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Australia… il Sogno

Scritto da Andrea Morri
  • Sydney
  • Monti Olgas
  • Jim Jim Falls
  • Cape Tribulation
La maggior parte di noi si porta dentro, da sempre, un viaggio che non è una semplice visita o una vacanza, ma un sogno…un sogno che va crescendo a poco a poco costruendosi nel tempo una delicata architettura.
Un viaggio ha sempre un inizio e una fine, che però quasi mai coincidono con le date di partenza e ritorno.
Il mio viaggio in Australia cominciò in adolescenza, quando gli sterminati spazi del continente più lontano mi ispiravano sogni e fantasie che sono cresciuti con me fino a diventare realtà.
L’Australia… perché la natura, il colore della terra e la cultura aborigena mi hanno sempre affascinato.
L’Australia… perché l’idea di una terra lontana e lo spirito di avventura caratterizzano la mia personalità.
L’Australia... il Viaggio di Nozze... Il sogno stava per realizzarsi…
Già molto tempo prima delle nozze cominciamo a cercare su internet un itinerario di viaggio che facesse al caso nostro, da subito ci rendiamo conto che le classiche agenzie turistiche offrivano pacchetti o tour da “catalogo” troppo strutturati e costosi, quindi eravamo indecisi se acquistare solo il volo che garantiva maggiore libertà o organizzare dall’Italia un itinerario alternativo con le mete che già avevamo studiato approfonditamente, come l’Outback, il Queensland ed il Northern Territory.
Solitamente viaggiamo in modo spartano, zaino in spalla, in tenda, senza tour organizzati, per assaporare al meglio la cultura del luogo e il modo di vivere delle persone che lo abitano.
Questo per noi è il vero viaggio, quello studiato e programmato, quello che porta a contatto con la gente del posto, con i luoghi, un vero viaggio dona emozioni forti ed esperienze che si portano dentro tutta la vita, nel ricordare e nel rivivere attraverso l’immaginazione ciò che si è visto, sentito e provato.

Il viaggio vero e proprio comincia all’alba del 29 settembre 2008, giorno successivo al matrimonio…sarà la prima di tante albe..
Zaino in spalla al Marconi di Bologna, cominciano le procedure per il check-in: deposito degli bagagli, controllo dei biglietti e dei documenti… finalmente eccoci al terminal pronti per l’imbarco sul volo che ci porterà prima a Roma, poi a Hong Kong e, dopo uno scalo di quasi 16 ore nella metropoli orientale a Sydney.
Pazienza! Saliti sul comodissimo volo della Chatay cominciamo ad organizzare il giro ad Hong Kong visto che avevamo a disposizione una giornata intera per visitare anche questa città.
Arrivati nell’ex colonia inglese ci colpisce subito l’afa e lo smog cittadino, senza parlare degli odori che si respirano tra le vie.
Questa metropoli è simile a New York, ma la presenza di grattacieli dalle svariate forme è superiore, soprattutto dal Peck (il punto più alto della città raggiungibile con un trenino) si ha una visuale mozzafiato!
Anche la skyline che si può ammirare dalla parte opposta della baia è caratteristica, specialmente al tramonto quando il calare del sole crea un’atmosfera molto suggestiva.

