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DIARIO DI VIAGGIO, ARGENTINA - PATAGONIA - TERRA DEL FUOCO - SALTA – IGUACU
11 – 24 NOVEMBRE 2007
Però, che strana coincidenza, arrivi dalla tua bellissima vacanza ed ecco che nella posta trovi una mail che ti invita a raccontare la tua esperienza di viaggio, … niente di più facile e soprattutto di più piacevole, visto che le condizioni meteo attuali ci hanno fatto piombare in un gelido e ventoso inverno.
Sono un Tour Leader, o capogruppo, tanto per abbandonare per una volta la nostra inclinazione Anglofoba, specializzato e operante principalmente in Brasile e comunque nel vasto e meraviglioso Sud America.
Tutti gli anni, nel mese di Novembre, organizzo un tour impegnativo ma completo, e sono ormai 3 anni che un gruppo di “afecionados” che adesso più che clienti sono diventati amici, mi seguono in queste meravigliose avventure.
Sono loro che per quest’anno mi hanno richiesto l’Argentina, troppa era la curiosità di visitare questo tanto vasto territorio, e così abbiamo fatto, mappa alla mano ho organizzato il viaggio che abbiamo appena terminato e di cui ora vorrei trasmettere a chiunque di voi le accetti, le nostre impagabili sensazioni.
11.11.07 Partenza.
Il volo per Buenos Aires parte da Roma, mentre io e i miei amici abitiamo in varie città del Nord Italia, per cui visto che il volo è alle 20,40, ci diamo l’appuntamento a Fiumicino con quelli che partono da Milano e Torino, mentre io con altri 6 che partiamo da Genova e abbiamo il volo al mattino, decidiamo di sfruttare la giornata concedendoci un ottimo e alquanto pittoresco pranzo alla trattoria del “Pallaro” a Campo de Fiori, così tanto per iniziare bene la vacanza. Alle 18,00 ci riuniamo tutti a Fiumicino, dove purtroppo abbiamo la nostra prima e fortunatamente ultima brutta notizia del nostro viaggio, il volo per Buenos Aires, causa sciopero dei piloti Aerolinas, verrà ritardato di 2 ore e ci sarà un cambio di aeromobile. Ora, per farla breve, siamo stati imbarcati anziché su un Aerbus 340, su un charter operato con un Boeing 737, che causa limitata autonomia di volo ha dovuto fare 2 scali, uno a Tenerife e uno a Natal, morale della storia, siamo arrivati a Buenos Aires con 9 ore di ritardo. Che fare? Eravamo all’inizio delle vacanze, non potevamo farcele rovinare da Aerolinas Argentinas, lettera di reclamo alla sede della compagnia e via alla scoperta di Buenos Aires.
12.11.07 Buenos Aires.
Cosa si può dire della più europea delle città dell’America Latina? Ci siamo immersi nella sua affascinante caoticità, già la sera del nostro arrivo, stanchi e frastornati, ma subito rapiti dall’atmosfera strana e coinvolgente di questa città. Buenos Aires è Parigi, è Roma o Berlino se ne osserviamo solo alcuni scorci, è la California quando attraversiamo a piedi ed in due tappe la Avenida 9 de julio, che con le sue 16 corsie è la seconda strada urbana più grande del mondo, ma è subito Argentina, Pampa sconfinata solo percorrendo l’autostrada che porta a Ezeiza, ed è Amazzonia osservando il colore del delta del Rio della Plata, il “mare” degli abitanti della città. Oggi piove, ma anche questo rende Buenos Aires più simile alle nostre città europee, e allora impermeabile indosso e partiamo a visitare il quartiere di la Boca, testimone del grande flusso immigratorio del dopoguerra da parte dei nostri connazionali, passiamo poi dallo stadio del Boca junior per arrivare al quartiere della Recoleta ed entriamo nel cimitero, famoso solo per esserci sepolta Evita Peron. Non godiamo a fondo di questo quartiere, che con quello di Palermo è uno dei più signorili, ma ci rendiamo conto che gli enormi giardini sarebbero bellissimi con una giornata di sole, quindi proseguiamo per Puerto Madero, appendice turistica del porto commerciale di Buenos aires. Qui troviamo palazzi lussuosi e finalmente la tanto attesa “churrascaria”, dove potremo finalmente assaporare la tanto famosa carne Argentina. Pranzo terminato, che delizia, allora era tutto vero, la carne è veramente da tagliare con la forchetta, e come è saporita la carne di “cordero”, cotta a fuoco lentissimo sin dalle prime ore della mattina, in bella vista nella vetrina della churrascaria, e che dire del Malbec tinto, uno dei vini rossi più buoni che abbiamo durante il nostro viaggio. Bene, ora