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La Casa del Terrore nella Città delle Meraviglie

Scritto da enrica casini
  • The House of Terror
  • Carcere
  • carroarmato
  • il prossimo bersaglio
Budapest è una città piena di sorprese, un ambiente molto stimolante, giovane, un Paese in crescita, una città decisamente europea, con una storia ricchissima e molto recente.

È quest’aspetto che più di tutto ho apprezzato … la storia di questo Paese l’abbiamo studiata nei libri di storia e forse non abbiamo mai realizzato quanto fosse vicina.

Per ripercorrere la recente storia di Budapest e dell’Ungheria non c’è posto migliore del Museo del Nazismo e del Comunismo. Si chiama “Terror Hàza”, la casa del terrore, e mai nome fu più azzeccato.

È un museo agghiacciante, spaventoso, che fa venire i brividi. È strutturato in maniera ottima, risulta molto coinvolgente e anche molto chiaro. Si segue un percorso attraverso stanze e corridoi, piano dopo piano che ripercorrono la Storia del Paese dall’inizio del Nazismo, sino alla caduta del comunismo e della cortina di ferro, 1989, 20 anni fa.

Ci sono un’infinità di documenti audio e video (coi sottotitoli in inglese), carri armati, auto, divise, fotografie, lettere e borracce, sino ai quotidiani e alle locandine di propaganda e le carceri sovietiche.

Il museo è senz’altro il migliore che abbia mai visto in tanti viaggi. E’ stato ultimato nel 2002 in seguito al restauro della vecchia “casa della lealtà” che fu il quartier generale dei Nazisti prima e dei Comunisti poi. Oggi è un museo e un monumento che colpisce sin dall’esterno. La sua realizzazione fu voluta dal primo ministro ungherese Viktor Orbàn, dalla direttrice Mària Schmidt e da tanti altri che volevano ricordare. La casa del terrore è un monumento a chi vi fu torturato e ucciso, ma anche a coloro che furono deportati, o fucilati per la strada, a chi si oppose al regime e a chi semplicemente lo subì.

Le musiche di Akos Kovàcs sono senza dubbio un parte assai importante nella visita del museo.

Varcata la soglia sarete rapiti e trasportati in un mondo di vero orrore e di orrore vero. Non è finzione, non è fantasia, è Storia. Camminerete come spettri, rapiti e spaventati da quello che vedrete. Stregati dalla musica, dalla calma, procederete stanza dopo stanza desiderando di fermarvi, di uscire, di scappare via, contesi dal desiderio di rimanere nell’ignoranza o di conoscere una verità agghiacciante.

All’ingresso, ancor prima di accedere alla prima stanza, un enorme carro armato accoglie i visitatori, sui muri centinaia di foto di perseguitati politici.

Entrati nella prima sala la luce sparisce, le pareti sono nere, la musica è inquietante, una macchina nera al centro della stanza è nascosta da una leggera cortina scura e sulle pareti video e fotografie. L’invasione nazista.

La sala del consiglio: divise nere con croci uncinate, stivali lucidi, tutti attorno a un tavolo… e il peso delle decisioni prese in quella stanza da chi indossava quelle divise è ancora li che aleggia nell’aria.

In questa atmosfera tetra l’angoscia sale sempre più. Poi si varca una soglia e le pareti da nere si fanno bianche. È quasi un sollievo. Ma guardando bene i mattoni non sono di pietra ma di sapone. I campi di sterminio.

La musica cambia nuovamente, è più allegra, una voce suadente dice parole che non si capiscono, ma il concetto è chiaro. Come bisogna vestirsi, come portare i capelli, cosa è vero e cosa no, cosa è giusto e cosa non lo è, cosa si deve pensare. La propaganda comunista.

Sembra una biblioteca, colorata, accogliente, qui non troverete verità assolute ma solo le verità del partito. La stanza coi libri e i giornali, quelli approvati e quelli proibiti. La censura.
Poi tutto torna ad essere di nuovo scuro, non nero, ma tetro. Sugli schermi gente che piange e racconta la propria storia, di delusione, di amarezza, di privazioni e rappresaglie, di libertà rubata, di sogni infranti.

