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I quokkas, Carneadi d'Australia....

di Magellano Contatta l'autore

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“Carneade. Chi era costui?” Così recitava Don Abbondio nel celebre romanzo manzoniano “I promessi sposi” e così, molto spesso, alcuni citano questo povero filosofo greco, reo di non avere conosciuto la stessa gloria di Socrate o Platone, quando si imbattono in qualcosa di sconosciuto….
Ebbene, il Western Australia cela tra le sue terre uno dei più simpatici Carneadi del mondo animale, il Quokka. Alzi la mano chi lo conosce o lo conosceva prima di interessarsi dell’Australia.
Molto spesso neppure chi c’è stato sa della sua esistenza!
Ma andiamo con ordine e proviamo a tracciare un ipotetico viaggio di tre settimane alla scoperta non solo di questo, ma di altri animali e luoghi sconosciuti o quasi che il Western Australia saprà svelare ai viaggiatori curiosi.

Cominciamo da una delle città meno conosciuti del Paese, Perth: è probabilmente la città più vivibile d’Australia (detto da uno nato a Sydney suona come un giudizio quantomeno imparziale!)
Qui lostress non è di casa, ed anche camminando nelle vie del centro durante le ore di punta si ha la sensazione che la gente non abbia poi tutto sommato questa gran fretta.
La città merita due o tre giorni, non tanto per visitare qualcosa di particolare (qualsiasi edificio “storico” farebbe sicuramente sorridere noi Europei, che cambieremmo seduta stante il termine “storico” con “neppure tanto vecchio”, in qualsiasi parte d’Australia!), ma per il gusto di fare un po’ di shopping tra gli attrezzatissimi negozi che vendono equipaggiamenti “outdoor” e passeggiare tra le ordinate e pulite vie pedonali del centro.
Dunque, se shopping deve essere, lasciamolo per la fine del viaggio.
Come fare quindi per andare a scoprire questi fantomatici quokkas?Semplice, anzi, semplicissimo. Nulla di avventuroso. Basta prendere un biglietto per la barca che va a Rottnest dal porto di Perth (o di Freemantle). Rottnest è una paradisiaca isoletta ad un paio di ore di navigazione di Perth: non è neppure sufficientemente distante da non poter più distinguere lo skyline della città, quasi a ricordare che un luogo con oltre un milione di abitanti veglia su questa isoletta semi deserta.

Appena sbarcati si scopre che Rottnest è percorribile solo in bicicletta o a piedi: sconsiglio il giro a piedi , non perché i famigerati e ancora misteriosi quokkas vi possano sbranare, ma semplicemente perché l’isola non è poi piccolissima.
Optate dunque per la bicicletta, dato che siamo nella terra del popolo più sportivo del mondo, e trascurate il piccolo bus che effettua il giro dell’isola, preso d’assalto (???) dai vecchietti.
Affittare il mezzo non è un problema, e non è un problema neppure girare l’isola perché vi è praticamente una sola strada che corre intorno alla costa.

Poche pedalate e l’arcano è svelato: i quokkas abbondano e le biciclette sono per loro portatori di una semplice equazione: bicicletta= turista= possibilità di mangiare qualcosa. Dunque non passerà molto tempo che vedrete spuntare delle sagome marroni che si avvicinano neppure tanto furtivamente al ciglio della strada e attenderanno il vostro passaggio con occhi colmi di speranza. Come non ripagare la loro fiducia con una sosta?
Visti da vicino i quokkas (Setonix Brachyurus) altro non sono che dei marsupiali che potrete vedere solo qui o a Bald Island (e in alcune altre zone del sud-ovest dove si sta tentando il ripopolamento per preservarli da eventuali epidemie): unica cosa sgradevole è forse la coda che somiglia a quella di un enorme ratto e tale deve essere apparso ai primi navigatori Olandesi che arrivarono da queste parti (parecchie decine d’anni prima di Cook, che quindi non scoprì un bel niente, ma cosa ci hanno insegnato a scuola??) che chiamarono l’isola Rattenest, ovvero “nido di ratti” in olandese. 400 anni dopo il nome dell’isola non è quasi cambiato, a parte la solito storpiatura linguistica, ma è cambiata molto la definizione di questi simpatici marsupiali.
I quokkas sono abituati agli umani e non sarà un problema toccarli ed accarezzarli. Non dimenticate però che il loro unico scopo sarà quello di rimediare un po’ di cibo: sono infatti ghiottissimi di pane come tutti i marsupiali! Non sarebbe consentito dar loro da mangiare, soprattutto perché alimenti come il pane tendono a rovinare la loro dieta ma soprattutto i loro denti. Peccato, perchè la tentazione sarebbe davvero forte! Attenzione a non dimenticare però la colazione incustodita perché i simpatici ribaldi non hanno paura di nulla e addocchieranno subito il cestino della bicicletta, da raggiungere in un batter d’occhio, mentre i loro complici vi distraggono. Un perfetto gioco di squadra….

