





In Bicicletta sul Danubio
di Giopirotta
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INTRODUZIONE
Lentoviaggiare. Così viene chiamato da alcuni, tra cui me stesso, il movimento dei cicloturisti. Prima di questo viaggio in molti si chiedevano il perchè di una vacanza di questo tipo, ma la risposta non è poi così complicata. La bici ti da soddisfazioni che nessun altro tipo di vacanza riesce a darti, non solo durante il viaggio, anche prima, quando si inizia ad organizzarla. Praticamente ero già in vacanza quando ho cominciato a cercare tutte le informazioni necessarie e quando ho preso in mano le cartine e tracciato nella mia mente un itinerario di base, che cambiavo in continuazione, poichè trovavo sempre una soluzione migliore. Quando sono partito, insieme ai miei due grandissimi compagni d’avventura, Francesca e Matteo, ero consapevole di tutti i possibili imprevisti che ci sarebbero potuti capitare. Questi, all’inizio ti possono spaventare, ma allo stesso tempo ti affascinano e alla fine li ricordi tutti con piacere e divertimento. Il bello della bicicletta è che tutto dipende da te stesso, sei tu il motore, nessun altro. Dalla sella puoi vedere le cose da un altro punto di vista, i tempi della giornata si allungano all’inverosimile e la sua velocità ridotta permette di poter cogliere tutti quei particolari che altrimenti avresti perso. In più c’è il fantastico appoggio della gente, sei ben accetto da tutti, e quello che rende il viaggio ancora più speciale sono appunto le facce, le persone, le situazioni e gli incontri fatti lungo il tragitto, cose che si scorderanno a fatica in futuro. Infine, una volta tornati a casa si ha immediatamente voglia di ripartire e si comincia subito ad organizzare un nuovo viaggio su due ruote. Ho pensato che per una vacanza così speciale non potevo non fare qualcosa di strano. Allora, prendendo spunto da altri cicloviaggiatori di cui ho letto i resoconti dei propri viaggi e dai quali ho appreso moltissimi consigli, ho deciso di tenere una specie di diario di bordo, da scrivere in diretta giorno per giorno. Durante quel momento di rilassamento che precedeva la cena, prendevo in mano la penna e cominciavo a scrivere su quel mio piccolo quaderno blu, riportando i dati tecnici della tappa ricopiati dal mio fedelissimo contachilometri e descrivendo in modo simpatico la giornata appena trascorsa. E’ un diario un po’ anomalo, di sicuro chi lo leggerà non troverà tutte quelle informazioni utili che ho trovato io in altri resoconti, ma spero che leggendolo vi possiate divertire. Chi ha già avuto esperienze di cicloturismo potrà leggere tra le righe l’entusiasmo che si prova in una vacanza di questo tipo, per chi, invece, è alle prime armi auguro gli venga la voglia di preparare le borse, caricare la bici sul tetto dell’auto, e di partire, per una nuova, splendida avventura in bicicletta.
LE BICICLETTE
Il giorno prima di partire carichiamo sul tetto della ormai mitica e defunta Fiat Tipo le nostre tre bici. La mia è una mountain bike nera e argento, ammortizzata anteriormente, fatta costruire scegliendo i pezzi uno ad uno. E’ detta Baronchelli in quanto l’ho acquistata proprio presso il negozio dell’ex ciclista.
La Wheeler è la bici che userà Teo, ma in realtà appartiene a mio fratello, e prima di lui apparteneva a me. E’ una robustissima bici di un blu ancora fiammante, che nonostante i quasi dieci anni di attività non ha mai avuto un guasto serio, la speranza è che non crolli proprio adesso.
At last, but not the least, come direbbero gli inglesi, la Faustina, la mitica bici di Francy. Una city bike marroncina d’altri tempi, un po’ arrugginita, ma sempre funzionante, targata, appunto, Fausto Coppi. Come potrebbe una bici del campionissimo darci dei problemi!!!
PROLOGO: INZAGO - PASSAU
Lunghezza: 660 km circa Partenza: 06:10 Arrivo: 16:20 Meteo: variabile
Partiamo di buon’ora da Inzago per raggiungere nel tardo pomeriggio la città di Passau, sul confine tra Germania e Austria. La strada da seguire è semplice, a parte l’ultimo tratto che percorriamo sulle strade statali tedesche, dove ad ogni incrocio siamo obbligati a controllare tutti i cartelli, in quanto sembrano indicare sempre la stessa città. Che lingua strana il tedesco!!! Pernottiamo in un accogliente bed&breakfast poco fuori Passau, praticamente in riva al fiume e a due passi dall’imbocco della pista ciclabile, una scelta più che azzeccata.
