Viagem o brasil - viaggio nell'anima
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Dentro me segni di fuoco e d’acqua, e il ricordo non s’arrende, e la voglia di tornare vive.
Brasile …… viaggio nell’anima dell’uomo.
Viaggio nato quasi per caso, scommessa mantenuta agli occhi di amici e parenti ancora increduli.
Tutto nasce durante un matrimonio, quello di mia cugina Lolly. Fuori dal municipio, incontro il fratello della sposa , Antonello, in arrivo dal Brasile dove da alcuni anni gestisce, un locale bar- ristorante ben avviato.
Poche parole .. “Ciao come va?, perché non venite a trovarmi?. Lo dice a me e agli altri cugini: Mario, Giovanni, Efisio. Al cognato Fausto.
“Si che veniamo!!” dico io. “Perché no?” aggiunge Giovanni. “Vengo anch’io” dice Mario, fratello di Giovanni. Efisio invece l’altro fratello è scettico: “dove volete andare? .. Brasile? “ma lassai a perdi, no è cosa po bosatrus ”(lasciate perdere, non è cosa per voi).
Fausto si associa a Efisio, anche secondo lui non andremmo da nessuna parte.
Mille Euro per sognare.
Tanto costa il biglietto di andata e ritorno per Porto Seguro, meta del nostro viaggio in Brasile. Per la permanenza non dovremo preoccuparci, penserà a tutto nostro cugino.
La proposta è allettante. Unico ostacolo: convincere mia moglie a farmi partire senza di lei!!
Argomentazioni? Haimè poche!!
Potrei provare sostenendo che MILLE + MILLE (euro si intende) sono troppi per le nostre attuali disponibilità. Discorso leggermente egoistico?. Direi di si! No, non mi sembra una buona idea. Ho deciso. La butterò li come una battuta, poi a seconda della sua reazione, vedrò se insistere o meno.
Sorpresa ! grande sorpresa! mia moglie non si oppone. Potrò partire a patto di “fare da bravo”.
Cavolooo se farò da bravo!! Promesso!!
La voce si sparge nel nostro piccolo paesello di 400 anime.
E allora … avanti col coro. Sorelle e amiche di mia moglie consigliano per il nostro bene: “Non farlo andare! E’ inevitabile. Ti metterà le corna! Impossibile per gli uomini italiani non cedere alla tentazione.” Ripetevano .... “Non farlo andare”.
Così per tutti, andavo a fare il solito viaggio di Italiano in gita alla ricerca di sesso facile.
“Va senza la moglie … figuriamoci!!”
Il 13 marzo 2005 alla faccia dei dispensatori di saggi e buoni consigli, increduli e non, sono in volo per il Brasile .
All’aereoporto di Cagliari- Elmas salutiamo Efisio “lo scettico”, che per uno strano scherzo del destino ha gentilmente accompagnato me e i sui fratelli Giovanni e Mario all’imbarco. Chissà cosa avrà pensato quando ci siamo allontanati verso il settore PARTENZE.
Ciao caro Cugino, al nostro ritorno ti racconteremo del Brasile!!
Partiamo per Milano-Linate. A Milano cambio d’aereoporto per l’internazionale Malpensa. Lasciamo l’Italia con destinazione Francoforte. La Germania è a un passo, dopo un’ora o poco più l’aereo è già in fase d’atterraggio. Tra le mille luci di Francoforte distinguo perfettamente le case, le macchine ferme ai semafori. Penso ai mie amici e cugini emigrati in quella terra, mi sembra quasi di entrare in quei pochi istanti nella loro vita. L’aereoporto di Francoforte è immenso. Trovare il prima possibile il settore partenze per Rio de Janeiro, questo l’imperativo. Chiediamo indicazioni in Italiano. Non ci capisce quasi nessuno. Allora penso che saper parlare l’inglese è proprio una gran bella cosa!!. Grazie a un po di fortuna riusciamo comunque a raggiungere il nostro aereo. Finalmente siamo a Bordo!
