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Il 13 novembre siamo partiti per questo lungo viaggio, così un po’ all’avventura…Il viaggio d’andata non è stato dei migliori, lunghe ore d’attesa per noi e per Sebastian che all’aeroporto ci ha aspettato per più di 4 ore!
Il 14, una giornata piovosa a Buenos Aires, abbiamo iniziato con la prima festa, in attesa di Fernando. Buenos Aires sensuale ed affascinante, si scopre la sera tra povertà, luci e tango…2 giorni sono pochi per visitarla…solo un assaggio, ma ci torneremo; ora ci aspetta la magia della Patagonia.
Il 16 sera partiamo per Trelew, atterriamo nel ‘deserto’, un qualcosa di indescrivibile ci stringe il cuore, ci siamo…è la tanto sognata Patagonia…non quella di Chatwin…la nostra…cerchiamo un mezzo per raggiungere Puerto Madryn, non è lontano, sono solo 80 km! Dopo un po’ di incertezza troviamo un taxi…certo non c’è molta scelta, non c’è nulla…solo pampa…tutta uguale a destra ed a sinistra, strade lunghe, dritte, senza fine…è incredibile…sei solo…il nulla attorno a te! L’orizzonte è bassissimo e il blu del cielo cosparso di nuvole è poesia!
Il taxista ci chiede se abbiamo un hotel, ci tardiamo a rispondere e ci propone un appartamento di una signora che conosce…traduciamo in inglese per Markus ed Andrea ed accettiamo…la signora non ha posto, ma forse una sua vicina od un’altra…entriamo in questa casa, nulla di che, ma dignitoso. Usciamo subito alla pioggia ed al vento e cerchiamo una macchina, domani ci aspettano i pinguini di Punta Tombo. Partiamo alla mattina alle 5, sono circa 200km di strada sterrata in mezzo al nulla…animali e cielo…il cuore si stringe, è incredibile esserci…pinguini, lama, cavalli, gufi, struzzi…tutto in assoluta libertà…non una casa, non una macchina…il rumore del silenzio è assordante, ma assolutamente indimenticabile…arriviamo anche a punta Lomo, siamo un po’ lontani, ma gli elefanti marini sono bellissimi…
Il giorno dopo, il 18 novembre, ci aspettano le balene. Partiamo di nuovo alle 5, ignari che sarà quella la nostra sveglia per tutti i 25 giorni. Il paesaggio è sempre lo stesso e sempre incredibilmente fantastico…altri 400 km ci aspettano…ma il viaggio con le balene alle 8 di mattina non lo scorderò mai…erano le assolute protagoniste…e poi i leoni marini, gli elefanti marini…così stanchi, ma così imponenti…
Il venerdì, il 19, dobbiamo continuare il nostro viaggio, non prima però di essere stati a Gaiman…una colonia gallese molto bella, così dice la Loonely-Planet…ci arriviamo, in bus, e ci stupiamo…c’è la prima casa della città da visitare, la posta e la prima scuola della Patagonia, il museo della spazzatura…e il palazzo del te, chiuso perché mattina!…è tutto incredibilmente strano, ma così affascinante…affascinante perché incredibilmente lontano dei nostri pensieri…affascinante perché così vicino al pensiero di questa gente che si ritrova nel silenzio di questi posti e che si stupisce per una decina di macchine in paese, che non si capacita su come si possa vivere in case a due piani…affascinante perché misterioso…
…torniamo a Trelew in tempo per l’aereo…ci spostiamo…andiamo a Bariloche, città dal suono decisamente diverso, più occidentale…sembra svizzera…qui è il lago che ci incanta…enorme e contornato da splendide montagne…è una città giovane, vive la sera…dormiamo in un carinissimo hotel sul lago…una veduta splendida, lago e cerro Catedral, non si può voler di più…abbiamo il tempo per visitare Isla Victoria, gustarci l’occhio con il Llao Llao, ed andare al monte Tronador. Un weekend rilassante, giusto prima della magnifica terra dei ghiacciai…
Lunedì 22 infatti arriviamo a El Calafate…già guardando giù dall’aeroplano lo spettacolo è unico…l’aeroporto, nuovo e…nient’altro…non sappiamo cosa ci aspetta e Fernando si informa, come arriviamo in città???...non è lontana, solo una 40 di minuti ci divide ma il bus costa (nulla se paragonato ai nostri euro, ma ora la nostra moneta è il pesos!), il taxi pure…ma Milton no, chi è?