La partenza è abbastanza sofferta, la mia sveglia non suona oppure, molto più probabilmente, non la sento, ma prontamente mi alzo dal letto. Colazione veloce, prendo su le ultime cose, le metto sui sedili posteriori dell’auto e faccio rotta verso Vicolo Marconi 4, dove Teo era ancora immerso nel fantastico mondo dei sogni. - Sveglia Teo!!! - - Arrivo, arrivo. Non ti preoccupare! - è la classica risposta. Buttiamo in auto tutte le inutilità dell’ultimo minuto, e una volta caricata anche Francy il nostro viaggio può ufficialmente cominciare. Imbocchiamo l’autostrada A4 a Trezzo sull’Adda e la seguiamo fino allo svincolo di Peschiera del Garda, poi andiamo di corsa e senza fermarci verso il Brennero. Ovviamente, una tappa colazione tra Trento e Bolzano non ce la leva nessuno, il cappuccio e la brioche all’autogrill sono di rito, ma qualche decina di chilometri dopo siamo costretti a fermarci un’altra volta per acquistare il tagliando delle autostrade austriache. Assistiamo a qualche tentennamento di troppo della Tipo in salita, la cosa ci preoccupa non poco, ma nonostante la prima corsia, i 70 km/h e la terza marcia, riusciamo a varcare quasi senza problemi il confine austriaco. Essendo più o meno a metà strada optiamo per il cambio pilota, il pit-stop è degno dei migliori meccanici di Formula Uno e ora al volante della poderosa Tipo-Discotheque c’è il mio fedele copilota, alias DJ Teo, che ci fa ballare a un ritmo devastante, soprattutto in partenza. In tutto il tragitto commettiamo un solo errore, a Rosenheim, per colpa di indicazioni mancanti e di cartelli incomprensibili, ma una volta aiutati da una gentilissima signora e imboccata prima la B15 e poi la B12 nessuno ci può più fermare. Putroppo la voglia di fare una capatina nel centro di Passau è alle stelle, così al posto di proseguire dritto, attraversiamo il ponte e ci ritroviamo in città, forse distratti dalla prima vista del Danubio. Non possiamo che fare una bella inversione ad U (della serie rispettiamo il codice della strada), ripristinare il navigatore cartaceo e costeggiare il fiume fino alla svolta sulla sinistra, dove è segnalata la nostra ”Gasthof Kernmuhle”. Siamo arrivati, allora frena, scala, sterza, sterza ancora, ancora un po’, imbocca il sottopassaggio, gira a destra e parcheggia. Non sembra vero, ma siamo giunti a destinazione, grande SuperTipo!!! La simpatica proprietaria ci guida verso la nostra zimmer n°7 e ci mostra il garage dove possiamo parcheggiare le nostre biciclette per la notte. Scarichiamo quindi la Tipo e nel frattempo quel cielo grigio sopra le nostre teste comincia a lasciar cadere qualche goccia di pioggia, che in poco tempo si trasforma in un vero e proprio acquazzone. E allora vai alla macchina, corri verso la camera con in mano borse, borsine e borsette, chiedendoti nello stesso tempo come tutto ciò sia possibile. - Non avevamo mica prenotato il sole?! - A quanto pare no, l’ufficio del turismo austriaco ci ha ingannati spudoratamente. Dopo questo piccolo, ma divertente, inconveniente possiamo goderci qualche momento di relax nella nostra camera, siamo sdraiati sui letti a vedere gli europei di nuoto, mentre a turno andiamo a fare la doccia. Inutile dire che da bravi gentlemen quali siamo Teo ed io, abbiamo dato la precedenza a Francy. Tra poco saliremo per la prima cena in terra straniera, ci sarà da ridere nel leggere il menu, la soluzione è andare sul sicuro con una classica wiener schnitzel, un po’ come la bistecca impanata con l’aggiunta di qualche spezia. Dopo aver cenato andremo molto probabilmente a letto presto, domani si farà sul serio: breakfast ore 08:00 e poi in bicicletta verso Aschach.
PRIMA TAPPA: PASSAU - ASCHACH
Lunghezza: 62.5 km Tempo di pedalata: 4 ore 02 minuti Media: 15.4 km/h Partenza: 09:30 Arrivo: 15:50 Meteo: pioggia
La tappa è totalmente pianeggiante, come del resto lo saranno la maggior parte delle altre. Paesaggisticamente parlando questo è uno dei tratti più affascinanti, il fiume si insinua tra le verdi colline e va a formare le famose anse del Danubio. La pista ciclabile che percorriamo scorre sempre in riva al fiume e costeggia una ad una le sue sinuose forme. L’unica pecca della giornata è la pioggia, che non ci lascia godere fino in fondo questo spettacolo. Per questa tappa avevamo deciso di prenotare il bed&breakfast da casa, in modo da non trovarci in difficoltà subito il primo giorno, in ogni caso non ci sarebbero stati problemi a trovare una comoda sistemazione.
Anche oggi la sveglia è puntata male, l’ora è quella giusta, peccato che fosse impostata sul giorno precedente, indi per cui non è suonata. Nessun pericolo, riusciamo a svegliarci lo stesso senza grandi problemi e cominciamo subito a riempire le borse della bici con i vestiti e tutto l’occorrente per il viaggio. Tutto ciò che non serve lo rimettiamo nel bagagliaio della macchina, mentre sacchi a pelo, tenda e materassini li riponiamo in stile tetris nel carrellino per i bambini, che noi utilizziamo come portabagagli. Nel frattempo scopriamo che piove, plic, plic, plic, la cosa non ci demoralizza, anzi in parte ci esalta, prima vacanza in bici, prima tappa con la pioggia, vuoi mettere!!! Dopo aver messo a posto le cose saliamo al piano superiore dove è pronta la colazione, ovviamente arraffiamo il pane e gli affettati che avanziamo, senza dimenticare il formaggio. Sembriamo un po’ degli accattoni e facciamo bene, perchè ci scordiamo completamente del fatto che di Domenica i market sono chiusi, ma sagacemente nessuno ci aveva pensato. Riscendiamo al piano inferiore con la pancia piena, montiamo le borse sul portapacchi coprendole con i sacchetti o con gli appositi teli, infiliamo il k-way e siamo pronti a partire, rotta verso la pista ciclabile, Donau sulla destra e pioggia sulla fronte. Le prime pedalate sono memorabili, il mix tra l’atmosfera della vacanza e il piacere di pedalare ci rende troppo contenti!!! Putroppo il caso vuole che la prima figura di merda la facciamo con degli italiani, precisamente con una famiglia bergamasca. Per qualche chilometro pedaliamo affiancati poi loro ci abbandonano, mentre noi col carrellino, leggerissimo, ma che ti fa percepire subito il minimo falsopiano, andiamo tranquilli fino a Schlogen, il piccolo paesino sulla più famosa ansa del Danubio. Con una barchetta, adibita anche al trasposto di biciclette, anzi, probabilmente nata apposta per traghettare i cicloturisti, attraversiamo