per smaltire il lauto pranzo e… visto che ha smesso di piovere, tutti a piedi per “Calle Florida”, e se le nostre consorti ce lo permetteranno smettendola di fermarsi davanti alle fornitissime vetrine dei negozi, dovremo arrivare attraversando l’Avenida Corrientes e poi la 25 di Maggio, fino alla Plaza 25 de Maio, dove, quando arriviamo, un tenue raggio di sole illumina la Casa Rosada, esaltando il colore che dà il nome alla sede del governo Argentino. Una visita alla cattedrale e per i più esigenti una puntatina veloce al museo del Cabildo, che rimane di fronte alla Casa Rosada. Tutte le grandi città dovrebbero essere visitate, o meglio vissute a piedi. condividendo con i residenti il tempo e i luoghi, ed è per questo che stanchi ma soddisfatti arriviamo a tarda sera in hotel che si trova proprio nella 9 de julio, senza non prima essere passati davanti al famoso “Caffè Tortoni”, monumento storico e luogo di ritrovo degli amanti del tango…… già, siamo nella città del tango, ma dove possiamo andare ad assistere ad uno spettacolo di vero tango argentino? Queste sono le chicche che un Capogruppo deve conservare per i suoi amici. Loro sanno che viaggiando con me non sono costretti ad andare nei posti riservati ai turisti, e… si fidano! Informazione ricevuta e memorizzata, ma se ne parlerà al nostro rientro da Salta, domani mattina si parte per Trelew.
13 – 15 Novembre, Penisola di Valdes
Arriviamo a Trelew in una splendente giornata di sole, dal finestrino dell’aereo lo spettacolo è allo stesso tempo ripetitivo ed affascinante, una sola unica distesa di pampa, o deserto, o landa, come si vuol chiamare, non una collina, non un fiume, e allora la battuta del simpaticone del gruppo sorge spontanea…… “certo che qui non hanno fatto molta fatica a costruire l’aeroporto, è bastato asfaltare un pezzo di terra!!!….”, ed è proprio così. Eravamo già partiti da Buenos Aires con l’abbigliamento giusto per effettuare l’escursione alla bellissima pinguinera di Punta Tombo, quindi rapido controllo di bagagli e partecipanti….. già mi ero scordato del Mascetti. Chi è il Mascetti? Sapete quel tipo che in ogni gruppo arriva sempre in ritardo, che tu fissi l’appuntamento alle 15,00 e lui arriva alle 15,01 e seguenti senza mai prendere in considerazione che esiste anche l’ipotesi di arrivare in leggero anticipo?…ecco questo è il Mascetti, ma ho controllato, è con noi, e allora si parte con destinazione Rawson, dove ci fermiamo per il pasto alla Cantina Marcelinos, dove per la prima volta viene sfatato il mito che in Argentina si mangia solo carne, infatti
il menù prevede degli enormi vassoi rotondi brulicanti di terrine colme di ogni ben di Dio… o di Nettuno, visto che sono i famosi Mariscos. Io addento subito una cosa grande e molle che scopro poi essere una Cappasanta, ma che grossa! Comunque ottimo pasto, ottimo il vino rosato, fresco al punto giusto. Usciamo e già nel canale di fronte al porto e al ristorante dei leoni marini oziano godendosi i caldi raggi del sole. Dopo circa 3 ore di Bus, arriviamo alla riserva nazionale di Punta Tombo, dove vive una delle più grandi colonie di pinguini di Magellano del mondo. Ed eccoci allora passeggiare in mezzo alle famiglie ben organizzate di pinguini, c’è un vento fortissimo, ma l’esperienza è entusiasmante, anche se sono piccoli e diffidenti, riusciamo ad avvicinarci a loro fino a pochi centimetri, e dopo un po’ sembra quasi ci accettino, mettendosi in posa per le foto di rito. La passeggiata che si fa a piedi dura circa 40 minuti, ma ne vale veramente la pena. Verso sera, proseguiamo per Puerto Madrin dove alloggeremo per la notte. Puerto Madrin è la classica località balneare con il suo lungomare, glia alberghi, i negozi di souvenir, ma è molto ben disposta, ordinata e pulita. Il mattino seguente partiamo alla scoperta della penisola di Valdes, arriviamo sino a Puerto Piramides dove prenderemo il battello per tentare l’avvistamento delle balene. La cosa più curiosa è il modo in cui varano le imbarcazioni piene di turisti, non essendoci pontili o punti di attracco. I battelli sono in secca sulla spiaggia, avvolti da un’intelaiatura di alluminio su ruote. Il tutto viene agganciato ad enormi trattori che spingono le imbarcazioni in mare e le ripescano al rientro sempre se il comandante centra l’intelaiatura!