Mi accomodo, e poi ….. poi quattordici ore d’aereo. Un’infinità. Costeggiamo tutta la costa occidentale dell’africa, poi giù sempre più giù nella parte bassa del globo. Voliamo a 12 mila metri di quota , ma io non ci voglio pensare. .. per me è solo una gita in pullman !!
L’aereo appartiene alla compagnia di bandiera brasiliana, la Varig. A bordo si respira già l’aria di Brasile. Odori, profumi di cibo, ci accompagneranno in tutta la nostra permanenza.
All’alba scendiamo di quota. Sotto di noi Rio de Janeiro si estende a perdita d’occhio.
Atterriamo .. finalmente. Ma non è ancora finita.
Ancora un Volo e arriveremo a Porto Seguro. Risaliamo così il Brasile verso Nord, verso lo stato di Bahia. Non voliamo molto in alto per cui posso scorgere dall’oblò il mondo di sotto: montagne impervie si alternano a pascoli di migliaia di ettari, sottratti a furia di incendi alla foresta.
L’aereoporto di Porto Seguro sembra quello di Manus visto e rivisto nei fumetti di Mister No. Il portellone si apre. L’aria calda invade l’interno dell’aereo. Fuori ci saranno almeno 40 gradi e io indosso ancora maglia e maglione. Scendo dalle scalette. Quello che provo per ora è solo disagio. Ma la luce è contagiosa e c’è qualcosa che non so descrivere nell’aria.
Intravedo da subito nostro cugino Anto. Ci viene incontro e ci guarda incredulo. Ci abbraccia.. “Grandi ce l’avete fate”. “Ci speravo”, “Grandi!”
Anto ha i capelli rasati, è scuro di carnagione, ha le braccia quasi completamente tatuate. E’ uno che ha girato il mondo e starebbe a suo aggio da qualsiasi parte. Qui in brasile potresti tranquillamente scambiarlo per un brasiliano doc.
Attraversiamo Porto Seguro.
Ora si che mi sento veramente in Brasile.
Dico ai miei cugini :“ragazzi, oggi è il giorno più bello del viaggio perché siamo solo all’inizio di questo splendido sogno”.
Al momento, tutto quello che so di Porto Seguro l’ho appreso da internet prima di partire. So già che sorge su una collina in vista dell’oceano, e che fu proprio qui (come direbbe Alberto Angela) che avvenne il primo sbarco Portoghese in Brasile. Nel 1500 vi mise infatti piede per la prima volta l’esploratore portoghese Pedro Alvares Cabral. L’intera zona è un autentico paradiso tropicale con clima mite tutto l’anno. Ci sono spiagge che si estendono a perdita d’occhio (90 km di litorale) su coste caratterizzate de una vegetazione lussureggiante di palme da cocco, mangrovie e foresta pluviale. Rappresenta uno dei più importanti poli turistici del Brasile, non solo per il clima e le splendide spiagge, ma anche per le chiesette storiche realizzate dai gesuiti e soprattutto per il divertimento: feste in spiaggia con musica e danze nel periodo estivo (da dicembre a febbraio) sono all’ordine del giorno, o meglio della notte. La vita scorre (al contrario di quanto avviene da noi) a ritmo lento e il tempo sembra non avere molta importanza.
Di Porto Seguro ricorderò l’ottima cena in ristorante a base gamberoni giganti d’acqua dolce e la passeggiate sulla “Passarela do Alcool” dove ci sono centinaia di bancarelle che vendono ogni tipo di souvenir, soprattutto lavorazioni artigianali in legno realizzati con maestria dagli indios.
Al semaforo prima dell’ingresso al porticciolo dove ci aspetta la “balza” per attraversare la foce del Rio Buranhèm che ci divide da Arrajal d’Ajuda. Un ragazzo di colore ci offre delle noci di cocco con delle cannucce per berne la cosiddetta “agua de cocco”. Anto ne acquista una e ce la offre .. è fresca e dissetante.