il fiume per la prima volta. Pur essendo abbastanza presto decidiamo di fermarci a mangiare i nostri panini su una panchina riparata dalla pioggia, ma a causa del freddo e per non rischiare di beccarci un qualche accidente, rimontiamo in sella quasi subito per poi fermarci al caldo in un piccolo ristorante per cicloturisti a Inzell, il paese successivo. Teo ed io ordiniamo due bei wurstbrot e due bottiglie di Coca, al modico prezzo di 4€ l’una, alla faccia!!! Mentre Francy, la vegetariana del gruppo, opta per una ben più salutare insalata mista. Costeggiamo tutte le anse ad una ad una e facciamo a gara con le chiatte sul fiume a chi va più veloce, ma ogni volta che accettiamo la sfida, immancabilmente perdiamo. Così dopo un po’ lasciamo perdere, che navighino pure le chiatte, noi andiamo tranquilli per la nostra strada alla velocità che ci pare. Ad un certo punto smette di piovere, non sembra vero, dobbiamo approfittare assolutamente di questo momento, per cui decidiamo di fare una sosta merenda. Peccato però che la maggior parte dei biscotti non finisce nel nostro stomaco, ma in quello dei cigni, beati loro!!! Una volta rimontati su due ruote niente può fermarci, la pioggia ricomincia a batterci sulla testa, ma stando al contachilometri ufficiale della vacanza non manca molto. Dopo nemmeno mezz’ora siamo infatti in vista delle prime case del paese, il bed&breakfast è sulla strada principale, non possiamo sbagliare, eccolo lì il nostro “Aschacher Hof”, caldo e accogliente come nella più antica tradizione austriaca potrebbe recitare una pubblicità. Stavolta ci danno la camera n°9 e dall’arancione dei copriletto di ieri passiamo all’azzuro di quelli di oggi. Essendo arrivati presto a destinazione possiamo prolungare la pausa relax, facciamo tutte le cose con calma e alle sette e mezza scendiamo per cenare. Probabilmente prima di andare a letto ci aspetterà un bel torneo di scala quaranta, tanto per tirare un’ora decente. Una cosa è sicura però, sessanta chilometri sotto l’acqua sono un’emozione da provare almeno una volta nella vita!!!
SECONDA TAPPA: ASCHACH - MAUTHAUSEN
Lunghezza: 60.0 km Tempo di pedalata: 3 ore 51 minuti Media: 15.5 km/h Partenza: 09:15 Arrivo: 15:50 Meteo: pioggia
L’itinerario di oggi non presenta alcuna difficoltà, se non si considerassero le due o tre collinette nel finale di tappa. L’unica nota negativa è nel tratto che precede l’arrivo nella città di Linz, infatti la ciclabile scorre, seppur in sede propria, a fianco della strada statale. Non si corre alcun pericolo, ma rispetto al resto della pista questo è il tratto meno godevole per il continuo passaggio delle auto. In alternativa si può percorrere lo stesso tratto sulla sponda destra del fiume. Una volta a destinazione si possono aggiungere tre chilometri di salita, questa volta significativa, per raggiungere e visitare il lager di Mauthausen, quello che si vede lì dentro è difficile da raccontare a parole.
Finalmente, dopo due giorni di allenamento, ci svegliamo con il degno suono di una sveglia. Al piano di sotto ci attende la prima vera e abbondante colazione austriaca, non che quella di ieri fosse da dimenticare, però questa la batte per manifesta superiorità. Pane, nutella, the, latte, cornflakes, cereali, muesli, burro, succo d’arancia, marmellate di tutti i tipi, affettati tra i più disparati e uova, ma di sicuro sto dimenticando qualcosa. Facciamo un po’ di scorta per il pranzo e partiamo con qualche chilo in più, mentre il tempo non ne vuole sapere di migliorare, ancora pioggia battente. Il tratto di ciclabile prima di Linz lo percorriamo abbastanza velocemente, in quanto tra l’acqua e la vicinanza alla strada non è il pezzo migliore. Con aggiornamenti in tempo reale dalla madrepatria sulle condizioni meteo, giungiamo ai confini della città, attraversiamo il mastodontico ponte sul fiume e ci ritroviamo nella Hauptplatz. Dobbiamo solo scegliere il ristorante e abbiamo l’imbarazzo della scelta, ci sono decine di panchine libere pronte ad ospitarci. Nel primo pomeriggio qualche sprazzo di sole trapassa le nuvole permettendoci di visitare il centro di Linz in maniera tranquilla, ma appena risaliamo in bicicletta, come fosse una maledizione, ancora pioggia. Allora pedala, schiva le gocce, evita le lumache e fai lo slalom tra le pozzanghere, per fortuna abbiamo un grande amico, che di nome Vento e di cognome Favorevole. Riusciamo a viaggiare anche a più di 20 km/h senza fare alcuna fatica e ci spariamo il tratto fino a St.Georgen in meno di un’ora, ormai manca poco. Affrontiamo qualche piccolo saliscendi dove la Faustina arranca leggermente e dopo la discesa entriamo in Mauthausen, dove andiamo alla ricerca di un bel bed&breakfast per passare la notte. Giriamo un po’ per le stradine in pavè ed ecco un’insegna a forma di grappolo d’uva, è il simbolo della guesthouse “Zur Traube”, grappolo d’uva, appunto. Ci dicono che c’è posto per cui non perdiamo tempo, scarichiamo le bici, mettiamo le borse in camera e liberi dei quindici chili che di solito stanno sulla ruota posteriore, raggiungiamo il lager di Mauthausen in cima alla collina. Come aveva anticipato sui saliscendi precedenti, durante l’ascesa finale la Faustina cede e ad una prima veloce diagnosi sembra che la levetta del cambio sia bloccata. Teo è già in cima, e poco dopo tagliamo anche noi la linea del traguardo, Francy con la Baronchelli ed io con la sua Faustina. Prima di visitare il lager cerchiamo di riparare il guasto meccanico, scopriamo che la leva era soltanto un po' dura, forzandola un poco funziona benissimo. Quello che vediamo all’interno del campo di concentramento è una cosa più che agghiacciante, difficile da descrivere, bisogna andare. Concludiamo il giro e con qualche inevitabile groppo in gola scendiamo a tutta velocità sul bagnato. Togliamo le gomme morbide, montiamo quelle dure e piegando un po’ a destra e un po’ a sinistra raggiungiamo nuovamente il bed&breakfast. Ci attende una buona doccia calda e una memorabile chiacchierata con due famiglie italiane a cena. Scopriamo solo dopo un bel po’ che prima di incontrarsi sulla ciclabile, queste due famiglie non si conoscevano minimamente, la dimostrazione del fatto che la bicicletta porta con sè uno spirito di aggregazione non da poco. La chiacchierata va avanti tutta sera, di sicuro gli austriaci nella sala ci avranno odiato alla grande, infatti da bravi mediterranei non badavamo al volume.