Se abbiamo visto le balene? Certo che si,.. a volte ti viene da pensare che siano di plastica e telecomandate così tanto per accontentare i turisti, ma le abbiamo viste, mamma e piccolo nuotare e sbuffare acqua insieme, e poi l’immancabile coda che si immerge, presente su tutte le cartoline della Patagonia. Solo un giapponese vicino a noi non era molto convinto, mi guardava, rideva e faceva un segno con le mani una di fronte all’altra,, deduco ma non ho la certezza dicesse che erano molto piccole, ma a noi che ci frega, loro le balene le mangiano, noi le osserviamo! Bene, in bus, ora ci aspettano altre 2 ore di landa desolata per arrivare al famoso faro di Punta Delgada, e qui devo sfatare un mito per chi andrà in Penisola di Valdes e vorrà a tutti costi dormire nella Estancia del faro. Attenzione, non si dorme in un faro, il faro c’è ma è piccolissimo, la estancia è un classico resort bello ma normalissimo nei pressi del faro, dove si mangia bene l’asado, dove il posto è selvaggio e sferzato da un vento micidiale, ma chi si immagina di dormire dentro al faro se lo scordi, e poi alla sera che si fa in un posto come quello? Dopo pranzo andiamo a fare una passeggiata guidata sulla spiaggia di Punta Delgada, per vedere i leoni marini, e qui una piccola delusione ci scappa, erano tutti sdraiati e addormentati, ci siamo riempiti letteralmente di sabbia portata a raffiche dal vento e nessuno di loro ha avuto la compiacenza di aprire quegli enormi occhini per farsi fotografare. Percorriamo un breve tratto di spiaggia che porta dal ristorante al piccolo faro di cui ho già accennato, a tra costole essiccate di balena e pinne caudali di leoni marini, ci imbattiamo nella carcassa putrefatta di una balena arenata…. E abbiamo fotografato pure quella! Una visita velocissima al faro, dove si entra a turni di 4/5 per volta e sulla cui sommità abbiamo rinchiuso per punizione il Mascetti, si, il ritardatario, ma non servirà a niente| Torniamo in serara a Puerto Madrin, ora ci aspetta il meritato riposo, domattina tempo per lo shopping e nel primo pomeriggio partenza per la fine del mondo.
16 –18 Novembre: Ushuaia
Terra del fuoco, nome che come molti dicono derivi dal fatto che per segnalare la presenza della terra, gli antichi indios della zona accendessero enormi falò lungo la costa, ma comunque un luogo unico, incomparabile per bellezza e spettacolarità. Arriviamo in aeroporto zigzagando tra vette innevate di Cordigliera, e poi il Canale di Beagle, che unisce i due oceani, come inizio non c’è male. Nevica al nostro arrivo, chiaro, siamo di fronte all’Antartide. Ci trasferiamo in un simpatico hotel, il Tolkeyen che è un po’ fuori dal centro, proprio sulle rive del canale, di fronte all’aeroporto, le stanze sono spartane, ma l’accoglienza è ottima e poi esiste un comodo servizio navetta per il centro, ma è già tardi, ceniamo e poi tutti a dormire, domani ci aspetta l’escursione. E il Mascetti? Non c’è, lasciata la valigia ha già usufruito dell’ultima navetta per il centro, ma non ci preoccupiamo, domani sarà con noi, in ritardo ma ci sarà.
