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Da Iguazu ai Salares

di aletozzi Contatta l'autore

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Bel viaggio, molto intenso, abbastanza faticoso per gli spostamenti
sgarrupati, più che per il freddo e/o l'alta quota.
Dopo il volo per Buenos Aires dall’Italia, siamo partiti da Iguazu, al confine fra Argentina e Brasile. Probabilmente le cascate più belle del mondo, davvero imponenti sia per la
vastità del sito, che per la forza della Natura. Uno spettacolo da non
perdere, su entrambi i versanti, quello brasiliano e quello argentino (direi migliore il secondo, visto che affaccia direttamente sulla cascata maggiore).
Poi pulmino in Argentina del Nord per una settimana circa.
Parco dell'Iberà, una sorta di Pantanal brasiliano, con animali in libertà.
Quindi incursione veloce in Paraguay per vedere due missioni gesuitiche, non deludenti.
Bus notturno per Tucuman, poi rivelatasi nulla di particolare, come Salta
(solo un pò meglio, anche se il mitico treno delle Nubi non parte più).
E da lì 3/4 giorni di Quebrade colorate, rosse e verdi. Di chiesette e
villaggetti sperduti in un mare di sabbia. Di cactus di tutti i tipi. I
primi lama. E le prime montagne, tanto che siamo arrivati al confine con la Bolivia che eravamo circa a 3000 metri.
Passato il confine, cambia tutto.
Prima cosa la gente. Lo vedi già a Villazon, posto di frontiera, dove decine
di persone bevevano e ballavano per una festa.
Ma anche il paesaggio, e la povertà, certamente. Due giorni di acclimatamento a Tupiza, sempre a 3000 (ma arrivando a 3700 metri, con successiva discesa in bici verso i 3000...), con belle vallate e
scorci naturalistici, vallate, colori.
E poi 4 giorni di salares, il clou della vacanza.
Nel primo si sale in quota, fino a 4700 metri come limite massimo. 12 ore di
jeep infinite, circondati solo da montagne e nubi, uno dei tramonti più
incredibili della mia vita.
Nel secondo sei già alle lagune colorate, e fa freddo. Cielo terso, vento
che spazzava tutto (pure noi, spesso), tranne le centinaia di fenicotteri
che stavano lì in queste lagune colorate. Incredibile quella verde, col
vulcano che incombeva sopra, e un'acqua degna della Costa Smeralda. Poi
Laguna Rossa, e sosta per la notte (fredda, fino a meno 10, ma il problema
era più il vento quando tirava), con un cielo stellato che copriva tutto
l'orizzonte.
Terzo giorno ancora Lagune (incredibile all'ora di pranzo una nella quale
c'erano più fenicotteri che in tutte le altre, a pochi metri da noi),
passando per il deserto, e poi per i geyser sopra i 5000 metri di altezza, per finire la sera al margine
del Salar, a dormire in un albergo fatto solo di sale (tutto quanto, compresi tavoli, sedie e letti!).
Quarto giorno salar, e cioè mare di sale a perdita d'occhio, che sembra
neve, ma è anche più brillante, e acceca l'occhio.
In mezzo a questo mare un'isoletta fatta solo di cactus, quasi uno scherzo
della natura, da dove affacciarsi per guardare l'infinito.
Usciti dal salar, notte a Uyuni, e poi pulman pubblico per Potosi, la città
più alta del mondo (4090 metri), con un passato coloniale per le sue miniere
d'argento. Città accogliente, con diversi monumenti, e belle vedute sulla
vallata.
Alcuni sono anche andati in miniera per una visita, ma l'ho presa con relax
e sono rimasto giù a gironzolare per i vicoli e le chiese coloniali
Da lì pulman in discesa per Sucre (2800 metri), altra capitale della
Bolivia. Città tutta bianca, affascinante, anche se era domenica e