Saliamo sulla balza, un zatterone che riesce a trasportare una ventina di macchine e un centinaio di passeggeri dentro le stesse macchine e in piedi tra esse. Una sensazione di libertà e avventura insieme mi pervade. Di fronte a noi una costa verdissima con tante palme. Il posto mi appare selvaggio, sebbene la zona sia divenuta ormai da tempo area turistica a tutti gli effetti. Noi stiamo in mezzo a tanti ragazzi che ci danno l’impressione “de potai tottu a coddu” che tradotto dal nostro dialetto significa portare la propria vita in spalla, ovvero non avere preoccupazioni. Insomma mi danno l’impressione di non essere afflitti dal peggior male della nostra cara civiltà occidentale: avere tutto o quasi, ma sentirsi sempre insoddisfatti.
Antonello sembra leggermi nel pensiero. Dice: “in questo posto c’è una grande energia positiva, ed è per questo che ho deciso di venire a vivere qui”. Si sente davvero a casa, nonostante le migliaia di km che lo dividono dalla sua terra, la Sardegna. Rifletto sulla sua scelta. Penso che non è un caso che si sia fermato proprio in questo lembo di Brasile. Anche in Sardegna, in alcune località resiste ancora l’anima primitiva. La trovi nella gente semplice, che vive nei piccoli paesi dell’interno. La trovi nella loro allegria, nella voglia di far festa, nel loro senso di fratellanza, di ospitalità. Scopro così che Anto, dopo aver vissuto a Bologna, Rimini, Ibiza, Londra, dopo essere stato a New York, in Australia e in chissà quanti altri posti, alla fine, seguendo il proprio istinto è tornato al punto di partenza. Ha scelto di fermarsi in una terra che è come la sua terra. Ha scelto di amare gente che è come la sua gente.
Sbarchiamo sull’altra rive e dopo aver percorso 2 km in auto, arriviamo a Arrajal.
ARRAJAL D’AJUDA
E’ qui che vive Antonello. E’ qui che soggiorneremo per 15 giorni.
Sorge di fronte a Porto Seguro, su una collina che si affaccia direttamente sul mare. Vi si trovano numerosi negozi di abbigliamento di ottima fattura a prezzi veramente interessanti. Anche le pensioni rustiche (Pousadas) sono numerose. Cosi come anche i ristoranti graziosi che affacciandosi per lo più nella via pedonale denominata “Brodway”. Qui si possono trovare uno a fianco all’altro Ristorante Cinese, Argentino, Italiano , Messicano, Pizzeria e così via. Anche il locale di mio cugino si trova su questa via. E’ frequentatissimo e almeno una volta alla settimana, nel periodo estivo (da dicembre a marzo), Anto organizza una festa.
Noi ci andiamo ogni sera per bere qualcosa, per giocare a biliardo e soprattutto per conoscere gente. Ci sentiamo anche noi a casa nostra in questo paradiso.
Anto ci ha messo a disposizione la sua casa con piscina che si trova a circa 1 Km da Arrajal, sulla spiaggia di Pitinga. E’ la spiaggia più bella della zona. Ogni mattina mi alzo di buonora, ne percorro a piedi in solitudine almeno 5 o 6 chilometri. Mi piace farlo. Mi permette di ritrovare l’essenza, l’intimo contatto, il magico equilibrio con la natura che mi circonda.
Sarà questo spirito a tenermi lontano da ogni carnale tentazione.
VISITA A TRANCOSO
È un piccolo paese situato su un promontorio che si affaccia su una grande area verde a forma quadrata chiamata appunto “Quadrado” ai cui lati si trovano una piccola chiesetta bianca, negozi e ristoranti variopinti. Si trova proprio sul 17 esimo parallelo. Ed è proprio per questo che, secondo alcuni, sprigiona energia positiva.