TERZA TAPPA: MAUTHAUSEN - PERSENBEUG
Lunghezza: 63.2 km Tempo di pedalata: 3 ore 58 minuti Media: 15.9 km/h Partenza: 09:10 Arrivo: 16:25 Meteo: sole
Questo tratto di pista ciclabile è probabilmente il più tranquillo di tutti, sia dal punto di vista del numero di persone incontrate che da quello delle difficoltà altimetriche. La sorpresa della giornata è il sole splendente nel cielo, non più pioggia finalmente, l’imprevisto però è all’ordine del giorno. A quanto pare le pioggie dei giorni precedenti hanno causato non pochi problemi e il fiume, che in questa zona non è protetto da argini, è straripato inondando i campi attorno ad esso, in maggior parte sulla sponda destra. Inconsapevoli di questo fatto ne abbiamo pagato le conseguenze, dovendo prima guadare e poi deviare verso le colline. Il consiglio è comunque di pedalare sulla sponda destra del fiume fino a Ybbs, noi invece abbiamo dovuto cambiare sponda a Grein e proseguire fino a Persenbeug sulla sponda sinistra, percorrendo una decina di chilometri in una ciclabile stretta e a fianco della strada, non trafficata, ma sempre un po’ fastidiosa.
¬¬Ci svegliamo come sempre di buon’ora, andando contro la filosofia di chi avrebbe preferito starsene sotto le coperte ancora un po’. E’ dura la vita del cicloturista!!! Una volta resici presentabili, rigorosamente con cravatta e smoking, ovvero pantaloni della tuta e felpa, andiamo verso la sala comune della gasthof, dove viene servita la colazione. Mangiamo tantissimo, non come ieri, ma ci andiamo vicino e in più riusciamo a recuperare qualche semmel, il tipico panino austriaco, eletto all’unanimità come nostro pane ufficiale. Con questa tattica, un po’ da pezzenti, dobbiamo dirlo, riusciamo a risparmiare sempre qualcosa nel fare la spesa, per l’immensa gioia di Teo, il risparmiatore del gruppo. La prima sorpresa della giornata è che c’è il sole, non fa caldissimo, ma per lo meno possiamo disfarci del k-way e metterlo, si spera definitivamente, sul fondo delle borse. Dopo qualche chilometro di riscaldamento riusciamo addirittura a toglierci la felpa, incredibile!!! Proseguiamo tenendo il fiume prima sulla destra e poi sulla sinistra, ma sembra che oggi la maggior parte degli altri cicloturisti siano rimasti a casa. Strano, perchè nessuno di noi aveva sentito parlare di qualche scipero indetto dai nostri sindacati, non importa se ci daranno anche dei crumiri, noi andiamo avanti!!! Mentra pedaliamo cominciamo a notare qualche campo allagato, ma non ci facciamo troppo caso, come non facciamo caso al cartello posto in mezzo alla strada, ignorato di sana pianta nonostante qualche perplessità di Francy. Il cartello recitava “Hochwasser”, cosa vorrà mai dire??? Ci basta poco per scoprirlo, la traduzione rigorosa è alluvione, mentre quella un po’ più pratica è “guado degno di Indiana Jones”. Dalla borsa il vocabolario esclama - Ma cosa mi avete comprato a fare!!! - Per nostra fortuna un contadino che stava lavorando proprio nei campi a fianco della strada si offre volontario per trasportarci a mano il carrellino, che altrimenti sarebbe stato sommerso dall’acqua, mentre noi a piedi scalzi e con la bici in spalla attraversiamo a piedi il tratto non pedalabile. Per cause di forza maggiore optiamo per l’unica alternativa possibile, le colline. Affrontiamo quindi qualche saliscendi, che non fa mai male, fino ad Ardagger Markt, dove ci fermiamo a mangiare a quattro passi dal fiume. Senza costi aggiuntivi possiamo goderci lo spettacolo offertoci da un amante delle canne, ma non quelle da fumare, quelle per innaffiare. Una buona mezz’ora di performance passata bagnando senza alcun motivo l’asfalto, un eroe!!! Ne deduciamo che di pazzi ce ne sono anche all’estero e la cosa un po’ ci consola. Poichè alcune nuvole minacciose si stanno avvicinando da ovest, rimontiamo in sella e raggiungiamo il paesino di Grein mediante la strada statale, sempre a causa della piena. Siamo a soli 16 km dall’arrivo prefissato e sono solo le tre del pomeriggio, per cui nulla ci può impedire la prima sosta-gelato della vacanza prima di proseguire verso la meta. Così con qualche caloria in più da smaltire, imbocchiamo la ciclabile a fianco della strada e in meno di un’ora raggiungiamo il grazioso paese di Persenbeug, con tutte le strade in pavè e con un piccolo castelletto proprio in riva al Danubio, il cui corso viene spezzato da una diga che funge anche da ponte e che si collega con Ybbs sull’altra sponda. Entriamo trionfanti in paese, cercando un posto per passare la notte, la scelta ricade su due gasthofs, il prezzo differisce solo di un paio di euro, scegliamo quella un po’ più costosa, ma che in compenso ci fa una più bella impressione. Ripensandoci stiamo andando in crescendo col costo dei bed&breakfast, ma l’idea per i prossimi giorni è di puntare al campeggio. La Wachau è lì che ci attende, come una bella doccia calda e una cena sostanziosa, magari sull’altra sponda del fiume. La giornata è stata splendida sia per il sole che per il divertentissimo imprevisto, da registrare anche il semiribaltamento di Teo con il carrellino in avvio di tappa, ma c’è una considerazione da fare: con tutti questi cambi di sponda stiamo cominciando tutti e tre ad avere qualche piccola crisi d’identità.
