Utili a trovare informazioni per organizzare le tue vacanze
Sei già registrato? Accedi al pannello di controllo e invia il tuo racconto,
altrimenti iscriviti qui:
la registrazione è
del tutto
gratuita!
Per una panoramica completa sulle migliori offerte turistico alberghiere effettua una ricerca nella pagina dove presentiamo tutte le offerte speciali

Una pietra, nel Tempio del Cielo, indica il “Cuore dell’Universo”
Di Uberto Tommasi
Questo era il luogo dal quale la cultura si diffondeva in tutto il paese. Un muro invisibile rimanda l’eco.
Beijing (Pechino) – Per raggiungere Tiantian (Il tempio del cielo) attraversiamo, a bordo di un taxi, gli immensi spazi della Pechino dai mille grattacieli, tanto da farci disperare che esistano tracce del passato dell’antica capitale del Nord.
Poi, all’improvviso appare l’alto muro posto a protezione del luogo sacro che racchiude il punto geomantico più importante del mondo, per gli astrologhi cinesi, il centro dell’universo.
Qui 22 imperatori Ming e Qing per cinquecento anni e per 600 volte, offrirono i sacrifici al cielo perché fosse concesso un buon raccolto. Il complesso aperto per la prima volta al pubblico nel 1918, copre 273 ettari ed è nel suo genere il più grande del mondo. La struttura fu iniziata nel 1420. E’ diviso in altare della terra ed altare del cielo, il primo di forma quadrata raffigurante la materia: il fuoco, l’acqua, l’aria e la terra ed il secondo rotondeggiante rappresenta la volta celeste. Le stesse geometrie sacre con cui sono costruite le chiese di ogni parte del mondo.
In questo luogo potevano entrare solo l’imperatore, i sacerdoti ed i dignitari che lo meritavano, esclusi coloro che avevano avuto un lutto in famiglia o che non erano, per qualche motivo sereni e puri di spirito. Il tempio del cielo era il luogo da cui si diffondeva la cultura nel paese, ovvero la storia, la filosofia, l’astronomia, la pittura, la musica, i riti ed il calendario.
Le strutture dell’altare si basano sul numero nove e nel tempio sono rappresentati i mesi dell’anno, i giorni e le ore, i periodi solari, le costellazioni e le stelle dell’Orsa Maggiore.
Il tutto a simboleggiare la necessità dell’uomo di agire in sintonia con il cielo e l’universo intero.
Entriamo emozionati confondendoci nella folla dei visitatori che in breve si disperde nella grandezza dei giardini e delle costruzioni rendendoci nuovamente passanti solitari come il protagonista del romanzo “Santa Lucia” di Vilém Mrstìk. Passeggiamo a lungo, lentamente come chi avendo un lungo cammino da percorrere, non vuole essere affaticato all’arrivo. In fondo il passeggiare ricorda lo scorrere della vita.
Gli sfondi dei giardini rendono astratto il paesaggio fasciato dalle mura, la cui immagine è continuamente modificata dai templi che di tanto in tanto sorgono davanti a noi. Le numerose costruzioni impressionano per le linee armoniche, i troni dorati, i muri a cassettoni dipinti di lacca rossa e le colonne decorate con foglie d’oro zecchino. Eppure, l’emozione maggiore la proviamo nel Viale Haiman, l’asse che collega la parte meridionale del tempio del cielo con quella settentrionale. Camminare nella lunghissima via è come avanzare verso la volta celeste, o forse il paradiso.
In quel momento si crea fra noi e l’architetto, vissuto cinquecento anni prima, un collegamento ideale. Il messaggio, da lui destinato a chi fosse stato in grado di capire, è arrivato, attraversando imperturbabile le file di turisti cigolanti lingue sconosciute che a passi strascicati per la stanchezza deambulano gravati da rassicuranti scorte di cibo ed eternamente in cerca di un cesso (così si dice anche in cinese) per nulla intimiditi davanti al surreale di questa piattaforma divina.
Le stesse scene di stanchezza le troviamo anche nella piattaforma dell’Altare Circolare, al cui centro troneggia la pietra chiamata “il Cuore dell’Universo”.
In quel luogo se una persona parla a voce normale, nonostante non vi siano ostacoli intorno, si può ascoltare un forte eco provenire da lontano. Per un po’ attendiamo inutilmente che la volontà divina, come un gigantesco collirio, scolorisca impietosamente la folla gracidante che ci impedisce di meditare un momento sul luogo che gli astrologhi hanno individuato come il massimo punto di concentrazione delle armonie celesti. Infine delusi riprendiamo il cammino rifugiandoci nella convinzione che in fondo le migliori avventure siano sempre quelle interiori.
Quattro passi nei mercatini di Pechino
Pechino – Marzo 2005 – Il quartierino, un microcosmo della compravendita, formicola di folla. Venditori e clienti mercanteggiano con un linguaggio rapidissimo farcito di spergiuri, stiracchiamenti e dissensi, movendo le mani come suonatori di pifferi. Un autentico battibuglio di figurette che potrebbe ispirare un Bruegel cinese.
Sono arrivato nel mercato delle pietre dure intervistando una deliziosa impiegata all’accoglienza dell’hotel “The Great Wall Sheraton” a cui ho chiesto di scrivermi in caratteri cinesi l’indirizzo in questione. Il nome suona all’incirca Liulichang, traversa di Nan Xin Hua Lie, località non lontano (si parla sempre di chilometri) dalla piazza Tian An Men. Nell’occasione grato per le preziose informazioni mi ero sentito in dovere di magnificare le doti di gentilezza del popolo cinese, salvo scoprire poi che la mia interlocutrice era giapponese.