Questi piccoli marsupiali non sono comunque l’unica attrazione di Rottnest: girando per l’isola si trovano delle spiagge stupende: Salmon bay, in particolare, deve il suo nome al delicato color salmone della sabbia. Anche il nome di questa spiaggia evidenzia il famoso senso pratico degli Australiani: capita spesso durante un viaggio in questo Paese di trovarsi al cospetto di luoghi dal nome tanto semplice quanto descrittivo: Perpendicolar point, Useless loop, Lake disappointment – ovviamente un lago asciutto!-, etc….
Con un po’ di fortuna può capitare anche di trovare, a pochi passi dalle spiagge frequentate dai surfisti, dei nidi di aquile pescatrici (Pandion Haliaetus) che osservano divertite e per nulla impaurite quei buffi bipedi che passano ore e ore a cavallo di una tavola, sprofondando in continuazione nell’acqua e senza mai riemergere neppure con un pesce in bocca o negli artigli…Che spreco di energia, penseranno!

Il Western Australia merita certamente il titolo di patria delle stranezze d’Australia, dunque continuiamo il viaggio per scoprirne altre: noleggiate la macchina e, dopo una puntatina a sud, verso Margaret River con le sue splendide coste ed il mare ruggente, paradiso dei velisti, non mancate di visitare qualcuna delle splendide aziende vinicole (ehm… chi scrive è un enologo, chiedo venia per questa divagazione ma davvero vale la pena visitarne almeno una, parola di esperto). Il giro a sud potrebbe terminare con la spettacolare Valley of Giants tree top walk, una spettacolare passeggiata su una passerella a 40 metri di altezza, sulla cima di alberi maestosi. Si trova vicino alla cittadina di Denmark.
Torniamo indietro e dirigiamoci ad ovest, dove a poche ore di auto dalla capitale (un’inezia, viste le distanze Australiane!) vi è una stranissima formazione rocciosa chiamata Wave Rock.
Il sito, portato alla notorietà da un fotografo alcune decine di anni or sono, altro non è che un enorme blocco granitico modellato dai venti, i quali lo hanno scolpito nel corso dei secoli, dandogli la forma di una gigantesca onda. A poche centinaia di metri dall’onda, attrazione principale, si possono vedere altre curiose formazioni rocciose, tra cui l’altrettanto famoso “sbadiglio di ippopotamo”. Somigliante, davvero.
Vicino al parcheggio, un bar con un recinto di Koala. I koala, adorabili peluche, non vivono nel Western Australia se non in alcune aree controllate, per cui per chi non li ha mai visti questa può essere la sola occasione.
Viaggiando invece verso nord le possibilità sono molteplici. Sempre per gli appassionati di animali non va dimenticato che se non è facile trovare i koala in questa parte d’Australia è invece facilissimo imbattersi nei canguri. Ecco una dritta interessante per chi vuole vederne parecchi da vicino: a Yanchep, cittadina di mare a 50 Km. da Perth c’è un golf club che la mattina presto e la sera al crepuscolo viene invaso da decine – a volte centinaia- di canguri. Ghiotti dell’erbetta fresca del campo fungono da falciatrice naturale! L’ideale è prendere alloggio in uno degli alberghi vicino al campo e magari farsi prestare una sacca da golf dai gestori: non per giocare, ma per camminare ai bordi del campo. I canguri, infatti, sono abituati a vedere i giocatori di golf e si lasciano avvicinare a poche decine di metri solo da loro. Chi è sprovvisto di sacca da golf (elemento base di riconoscimento) li vedrà scappare molto ma molto prima. Provare per credere!
I canguri che si vedono da queste parti sono principalmente canguri rossi: in Australia ci sono oltre 50 specie di questi marsupiali con dimensioni che vanno dai pochi centimetri ai 3 metri, coda compresa. Hanno nomi tra i più disparati che spesso richiamano forme e colori: topocanguro, canguro-cane, canguro grigio, etc….

