato. Il viaggio procede in piena tranquillità: senza fretta e, rispettando rigorosamente il limite di 120 km/h, transitiamo per il tunnel del Gottardo.

Si parla un po’ di tutto; da Bowling for Colombine alle piscine in acciaio inox e c’è il primo avvicendamento alla guida. Costeggiamo, quindi, il Lago dei Quattro Cantoni e arriviamo a Lucerna.

Non fatichiamo a trovare il Kultur und Kongresszentrum (KKL) di Jean Nouvel (1990-1999): è vicino alla stazione e ci basta seguire le indicazioni e poco importa se la nostra auto non è equipaggiata con il navigatore satellitare. Considerazione di cui ci pentiremo molto, molto presto. Tornando al KKL: veramente impressionante lo sbalzo della copertura; certo, nelle foto in cui la struttura estradossata è nascosta, la sorpresa è maggiore, ma l’effetto “lamina sospesa” rimane, specie quando si è praticamente al di sotto della pensilina. Approfittiamo della vicinanza della stazione ferroviaria per dare un’occhiata al nuovo atrio (1983-1989) progettato da Santiago Calatrava.

Un primo commento a caldo: a me Lucerna piace; l’odore dell’acqua del lago, le montagne tutt’attorno, la gente, ottima edilizia e architettura a profusione. Simon, ovviamente, non concorda; i nostri gusti, le nostre preferenze, tranne in limitate occasioni, divergeranno regolarmente. «Dannazione, ma come è stato possibile!?!» Nonostante avessi preparato in maniera molto minuziosa, diciamo pure maniacale, ogni tappa e sotto-tappa dell’itinerario mi è sfuggito il centro commerciale Migros (2000) progettato da Diener & Diener. Lo scorgo in lontananza, in una traversa del lungolago che stiamo percorrendo, e mentre Simon inizia a lamentarsi della scarsa organizzazione e di come un viaggio così serrato non possa assolutamente improvvisarsi, raggiungiamo l’edificio, una sorta di monolite rivestito con pannelli in rame ossidato, il tutto in un contesto storico. Impossibile da realizzare in Italia.

Abbiamo saltato il pranzo e sono quasi le 16.00: piccolo break al bar del centro commerciale e via verso il parcheggio sotterraneo. The Hotel (2000) progettato da Jean Nouvel non è proprio nelle vicinanze e ci tocca prendere la macchina: il tabaccaio a cui abbiamo chiesto informazioni, nonostante il sigaro puzzolente e l’unghia del mignolo della mano destra di dimensioni XXL, è stato gentilissimo. Apparentemente sembra tutto facile: abbiamo, infatti, l’indirizzo esatto… Percorriamo in lungo e in largo il quartiere dell’albergo, mentre fuori piove; chiediamo ripetutamente informazioni, ci fermiamo almeno tre volte allo stesso semaforo, ascoltiamo quasi per intero Elephant dei White Stripes, insomma, diventiamo padroni di un pezzo di città ed iniziamo a mettere a punto una tecnica che durante il viaggio continueremo ad affinare. Certo col navigatore sarebbe stata tutta un’altra cosa, ma questa è un’altra storia…

Per caso, sbagliando strada, lo troviamo. In ognuna delle 25 stanze il soffitto è personalizzato con scene cult d’amore e di sesso del cinema: da Bertolucci a Frears, da Buñuel a Lynch, da Collard a Rozema, da Lars Von Trier a Greenaway, da Almodovar a Fellini, da Fassbinder a Oshima. Il pernottamento qui, però, è stato escluso a priori; sia per l’ambiente, romantic/minimal/luxury, che per il costo non proprio abbordabile. Al più avrei cenato volentieri al Bam Bou, il ristorante dell’albergo, che, nonostante sia localizzato al piano interrato e gli arredi siano di colore molto scuro, per un gioco di specchi di giorno è illuminato naturalmente in maniera più che discreta. Purtroppo per cenare è ancora presto: sicuramente per noi e un po’ meno per gli svizzeri. La receptionist, pur non rientrando chiaramente nella clientela target dell’albergo, ci permette di scendere a dare un’occhiata. Ma come mi stanno simpatici questi svizzeri. Non ci rimane che trovare la chiesa (1964-1966) progettata da Franz Füeg a Meggen -a 7km da Lucerna- e poi affrontare gli ultimi 100 km della tappa odierna: i 100 km che ci separano ancora da Basilea. Non è aperta e ci limitiamo a guardarla solo dall’esterno. Provo a spiegarne a Simon gli interni: struttura in acciaio tamponata da sottili lastre in marmo da cui la luce filtra e dona all'ambiente un’atmosfera unica e suggestiva. Peccato. Arriviamo a Basilea intorno alle 18.00 in zona Münchenstein e la mia attenzione viene subito attirata dalla Signal Box (1994-1997) di Herzog & De Meuron. La struttura in cemento armato dell’edificio è avvolta da nastri in rame la cui inclinazione varia a seconda della presenza o meno nella parte retrostante delle bucature. Tra l’altro non siamo soli: ci sono altri 4/5 ragazzi che girando attorno alla torre di controllo fotografano a tutto spiano. Li ritroveremo anche più avanti.

Decidiamo di risolvere subito il problema albergo; ci dirigiamo verso il centro e, in una Basilea praticamente deserta, vaghiamo alla ricerca di una sistemazione che soddisfi le nostre non semplici e poco flessibili esigenze: internet-point, colazione inclusa, posto auto e, last but not least, costo contenuto. In maniera assolutamente casuale passiamo tre volte davanti al complesso per uffici Euroregio (1995-1998) di Richard Meier, solo due davanti al kantonsspital (1989-1999) progettato da Silvia Gmür e Livio Vacchini, chiediamo informazioni a cinque alberghi: ma niente. Stremati avvistiamo l’Hotel Spalentor; esternamente si presenta abbastanza austero, senza fronzoli, tinteggiato di recente di un colore giallo limoncello. Ci convince e, senza neanche informarci del costo, entriamo decisi. Non potevamo fare scelta migliore: ci vengono consegnati anche i mobility ticket per poter utilizzare gratuitamente il tram. Che cosa potevamo volere di più?…magari cenare… Giusto un breve riposo, una lavata e sono le 21.30: la ragazza di origini indiane alla reception ci avvisa che siamo al limite per trovare un locale aperto per mangiare qualcosa. Ci sembra una tipa affidabile, le diamo fiducia, accettiamo i suoi consigli e raggiungiamo in tram il locale Papa Joe’s, una specie di McDonald’s dei poveri. Ancora non mi spego perchè mai optiamo per Starbucks Cofee dove, data l’ora, veniamo invitati a consumare quanto appena acquistato fuori dal locale: non sono ancora le 23.00. Inizio a cambiare idea sugli svizzeri. La nostra prima serata, quindi, la passiamo in un’anonima camera d’albergo cenando tristemente davanti alla tv. Cielo coperto e probabili rovesci sono previsti per domani.

(to be continued)
Tags: architettura, architettura moderna, architettura contemporanea, Basilea, Lucerna, Meggen, Herzog & De Meuron, Jean Nouvel, Richard Meier, Diener & Diener
© Copyright 2012 Promax Comunication SA | Swiss Made Contatti