QUARTA TAPPA: PERSENBEUG - KREMS
Lunghezza: 71.0 km Tempo di pedalata: 4 ore 29 minuti Media: 15.7 km/h Partenza: 09:05 Arrivo: 17:25 Meteo: sole
Senza dubbio la tappa più bella di tutta la Donauradweg, sia per la bellezza dei paesini e delle città incontrate lungo il tragitto, sia per la varietà di paesaggi che il territorio austriaco offre in questa zona. E’ d’obbligo fermarsi a visitare l’abbazia benedettina di Melk e tutti i piccoli centri della Wachau (dal 2000 patrimonio culturale mondiale dell’Unesco), in particolare Spitz e Durnstein, che con il suo campanile azzurro pastello è ormai diventato uno dei simboli principali della ciclopista. In alcuni tratti ci si discosta un po’ dal fiume, in compenso si passa in mezzo a tutti questi tranquillissimi centri abitati, e quando si è fuori da essi si può pedalare immersi nel verde, tra le colline piene di frutteti e vitigni. Una tappa che consiglio di fare anche a chi si trova in quella zona solo per caso, noleggiate la bici e seguite i cartelli verdi, non ve ne pentirete!!!
Suona la sveglia, sempre alle sette e mezza, non facciamo nemmeno in tempo a cambiarci che dico a Francy e Teo della mia idea sopraggiunta nella notte. - E se andassimo in traghetto fino a Melk per poi proseguire in bici verso Krems? - La soluzione è allettante, non dovrebbe essere male navigare un po’ sul fiume, ma putroppo la piena ha bloccato le partenze delle navi, per cui si pedala, no problem!!! Oggi si può dire che è il tappone, quello dolomitico al Giro, oppure quello Pirenaico al Tour, fa lo stesso. Una volta montati in sella attraversiamo la Nibelungengau, alias valle dei Nibelunghi, passando attraverso strade di campagna circondate dai campi di grano e da quelli di girasoli. Questa valle dal nome impronunciabile finisce a Melk, dove dopo circa una ventina di chilometri facciamo la sosta di metà mattina per visitare il centro, ma soprattutto la maestosa abbazia benedettina. - Oh, per me quelli sono italiani. Sicuro!!! - - Ehi, ma quello io l’ho già visto. No impossibile. Si, si, è quello della pizzeria a Cassano!!! - Certo che è proprio piccolo il mondo, incontriamo questo gruppo della Martesana in viaggio in bicicletta con un tour organizzato, mitici. Prima di rimetterci in moto facciamo una sosta alle bancarelle del mercato per comprare qualche fetta di torta, oggi a pranzo vogliamo trattarci bene, semmel imbottito e dolce agli insetti. Già, su quelle torte ci svolazzavano un po’ di animaletti, ma per noi sono tutti anticorpi. Non appena si esce da Melk, si comincia a pedalare nella Wachau, la zona dei vitigni e dei frutteti, e un gruppo di giovani italiani, attratti dalla nostra bandierina svolazzante, ci saluta a gran voce sorpassandoci per poi sparire dietro la curva, sembra incredibile, ma non li raggiungeremo più. Ci fermiamo a mangiare su una comodissima panchina, il pranzo di oggi è completo, manca giusto giusto il caffè, che rimandiamo alla sosta successiva. Pedaliamo completamente immersi nel verde attraversando i piccolissimi centri abitati, tutti con la loro chiesetta e le loro vie strette in ciottolato, fino a giungere a Spitz dove effettuiamo il nostro attesissimo coffee-break. Quando il cameriere ci porge la tazzina da espresso rimaniamo tutti e tre un po’ stupiti, ci aspettavamo infatti la solita acqua colorata, mentre gli austriaci ci stupiscono ancora una volta. Devo dire che quella di oggi è proprio la giornata delle fotografie, non mi risparmio nemmeno qualche scatto direttamente dalla sella, soprattutto nel pezzo che ci porta verso Durnstein. - Eddai che manca po’o!!! - ci grida un ragazzo incrociandoci. E’ il terzo giorno di fila che becchiamo lui e la sua ragazza, sempre in senso opposto al nostro, le cose da fare sono due: fermarsi a parlare e chiedergli come questa cosa sia possibile. Così ci spostiamo sul ciglio della strada e scopriamo che vengono da Prato e che hanno l’auto in appoggio e muovendosi verso Vienna fanno ogni giorno un itinerario ad anello. Ad un certo punto, vedendoci chiacchierare animatamente in una lingua conosciuta, si ferma un altro nostro connazionale, che stupisce un po’ tutti lamentandosi di ogni cosa, e il tempo e la pista, sembra capitato qui per caso, valla a capire certa gente!!! Un po’ sconcertati da questo strano e scorbutico individuo, salutiamo i nostri due amici toscani e riprendiamo la strada verso la chiesetta azzurra di Durnstein, che è ormai visibile all’orizzonte. Finalmente giungiamo in paese, ma siamo costretti a scendere dalla bicicletta dai tanti turisti che camminano nelle vie. Vorremo anche entrare a visitare la chiesa, ma una volta scoperto che si paga ci limitiamo a fare qualche scatto da fuori. E’ ufficiale, la sindrome di Zio Paperone ha preso il sopravvento. Rimaniamo imbottigliati nel traffico di persone, ma non ci preoccupiamo troppo, alla fine Krems è proprio attaccato, infatti in nemmeno quindici minuti siamo a destinazione. Sondiamo un po’ il terreno per la notte, in campeggio il posto c’è, ma prima andiamo a vedere quanto ci chiedono per una camera. Entro di mia iniziativa in un piccolo hotel, ci sono tappeti e bambole di porcellana ovunque, mi sento leggermente osservato. La signora offre una camera tripla a 66€, il bagno è esterno, ma non importa, la camera si affaccia direttamente sul cortile colonnato. Cosa vogliamo di più?! A parte un Lucano, ovvio!!! Oggi qualcuno, vittima di uno scherzetto telefonico, pensava che saremmo giunti a Budapest, invece siamo qui in quel di Krems, il tappone è andato via liscio, ma domani ce ne aspetta un altro bello tosto. Dopo una fantastica cena in un ristorante italo-greco, Teo e Francy erano in astinenza di pizza, ci concediamo un giretto by night per le vie del paese e una partitella a carte sdraiati sul letto, ma alle undici tutti a nanna. Non c’è nemmeno bisogno di fare i turni di guardia fuori dalla porta, per stanotte ci penseranno le bambole. O almeno si spera!!!