Non meno strano del Wave Rock è il deserto dei pinnacoli., all’interno del Nambang National Park, sulla strada che prosegue verso il nord. Quando si parla di deserti l’immaginazione corre verso spazi sconfinati, dune insormontabili, paesaggi estremi: niente di tutto questo. Il Pinnacle desert è grande appena 400 Ettari, una vera stranezza geologica: una piccola distesa di sabbia gialla ( sì, gialla, sembra farina per polenta!) punteggiata di colonne silicee delle quali non è ancora ben chiara l’origine.
Si può tranquiillamente camminare tra le piccole dune e le torri naturali, assaporando, soprattutto al mattino presto, il silenzio del luogo. Sì perché anche qui, come in tutto il Western Australia, la folla non è di casa. Ogni anno arrivano da queste parti 150.000 visitatori, una media di circa 400 al giorno, quanti ne scarica un solo boeing in una delle nostre città turistiche.

Il Pinnacle desert abbonda di vita animale. Con un po’ di attenzione e fortuna si può avvistare la blue tongue lizard, (Tiliqua occipitalis), un lucertolone dalla stranissima lingua blu. Se si infila tra i cespugli astenetevi tuttavia dall’inseguirla, perchè questa lucertola ha lo stesso habitat di un paio di pericolose serpi. A proposito di deserti, una delle creature più strane Australiane (titolo conteso da non pochi animali!) sono senza dubbio le formiche del miele: questo minuscolo animale si è adattato alla difficilissima vita nel deserto in maniera piuttosto singolare: in presenza d’acqua ne assumono una tale quantità da gonfiare la parte finale del loro corpo come una vero e proprio pallone. Impressionante. Gli aborigeni ne sono ghiottissimi perché si sfamano e dissetano allo stesso tempo. Contenti loro… Hanno una tecnica pressoché unica per scovarle, le “sentono” appoggiando le mani al suolo.
Il giallo della sabbia del Pinnacle desert contrasta con la spiaggia di un bianco accecante che si trova a pochi chilometri di distanza e che addirittura si scorge da questo deserto formato tascabile. Chilometri e chilometri di spiaggia deserta o quasi sono cosa normale da queste parti. Una vera “noia” per i locali, che vivono la spiaggia spesso in maniera diversa da come siamo abituati noi: dove è concesso le percorrono con i mezzi più strani, dalle moto ai side-car, dai pick up modificati e trasformati in bar, alle auto con nientemeno che un divano montato sopra!

Anche per gli appassionati di flora da queste parti c’è di che sbizzarirsi: a settembre, per esempio, le strade sono costellate di giganteschi arbusti di mimose: le stagioni qui sono rovesciate, quindi quel che da noi fiorisce a marzo, lì fiorisce a settembre. Non mancano le specie autoctone, a cominciare dalla Banksia (fu il primo fiore sconosciuto ad essere scoperto da Banks, il botanico che accompagnava il capitano Cook durante le prime esplorazioni del nuovo continente. Vi era una tale diversità che deve essersi sentito come un bambino con le mani nel vasetto di marmellata…..), oppure lo stranissimo pisello di Sturt.

Ma uno dei “must” del viaggio verso nord è senza dubbio la famosissima Monkey Mia a “solo” un giorno di viaggio (e circa 800 km) dalla capitale dello Strato. Pur essendo una località famosa, anche questa spiaggia è ben lontana dai nostri standard di affollamento. La prima volta che il sottoscritto l’ha visitata, nel lontano 1989, eravamo quattro gatti e i delfini si potevano toccare senza nessun problema.
Ora, dato il costante aumento di visitatori, i rangers pongono delle limitazioni, ma l’esperienza è comunque notevole. Vedere dei delfini totalmente liberi venire fino a pochi passi da voi è sempre emozionante. Il loro numero può variare, di solito sono 7 o 8, e sono tutti chiamati per nome dai rangers. Ultimamente sono venuti alla ribalta altri siti in cui i delfini sono stati abituati dai locali a venire a riva, grazie a delle strategiche offerte di pesce fresco, quindi basta solo cercarli…. In ogni caso a Monkey Mia non si va solo per i delfini. Alcuni catamarani da contattare in loco organizzano delle uscite alla ricerca del Dugongo ( Dugong dugon: uno schivo mammifero marino che alimentò il mito delle sirene, ormai in via d’estinzione); a qualche chilometro di distanza potete ammirare la straordinaria Shell Beach, (ricordate? Gli Australiani sono pratici e descrittivi!) una spiaggia formata solo da piccole conchigliette bianche: niente sabbia, niente roccia, ma solo metri e metri in profondità di conchiglie bianche grandi quanto un’unghia!