Non so se tale convinzione possa essere fondata. Io da parte mia posso solo dire che quell’ambiente, soprattutto la visione della piccola chiesa bianca , mi ha trasmesso in quei momenti un gran senso di benessere e di pace. Dietro la chiesetta, in fondo alla piazza, a un certo punto ci siamo ritrovati su una balconata naturale che si affaccia su uno splendido panorama “guarnito” da spiagge incantevoli, palme da cocco, e un mare azzurrissimo.
Ma è l’orizzonte che mi rapisce l’anima. Sembra non finire mai. Immenso. Mai nella mia vita l’ho visto così esteso. E’ lo spettacolo della natura che ancora una volta emoziona, che ti fa sentire piccolo ma allo stesso tempo partecipe di questa meraviglia che è la nostra madre terra.
Mi si velano gli occhi . Il pudore e la presenza dei miei cugini mi fanno trattenere le lacrime.
VISITA A CARAIVA
Ci andiamo da soli. Io Mario e Giovanni. Senza alcuna guida. Noi e la nostra Fiat Uno presa a noleggio. Il viaggio di circa una cinquantina di chilometri è roba da Indiana Jhons. Superiamo fiumi passando su ponti di tronchi d’albero. La strada è quasi tutta sterrata, sabbiosa con buche enormi. Abbiamo poca benzina nel serbatoio e non ci sono stazioni di servizio lungo il percorso. Per fortuna “ne troviamo” un paio di litri in un piccolo market. Dopo aver percorso un tratto di strada in un continuo sali scendi in mezzo alla foresta, giungiamo sul delta di un fiume che ci separa da un costa verdissima costellata tante piccole case in legno dai colori sgargianti. E’ Caraiva. Possiamo arrivarci solo noleggiando una canoa con conducente. Contrattiamo sia l’attraversamento che un giro turistico con tanto di risalita del fiume. La canoa è condotta da un ragazzo di colore che al più avrà 20 anni. E’ un tipo loquace, sempre sorridente. Affonda il lungo bastone fino a raggiungere il fondo del fiume e spinge controcorrente. Raggiungiamo un punto in cui il fiume si biforca in tanti piccoli canali che diventano tunnel passando sotto le foltissime e sgargianti mangrovie. L’ambiente è surreale, il ragazzo che conduce la barca improvvisamente non parla più. Ascoltiamo il rumore ritmico della pagaia che penetra l’acqua. Il resto è divenuto religioso silenzio. Ho la sensazione di entrare nella cattedrale di madre natura. Attorno a noi solo rumore d’acqua e cinguettio d’uccelli tropicali. E’ la seconda volta in questo viaggio che la bellezza maestosa della natura mi emoziona.
Immaginate ora Caraiva.
Immaginatela come un susseguirsi ininterrotto di palme da cocco che fa da cornice a una spiaggia da sogno.
Immaginatela con la sua strada principale fatta solo di sabbia, dove si affacciano casette in legno e ristorantini tipici.
Immaginatela senza energia elettrica.
Immaginate la vita che scorre a rallentatore.
Immaginate tanti bambini che giocano allegri.
Immaginate tanti colori.
Immaginate la vita come vorreste che fosse.
Tutto questo è stato il mio viaggio in Brasile.
Tutto questo è stato il mio viaggio nell’anima sognante dell’uomo.
Ho sempre sostenuto che è molto bello partire e che è altrettanto bello tornare.
Questo perché l’attaccamento alla mia terra è veramente grande.
Così quando son tornato in Sardegna è stato bello sentire nuovamente il profumo intenso della macchia mediterranea: del mirto, del cisto, del lentisco, del corbezzolo, dell’elicriso.
E’ stato bello sentire il calore e la familiarità della mia casa.
E’ stato bello riabbracciare mia moglie e guardala dritta negli occhi senza rimorsi.
E’ stato bello perché quei segni di fuoco e d’acqua a distanza di tre anni …vivono ancora dentro me.
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