QUINTA TAPPA: KREMS - KLOSTERNEUBURG
Lunghezza: 75.9 km Tempo di pedalata: 4 ore 57 minuti Media: 15.3 km/h Partenza: 09:10 Arrivo: 18:00 Meteo: sole
Ultima tappa vera e propria del nostro viaggio, l’idea era quella di avvicinarci il più possibile a Vienna, ma non avremmo mai immaginato tanto. La strada scorre per il tratto iniziale in riva al fiume Krems su una stradina sterrata, ma decisamente pedalabile. Una volta ripreso il Danubio si pedala fino alla fine sull’argine, allontanandosi da esso per alcuni chilometri, in cui si attraversa tra decine di curve, la campagna austriaca. Prima di arrivare a Tulln si incontrano solo pochi piccoli paesi e man mano che ci si avvicina alla capitale aumentano i quartieri residenziali immersi nel verde. L’unica nota un po’ negativa è la presenza di qualche cartello di indicazione della pista non molto visibile che ci è costato un po’ caro, il consiglio è di fare attenzione prima di finire immersi nel fango.
Le bambole a quanto pare hanno svolto a fondo il loro dovere, diamo una breve controllata in giro e sembra non mancare proprio nulla. La cosa ci mette di buon’umore e grazie a questo siamo decisamente più celeri nella solitamente blanda preparazione mattutina. Dopo una sostanziosa colazione, carichiamo le bici e partiamo, destinazione ignota, obiettivo: conquistare ventiquattro territori avvicinandosi il più possibile a Vienna!!! Nel primo tratto costeggiamo il Krems, un affluente minore del Danubio, percorrendo anche un breve tratto sterrato dove il rischio di foratura cresce esponenzialmente, per fortuna tutto fila liscio. Superato il tratto fuoristrada, ci ricongiungiamo al grande fiume all’altezza della centrale idroelettrica di Altenworth, dove cambiamo sponda spostandoci su quella destra. Non è tanto che siamo in viaggio, ciononostante decidiamo di fermarci su delle panchine per uno spuntino e mentre siamo seduti incontriamo una famiglia italiana col nostro stesso carrellino. A differenza nostra, però, il loro è adibito a sidecar per la figlioletta di nemmeno un anno, che dorme beatamente tra i suoi giochi!!! La sosta dura una bella mezz’oretta e una volta rimontati in sella proseguiamo, senza nemmeno immaginare cosa ci aspettava. La strada sembra semplice, ci sono tantissimi altri cicloturisti, ma a un certo punto ci ritroviamo completamente soli. La cartina parla chiaro, la direzione è quella giusta o almeno così pare, ma molto probabilmente ci sbagliamo perchè poco dopo ci ritroviamo in un pantano infinito. Le ruote sprofondano completamente nel fango rendendo impossibile la pedalata e la sensazione che si prova a mettere i piedi a terra non è affatto delle più gradevoli. Siamo costretti a spingere a mano le nostre fedelissime e la cosa non è affatto semplice. Il carrello si incaglia ogni due metri, Teo fa cadere per terra la macchina fotografica, Francy, nonostante la grande forza di volontà, fatica a spingere la Faustina, ci mancava poi il tronco da scavalcare. Dopo circa venti minuti usciamo da quell’inferno, ma la scena più bella deve ancora arrivare. Raggiunta la strada asfaltata vediamo sfrecciare davanti ai nostri occhi una miriade di biciclette, come si suol dire: “Oltre al danno la beffa!!!”. Siamo completamente marroni, le bici sono inguardabili, finalmente però possiamo contare sulla dea bendata, che proprio in quell’istante scopre un occhio, dopo averlo tenuto ben chiuso nei minuti precedenti. Infatti, un contadino d’altri tempi, vedendoci un po’ in difficolta, ci guida fino al giardino di casa sua, ci offre la canna dell’acqua e ci permette di lavare le biciclette, non potremo mai dimenticarlo, senza il suo aiuto saremmo ancora in ballo a tirar via il fango con le mani!!! L’imprevisto cambia un po’ la nostra tabella di marcia, avremmo voluto pranzare a Tulln, ma siamo costretti a fermarci un po’ prima poichè le nostre pancie cominciano a brontolare. Solito ristorante all’aria aperta, solito semmel con prosciutto e formaggio e solito dolce, al quinto giorno siamo ormai organizzatissimi. Prima di ripartire non ci facciamo mancare la tipica mezz’oretta di riposo post-pranzo, poi, una volta raggiunto Tulln ed essere stati accolti dall’imponente statua di Attila, che stando a quello che leggiamo aveva raggiunto queste terre durante le sue conquiste, non disdegniamo nemmeno una sosta per la merenda. Ormai mancano pochi chilometri al paese in cui avevamo intenzione di fermarci, ma i bed&breakfast che incrociamo non sono il massimo, decidiamo quindi di proseguire oltre. Nel frattempo le ore passano, i chilometri aumentano, la temperatura non diminuisce, e in più cominciamo a dare tutti qualche inevitabile segno di stanchezza. D’accordo con Francy e Teo vado in avanscoperta fino a Klosterneuburg, mi reco al Tourist Information alla stazione del treno e scopro che tutti le gasthofs della zona sono piene, praticamente l’unica possibilità è quella di andare in campeggio. Non c’è problema, per lo meno non abbiamo portato dietro la tenda solo per farle cambiare aria!!! Teo ed io cominciamo col montaggio e mentre Francy ci immortala con la macchina fotografica il nostro accampamento comincia a prendere forma, fantastico!!! Alla fine di tutto ci ritroviamo a soli 14 km dal centro di Vienna, chi l’avrebbe mai detto, possiamo dire che l’obiettivo è stato nettamente raggiunto. In serata ceniamo nel piccolo ristorante del camping, piatti rigorosamente a base di schnitzel e insalata, dopodichè andiamo direttamente in tenda, stasera siamo stanchi morti. Proprio ora, mentre sto scrivendo, siamo all’interno dell’igloo in uno stato di totale ignoranza, tra spogliarelli, foto e cazzate, ma tra poco ci infileremo sicuramente nel sacco a pelo, per la buona pace dei nostri vicini di tenda. Domani è il grande giorno, si arriva a Vienna!!!