…che dire un uomo della Patagonia, assolutamente fuori dal mondo come tutto qui, assolutamente travolgente, come l’aria che respiriamo…con lui è gratis…andiamo…carichiamo i nostri pesanti zaini su una gip e saliamo…con altri ragazzi, increduli, ma fiduciosi. Fernando si siede vicino a Milton e noi dietro…un misto di spagnolo, italiano, inglese, tedesco e svedese…le voci si uniscono e i destini si incrociano…conosciamo qui i 2 ragazzi svedesi che si uniranno a noi per un po’ e che poi ritroveremo nel profondo nord…a Iguazù…ma intanto Fernando continua a parlare…condivide il nostro progetto, dovevamo prendere il bus per El Chalten, Milton l’aveva già prenotato, ma secondo lui non è un piano valido si perde tempo…arriviamo all’ostello, il suo…noi avevamo prenotato il bus, l’ostello a El Chalten e l’ostello a el calafate…ma non sarà così…qui ci raccontano la Patagonia dei Ghiacciai e ci convincono…passiamo la notte li e all’alba del giorno dopo partiamo…e il giorno dopo ancora…non ci sono parole e solo il silenzio ci fa compagnia…non il freddo, non il vento…ma il silenzio…ti trovi davanti a muri di ghiaccio e in mezzo ad iceberg…senza parole…10 ore sul tetto di una barca (e con il pensiero anche tutta la notte) o un paio di ore in mezzo ad una foresta tutta nuova…e guardi e non ti spieghi come possa essere…guardi…fotografi…guardi…è Patagonia anche questa…il ghiacciaio Upsala, Spegazzini, il Perito Moreno…quei bellissimo fiori rossi…è tutto Patagonia…incredibilmente sogno…
Il secondo giorno (il 24 novembre) torniamo a El Calafate in tempo per prendere il bus delle 18.00 per El Chalten…ce ne sono due, uno alle 6 della mattina e uno alle 6 del pomeriggio…il nostro…sono solo 200 km di strada sterrata di montagna, non c’è problema abbiamo i panini e le carte…con noi ci sono anche i due ragazzi svedesi…il paesaggio è sempre il solito incredibile deserto…ci fermiamo all’ “hotel La Leona” l’unica costruzione che troviamo nel tragitto e giochiamo a “El Sapo “…ripartiamo e a mezzanotte circa arriviamo a El Chalten, è il paese più giovane d’argentina…nato nel 1919…certo pensavamo fosse piccolo…ma così no…ora siamo veramente fuori dal mondo, non c’è il telefono, solo la connessione via satellite…Ci fermiamo al Rancho grande…fermata dell’autobus,centro degli ostelli, bar e ristorante…tutto qui…tutto qui il centro del paese, tutto qui il paese…ci carichiamo gli zaini e partiamo…non una voce, solo i nostri passi sulla ghiaia che cercano l’ostello (in realtà anche Willy, la valigia di Fernando…non è facile tirarla…)…2 o 3 quadre…non ci si può perdere…Andrea ed io lo troviamo ci facciamo dare le coperte…dopo circa un’ora ecco anche Fernando e il buon Markus. La mattina dopo sveglia alle 5, ci aspetta l’ice trekking…incredibile il Fitz Roy…incredibile l’arcobaleno che compare improvvisamente di fronte a noi…incredibile essere lì…lontano da tutti…
Il 26 novembre la nostra avventura tra i ghiacciai finisce…e ripartiamo…la fine del mondo ci aspetta…
Arriviamo a Ushuaia…ci facciamo portare in città e cerchiamo come sempre l’ostello…non è facile…ma lo troviamo ed è bello…inizia da qui la poesia di questo posto…i colori delle stanze ci fanno già sentire in una favola. A Ushuaia ti stupiscono sì il paesaggio, sì le montagne del Cile così vicine…ma nulla quanto il pensiero che dopo quel canale, il canale di Beagle, c’è il nulla…solo l’ Antartide…questa è la Terra del fuoco…pinguini, leoni marini, storie di gente che non vede l’orizzonte…è troppo basso…li la terra finisce…è la fin del mundo, si legge ovunque…la fin della ruta numero 3…el culo del mundo…el ultimo faro dell’argentina continental…flora, fauna e gente…tutto sembra avere un fascino particolare…certo provare il Mate qui, nella barca delle “tre marie”, con un capitano che sembra impersonificare la Patagonia di Chatwin, è quello che più al mondo si può desiderare…è tutto magia…sempre di più…e poi i cavalli…l’ Hestancia Harberton…è tutto incredibilmente favola…
Lunedì 29 ripartiamo…abbandoniamo la Terra del Fuoco e la Patagonia…torniamo a Buenos Aires per la notte ed alla mattina subito alle cascate di Iguazù…certo il paesaggio qui è tutto diverso…è verde…fa caldo…forse troppo per noi…umido…ma sorpresa, c’è una piscina nell’ hotel…
Il primo giorno stiamo dal lato argentino…le cascate sono immense, la potenza è incredibile…e di la c’è il brasile…e dal Brasile le vedi in tutta la loro imponenza…il rumore dell’acqua è in contrapposizione al silenzio a cui eravamo abituati…
L’occidentalità che in qualche modo avevamo trovato in quei piccoli paesi della Patagonia qui è scomparsa…qui, negli occhi dei bambini che ti chiedono un pesos, si legge la povertà, ma si respira la tranquillità di una vita serena…quella che abbiamo perso nei rumori assordanti delle nostre città…
Venerdì 3 dicembre torniamo a Buenos Aires, Sebastian ci ha già organizzato tutto…la discoteca, il Tigre e poi la Florida (la via dello shopping)…il tango…tutto nel fascino incredibile di una città che incanta…
Il viaggio è finito…non per noi, rivivrà sempre…nelle foto, nei nostri cuori, nei nostri pensieri, nel ricordo di quei giorni, nella malinconia di una cosa passata, nella serenità che solo la natura, in tutte le sue forme, può dare…in noi e dentro di noi…nella magia della Patagonia…per sempre…
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