Ed eccoci pronti di buon mattino per l’escursione sul Canale di Beagle, il porto è nel centro della città, la giornata sembra promettere bene, il sole fa capolino tra le nuvole cariche di freddo e di neve, salpiamo e man mano che la nave si allontana da Ushuaia, ci si rende conto di quanto sia bella quest’ultima appendice di mondo, le creste innevate della Cordigliera fanno da cornice ai tetti e alle case colorate della cittadina, il faro posto all’uscita del porto da cui partono le navi rompighiaccio per l’Antartide sembra il posto ideale per collocarvi un cartello con scritto “lasciate ogni speranza o voi che uscite”…, ma poi ci si avvicina alle Isolette su cui convivono leoni marini e gabbiani, e la gita si ridimensiona, il comandante del battello è molto bravo, la gita prosegue, lo scenario è sempre più entusiasmante. Si è alzato un forte vento, e ogni tanto una spolverata di neve mista ad acqua ci fa ricordare del posto in cui siamo. Terminata la gita, si parte per il
meritato pasto, oggi mangeremo il famoso “Asado fueguinho”, ma prima l’immancabile foto davanti al cartello con scritto “Ushuaia, fin del mundo”. Delizioso l’asado, la carne di questi poveri agnellini è cotta talmente bene e lentamente che tutto il grasso cola durante la cottura, e quella che si mangia è una carne tenerissima e saporita.
Pomeriggio dedicato alla visita del Parco nazionale della Terra del fuoco, ma per carità, non andateci con il “Tren das nuves”, tanto è caratteristico il treno come mezzo meccanico, quanto è noioso e tranquillamente evitabile il viaggio fino all’ingresso del parco, conviene andare a piedi risparmiando oltretutto tempo e denaro. Il parco è sotto un punto di vista naturalistico molto interessante, curioso vedere l’enorme quantità di conigli selvatici che scorazzano tra le radure di erba verdissima. Alla fine del percorso, abbiamo un incontro simpaticissimo con una coppia di anziani toscanacci in camper , in viaggio da 4 mesi hanno già percorso quasi 4.000 km attraversando le due Americhe, come li invidiamo!
Torniamo in albergo per il meritato riposo. Il mattino seguente il tempo è orribile, neve mista a pioggia è spinta dal vento che soffia forte, speriamo che il tempo non peggiori, oggi dobbiamo partire per il Parco dos Glaciares, comunque ieri abbiamo avuto molta fortuna, oggi i battelli non effettuano escursioni nel canale, noi invece divisi in piccoli gruppi ci dedichiamo alla visita dei musei, bello quello della Terra del fuoco, proprio che la densità delle sue acque fronte al porto, molto interessante il “Presidio”, l’antico carcere dove venivano confinati i condannati ai lavori forzati, la struttura è molto ben tenuta e ricca di foto e di cimeli dell’epoca, esiste anche un’ala del penitenziario visitabile in condizioni originali.
La mattinata scorre veloce, ancora un breve giro tra le stradine di Ushuaia e quindi ritorno in albergo, da dove proseguiamo per l’aeroporto, destinazione El calafate.
Arriviamo a El Calafate in un tiepido ma ventoso pomeriggio Patagonico, la temperatura è decisamente superiore a quella che abbiamo lasciata in Terra del Fuoco, il paesaggio invece ci riporta alla sensazione di vastità e smisuratezza già provata in Penisola Valdes.
El Calafate è una graziosa cittadina con strade ordinate, ricca di strutture alberghiere, negozi, ristoranti, ed è molto cara rispetto al resto dell’Argentina. Ci sistemiamo in albergo e gustiamo la cena naturalmente e rigorosamente a base di carne. Il dolce fatto con El calafate, stuzzica la nostra curiosità, e il Mascetti che oltre che ad essere in ritardo è un tipo
Molto puntiglioso e curioso, ci rende partecipi della sua interessante scoperta, el calafate è una qualità di mirtillo molto comune in Patagonia, dal quale si fanno dolci, sorbetti, liquori, marmellate ed è usato anche come ingrediente di vari tipi di piatti Patagonici.