praticamente giravamo solo noi.
Quindi aereo per Santa Cruz, per il giro delle missioni gesuitiche al
confine col Brasile.
Primo giorno di intoppo per attraversare un ponte, con 7/8 donne che avevano
fatto un blocco perchè l'alcalde non pagava gli stipendi ai mariti. Dopo 12
ore di trattative le hanno fatte sgomberare, ma la giornata l'abbiamo persa
in questo strano blocco, dove centinaia di persone erano lì, tranquille,
senza particolare stress, ad aspettare gli eventi. Lì abbiamo visto anche
molti mennoniti, che in quella zona sono una grossa comunità, con gli uomini
vestiti in salopette e cappelletto, e le donne tipo Holly Hobbie.
Dopo tre giorni di missioni, nel nulla, interamente ricostruite dopo lo
scempio della Chiesa del 1700.
Indubbiamente alcune sono affascinanti, forse più per l'idea che ne era alla
base che per il reale valore artistico, che ovviamente è vicino allo zero.
Pure, arrivare in un paio di queste, dopo ore e ore di pulman sullo
sterrato, in paesetti dove non c'era in giro un'anima, e veramente questa
chiesa sembrava una sorta di faro sulla scogliera messo da chissà chi, è
valso il viaggio. Il tutto con una natura ben diversa da quella dei salares,
ovviamente, anche se mi aspettavo una foresta più amazzonica (era anche
inverno, però). Stanno disboscando molto anche lì, comunque, tanto che Santa
Cruz, la capitale della regione, è diventata ricca. Speriamo bene.
Santa Cruz, di passaggio, è città che non sembra nemmeno Bolivia.
Da lì volo per Buenos Aires, dove abbiamo trascorso le ultime 24 ore.
Metropoli di grande fascino, indubbiamente.
Priva di grandi monumenti, è città più da vivere che da visitare mordi e
fuggi. Bella una passeggiata notturna a Sant'Elmo, bello passeggiare per le vie
piene di palazzi stile vecchia Europa, bella la Boca e la fantasia della
povertà, bello il quartiere residenziale della Recoleta, peccato che a
Sant'Elmo di sabato pomeriggio fosse chiuso quasi tutto.
Poi il ritorno, con volo su Roma.
Viaggio intenso, ma senza problemi per nessuno (raffreddori, un paio di
cagotti, qualche mal di testa per l'altezza, ma ci fermiamo lì).
Nessun intoppo (qualche foratura, qualche guasto veloce alle jeep), tranne
il blocco al Ponte, che comunque fa molto Bolivia, e quindi ce lo teniamo.
Nessun problema fisico per nessuno.
Cibo a volte ottimo, altre meno, ma sempre a livello medio-alto, e sempre (o
quasi) con la possibilità, anche in Bolivia, di mangiare una pizza o una
lasagna in un posto che si chiamava "Bella Napoli"!
Tempo discreto, nel senso che non ha mai rovinato alcun piano.
All'inizio ci ha fregato perchè faceva molto freddo, inaspettato, ad Iguazu,
poi è migliorato. Nei salares freddo, ma si sapeva. nelle missioni caldo, idem.
Freddo a Buenos Aires, ma era ipotizzabile.
Forse è mancato un po' il contatto con la gente, specialmente i ragazzini.
Mi aspettavo qualcosa in più dalle missioni, sotto questo aspetto, e da un
mercato in Bolivia, abbastanza deludente rispetto ad altri visti per il
mondo (meglio uno locale con le stoviglie, che uno più reclamizzato e famoso
della domenica, per intenderci)
Un viaggio da limare come itinerario in alcuni aspetti, ma da consigliare,
certamente.
Tre le perle, su tutto: Iguazu, il Salar, e una laguna (in particolare) piena
di fenicotteri.Tre posti diversi, ma egualmente incredibili.
Il primo esprimeva la potenza della Natura e/o di Dio.
Il secondo la sua fantasia ineguagliabile.
Il terzo la sua poesia.
Tre posti da ricordare per sempre.

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