Leggende Saltegne
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Quando cominciamo a parlare di spiriti e folletti subito vengono in mente le nostre montagne, con le storie di spiriti buoni e cattivi. A qualche viaggiatore verrà in mente il nord Europa, con le fate e gli elfi irlandesi. A chi come me ama l’America Latina possono tornare alla luce al massimo le storie dell’isola di Chiloè in Cile o quelle legate alle saghe degli dei maya e incas.
A ben pochi però verrebbe da pensare che ci sono anche delle zone dell’Argentina che possono celare misteri e storie ricche di fascino. Storie che senza dubbio possono colpire chi entra in contatto con persone che ancora le raccontano.
Nel mio ultimo viaggio mi sono spinto nel nord ovest argentino ed ho visitato questa regione rimanendo al di fuori delle città principali e vivendo più a contatto con la gente del posto.
Occupandomi di turismo responsabile mi sono venuti in aiuto tutta una serie di referenti e conoscenze di organizzazioni argentine che stanno sviluppando una forma meno invasiva di turismo (quello che tecnicamente è definito “turismo rurale” e “turismo comunitario”). Ho quindi passato circa una settimana della mia vacanza nelle valles Calchaquies vivendo assieme ad alcune famiglie del posto che si sono rivelati una vera e propria miniera di storie, racconti e leggende. Alcuni dei racconti mi sono stati fatti in prima persona da chi li ha vissuti, altri da parenti od amici, mentre altri ancora sono leggende che si tramandano.
Fra le varie presenze ricorrenti ed abbastanza comuni in questa zona abbiamo i “duendes”. Questi non sono altro che i nostri gnomi o folletti e sono degli omini abbastanza piccoli di statura e con un lungo cappello. Fra le loro caratteristiche fisiche peculiari hanno una mano di ferro ed una di lana: la mano di ferro serve loro per colpirti e punirti, mentre quella di lana la usano per accarezzarti. Quelli delle valli Calchaquies vivono di solito sotto i fichi e possono essere maschili e femminili. La loro indole è molto giocosa e di solito fanno molta amicizia con i bambini (i duendes maschi con le bambine e viceversa). Amano gli scherzi e sono molto legati al loro territorio: di solito castigano chi lo viola o cerca di rubarvi qualcosa (spesso loro custodiscono tesori). Possono però diventare buoni amici anche di adulti ed in questo caso si adoperano in vari modi per aiutarlo. Per esempio mi hanno raccontato di un anziano che ogni anno si presentava alla cantina con dell’uva per fare il vino, ma che questa persona era un povero che non possedeva terra e non aveva soldi per comprarla. Lui ha sempre sostenuto che l’uva gliela portassero dei duendes suoi amici (e nessuno ha mai denunciato dei furti d’uva).
Un tipo di duende che vive nella zona è il duendencito. Si racconta che molti anni fa morì un bambino appena nato che era stato abbandonato nel bosco. Il suo spirito invece di trapassare si trasformò in un piccolo duende che appare alle persone. Sembra che abbia una natura neutra, che non sia portatore né di cose positive né di negative. Lo zio di una delle persone che mi ha ospitato racconta di averlo visto vari anni fa. Stava aspettando degli amici che lo caricassero sul camioncino per tornare a casa dopo il lavoro ed era già buio, quando dall’erba di fianco alla strada ha sentito le urla di un neonato. Lo ha raccolto chiedendosi chi potesse abbandonare così un bimbo e ha provato a consolarlo. Quando ha visto i fanali del camioncino avvicinarsi il duendencito si è calmato, è schizzato via dalle sue braccia e poi è scappato di corsa fra l’erba. La persona che lo aveva raccolto si è spaventata moltissimo, però non gli è mai successo nulla dopo questo incontro.
Duendes ce ne sono vari tipi e vivono nei diversi settori della regione. Il coquena per esempio vive nella puna (l’altopiano a oltre 3000m che c’è al confine con la Bolivia) ed è il protettore dei lama: se qualcuno cerca di uccidere un lama senza il suo permesso (soprattutto se usa fucili od altre armi da fuoco) questo lo castiga o continua a perseguitarlo. Un altro è il Carboncillo: si dice che questo sia sempre un duende che vive sulle montagne e che protegga un tesoro. A chi cerca di rubarglielo lui porta via la vista, però con offerte e sacrifici può anche premiarti donando la vista a chi l’ha perduta.