Il mattino seguente partiamo per l’escursione sul Lago Argentino. Il nome di questo lago deriva dal fatto che la densità delle sue acque a causa dei residui morenici è di un colore molto particolare che dal biancastro sfuma sul verde e in alcuni momenti sul color cenere.
E’ un lago molto vasto, iniziamo la navigazione su attrezzatissimi battelli verso i ghiacciai di Onelli e Usala. Ora, chi non è mai stato in Patagonia, può immaginare i ghiacciai come li abbiamo sempre visti sulle nostre montagne, quindi incastonati tra creste di vette e ad alta quota, invece i ghiacciai del Parco dos Glaciares, sono particolari perché terminano la loro discesa nel lago Argentino, ad un livello che non è molto al di sopra di quello del mare, e la sensazione di poterli vedere da pochissimi metri di distanza è sicuramente unica ed impagabile. Mentre ci avviciniamo al ghiacciao Onelli, enormi iceberg ci vengono incontro galleggiando sul lago. Il colore del ghiaccio è di un blu intenso e a volte inquietante. Il comandante è bravissimo ad accostarsi alle formazioni più imponenti verso le quali scarichiamo gran parte delle memorie delle nostre macchine digitali. Arriviamo quasi senza accorgerci alle pendici del ghiacciao Onelli, il delta di un fiume ghiacciato che termina la sua corsa nelle acque del lago. Come raccontare la sensazione senza poterlo vedere, possiamo solo pensare che quello che riesce a proporci madre natura è semplicemente straordinario. Stessa sensazione davanti al ghiacciao Usala, Dio esiste, nessun’altro avrebbe potuto inventarsi simili spettacoli. Torniamo in serata a El Calafate, siamo entusiasti di ciò che abbiamo visto, durante la cena scorriamo le foto per constatare che effettivamente abbiamo visto una cosa bellissima, e siamo tutti ansiosi di ciò che andremo a vedere domani, il famoso Glaciar Perito Moreno. Forse è stata l’unica mattina in cui tutti, e quando dico tutti intendo anche il Mascetti, sono stati puntuali o addirittura in anticipo per la partenza. Il pulman si inerpica su strade strettissime e a volte sterrate, poi la guida locale ci avvisa che stiamo per arrivare alla curva del belvedere, il primo punto di osservazione da lontano del Perito Moreno, e infatti eccoci arrivare alla famosa curva, ce ne rendiamo conto non tanto per il ghiacciaio, ma per la quantità di autobus fermi nel piazzale. Lo spettacolo è eccezionale. Da lontano vediamo nettamente la lingua ghiacciata del Perito
Moreno terminare la sua corsa nel lago Argentino. C’è un netto contrasto di colori reso ancora più marcato dalla bella giornata di sole per cui si vede il bianco del ghiacciaio contrastare con il verde della montagna, l’azzurro del cielo e l’indefinito colore del lago Argentino. Che bello, che spettacolo, chissà il resto! E infatti, arriviamo dopo pochi chilometri all’inizio del percorso che ci porterà a sfiorare il fronte del ghiacciaio. Si percorre a piedi una passerella che scorre lungo il fronte del versante sud del Perito Moreno. Vediamo un movimento frenetico di persone che puntano con i loro obiettivi l’enorme parete frastagliata del ghiacciaio, e sentiamo ogni tanto dei crepitii e dei tonfi impressionanti. La guida ci spiega che il Perito Moreno è uno dei pochi ghiacciai al mondo in costante avanzamento, questo significa che la pressione esercitata dall’enorme quantità di ghiaccio che forma i 300 chilometri quadrati del ghiacciaio, determina sia i rumori che continuamente si sentono che i famosi e filmatissimi distacchi di pezzi di ghiaccio che cadono frantumandosi nel lago sottostante. E allora tutti con il naso incollato sul mirino delle telecamere, e, neanche a dirlo siamo di nuovo fortunati, riusciamo a filmare e a fotografare due considerevoli distacchi, non molto spettacolari, ma vista la stagione, alquanto considerevoli, e tanto ci basta per renderci conto che solo questa escursione vale da sola tutto il viaggio. Restiamo ancora più di un’ora di fronte a questo impressionante spettacolo, percorriamo su e giù le passerelle rischiando spesso di cadere poiché lo sguardo era sempre rivolto verso il ghiacciaio e non dove mettevamo i piedi, poi, schiavi purtroppo degli orari dobbiamo abbandonare la scena. Manca il Mascetti, ma questa volta è assente giustificato! Pomeriggio dedicato all’escursione del versante nord del ghiacciaio. Questa escursione si effettua con il battello che si avvicina in modo impressionante al fronte nord che è spettacolare come quello sud, ma visto dal battello offre sensazioni ancora diverse. Ritorniamo a El Calafate con negli occhi ancora lo spettacolo fantastico che abbiamo visto oggi, non ci sono parole, è stato semplicemente bellissimo.