Quando dall’oblò del volo Quantas, si vede avvicinarsi la città di Sydney, l’adrenalina è alle stelle..
Pensare di volare sopra la terra sognata da anni mi dava un’emozione incredibile..
Il primo giorno dall’altra parte del mondo, in una metropoli attiva e frizzante è molto emozionante, la zona del porto denominata Circular Quay è molto bella anche se un po’ “turistica”, infatti è alquanto popolata da gente in vacanza.
Tanti grattacieli, negozi, gente di ogni etnia… facciamo un giro introduttivo per cominciare a respirare aria nuova.
Quando si arriva a Bondi Beach, la celebre spiaggia, conosciuta soprattutto dai surfisti, si nota subito lo spirito sportivo degli abitanti e la loro predilezione per le attività all’aperto.
Qui con i fusi orari si fa una gran confusione.. siamo otto ore avanti e praticamente non dormiamo da due giorni, tra lo scalo ad Hong Kong, il suo fuso orario, giorno-notte, notte-giorno…l’orologio quasi impazzito…si perde la cognizione del tempo: “Qui sono le 14.00 del pomeriggio, ad Hong Kong erano le 18.00… ma di che giorno?!! Siamo il 30 o l’1???”
Il secondo giorno partenza al mattino per un giro della città di Sydney in minibus, per assaporare la sua atmosfera cosmopolita ed elettrizzante.
Visitiamo i quartieri più famosi come The Rock, il più antico quartiere della città che un tempo non era altro che un rumoroso e squallido borgo; oggi invece è molto piacevole fare una passeggiata o fermarsi in uno dei numerosi e caratteristici bar.
L’Opera House, il simbolo della baia, dalle caratteristiche cupole somiglianti a vele gonfiate dal vento ma che in realtà vogliono rappresentare foglie di palma, l’Harbour Bridge, le zone di Chinatown e King Cross dove alloggiavamo in un comodo ed elegante albergo.
Nel pomeriggio giro in barca, sulla baia di Sydney per ammirare le ville e le fantastiche spiagge…la guida locale (tra l’altro l’unica parlante italiano) ci spiega che per gli abitanti della città la “vista mare” è di fondamentale importanza e che non è da tutti potersi permettere una villa vicino al mare!
Dopo tre giorni trascorsi in questa bella città si parte in volo alla volta dell’entroterra australiano, il cosidetto “Red Center” per la caratteristica sabbia di un colore rosso intenso ed un deserto apparentemente tutto uguale ma sempre diverso.
Da Sydney ad Alice Springs non solo ci sono tre ore e mezza di volo, ma anche una lunga storia di dura sopravvivenza per le popolazioni aborigene dopo l’arrivo dell’uomo bianco sulle loro terre.
Sopravvissuti agli abusi e alle durissime condizioni di vita imposte dalla rigida politica di controllo del governo, negli anni ’20 e ’30 gli aborigeni riuscirono a riunirsi in gruppi politici indigeni in grado di dare voce ai loro diritti e per rivendicarne la parità con il popolo bianco.
Alice Springs è una piccola cittadina all’interno del deserto, punto di partenza per tutti gli escursionisti che si vogliono avventurare nel deserto alla scoperta dell’ Ayers Rock. Purtroppo ci rendiamo conto che gli aborigeni che la abitano sono persone al limbo, senza più la loro vera identità o appartenenza tribale e con gravi difficoltà ad integrarsi con il popolo bianco.
Queste persone purtroppo passano la maggior parte del loro tempo a zonzo per le vie di Alice, urlando ed ubriacandosi, in preda alla disperazione.

Le credenze tradizionali degli aborigeni si basano sull’esistenza di spiriti che vivevano sulla terra all’epoca della creazione (definita con il termine “Dreamtime” o “Epoca del sogno”), prima della comparsa degli uomini.
Questi esseri avrebbero creato ogni elemento del mondo naturale e sono considerati gli antenati di tutte le creature viventi.
Gli aborigeni credono che ogni persona, animale o pianta abbia due anime, una mortale e una immortale.
Ogni individuo ha quindi un legame spirituale con i siti sacri presenti in questa terra, perché vengono associati al proprio antenato e deve avere cura di questi luoghi, eseguendo determinati rituali e intonando i canti che narrano le azioni compiute dal progenitore.
Ogni individuo possiede anche un proprio totem o Dreaming (sogno) che rappresentano il legame con i propri spiriti; questi possono assumere svariate forme come alberi, serpenti, pesci o uccelli, le “vie dei canti” spiegano come il paesaggio australiano sia impregnato di questi potenti antenati creatori.