Una versione di duende un poco differente è il Pila. Ha una statura un poco più alta di un duende normale ed ha la caratteristica di essere completamente nudo ma di avere la pelle che sembra fatta come di gomma. Non esistono leggende sopra il Pila, ma ci sono un paio di racconti di gente che l’ha visto. Un parente di una mia ospite vari anni fa raccontò di aver trovato, dopo uno smottamento di una collinetta a seguito di una piena, un piccolo tesoro di monete d’oro. Non poteva però prenderlo perché c’era il Pila che lo castigava e non lo lasciava lavorare. Lui con un bastone lo teneva lontano ma aveva bisogno di una persona che lo aiutasse. Una volta tornato sul posto però non trovò più nulla. Un secondo avvistamento fu fatto alcuni anni fa da un paio di persone che stavano facendo una escursione sul cerro Zorrito (una montagna della zona su cui torneremo perché riserva molte sorprese…): guardando verso il basso scorsero la figura del Pila che stava attraversando una valletta con una anfora sulla testa. Lo videro passare un paio di volte che faceva avanti e indietro. Pensando di aver scoperto il posto dove veniva nascosto il suo tesoro scesero, ma giunti sul posto dell’avvistamento non trovarono nulla.
Con il Pila abbiamo introdotto il tema dei tesori, che è molto ampio. Qui però va fatta una introduzione per capire meglio il contesto in cui sono calati i racconti. Le valli Calchaquies sono valli fertili al confine con la zona semiarida che si trasforma verso il Cile nel deserto di Atacama. Sono quindi valli popolate da migliaia di anni da popolazioni differenti. Verso ovest le valli confinano con il Cile, verso nord la valle de las Conchas le collega con la zona fertile di Salta, la yungas di Jujuy e poi con il passo verso la Bolivia. Verso sud sfociano verso la zona di Mendoza e verso la pampa. Sono da sempre state quindi un crocevia naturale fra zone molto distante e differenti.
Da migliaia di anni prima di Colombo le valli furono colonizzate dalle popolazioni diaguita che crearono villaggi e città importanti accumulandovi tesori e ricchezze (spesso interrate coi morti). Durante la calata degli incas questa zona passò sotto il loro impero e costoro portarono nuove ricchezze. Gli spagnoli percorsero poi questa strada sia coi conquistadores prima, sia coi coloni ed i missionari poi. Durante tutta l’età moderna poi queste furono terre di confine teatro di battaglie e scontri fra le neonate nazioni sudamericane. È quindi evidente come in un tale contesto i ritrovamenti di oggetti preziosi non sia da considerare un fatto così improbabile e leggendario.
I tesori più importanti che si dice giacciano in questa zona sono sostanzialmente tre. Il più antico risale all’epoca dei conquistadores. Si racconta che quando Atahuallpa (l’ultimo Inca, cioè l’imperatore) fu catturato dai conquistadores furono mandati emissari nelle 4 province dell’impero affinché raccogliessero un riscatto in oro per la liberazione del sovrano. In questa zona fu raccolto un importante tesoro, ma dopo poco arrivò un secondo messaggero dicendo che Atahuallpa era stato decapitato e i conquistadores stavano arrivando: bisognava prepararsi alla difesa senza quartiere perché gli spagnoli venivano per saccheggiare tutto il possibile. Il tesoro fu nascosto e mai più ritrovato.
Un secondo tesoro risale al tempo della colonia. Sembra che da queste valli sia passata una carovana del vicerè del Perù che stava portando sacchi d’oro ed argento dalle miniere fino alla costa. Questa carovana si perdette fra le valli e montagne ed anche di questo tesoro non si ebbe più notizia. Sorte analoga sembra che sia passata ad una carovana dei gesuiti passata durante il periodo delle missioni. Anche loro stavano trasportando oro ed oggetti preziosi quando non se ne seppe più nulla: perduti oppure attaccati da briganti.