La serata scorre tranquilla, tra il rivivere l’avventura del giorno e l’immancabile dolce di el calafate. L’ultimo giorno è dedicato ad una breve ma consigliabilissima escursione, si va in 4x4 a visitare “El Balcon del Calafate”, un’emozionante avventura con delle mitiche Land Rover che si inerpicano sopra le alture sovrastanti El Calafate. Da lassù in alto lo spettacolo è veramente stupendo, si vede tutto il paese e il lago Argentino, e, sfruttando la nostra botta di fortuna che ci segue, riusciamo anche a vedere il Fitzroy nella sua semplice ma unica maestosità. Il percorso è pieno di punti panoramici dove ci si ferma per fare foto bellissime. Arrivati in cima, gli autisti ci lasciano liberi di scendere al punto di ristoro a piedi, e così facciamo, sembra di essere su Marte. Arrivati dopo pochi minuti al punto di ristoro che non è altro che una tenda ben ancorata per via del vento fortissimo, ci viene offerto the o caffè caldi e… il dolce di El Calafate!!!! Anche qui!. Ritorniamo verso l’albergo con le dovute emozioni fatteci vivere dagli esperti equipaggi delle Land Rover, ci prepariamo per proseguire il viaggio.
Eccoci in aeroporto, la prossima destinazione non è sempre inclusa nei Tour degli operatori, ma noi vogliamo proprio andare dove non vanno glia altri, e così eccoci sul volo diretto a Salta, dove arriviamo nella tarda serata. Salta si trova nel Nord –Ovest dell’Argentina, è una zona rinomata e conosciuta più per il suo ottimo vino che per le caratteristiche del suo territorio, che, credetemi sono veramente uniche.
Siamo in un ottimo Hotel nel pieno centro della città. Salta è veramente unica, gli Argentini la definiscono “La linda”, cioè bella, e hanno ragione. Il centro storico è ben tenuto e pieno di chiese e monumenti molto interessanti, esistono zone pedonali dove fare shopping a prezzi decisamente convenienti, e la gente è molto cordiale e gentile. Riusciamo a fare un giro a piedi nel centro, arrivando sino alla piazza della Cattedrale che di notte, illuminata nel mezzo della piazza è affascinante. Il giorno dopo partiamo di buon mattino per l’escursione della Quebrada di Humahuaca. Salta è il punto di partenza di una zona che a livello paesaggistico e naturalistico somiglia molto alle zone desertiche dell’Arizona, con i suoi canyon, i cactus, gli splendidi colori delle formazioni rocciose, e, la Quebrada di Humahuaca, rende perfettamente l’idea di ciò che cerco di spiegare rovistando nei miei ormai lontani ricordi. Vediamo montagne composte da strati di diversi colori che oltretutto cambiano anche con il variare della luce solare, siamo quasi a 2000 mt. Slm, ma non ci sono assolutamente problemi di assuefazione, se mai è difficile assuefarsi allo spettacolo che ci si presenta davanti, così bello, così vario. Cominciamo a vedere i primi cactus, segno del costante innalzamento del livello di altitudine, la vegetazione si fa sempre piu rada mentre sulla ns. destra continua lo spettacolo bellissimo del canyon sul fondo del quale scorre un placido torrente. Arriviamo presso i resti di un vecchio villaggio Inca, in questi luoghi l’influenza della cultura Andina è molto forte, e anche nei piccoli negozi che troviamo lungo la strada non mancano i maglioni di alpaca e i flauti andini.