Ancora, vicino a Denham, la sagra delle stranezze continua: ci sono gli stromatoliti, dei veri e propri fossili viventi. Da lontano sembrano rocce, ma sono in realtà delle gigantesche colonie di cianobatteri, secondo alcuni la più antica forma esistente di esseri viventi. Un’emozione, per gli addetti ai lavori, una piccola delusione per i comuni mortali che si aspettano chissà quale stranezza morfologica…. Mi limito a riportare il commento di una locale: “saranno anche belli e importanti, ma io preferisco il più moderno colosseo in Italia”! Insomma, gli ennesimi Carneadi d’Australia a volte non entusiasmano.

Durante i trasferimenti on the road occhio ai bordi dell’asfalto: si possono avvistare, con un po’ di fortuna – ma è meno difficile di quel che si creda – il diavolo spinoso o Molocco (Moloch horridus)
Il nome non gli rende giustizia, dato che è totalmente innocuo per l’uomo e una vera calamità solo per le formiche che si imbattono nella sua strada. E’ un rettile, di colore giallo-marrone, dotato di piccole escrescenze cornee dall’aspetto effettivamente un po’ inquietante. Se lo si trova si può tranquillamente prenderlo in mano : è molto probabile che lui non si muova: forse nella sua testolina è convinto di averci ingannato e di sembrare ai nostri occhi un rametto spezzato…. Depositarlo sul bordo estremo della strada può a volte salvargli la vita ed evitargli di essere schiacciato delle auto. Benché il diavolo possa essere maneggiato senza problemi, non bisogna dimenticare che non è certamente cosa saggia raccogliere altri animali!. L’Australia è famosa per la pericolosità della sua fauna (9 delle 15 specie più velenose di animali vivono in Australia). Quindi alla larga da serpenti, ragni, meduse, strani pesci o riconoscibilissimi coccodrilli e squali! Tra le specie più pericolose il black snake, il brown snake ( si dice che uno sia un po’ sordo, l’altro un po’ cieco, quindi uno non vi sente arrivare, l’altro non vi sente arrivare, che sfiga!), il Tiger Snake, il Taipan,tutti i serpenti marini, la vespa di mare, il conus (una conchiglia)il ragno topo, il funnel web spider, il redback spider, il white tailed spider …e via dicendo. Viene da chiedersi: ma l’Australia non doveva essere un paradiso??? Per le specie pericolose lo è di certo!. Tuttavia non è il caso di farsi rovinare la vacanza da queste informazioni anche perché (se può consolare) alcune di queste specie si trovano in altre parti d’Australia e non qui. In ogni caso, le più elementari norme di buon senso faranno evitare brutti incontri: ci sono Australiani che non hanno mai visto nella loro vita molti di questi animali.