Esistono poi dei tesori più piccoli che hanno origini meno importanti. Innanzi tutto abbiamo la tradizione incaica e preincaica di interrare i morti con i loro oggetti (fra cui molto oro, dato che qui in America era molto più comune che in Europa). Poi ci fu l’abitudine di nascondere le cose preziose sia da parte dei popoli originari (per nasconderli dai conquistadores) che dei coloni (per nasconderli dai briganti). Tutto questo ha creato una miriade di minitesori sparsi per le montagne con tutto il loro corollario di leggende.
I tapados sono fra questi: nella maggior parte dei casi sono vasi coperti da un tappo di pietra (questo era uno dei metodi di interramento tradizionali dei popoli preincaici) e contengono oggetti d’oro o monete. Secondo la tradizione sono indicati da fuochi fatui o luci sospese vicine al terreno. Queste luci non appaiono a tutti e chi li vede deve farsi coraggio e piantare il proprio coltello nel terreno nel punto dell’apparizione. Il giorno dopo deve tornare sul posto da solo e scavare e troverà il tesoro.
Una variante sono i farol. In questo caso la luce (che poi sarebbe lo spirito del trapassato) non è ferma nel luogo del tesoro ma si muove. Di solito si pone a fianco della persona nel suo cammino e lo porta fino al posto dove è nascosto il tesoro. A volte può prendere la forma di un piccolo animale. È sempre importante non affrontare la luce o parlarle, ma lasciarsi guidare da lei al posto del tesoro, poi come per i tapados si segna il punto con il coltello e si torna il giorno dopo.
Il tesoro importante degli incas invece si dice sia sepolto sul Cerro Zorrito. Il nome della montagna deriva da una volpe (in spagnolo zorro) tutta d’oro che si dice appaia sul monte di tanto in tanto ed indichi al fortunato che la vede il punto dove debba scavare.
Se le storie di tesori vi intrigano ma le ritenete tutte fandonie è quindi venuto il momento di tornare a qualcosa di più concreto. Parliamo quindi di UFO. Un paio di anni fa sembra che siano atterrati in un paesino vicino a Cafayate tre dischi volanti da cui sono scesi alcuni omini di bassa statura (…e non li vogliamo legare al Pila?). Molte persone li hanno visti, ma la notizia è stata accolta generalmente da scetticismo. Però per strada la notte non si è vista girare un’anima per mesi…
Qui gli avvistamenti di dischi volanti sono sempre stati molto frequenti. Tante persone dicono di avere visto oggetti luminosi muoversi nei cieli delle valli. L’aria tersa e la poca illuminazione della zona aiutano molto a distinguere un disco volante nel cielo. Gli avvistamenti sono molto frequenti nella zona della diga. Questa è una diga artificiale costruita per irrigare la zona dei vigneti: da un paesino a monte della diga dicono che sia molto frequente vedere questi dischi luminosi che scendono a pelo dell’acqua e poi ripartono.
Una leggenda che mi ha raccontato una famiglia in cui ho alloggiato (anche se ero nella quebrada de Humahuaca) va a rafforzare l’idea di un posto privilegiato di contatto per i dischi volanti. Questa famiglia risiede di fianco ad una collina dove ci sono i resti di una antica cittadina preincaica. Su una pietra si trova inciso un petroglifo che rappresenta due cerchi (uno più grande ed uno un po’ più piccolo) uniti da due rette. A fianco è inciso un piccolo oggetto a forma di mandorla. La interpretazione classica che si sono sempre tramandati è che il disegno riproduca la Terra ed un altro pianeta (Marte) uniti tramite dei dischi volanti.
Lasciando gli altri pianeti e torniamo alle anime del posto, dato che sembrano molto irrequiete. Qui torniamo subito al Cerro Zorrito, che è sempre un fulcro importante delle storie. Sembra che sia abbastanza comune per la gente che di notte si trova ad essere da sola sulla montagna di sentire voci e soprattutto urla. Le più comuni sono urla come di persone che stiano scendendo di corsa per i fianchi della montagna: forse spiriti di guerrieri morti durante una delle varie battaglie.
