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Non era uno di quei giorni soleggiati, dove la gente si sveglia ma continua a sognare, uno di quei giorni di pace e serietà dove tutto inizia bene e termina ancor meglio, ma di certo il buon umore non mancava, sarà per un abbondante colazione o per il cinguettio degli uccelli, ma ci alzammo presto per prepararci ad un lungo viaggio, forse il più bello che abbia mai vissuto.
Di certo non sapevamo cosa ci attendesse e delle meraviglie che i nostri occhi potessero vedere, fra la bellezza della natura, delle chiese, il luogo caratteristico che fino ad allora potevamo solo immaginare.
La nostra metà era semplice, senza troppe tappe da visitare, e forse ne avete sentito già parlare o forse no, magari per i suoi miracoli o per l’ospitalità dei sacerdoti, o forse ancora per i veggenti del posto, di sicuro una volta nella vita avete sentito parlare di un piccolo paesino della Bosnia Erzegovina al confine con la Croazia chiamato MEDJUGORIE.
Ci fu proposto quasi per caso di fare questo viaggio, ma non so se è stato proprio la casualità degli eventi o perchè affascinati da un mondo che racchiude del mistero, ma decidemmo comunque di visitare quel luogo parlato sempre bene da gente comune, gente come noi che più delle volte soffre e decide di affidarsi a qualcuno o a qualcosa pur di star meglio.
Era un sabato qualunque di un lontano mattino d’agosto, se non ricordo male forse era il 16, ma non si bada al tempo quando c’è la gioia di voler partire.
Tutto era in ordine ogni cosa era al suo posto, la valigia c’era, noi anche, guardavamo l’orologio nell’attesa che il pullman arrivasse, mancavano 5 minuti alle sei e trenta, e poi eccolo, finalmente si vede arrivare, si, era proprio quello, il nostro, finalmente si parte!
Il viaggio era lungo e il tempo non sembrava passare mai, qualcuno diceva che era preferibile viaggiare via mare, intanto potevi scorgere dal finestrino le altre auto che per un tratto o due sembravano andare nella nostra stessa direzione e nel contempo fra un canto e qualche chiacchiera arrivammo al confine, una breve sosta, e poi in marcia verso la nostra meta.
Ancor prima di giungere sul posto, già da lontano si intravedeva della gente, di ogni razza e religione, venuti da molto lontano ma tutti molto vicini ad un forte senso di spiritualità.
Il luogo era semplice, fatto di gente per bene quella stessa gente che si vede quasi tutti i giorni alla televisione, dalle case di mattoni con il tetto di paglia, il clima era mite ed il sole splendeva, forse sarà l’aria o chissà cosa, ma il luogo era quasi d’incanto.
Da qualche anno sono presenti anche degli alberghi ma il contatto con la natura è sempre da preferire, e noi decidemmo di farci ospitare da una famiglia del posto anche se a stento riuscivamo a capirci, infatti la lingua parlata lì è il croato.
Di spazio ce n’era, di verde in abbondanza e di azzurro si tingeva il cielo, ma dovevamo ancora aspettare una guida per le lunghe passeggiate sulle colline, nel frattempo conoscemmo un’altra famiglia che era lì per chiedere una grazia per il loro figlio, la fede e profonda e la bontà infinita.
Jakov era uno dei sacerdoti del luogo con cui facemmo amicizia, dalla barba folta e bianca, ci informò di varie iniziative a cui potevamo aderire e ci spiegò che dal 1981 ad oggi continuano quasi ogni giorno delle apparizioni della nostra Madre Maria e Regina della Pace, o quantomeno dei segni tangibili per informarci della sua presenza.
Ogni mattina verso le 11.00 si celebrava la messa in Italiano e tutti i pomeriggi il Santo Rosario per terminare con delle preghiere finali, mentre sul monte Krizevac tutti i venerdì c’era la via Crucis, uno spettacolo da vedere.