Pranziamo in un tipico ristorante dove non manca l’immancabile Asado, ma anche le lenticchie in salamoia e il formaggio di capra non sono niente male. Durante il tragitto in bus. La guida locale ci indica spezzoni di roccia a cui i locali hanno dato nomi fantasiosi, come la roccia del Titanic, le Piramidi, ET, e tante altre, non so quanti di noi abbiano riconosciuto le varie situazioni descritte, ma lo spettacolo è emozionante in tutta la sua bellezza e particolarità. Ci fermiamo ancora, lungo la via del ritorno, in qualche classico Mercatino dove sono esposti monili in Rodocrosite, una pietra reperibile solo in Argentina, pietre naturali e capi d’abbigliamento in lana di Merinos. Immancabili anche i lama e i conigli selvatici che ogni tanto fanno capolino ai bordi della strada. Tornati in albergo ne approfittiamo per un altro city tour notturno, e troviamo anche l’orchestrina che suona musica tipica di fronte alla cattedrale.
Siamo tutti soddisfatti, abbiamo fatto bene ad includere Salta nel nostro Tour, andiamo a dormire per potersi alzare presto anche il giorno dopo. Ed eccoci puntuali - tranne il Mascetti - per iniziare l’ultima escursione in questa bellissima zona, quella a Cafayate, una rinomata cittadina situata in una valle ai piedi di una bellissima catena montuosa, luogo e microclima ideale per l’ottima produzione di vino locale. Infatti visitiamo una delle molte cantine del luogo e assaggiamo dei veramente ottimi vini bianche e “tinti”. Una curiosità:, è facilissimo, anzi direi quasi scontato notare nei nomi della varie cantine o parlando con il personale che ci lavora, la corrispondenza con qualche parente italiano, se non addirittura veneto, e questo ci da la “fierezza” di essere connazionali di questi ottimi imprenditori. Dopo il pranzo torniamo verso Salta sotto una pioggia insistente, la fortuna si è spazientita con noi, ma che importa, siamo sulla via del ritorno! Ultima cena a Salta, c’è ancora chi nel gruppo vorrebbe mangiare un po’ di pesce, ma in Argentina non amano cucinare il pesce,.. e allora vai con il “lomo de bife”, tanto tenero quanto gustoso.
Mattina seguente dedicata allo shopping e a preparare le valigie, si torna a Buenos Aires, abbiamo deciso di restare nella Capitale ancora 3 giorni, vogliamo scoprirla a fondo.
Arriviamo in serata in Aeroparque, l’aeroporto nazionale di Buenos Aires, l’albergo è a 15 minuti, sempre sulla 9 de Julio, infatti arriviamo in un batter d’occhio, siamo come sempre stanchi ma felici, domani scopriremo questa stupenda città.
E l’indomani è una splendida domenica di sole, dove si va la domenica a Buenos Aires? Ma è chiaro, a San Telmo, c’è la famosa fiera dei quartieri. Così, a piedi, percorrendo la 9 de Julio e attraversandola all’altezza di Defensa, arriviamo nel cuore di San Telmo. Ce ne accorgiamo dalle numerose bancarelle piene di ogni che, dalle orchestre improvvisate lungo i marciapiede, e proprio davanti ad una di esse, l”orchestra Tipica imperial” ci fermiamo per godere a fondo di quella stupenda musica che è il Tango. Molti ci avevano già spiegato che il Tango non è solo un ballo, il Tango è un sentimento, un sesto senso che ti spinge non a ballare ma a conversare con la parte più intima del tuo partner, e poi la musica frenetica e dolce delle fisarmoniche e dei violini, che cosa suprema. Acquistiamo 3 CD dell’orchestra che ci siamo fermati a guardare, e proseguiamo lungo Calle Defensa, non sapendo dove voltare lo sguardo, è tutto così incredibilmente animato e colorato, decidiamo quindi di fermarci per il pranzo, e trovandoci in Plaza Dorriego, il cuore di San Telmo, il nostro sguardo và ad una serie di piccoli balconcini al primo piano di un’edificio, dove graziose coppiette pranzano soddisfatte. E’ il ristorante “Amici Miei”, gestito da un Italo/Argentino che ha appreso l’arte culinaria nel nostro paese e la trasforma in deliziosi piatti con la varietà di ingredienti saporiti della terra Argentina. Il prezzo è normale, cioè adeguato al tipo di cucina e di servizio, ma sempre poco rapportato in Euro, pensate che abbiamo mangiato il tartufo, i ravioli, i carciofi ecc. Il pomeriggio prosegue sempre in San Telmo, alla fine, esausti, facciamo ritorno in albergo, i nostri piedi chiedono pietà!