Amici di alcuni dei miei ospiti hanno raccontato anche un’altra storia. Avevano deciso di festeggiare il compleanno di un amico facendo una festa sulla montagna e dormendo in tenda. Salgono col fuoristrada e piantano la tenda. Gli amici dopo la festa tornano in paese e loro due rimangono lì da soli. Dopo un poco sentono il rumore di voci e di persone come se ci fosse una processione che sta passando a fianco o addirittura dentro alla tenda. Escono e non vedono nulla: caricano tenda e cose sul fuoristrada di corsa e scendono in città terrorizzati.
Esistono anche spiriti più famosi che ogni tanto riappaiono alle persone che girano sole di notte. Uno è quello della viuda negra. Questa era una vedova morta anni fa il cui spirito (non so perché) vaga sulla terra. Molto divertente il racconto di un amico del mio ospite che dice di averla incontrata anni fa quando era più giovane. Stava tornando a casa in bicicletta quando ha sentito la bici farsi molto pesante come se stesse pedalando nella sabbia. Si volta e vede seduta sul portapacchi dietro di lui questa figura di donna dalla pelle bianca e vestita tutta di nero. Terrorizzato è scappato a casa. Forse la stessa anima di donna è quella che è apparsa piangente in centro a San Carlos alcuni anni fa.
Un'altra donna dannata è la mulanima. Si racconta che questo sia lo spirito di una donna che commise anni fa il peccato di andare a letto con un prete. Da allora vaga sulla terra sotto forma di una mula con il visto di donna e può apparire agli uomini che girano la notte da soli. Ha dei finimenti tutti d’oro ed una catena d’oro che la tiene legata: un temerario che vincesse la paura dell’incontro e gli togliesse i finimenti e spezzasse la catena la libererebbe e potrebbe andare in paradiso. È curioso notare come il prete non sia costretto a vagare sulla terra… in compenso di mulanime ce ne sono più di una e si ritrovano tutti gli anni in una notte particolare presso una chiesa della valle.
Molte anime varie è probabilmente possibile trovarle presso la Salamanca. Una salamanca è il posto dove risiede il diavolo. Sotto il Cerro Zorrito c’è una piccola valle dove si dice ci sia una salamanca. Tutti gli anni per carnevale si sente arrivare da questa una musica di festa. Chi entrasse durante la festa verrebbe irretito da balli, donne, vino e musica. Perderebbe però l’anima e non potrebbe uscirne mai più.
Un ultimo spirito che si trova in questa zona è quello di una sirena. Va detto che queste valli sono fertili nel fondovalle grazie a piccoli fiumi che vi scorrono, ma le pendici delle montagne sono abbastanza brulle. È quindi curioso trovare una sirena in un posto tanto secco. Vicino a Corralito però c’è una collinetta alle cui falde sgorga un’acqua termale calda. Sembra sia stata vista più volte a fianco della sorgente una donna che guardava nell’acqua e si pensa possa essere una sirena che protegge la fonte.
Siamo quasi alla fine di questo mio lungo racconto di storie e leggende di questo angolo di mondo. Ce ne sono altre che mi hanno raccontato od accennato ma che ho scordato o non saprei riferirvi esattamente. Uno dei fatti più curiosi di cui mi hanno parlato è su un albero di fianco ad una delle case in cui ho alloggiato. È un albero comune della zona e non ha nulla di insolito rispetto agli altri a prima vista: è di sicuro molto vecchio ed è molto inclinato sulla strada (la famosa Ruta 40). Tutti quelli che abitano nella casa mi dicono che quando passano la notte sotto questo albero cade sempre qualcosa. Spesso un po’ di terra, un rametto od un sasso. Loro però non hanno mai visto animali o uccelli muoversi mentre passavano e di giorno hanno controllato che non ci fossero nidi o tane.
Ovviamente non hanno trovato nulla, ma la terra continua a cadergli in testa ogni volta.
A poco più di cento metri dalla loro casa in mezzo alle montagne dove io dormivo solo soletto nella mia stanza.
Dite che mi sia fatto suggestionare?
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