Con l’ascensore si scende sino al sottopiano e quando le porte si aprono ad accoglierti c’è una zaffata di umido e olezzo di fogna. Senti il rumore di topi che corrono lungo i muri. Qui le pareti sono di pietra, la luce è scarsa, non ci sono finestre, né schermi, né musica, solo rumore di zampette che corrono nelle tubature, solo celle, puzza e buio. Alcune celle sono così strette che non ci si può sedere, altre così basse che non si può stare in piedi, una sedia, una forca, cavi elettrici. Le carceri.

Usciti dal museo nessuno parla, nessuno ha niente da dire, tutti vogliono prendere aria e ingoiare quel groppo che si è formato in gola. Guardi la gente e pensi che loro c’erano, che quelle cose le hanno viste e vissute davvero. Non è come in Italia dove la guerra e le persecuzioni politiche le hanno conosciute solo gli anziani, dove finita la guerra si è ricominciato a vivere, a ricostruire. La gente di qui dopo la guerra è finita da un inferno a un altro passando attraverso un’effimera illusione, tutti, non solo gli anziani.

Forse anche sapere queste cose ti fa apprezzare questa città e la sua gente. Vedi molti giovani per strada, molti artisti, molti anticonformisti e leggi nei loro volti, nei loro bar, nelle loro serate, questa voglia irrefrenabile di vivere, di esprimersi, di migliorare, di far crescere un Paese troppo a lungo represso.

Budapest è una città accogliente, ottimista e divertente. La vita notturna certo non manca. Pub e discoteche sono dappertutto, anche sotto i piedi. Garage trasformati in discoteche affollate, l’ambiente è spartano ma la musica è buona e la gente si diverte davvero. Il palazzo più anonimo e insospettabile nasconde un pub tra i più originali. Tavoli di plastica, da campeggio, di legno, da pranzo, per la macchina per cucire; di sedie non ce ne sono due uguali, come se ognuno si fosse portato la propria da casa perché posto per sedersi non ce n’era, ma la voglia di stare insieme si. Le decorazioni sono fatte di bottiglie accatastate, piramidi di bicchieri, un vecchio piano smembrato fa da bancone, la birra è ottima e costa poco, l’atmosfera è informale e come al solito molto allegra e divertita.

Non è una città tutto turismo e niente carattere, è una città che vive la sua vita, con la sua gente normale, che ospita turisti ammaliati da bellezze che non immaginava.

D’inverno fa freddo, nevica e il vento è pungente. Quattro passi nella neve, attraversando un parco alberato e si raggiungono le Spa, le terme.
Le vasche sono all’aperto così tu immerso nell’acqua calda e vibrante sollevi lo sguardo al cielo grigio, ai fiocchi di neve che si sciolgono nel vapore.
Puoi stare ammollo, farti trasportare dalle correnti artificiali, gettarti nella vasca idromassaggio o fare due bracciate nell’acqua fredda, puoi persino giocare a scacchi immerso nell’acqua bollente. Se vai all’interno altre vasche ti attendono, ognuna con le sue proprietà e il suo profumo, così titubante ti immergi nell’acqua gialla e scopri che l’odore è buono e che fa bene alla pelle, fai una sauna, una doccia, ti rivesti e affronti nuovamente la neve.

Una città stupefacente, dalle mille sorprese, che ti sa coccolare con le terme e i ristoranti raffinati, cibo delizioso, birra buonissima, storia e parchi naturali, ovviamente il castello, Buda, la città vecchia, il suo panorama, il fiume, i palazzi, i concerti, le discoteche, i pub, la gente ospitale e affabile. Questa è Budapest!

Sono passati 20 anni, abbastanza per ricominciare, per avere un volto nuovo, ma un segno è rimasto…

La Casa del Terrore è sita a Andrássy út 60 nel centro, per ricordare a tutti che per la spensieratezza di oggi è stato pagato un prezzo.
Tags: Terror Haza, House of Terror, Casa del Terrore, Budapest, Ungheria, Museo, Storia, Nazismo, Comunismo, Terme, Spa, Pub
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