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A PASSEGGIO SULLA GRANDE MURAGLIA CINESE
Di Uberto Tommasi

Lunga 6350 chilometri, voluta dall’imperatore Qin Shi Huang 3 secoli prima di Cristo, venne costruita da 300.000 operai che lavorarono 10 anni.

Beijing (Pechino). E’ pomeriggio quando atterriamo nell’aeroporto della capitale cinese accolti da un tempo pessimo. Sbrigate le solite pratiche burocratiche decidiamo di raggiungere la “Grande muraglia”, nonostante la stanchezza accumulata in 12 ore di viaggio e risalendo a rovescio il fuso orario.
In un’ora di taxi, attraversando delle colline abbondantemente innevate, raggiungiamo il Passo di Badaling da cui, con una teleferica, si può accedere alla leggendaria costruzione. Il tempo peggiora a vista d’occhio e noi entriamo nella biglietteria mentre gli addetti stanno discutendo se chiudere o meno la funivia.
Dopo una breve discussione, approfittando del senso d’ospitalità dei cinesi, riusciamo, assieme a dei canadesi francofoni, a far ripartire la teleferica che ci trasporta fino all’accesso dell’antico “limes” di pietra.
Nel tragitto dentro la piccola cabina, che oscilla violentemente attraversando le basse nuvole, abbiamo tutto il tempo di pentirci per la nostra testardaggine.
Usciamo dall’angusto abitacolo rabbrividendo per il freddo che un termometro, appeso nella stazione della funivia, valuta 14 gradi sotto zero.
Ci facciamo coraggio e ci arrampichiamo, cercando di conservare l’equilibrio sopra la neve ghiacciata che copre la scala di pietra, ringraziando il cielo per aver messo in valigia un confortevole “loden”, nonostante in Italia la temperatura si aggirasse intorno ai 18 gradi sopra lo zero.
Quindi finalmente mettiamo piede sopra il selciato di quella che i cinesi chiamano “Changcheng”. La costruzione di per se non darebbe l’impatto visivo di altre “meraviglie del mondo” come le piramidi egiziane, se non si sapesse che è lunga 6350 chilometri, e che per realizzarla erano state spianate le cime delle montagne.
A volerla era stato l’imperatore Qin Shi Huang (l’unificatore della Cina, lo stesso a cui si deve il cosiddetto “Esercito di Terracotta”), che nel III secolo a.C. diede inizio alla costruzione della “Grande Muraglia” alla quale lavorarono 300.000 operai per 10 anni.
L’altezza media del manufatto è di 7/8 metri, largo 6,5 metri alla base e 5,5 alla sommità, con una torre ogni 200/300 metri. Misure che sfatano la convinzione diffusa che la mirabile realizzazione sia visibile dallo spazio, se non addirittura dalla luna.
Affacciandoci tra i merli osserviamo come fosse l’altezza delle montagne a renderla inespugnabile, infatti pare che i mongoli la violassero passando dai punti deboli, ovvero le porte che necessariamente si aprivano nella muraglia.
E così, il collo insaccato nel bavero del loden e le mani in tasca, percorriamo un tratto della costruzione, ascoltando i canadesi che ci precedono ridere e scherzare con le sottili giacche tecniche aperte, insensibili a quel freddo con cui sono abituati a convivere.
Incredibile come la voce viaggi facilmente lungo il percorso di pietra e mattoni. Sicuramente l’acustica faceva parte del sistema di allarme e per un momento il nostro pensiero corre ai mirabili architetti di quel lontano periodo.
Chissà se oggi esiste ancora chi è in grado di realizzare un sistema di trasmissione della voce di questo tipo. Uno dei canadesi commenta dicendo che anche nelle moderne ville a schiera se uno tira lo sciacquone nella prima il rumore si sente anche in quella più lontana. Fra di loro vi è un professore di archeologia che spiega ai suoi allievi come la grande muraglia non fosse stata costruita per proteggere i cinesi, ma per riparare le culture agricole dal saccheggio delle tribù nomadi. Noi replichiamo, fra le risate generali, che allora in pratica la famosa muraglia non sarebbe stata altro che un muro dell’orto dalle dimensioni esagerate. Poi l’archeologo completa il racconto spiegando come la costruzione fosse anche una via di comunicazione scorrevole, perché lastricata, ed abbastanza larga per essere usata come una vera e propria strada, in più sicura perché protetta da soldati. Ritorniamo verso la funivia che ci riporta nell’ammasso di nuvole, da cui usciamo fuggendo dal sogno del grande imperatore che, 300 anni prima di Cristo, aveva sperato di arginare con la sua muraglia, quella paura che da sempre è matrice di mura e castelli.



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