Torniamo a tarda sera al ristorante Amici Miei, ormai siamo diventati veramente amici, ma c’è un’altra ragione che mi ha spinto a tornare in San Telmo,.. ricordate l’informazione che avevo avuto al nostro arrivo a Buenos Aires?, bene questo era il momento giusto per estrarla dal cilindro del perfetto Tour leader, tutte le domenica sera, in Plaza Dorriego, proprio davanti al ristorante, ballano il Tango e le Milongas dal vivo! E infatti, puntuale alle 21,00 un alquanto provato impianto stereo inizia a diffondere le note del Tango per tutta la piazza, e come per magia, coppie di anziani e di giovani appaiono dalle vie laterali e iniziano a volteggiare nella “pista da ballo”. E’ incredibile, sono tirati a lucido proprio come se fossero in un teatro, soprattutto le signore! Ci godiamo lo spettacolo prima di cenare, la musica del Tango ci entra nel cuore, e penso non ne uscirà più.
Penultimo giorno dedicato alla visita del Tigre, una porzione di delta del Rio della Plata, alimentata dal Rio Paranà (quello che forma le cascate di Iguaçù). Prendiamo il Tren de la Costa, un grazioso trenino che arriva fino al Tigre, qui ci imbarchiamo su un battello che percorre i canali del Rio sul quale hanno costruito ville, negozi, musei, chiese, distributori,
ecc. Praticamente chi abita qui fa una comunità a parte, e al Tigre ci si arriva solo con la barca, quindi hanno pensato bene di organizzarsi la vita. Tornati in albergo ci prepariamo per la cena che faremo verso le 19,00 perché dopo andiamo a vedere uno spettacolo di Tango al “Senor Tango”. Questo teatro è si un po’ da “turisti”, ma lo spettacolo è avvincente e vario, vale la pena vederlo.
28.11.07 RIENTRO IN ITALIA
Ebbene si, come in ogni bella storia siamo arrivati alla fine del nostro viaggio, stasera si rientra in Italia. Ci alziamo un po’ svogliati e non lo nego, anche con un velo di tristezza.
La giornata è dedicata allo shopping, a Buenos Aires si comprano bene articoli di pelle, cuoio, i famosi capi di abbigliamenti de “La Martina”, e se non altro le nostre consorti
Si svagano un po’, percorrendo “Calle Florida” il lungo e il largo.
Finiti gli interminabili controlli di Polizia, spendiamo gli ultimi Pesos al Duty free che mai fu messo in posizione tanto strategica come quello di Ezeiza, e ci accomodiamo sulle bruttissime poltrone del Gate di imbarco. Osservo i miei compagni, chi scorre le foto, chi scrive il suo personale diario, chi sonnecchia, non so cosa e per quanto porteranno con loro, dentro di loro, questo viaggio, io li ho visti sempre soddisfatti, e questa è la mia soddisfazione, non è facile organizzare un viaggio come questo, ma quando vedi che tutto sommato ce l’hai fatta, il cuore ti si riempie di gioia, pensando già al viaggio del prossimo anno. Quello che posso certamente affermare è che l’Argentina mi ha aiutato molto nella realizzazione del Tour, è un paese bellissimo, vario, unico, emozionante, io ho solo sistemato i pezzi di uno stupendo puzzle creato da Dio, andateci, non perdete questa unica ed irripetibile occasione.
Luigi Asturi & C.
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