Viaggiando ancora più a nord arriviamo alla regione del Ningaloo Marine Park e qui ci aspetta una delle indiscusse meraviglie del Western Australia: una barriera corallina senza dubbio più piccola e meno conosciuta di quella della costa est ma con dei grandissimi vantaggi: è ugualmente bella, è meno affollata, è facilmente accessibile dalla spiaggia, al contrario della più famosa. Le strutture circostanti sono meno costose, la zona è meno turistica…. È ancora troppo poco?
La barriera è 10 volte più piccola di quella più famosa del Queensland (solo 260 Km di lunghezza) ma è una vera meraviglia per gli appassionati e non. Per chi ha più tempo, non va persa l’opportunità di nuotare con lo squalo balena, il pesce più grande del mondo: lungo fino a 18 metri, può pesare anche 10 tonnellate. Anche lui è totalmente inoffensivo tanto che se viene attaccato non tenta neppure di difendersi!
Proseguendo ancora verso nord si entra nel Kimberley, il vero “far west” dell’Australia. I locali la definiscono “the last frontier” ed hanno davvero ragione. Se qualcuno vuole farsi settimane intere viaggiando in jeep senza incontrare nessuno, bene, questo è il posto giusto. Ovviamente la cosa va organizzata con serietà. Il motto del Kimberley – mutuato dall’Australia intera - è “qui, a piedi, non si va da nessuna parte” , ma anche in auto bisogna stare bene attenti a quel che si fa. Troppi sciocchi faciloni sono morti o hanno rischiato di farlo perché si sono persi nel meraviglioso ma pericoloso bush Australiano.
Se da queste parti vi capita di vedere, presso qualche biforcazione della strada o della pista, un’accozzaglia di bidoni, vecchi frigoriferi, casse di varie forme e dimensioni appese ad un palo, niente paura: sono le cassette delle lettere dei locali. Del resto i poveri postini non possono sempre farsi, per esempio. 35 miglia per raggiungere una fattoria, altre 40 per la seconda e poi 70 per la terza. Molto meglio piazzare le cassette, spesso decisamente folkloristiche, all’incrocio della strada principale e lasciare che i proprietari vengano a prendersi la posta, magari una volta alla settimana!! Niente di strano per un Paese dove esiste la scuola via radio e il “Royal Flying Doctor Service”, che utilizza gli aerei al posto delle ambulanze (e che copre quasi l’80% del territorio nazionale).

L’ultima tappa del viaggio è nel cuore del Kimberley: Broome o soprattutto Kununurra costituiscono una base ideale per chi vuole visitare una delle principali bellezze del Kimberley, le Bungle Bungle (Purnululu è il nome aborigeno), praticamente sconosciute al mondo e alla maggior parte degli Australiani fino al 1982, quando un documentario sull’allevamento delle vacche del luogo le ha portate alla ribalta. Sono degli enormi panettoni silicei, fragilissimi dal punto di vista geologico, di colore arancione, con ampie striature nere e grigie. Non mi soffermo su come si sono formate dal punto di vista geologico, ma mi limito a segnalare che anche qui, ancor di più che da altre parti, il turismo di massa non è di casa, e i locali non lo spingono più di tanto, proprio perché per la fragilità del sistema un forte impatto turistico sarebbe devastante. Solo gli aborigeni possono andare dove vogliono, all’interno del parco (il loro rispetto per la natura è al di sopra di qualunque sospetto) mentre i visitatori vengono incanalati su alcune delle zone più spettacolari e controllati da vicino dai Rangers. Il posto è sensazionale! Chi scrive ci è stato la prima volta nell’89. Non più di 8.000 visitatori l’anno a quel tempo, qualche migliaio in più nel 98 (seconda visita) , ora saranno un po’ di più ma anche qui dubito che si possa essere disturbati dalla folla..…

Attenzione perché questo parco nazionale è aperto solo da aprile a novembre: nell’estate Australe le piogge torrenziali e le temperature estreme non permettono la visita……
Per gli amanti del mare è senza dubbio consigliabile alloggiare a Broome: cittadina al centro della pesca delle perle ha un curioso cimitero pieno di giapponesi (i migliori pescatori di perle al mondo), un interessante sito dove si possono ammirare le orme dei dinosauri a poca distanza, ma soprattutto a pochi chilometri si trova la fantastica Cable Beach, una spiaggia lunga più di 20 chilometri: nulla di strano per gli standard Australiani, visto che si trova a poca distanza dalla Seventy-Miles Beach! E’ considerata una delle spiagge più belle del mondo. Chi invece alloggia a Kununurra, il paese più vicino al parco (“solo” 5 ore di viaggio!) può provare l’emozione di nuotare nel lago infestato da coccodrilli di acqua dolce. Molto più scostanti dei temibilissimi coccodrilli d’acqua salata, questi rettili sembrano non essere un pericolo per l’uomo, a detta dei locali, molti dei quali non disdegnano il bagno in queste acque. Io ho declinato l’invito: se questa è vigliaccheria, ebbene sì, sono un codardo e neppure pentito!