Immaginando e ripensando ai canti e alla tradizione aborigena il giorno seguente, all’alba iniziamo il tour di tre giorni, in tenda nel deserto, alla scoperta delle splendide aree di King Canyon, Ayers Rock e i monti Olgas, siti sacri per eccellenza.
Questa zona desertica è soggetta a forti escursioni termiche tra il giorno e la notte, se nel pomeriggio fa molto caldo ed è afoso di notte in tenda sono necessarie coperte e sacco a pelo!
Il cielo stellato del deserto regala uno spettacolo indescrivibile a parole, è così luminoso e pieno di stelle che quasi si può toccare!!!
La sera dopo cena, con il gruppo, è consuetudine riunirsi attorno al fuoco a chiacchierare o a cantare, come i primi pionieri..un’esperienza unica e irripetibile..
Durante questo tour conosciamo i nostri compagni di viaggio, per la maggior parte di nazionalità inglese o tedesca, noi siamo gli unici italiani.
Il campo tendato permanente è dotato di molte tende con due posti letto e una zona predisposta per mangiare.
Vi è anche la possibilità di portare le proprie brandine fuori dalla tenda per dormire sotto le stelle!
Sarebbe sicuramente stato bellissimo provare questa esperienza se non fosse stato per il freddo notturno ed il forte vento..
Prima dell’alba (4.45 della mattina!!!) la nostra guida fa da sveglia e dopo la colazione si sale sul nostro camion 4x4 per percorrere ore e ore in compagnia di un panorama desertico che cambia con l’avvicinarsi alla meta.. cambiano gli arbusti, cambiano i colori, si arricchisce il terreno con cespugli di spinifex caratteristici del luogo.
Si può viaggiare molto tempo senza avvistare né case né persone, ma solo natura incontaminata e animali nascosti.. Dal finestrino del nostro pick-up ammiriamo le bellezze dell’Outback, qualche animale qua e là, wallaby, cavalli selvatici, cammelli importati dagli arabi e tantissimi uccelli di ogni colore e dimensione.

L’Urulu (Ayers Rock) è alto 348 m. ma quando si intravede da lontano in mezzo alla pianura desertica, regala una grande emozione e man mano che ci si avvicina alla sua base si ammirano le sue venature e le sue insenature ricche di pitture rupestri antichissime.
Il trekking intorno al monolito sacro inizia alle 6.00 del mattino con un freddo e un vento tremendi, solo dopo circa due ore di cammino riusciamo un po’ a scaldarci, ma la meraviglia di quei luoghi ci fa sopportare il freddo e la fatica.
Anche se possibile il rispetto della cultura aborigena ci impedisce di affrontare la scalata, visto che questo monte è uno dei siti sacri degli antichi abitanti di questa terra.
La cosa più sorprendente del monolito è il suo cambiamento di colore. All’alba e al tramonto si possono ammirare varie gradazioni di colore, dall’ocra all’arancione intenso e luminoso.
E’uno spettacolo unico poterlo contemplare avvolti nel silenzio del deserto…

Il giorno successivo, sempre alzandoci con il buio (alle 4.00 del mattino, per l’infelicità di Andrea!), ci rechiamo con il gruppo al Kings Canyon, stupefacente gola incastonata nella catena montuosa di George Gill, gioiello geologico risalente alla stessa era dei Canyon americani.
Camminiamo per 3 ore attraversando tutto il crostone del Canyon, ammirando un panorama bellissimo e delle gole impetuose. Il trekking non è complesso, a parte i primi 10 minuti di ripida salita, ma ne vale veramente la pena.
Arrivati a circa metà percorso, dopo tanti giorni di percorso immersi nel deserto, circondati da rocce e pochi cespugli si arriva ad una gola tra le rocce ricca di rigogliosa vegetazione, alberi di palma e un piccolo laghetto che si riempie a seconda delle piogge. Il nome la dice tutta sulla sorpresa di uno posto del genere immerso nel deserto: “giardino dell’Eden”!
Durante il viaggio di ritorno ci spetta un’altra sorpresa che ci lascia tutti a bocca aperta. La nostra guida inchioda il pick-up in modo molto brusco, fa retromarcia per un centinaio di metri e poi si ferma, ci guarda negli occhi e ci dice: “prendete le vostre macchine fotografiche e venite con me!”. Non immaginerete la sorpresa nel vedere che prendeva nelle mani un piccolo rettile australiano con la pelle ricca di cornetti e striature arancioni, il Thorny Devil (diavolo spinoso)! Ancora di chiediamo come ha fatto a vedere un piccolo rettile mimetizzato nel deserto mentre guidava!!
Dopo il tour nel deserto ritorniamo nella cittadina di Alice Springs e in serata decidiamo di cenare in un locale tipico dell’Outback dove si può gustare ottima carne di canguro, coccodrillo, emu e cammello.