Dopo essere rimasto un quarto d’ora ad osservare i tiremmolla dei mercanti e l’ammassamento cinese di oggetti, siano preziosità da esposizione o vili reliquie del quotidiano diluvio, mi azzardo ad entrare in uno degli smattonati bugigattoli strapieni di minuzie da cleptomania.
Ho appena fatto in tempo ad infilare nell’antro il piede destro (abitudine scaramantica locale e non) quando un’affascinante ragazza dall’abito incicignato, che puzza lievemente di sudore ed aglio, mi invita in perfetto inglese ad accomodarmi sopra un minuscolo sgabello mentre aspetto che gli occhi si abituino e l’ammassamento di oggetti prenda forma.
Osservo vecchie fotografie ingiallite, protette da delicate cornici intarsiate di madreperle, conservare l’immagine di omini in bombetta, con brache enormi, immortalati solenni sotto vecchie insegne di negozi. Vorrei comprarne qualcuna ma mi viene il sospetto che non siano in vendita e che si tratti di foto di famiglia esposte come penati protettori. Sazio di gaffe, dopo la storia dell’impiegata giapponese, non mi azzardo a chiedere e rivolgo lo sguardo al resto della “boutique à merveilles”.
Nello scompigliato inventario, affastellato a capriccio sopra mensole, armadi e dentro forzieri, in vendita anch’essi, si intrvvedono tazze per il tè antichissime, scatole di legno esotico, porcellane decorate con figure delicate di donne appoggiate a peschi in fiore, sui cui rami, uccelli esotici si esibiscono in spericolate acrobazie, carte dipinte, sigilli personalizzati, antichi volumi ed infine ciotole contenenti centinaia di monete di bronzo. Tuffo la mano nel tesoretto estraendone alcune monete d’argento che da un lato mostrano l’immagine del dollaro americano o di un generale tedesco e dall’altro scritte in cinese che scopro essere state coniate nel periodo delle occupazioni militari occidentali, conseguenza dell’invasione dei corpi di spedizione che si erano insediati con la scusa di proteggere le ambasciate dall’attacco dei Boxer. Questa rivolta era avvenuta alla fine del secolo XIX, ed era stata causata dell’impoverimento del paese in conseguenza delle due guerre dell’oppio. Le campagne militari le avevano intraprese gli inglesi, scrivendo alcune delle pagine più orribili dell’umanità, per obbligare i cinesi ad importare la droga.
Dopo una lunga trattativa acquisto i pezzi d’argento ed altri antichi coni in bronzo raffiguranti scimitarre. Nel frattempo entra un giovane tedesco con i capelli lunghi e la barba bionda. Si presenta e mentre sorseggiamo il tè, mi racconta di essere in Cina da mesi senza riuscire a tornare in Germania, affascinato dalla filosofia di vita di quel popolo accogliente e pacifico. Elmut, così si chiama, è un musicista, anzi un musicologo e mi spiega come i cinesi usino, per parlare, dei mezzi toni particolarmente adatti ad una conversazione gradevole. Terminato il mio tè e fumato, in compagnia del musicologo il mio solito sigaro Garibaldi, proseguo il giro dei negozi acquistando un completo per scrittori corredato di pennellini fatti con il pelo del lupo e di una sorta di pietra nera da sciogliere con l’acqua, per creare l’inchiostro. E’ sera quando, appesantito da un pesante bagaglio di acquisti e con la sensazione di perdere qualche cosa lasciando il luogo, mi dirigo verso l’uscita della viuzza per intercettare un taxi. La convinzione di poter tornare all’Hotel con la facilità del viaggio d’andata svanisce quando esco dalla zona pedonale. La grande via, sei corsie più due destinate ai ciclisti, prima semivuota, ora pare un fiume di macchine, una versione moderna del drago cinese che srotola le sue spire fatte di biciclette, auto, camion e trabiccoli ringhiosi a tre ruote.
Il marciapiede, come molti altri, non è agibile a causa dei lavori in corso che sconvolgono la città che si prepara ad accogliere le Olimpiadi. Dopo alcune acrobazie raggiungo il bordo stradale per attirare l’attenzione di un taxi, quindi attraverso la via ciclabile e mi pongo dietro un palo di cemento per evitare di essere travolto dai velocipedi. Dopo dieci minuti riesco a fermare un taxi che, studiato l’indirizzo, mi fa scendere facendomi capire a gesti che in quel caos gli era impossibile girare. Realizzato che era inutile insistere, individuo in lontananza un semaforo, che raggiungo incamminandomi fra le macerie del marciapiede. Arrivato scopro un sottopasso che mi permettere di arrivare ad una strada con il traffico nella direzione giusta.
Ed è così che finalmente, intercettata un’auto pubblica, raggiungo l’albergo dove mi rifugio in camera dedicandomi allo studio delle meraviglie acquistate, ricordo dell’armonia di una civiltà destinata a sparire per sempre nell’orgia della speculazione edilizia e nelle trappole del modernismo.
Disclaimer: i contenuti di questa pagina sono immessi direttamente dagli utenti che se ne dichiarano autori assumendone piena responsabilità; 7mates.com acconsente alla loro pubblicazione, declinando qualsiasi responsabilità in merito.
7mates declina ogni responsabilità per imprecisioni o errori nei contenuti.
* I voti di questa guida vengono aggiornati ogni 24 ore
©Copyright 2008 Promax Comunication SA | Contatti | Swiss Made