SESTA TAPPA: KLOSTERNEUBURG - VIENNA
Lunghezza: 19.1 km Tempo di pedalata: 1 ore 29 minuti Media: 12.8 km/h Partenza: 09:00 Arrivo: 12:45 Meteo: sole
L’ultimo tratto della pista ciclabile non è il massimo dal punto di vista paesaggistico, a causa della periferia della capitale e del Danubio un po’ lasciato a se stesso, ma è alquanto suggestivo per le emozioni che si provano. Sembrerebbe facile sbagliare strada una volta entrati in città, invece con cartina alla mano e prestando attenzione ai cartelli, nonchè al traffico un po’ più denso del solito, si arriva tranquillamente nel centro di Vienna, proprio sotto l’imponente Stephansdom. Girare la città in bici è fattibilissimo, l’inconveniente è quello che per alcuni tratti si è costretti a spingerla a mano dalla tanta gente che affolla le strade, in ogni caso sono poche le vie sprovviste di piste ciclabili.
Contro ogni aspettativa, la notte nella tenda trascorre in totale tranquillità, finchè alle sette e un quarto un urgente richiamo della natura mi costringe ad aprire la zip. Teo si sveglia per il rumore, accetta con un po’ di riluttanza il fatto di doversi svegliare presto anche oggi, ma essendo in campeggio la cosa è inevitabile. Così, mentre Teo spende gli ultimi minuti di riposo contemplando filosoficamente il telo interno della tenda, Francy ed io cominciamo a spicchettarla per portarci un po’ avanti con lo smontaggio dell’accampamento. Facciamo colazione presso il bar del camping, paghiamo la cifra irrisoria di 26 € alla reception e dopo aver ripiegato in qualche modo la tenda saliamo in bici, direzione Vienna!!! Siamo a pochissimi chilometri dalla meta, difatti cominciamo ben presto ad attraversare le zone industriali della periferia. Il Danubio prima di entrare in città viene incanalato, la pista ciclabile abbandona il vero fiume e per dirigersi in centro costeggia il cosiddetto Donaukanal, passando sotto i ponti delle strade sovrastanti. La nostra prima tappa è alla stazione, dobbiamo acquistare i biglietti del treno per poter ritornare a Passau. Qualche momento di panico, primo, il bigliettaio delle ferrovie austriache non spiccica una sillaba di inglese che sia una, secondo, a quanto capiamo tutti i treni sono pieni. Dobbiamo optare per forza di cose sulla soluzione peggiore, quella di dover cambiare treno ben due volte, sperando di acciuffare le coincidenze. Seconda tappa al Tourist Information, per raggiungerlo passiamo davanti allo Stephansdom, ci ritorneremo dopo, ma il piacere di arrivare a destinazione con le proprie forze e soprattutto con le proprie gambe vale tutta la vacanza. Quel momento che dura due secondi in cui puoi dire - Ce l’ho fatta!!! - cancella tutta la pseudo-fatica dei giorni precendenti e trasforma tutti quei momenti che prima sembravano brutti, in ricordi più che piacevoli. Dopo questo momento di estasi raggiungiamo l’ufficio turistico tramite il quale prenotiamo il nostro hotel super-economico, non solo, potrei elencare numerose parole per rendere l’idea di che cosa sia in realtà l’Hotel Academia, mi limito a posticcio e ciulodromo. Nonostante ciò, non ci facciamo troppi problemi, parcheggiamo le biciclette nel garage, le borse in camera e siamo pronti a trasformarci in classici turisti. Nel nostro peregrinare per le vie di Vienna passiamo per Maria Theresien Platz e la Rathaus Platz, attraversando anche il Volksgarten e in tutto questo mini-tour ammiriamo le imponenti bellezze della Vienna imperiale che fu. Giungiamo di nuovo sotto lo Stephansdom e dopo averlo visitato, la voglia irrefrenabile di shopping di Francy ci costringe volentieri a fare un giro per i mille negozi delle vie adiacenti. Ci prendiamo un hot dog dal fetido in piazza e un fantastico topfenstrudel alla konditorei, ovvero la pasticceria, per poi proseguire con il consueto rito delle cartoline. Poichè la fantasia è di casa le compriamo a blocchi di cinque, tanto mica vanno tutte alla stessa persona. Il ragionamento è in attesa di dimostrazione scientifica, comunque non fa una grinza. Non abbiamo troppa voglia di continuare a camminare, così decidiamo di goderci la città sedendoci ai piedi della statua equestre dell’Albertina, ovviamente Platz, tanto per cambiare. La stesura delle cartoline è più impegnativa del previsto e mentre facciamo girare i criceti nel cervello per trovare qualcosa da scrivere, possiamo ammirare la bassa skyline viennese raccontando cazzate da spedire poi agli amici. Il tempo passa velocemente, il sole comicia a scendere dietro i palazzi e di conseguenza avanza un certo languorino. Teo si vuole rovinare con un altro hot dog, mentre Francy ed io optiamo per una ben più salutare mozzarella con pomodoro fresco, accompagnata da una bella macedonia, il tutto gustato sotto la cattedrale illuminata dagli ultimi raggi di sole, molto romantico!!! Scende la sera e la città cambia totalmente aspetto, i monumenti illuminati dai fari colorati hanno un fascino ancora più particolare. Siamo tutti e tre abbastanza stanchi e inevitabilmente il giro di Vienna by night si trasforma in un più leggero giretto by evening. Torniamo abbastanza presto all’hotel, ma appena in tempo per reclamare le lenzuola e i cuscini mancanti, a dir poco allucinante!!! Per assurdo siamo più stanchi oggi degli altri giorni in bicicletta, la città ti distrugge più che pedalare a quanto pare. Prima di metterci a letto stiliamo a grandi linee il programma di domani mattina per non rischiare di perdere il treno, poi spegniamo le luci. Buona notte Vienna!!!