Il giorno successivo siamo in volo verso Darwin, città nel Northern Territory, dove ci aspetta un fantastico tour di 2 giorni all’interno del Kakadu National Park e dove si visiteranno le riserve naturali di Fogg Dam, Ubbir Rock con le sue pitture rupestri risalenti a 15.000 anni fa, il fiume Mary River e le cascate Twin Falls e Jim Jim Falls.
Darwin è una città vitale e accogliente meta privilegiata per i giovani e gli studenti stranieri, è ricca di locali e pub molto popolati e tra le vie si passeggia sicuri.
La spiaggia di Lameroo Beach a Darwin è di una caratteristica unica, ci sono infatti dei sassi veramente particolarissimi di ogni colore, dal giallo al viola, al rosso intenso uno spettacolo unico..

Con entusiasmo ci uniamo al nuovo gruppo, ancora una volta molto eterogeneo e privo di italiani. Anche questa volta lo spostamento dura molte ore di viaggio, ma in Australia il percorso per raggiungere una meta non può non essere considerata parte integrante del viaggio!
La temperatura è abbastanza elevata (35°C) e di giorno c’è afa, ma sul Mary River c’è un’atmosfera veramente suggestiva, siamo sul battello e avvistano i primi coccodrilli in acqua e sui bordi del fiume che immobili si scaldano al sole… gli uccelli sono numerosissimi e ricchissimi di colori, la nostra guida ci fa notare che sul ramo di un albero c’è un grosso serpente e tutti ci precipitiamo con le macchine fotografiche per immortalare lo spettacolo…è veramente straordinario potere vedere con i propri occhi una fauna e una flora così selvaggia.
Alla sera arriviamo al campo tendato al tramonto. Qui il nostro viaggio arriva al massimo dello spartano, niente luce elettrica (rimaniamo senza batterie per le nostre macchine fotografiche.. sigh!!!) si mangia a lume di candela e dopo cena non si guarda la televisione, non si mandano messaggi con il cellulare… no… si guarda il cielo, si ascolta la natura e si parla, si raccontano storie e si scopre il piacere di ridere con poco!
Il giorno dopo partiamo alla volta di un trekking alla volta delle cascate Twin Falls e Jim Jim Falls, percorrendo prima un fuoristrada impegnativo e guadando fiumi con il nostro pick-up! Dopo aver percorso un pezzo di fiume con un battello e camminato sotto il sole cocente, non immaginate quanto sia stato bello buttarsi nel lago formato dalle Jim jim Falls e nuotare fin sotto le cascate! Anche se ci avevano assicurato che probabilmente (probabilmente?!?!?!) non c’era pericolo coccodrilli nuotare in quelle acque ci ha procurato comunque qualche brivido!