Sul posto vi sono tuttora molti veggenti che fungono da intermediari alla parola di nostra Madre, che ci augura di pregare, di credere nella parola del Signore e di non commettere atti impuri, sicuramente questa è la strada migliore per raggiungere la pace eterna.
Ricordo ancora il profumo dei fiori, le lunghe escursioni e quell’atmosfera di calma e serenità che ci attorniava, un vero toccasana per la propria salute senza poi parlare del cibo vegetale di squisita prelibatezza e dell’acqua sempre limpida, sgorgante dalle 2 fontanelle pubbliche poste di fronte al santuario.
I giorni passavano tranquilli e sempre più acquisivo una certa serenità trasmessa anche dalla fede, un luogo dalle mille sfaccettature dove anche un piccolo particolare ne risalta la bellezza, senza lasciarci perdere l’occasione di prendere qua e la qualche souvenir da portare a casa, magari una piccola statuetta da appoggiare sul comò o una collanina da portare al collo, un qualche ricordo che ci rimembri quel viaggio.
A volte, sentirsi accarezzare dal vento, mentre si è con gl’occhi chiusi, immersi in un mondo quasi ai confini dell’immaginazione, sembrava come se vi fosse qualcuno che ti sfiora delicatamente con la mano in una dolce carezza.
Ma ricordo certamente uno strano episodio che mi ha turbato l’animo e che tuttora fa riflettere: prima di partire per il ritorno, una veggente si avvicinò al nostro gruppo ci disse “Nostra Madre mi ha parlato” - a quelle parole rimasi stupito, non sapevo se credergli o meno e poi aggiunse - “Vi augura un buon ritorno, ma prima di partire, oggi alle 15:00, alzate lo sguardo verso il cielo” - così facemmo, aspettando l’attesa con il cuore palpitante.
Mancavano 5 minuti alle 15:00, il cielo era limpido di un azzurro splendente, quasi da favola, il sole non era forte e con i suoi raggi ci riscaldava fin dentro l’animo, si intravedeva qualche nuvola di un bianco panna entro cui vi nuotavano gli uccelli, in mille volteggi, si divertivano a volare, quasi in un gioco.
Ad un certo punto le nuvole si mossero e due si accostarono ai lati del sole, quasi a nasconderlo, poi ad un tratto una di esse iniziò a colorarsi di un rosa dipinto mentre l’altra restava di color bianco! Mi venne quasi un colpo nel vedere quella scena, ma non era finita, poi le nuvole aprirono la volta al sole. Si scostarono di lato mentre ancora con gl’occhi potevi osservare il sole che iniziò a volteggiare, girava e girava in un vortice d’incanto e poi si fermò e iniziò ad ingrandirsi, dando quella strana sensazione che stesse precipitando sulle nostre teste, poi ritornò nelle sue dimensioni reali e tutto finì.
«È un segno di comunicazione nel Cuore Immacolato della nostra Madre» - dissi nella mia mente, con occhi increduli a quanto appena visto, « forse stavo sognando» - aggiunsi - «ma no, è tutto vero». Nessuno fiatò, si era creato uno strano silenzio, io come molta altra gente ci guardammo negl’occhi mentre si mandava giù un pezzo di saliva, qualcuno ha scattato qualche foto, ma la cosa era talmente repentina e stupefacente che lasciava poco tempo alla realtà. Poi riprendemmo il pullman per il ritorno, forse con un po d'amarezza ma portavamo nel cuore quel fantastico viaggio dove molti erano soddisfatti di quel luogo, della vegetazione rigogliosa, l'immenso verde e le distese dei campi in fiore, dei santuari visitati e delle esperienze vissute con gl'abitanti conosciuti.
Ormai è quasi un ricordo, i sorrisi della gente, il calore del posto, quella strana sensazione di magico che quasi si respira, un tempo speso bene ma forse troppo poco, questo non è un addio ma un solo arrivederci Medjugorie, arrivederci nostra Madre, un saluto a tutti coloro che della fede ci vivono e la vivono, a coloro che viaggiano nello spirito e nell’animo, che ci credono veramente, quella stessa anima che ci unisce tutti.
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