Arrivare fino a Broome in auto, partendo da Perth, è già una bella impresa, quindi ci sono già tutti gli elementi per un viaggio a mio parere indimenticabile. Spero che questo piccolo diario serva a dare un’idea di quanto valga la pena organizzare un viaggio in Western Australia: ovviamente c’è anche molto altro da vedere, ma servirebbe un libro per poter descrivere tutto: da persona innamorata dell’Australia sarei felice se solo fossi riuscito a trasmettere vagamente l’impressione che questo sia davvero un angolo di mondo che vale la pena essere visitato ma soprattutto visitato, conosciuto e soprattutto preservato: di sicuro, al ritorno a casa, esisteranno per il viaggiatore molti meno Carneadi della natura!

Consigli utili:

Tempo per effettuare questo viaggio: almeno 3 settimane
Distanze: notevoli, basti pensare che tra Perth e Kununurra ci sono 3330 kilometri (pari a 37 ore di guida circa). Se poi si considerano anche le escursioni verso sud (Margaret River) e ovest ( Wave Rock) e deviazioni varie considerare non meno di 6.000 km. Ammesso che a Kununurra o a Broome lasciate la macchina e torniate in aereo….. (consigliato) .

Difficoltà: non è un viaggio difficile se ci si limita all’itinerario principale. Se si vogliono invece lasciare le strade principali per escursioni nel Bush le cose cambiano. Attenzione: non improvvisare nulla, il bush Australiano non va sottovalutato! Organizzarsi adeguatamente, meglio avere due mezzi e partire con abbondanti scorte di benzina (eventualmente pezzi di ricambio) e acqua. In alcune zone è indispensabile lasciar detto ai rangers locali l’itinerario. Ricordarsi che per eventuali spedizioni di soccorso viene presentato il conto!!

Pericoli: benché l’elenco degli animali pericolosi sia lunghissimo (pesci, rettili, anfibi) in Australia i decessi per morsi di animali o attacchi di coccodrilli sono tutto sommato limitati. Molto spesso non è l’animale ad essere assassino è il turista ad essere un po’ pirla! Quindi niente bagni ristoratori nei fiumi o nei mari senza aver prima consultato i locali. Evitare le passeggiate nei boschi se non si hanno scarpe adeguate, sbattere sempre le scarpe prima di metterle se sono rimaste ad esempio fuori dalla tenda (il redback spider adora i posti puzzolenti quindi attenti anche alle latrine all’aperto), e, dovrebbe essere inutile raccomandarlo ma c’è sempre il “coraggioso” di turno, evitare di infilare le mani in qualsiasi buco.
Il pericolo maggiore resta comunque l’incidente stradale per sonno o stanchezza. Le strade sono poco trafficate e lunghissime, proprio per questo il colpo di sonno è sempre in agguato.
Guidare il meno possibile di notte: se si è costretti a farlo andare piano, l’attraversamento di animali (soprattutto canguri) è sempre in agguato e un canguro adulto può distruggere un’auto o comunque causare seri incidenti. A monito di ciò sono molte le carcasse di canguro che può capitare di vedere lungo le strade. I locali, con il loro spirito tipicamente Australiano, dicono che “stanno prendendo il sole” .
Gli amanti della tintarella si proteggano adeguatamente: chi crede che gli Australiani siano belli abbronzati si sbaglia di grosso: non è raro vedere persone dalla pelle lattiginosa. Le creme a bassa fattore di protezione non si trovano neppure in commercio, di solito si parte da 10 in su. L’Australia è una delle zone con + alta percentuale di tumori alla pelle, un po’ perché lo strato di Ozono è più sottile che da altre parti, un po’ perché da queste parti il sole fa su serio.

Shopping: se avete intenzione di fare shopping, sfogatevi a Perth: verso nord si trova solo Geraldton che ha una minima parvenza di città con i suoi 20.000 abitanti (??) per il resto più nulla, fino a Darwin!

Quando andare: consigliati il periodo che va da marzo a ottobre. Ideali il periodo di fine agosto/settembre. Da evitare dicembre/gennaio: in alcuni luoghi fa un caldo terrificante e il parco nazionale di Purnululu è addirittura chiuso, sia per le temperature (si arriva anche a 50 gradi) sia per la possibilità di tempeste tropicali.

Letture consigliate: In una terra bruciata dal sole di Bill Bryson. Uno spasso.
Buon viaggio!

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