L’ultima tappa del nostro viaggio è Cairns nel Queesland, una città immersa in una vegetazione a dir poco lussureggiante, indiscutibilmente un centro turistico di fama mondiale. Lungo l’Esplanade (il lungomare) gli amanti del Birdwatching scrutano l’orizzonte in cerca di uccelli, intere famiglie si dedicano ai pic-nic sui prati e gli amanti del fitness fanno jogging con i pellicani che saltellano sul fondo fangoso prodotto dalla bassa marea.
Il nostro programma prevede un crociera sulla Grande Barriera corallina di 2 giorni, per scoprire le meraviglie del mare e pscoprire un altro aspetto affascinante di questo straordinario paese.
La Great Barrier Reef è una delle meraviglie della natura più importanti del mondo, con la sua lunghezza di 2500 km è visibile persino dallo spazio.
Ci accingiamo a salire sulla barca che ci porterà al largo per nuotare, fare snorkeling o immersioni tra i fondali ricchi di fauna e flora marina.
Peccato che il mare sia particolarmente mosso e nausea e malessere creano scompiglio in tutta la barca (noi compresi!). Persino sul reef, dove il mare è particolarmente calmo e piatto, le onde ci hanno tenuto compagnia per tutto il tempo e il cielo grigio e il brutto tempo non ci fanno gustare gli splendidi colori del mare. L’unico modo per non sentire il maldimare era buttarsi in acqua ogni volta che si poteva o stendersi…
Tornati sulla terra ferma, ancora con l’instabilità e il disorientamento causato dal mare, ci facciamo delle belle passeggiate tra i negozi e i locali del lungomare.
L’ultima escursione del nostro viaggio è alla volta di Cape Tribulation, così chiamata per le disavventure che occorsero a capitan Cook, famoso esploratore inglese che incagliò su queste spiagge la sua nave.
Cape Tribulation è un luogo poco distante da Cairns, dove la foresta pluviale e la natura sono sovrani! Le temperature sono molto elevate e c’è un’umidità tremenda e i cambiamenti climatici sono frequentissimi.
Il nostro Resort è immerso tra le palme, caratterizzato da bungalow in legno dove il silenzio e il rumore della natura sono i principali protagonisti. Le televisioni non esistono e il grande balcone è l’attrazione più suggestiva.
Nel pomeriggio, approfittando del sole, decidiamo di fare una lunga camminata sulla spiaggia, dove ci colpiscono subito i numerosi cartelli di “pericolo meduse” in mare.
Nonostante le belle spiagge incontaminate e poco popolate e il mare blu, non è consigliabile immergersi dato che da ottobre a gennaio le cubo meduse sono presenti vicino alla riva.
Prima dell’arrivo in città facciamo un sosta al santuario degli animali di Port Douglas, dove possibile vedere da vicino la fauna australiana, canguri, wallaby, uccelli di ogni specie, coccodrilli e altri rettili. Abbiamo persino dato da mangiare a un canguro e preso in braccio un tenerissimo e morbido koala!
Tornati in città organizziamo due giornate intere sulle spiagge di Green Isalnd e Fitzroy Island, visto che il mare di Cairns non è accessibile a causa della costante bassa marea e delle meduse.
Dal molo partono giornalmente numerose barche dirette alle isole vicine, quindi ci imbarchiamo con la speranza di trovare il mare calmo e il sole.
Arrivati a Green Island dopo 30 minuti di viaggio, troviamo un’isola bellissima con un mare favoloso.
Ci prepariamo a fare snorkeling ma il sole è fortissimo, ci armiamo quindi di crema a schermo totale e maglietta (ebbene si… non è consigliabile passare molto tempo in acqua solo in costume!). Appena immersi vediamo bellissimi pesci colorati di ogni dimensione, ma la sorpresa più grande è stata quella di vedere le tartarughe marine, ci avviciniamo e gli tocchiamo la corazza…che meraviglia!
Anche Fitzroy è un’isola molto bella, meno turistica di Green Island e con una natura più rigogliosa, ci sono perfino i varani sugli scogli e invece della sabbia ci sono i coralli bianchi!
L’ultimo giorno a Cairns lo dedichiamo agli acquisti di artigianato locale come boomerang decorati a mano, digeridoo e tele con le pitture pitumi aborigene.


“L’Australia è un posto assolutamente inospitale, cosa ci fate qui? Il sole è insopportabile, così rovente che sembra sospeso a mezzo miglio dalla testa. Ne ho viste di tutti i colori, insetti che camminano con le ginocchiere, gente che si butta in mare schiantata da un calore che arrostisce la pelle, un mare pieno di meduse, squali, coccodrilli in ogni luogo, ma niente da fare..vi siete incaponiti a venire qui...”

Dylan Moran, attore irlandese
Melbourne International Comedy Festival

E sì..l’Australia è una terra a volte inospitale ma la sua straordinaria bellezza, la singolarità dei suoi luoghi, la sua natura unica, i suoi profumi e i suoi intensi colori regalano al viaggiatore un dipinto di emozioni indimenticabili..


Tags: Australia, Sydney, Ayers Rock, Kakadu National Park, Cairns
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