SETTIMA TAPPA: VIENNA - PASSAU
Lunghezza: 11.5 km Tempo di pedalata: 52 minuti Media: 12.4 km/h Partenza: 09:05 Arrivo: 17:25 Meteo: nuvoloso
Giornata di trasferimento prima del ritorno a casa, dall’albergo raggiungiamo in bicicletta la Westbanhof di Vienna dove ad attenderci c’è il primo dei nostri tre treni. Siamo costretti a cambiare due volte, prima ad Amstetten, poi a St.Valentin, correndo con bici, borse e carrellino su e giù per le scale. Giunti a destinazione percorriamo praticamente l’ultimo tratto della ciclabile che ci manca, quello che dal centro di Passau ci riporta al primo bed&breakfast del viaggio. Dopo 363.2 km scendiamo dalla bici, il nostro viaggio è terminato, non ci resta che tornare a casa per raccontare la nostra fantastica esperienza!!!
Non c’è niente di meglio di una risata per iniziare una giornata che si prospetta abbastanza pesante. Ci svegliamo ammirando le decadenti pareti dell’Academia e tastando a piedi nudi la bruttissima moquette sul pavimento, ci guardiamo tutti e tre, senza dire niente ci capiamo al volo: scappiamo il prima possibile da questo posto!!! Scherzi a parte, ma non troppo, scendiamo per la colazione a buffet per poi risalire in camera, prendere le borse e scendere nel garage. Scopriamo che montare le borse al buio non è la cosa più geniale da fare, così decidiamo di uscire in strada a completare il tutto. La stazione non dista molto, la strada che percorriamo è sprovvista di pista ciclabile, ma di auto in giro ce ne sono ben poche, si vede che il sabato gli austriaci amano dormire fino tardi, un po’ come gli italiani d’altra parte. Giunti in stazione raggiungiamo il nostro binario, siamo in anticipo di una buona mezz’ora e ne approfittiamo per spedire le mille cartoline scritte ieri, anche quelle senza francobollo, e per andare alla ricerca di un quotidiano. Troviamo il Corriere e la Gazzetta, dopo una settimana senza notizie dal mondo torniamo ad acculturarci un po’ di attualità. Arriva il treno, carichiamo senza troppi problemi le biciclette, aiutati dagli altri tanti cicloturisti che ritornano indietro, il viaggio è finito anche per loro. Parte il treno, guardiamo Vienna sfrecciare fuori dal finestrino, “Auf Wiedersen Wien!!!” , è stato bello, peccato che sia già finito. Dopo nemmeno un’ora arriviamo ad Amstetten, primo cambio, su le borse senza legarle, giù le bici e il carrello dal treno, tutto in spalla, scale a scendere, scale a salire e ricaricare immediatamente tutto sull’altro treno. Qualche momento di panico, ma ce la facciamo. Il treno parte subito, ma stiamo su poco, a St.Valentin scendiamo ancora, stessa procedura di prima, stavolta però dobbiamo farla più velocemente. Arriviamo in tempo all’altro treno, un signore ci da una mano a metter su bici e carrello, il treno è bello vecchiotto, le porte sono più strette e il carrellino non ci passa neanche piegando le bacchette. Lui tira da dentro, io spingo da fuori, alla fine ci riusciamo pagando il prezzo di un gancetto rotto, pazienza, lo aggiusteremo. Il treno, che sembra un po’ l’Austrian Express a vapore, costeggia nel suo percorso l’Inn, il fiume cugino del Danubio. Il cugino più azzurro che viene dalle montagne e che si immette nel Donau proprio a Passau. Dopo un’ora e mezza di viaggio arriviamo a destinazione e decidiamo, prima di visitare il paese, di raggiungere la gasthof e tornare indietro con la rediviva Tipo. Percorriamo quei chilometri che ci mancano per poter dire di aver fatto proprio tutta la Passau-Vienna e arriviamo, dopo una settimana esatta, ancora alla “Gasthof Kernmuhle”. Mettiamo giù le bici e torniamo in auto in città, nessuno ci può negare prima un fish&chips e subito dopo uno stranissimo gelato. Dobbiamo ammetterlo, Teo ed io siamo praticamente due schifezze nel mangiare, Francy rimane abbastanza allibita, ma anche lei col suo brezel gigante fa la sua bella figura. Sulla via del ritorno facciamo tappa al supermarket per acquistare qualcosa per il viaggio di domani, compresa una simil-birra al gusto di limone, che scopriamo essere una cosa più che imbevibile. Qualche minuto dopo ci ritroviamo nella stessa camera della prima notte. Quella camera n°7 con i copriletto arancioni che una settimana fa segnava l’inizio del nostro viaggio, oggi come uno dei più crudeli contrappassi danteschi, ne segna la conclusione. L’atmosfera che si respira è un misto di tristezza e allegria. Tristezza per la fine della vacanza, allegria per aver fatto qualcosa di straordinario che volevo e volevamo fare, e che alla fine abbiamo fatto. Chiudo gli occhi e ripenso a come avevo immaginato questa vacanza. Esattamente così. Credo che non avrei potuto desiderare di meglio.
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