Cosa Dal
Dove Al Opzioni di ricerca

Copenhagen Dove dormire

ATTIVITA' COMMERCIALI IN COPENHAGEN

Scopri le agenzie immobiliari, i tour operator e le agenzie viaggio in Copenhagen:

Guide Turistiche

Utili a trovare informazioni per organizzare le tue vacanze

  • Guida Brasile
    • Il quinto Paese più vasto del mondo, dove tutto è grande: 7mila chilometri di coste che si affacciano sull’Oceano Atlantico; l’immensa Foresta Amazzonica, vero polmone verde del pianeta, che dall’oceano si spinge fino alle propaggini della grandiosa ... >>>
  • Guida Lido di pomposa
    • Tra i sette Lidi di Comacchio, affacciati sull’Adriatico appena a sud del delta del Po, il Lido di Pomposa è forse quello a maggior “vocazione familiare”, all’insegna della tranquillità e del riposo, con strutture recettive e di svago a misura di bam... >>>
  • Guida Benevento
    • Una delle città più ricche di storia e di monumenti della Campania, adagiata su un panoramico pianoro, incuneato tra le profonde valli dei fiumi Sabato e Calore, ai piedi della “Dormiente del Sannio”, ovvero il gruppo montuoso del Monte Taburno, il c... >>>
  • Guida Riviera romagnola, dove è nato il 'turismo al mare'
    • Uno dei comprensori turistici più famosi e meglio attrezzati d’Europa, dove oltre un secolo fa iniziò a svilupparsi il turismo balneare come oggi lo intendiamo. Una spiaggia sabbiosa pressoché ininterrotta, affacciata sull’Adriatico, dal grandioso de... >>>
  • Guida Nuoro
    • Adagiata su un panoramico altopiano granitico, dominato dal Monte Ortobene, Nuoro è la “capitale” della Barbagia, ricca di pascoli, di boschi e di suggestivi paesaggi naturali, ideale per rilassanti soggiorni estivi. Ma Nuoro è anche la patria spirit... >>>

COPENHAGEN, DANIMARCA

COLLEGAMENTI SPONSORIZZATI

INVIA LA TUA GUIDA

Sei già registrato? Accedi al pannello di controllo e invia il tuo racconto,
altrimenti iscriviti qui:
la registrazione è del tutto gratuita!

ITINERARI DI VIAGGIO

ULTIMI 5 RACCONTI INSERITI

OFFERTE IN PRIMO PIANO

Per una panoramica completa sulle migliori offerte turistico alberghiere effettua una ricerca nella pagina dove presentiamo tutte le offerte speciali

Danimarca alternativa

di Culdefeu Contatta l'autore

VOTA IL RACCONTO!
Se hai trovato il racconto interessante e di tuo gradimento lascia il tuo voto

 Dimensione Guida Dimensioni del testo piccole Dimensioni del testo medie Dimensioni del testo grandi


06/08/2007 Bologna - København
Dopo un’infinità di considerazioni e ripensamenti quest’anno si è deciso per la Danimarca e mai scelta si rivelò più azzeccata! Nessuna levataccia in questa occasione, per una volta arriviamo in aeroporto a Bologna con ampio margine sull’orario di partenza, cosicché salutati i genitori di Sara pranziamo con tutta calma prima di procedere al check-in, dove in una selva di teste bionde notiamo distinguersi una coppia, lui è ivoriano e lei modenese. Dopo un breve scambio di convenevoli ci salutiamo per incontrarci in attesa dell’imbarco, dove la ragazza racconta di essersi recata come volontaria in Togo e per Sara che ha vissuto un’esperienza similare solo pochi mesi prima, l’argomento è quanto mai invitante. A bordo del velivolo ci perdiamo nuovamente di vista, poco male poiché detestando gli aerei l’unico modo per far trascorrere il tempo del volo è farlo dormendo. Quando finalmente si decolla, com’è prassi da un po’ di tempo a questa parte, avvio il minidisc grazie al quale una lista di brani collaudati ed altri nuovi aggiunti in previsione di ogni vacanza fanno entrare nel vivo il viaggio. La genesi di questa colonna sonora è cominciata tre anni or sono, inevitabile quindi che le musiche mi ricordino i precedenti viaggi in Islanda, Norvegia, Svezia, Portogallo e Togo. Sono comunque sufficienti pochi brani affinché mi addormenti, per svegliarmi in prossimità dell’atterraggio, quando dai finestrini sono ben visibili le grandi turbine per l’energia eolica in piena attività nello stretto dell’Øresund. Rintracciati i nostri compagni di viaggio, riacquistiamo le valigie e ci dirigiamo verso la biglietteria ferroviaria che si trova all’interno dell’aeroporto. Le nostre strade qui si dividono definitivamente, loro soggiorneranno qualche giorno nella capitale ospiti di una amica, noi gireremo il paese per quanto possibile. In una decina di minuti il treno ci conduce in København H, la stazione centrale a ridosso del famoso parco Tivoli. Senza perdere tempo consultiamo la cartina della città procacciata in aeroporto e serpeggiando con i trolley all’evenienza tra corsie ciclabili e pedonali, arriviamo in Absalonsgade, dove pernotteremo per due notti prenotate tramite Internet. Ad accoglierci troviamo Marianne, la proprietaria dell’appartamento, che si dimostra subito molto affabile. Preso possesso della camera e dopo una doccia ed un cambio d’abiti siamo in strada, pronti per cenare. Nella zona della stazione appena giunti avevamo notato (impossibile non farlo) il locale Hard Rock Cafè, ma dopo aver appurato l’impossibilità di accomodarci in tempi umani, optiamo per il Bryggeriet Apollo, un bel ristorante localizzato sempre in Vesterbrogade. Si tratta per inciso di una cena frugale, durante la quale faccio il mio primo approccio con la birra danese. Quando torniamo in strada decidiamo di concederci una serata al rinomato Tivoli; l’acquisto del biglietto d’ingresso di per sé oneroso non include la possibilità di poter usufruire dei giochi del parco, che vanno pagati singolarmente comprando negli appositi distributori disseminati nel parco gli opportuni tagliandi. Prima però di entrare nel parco Sara adocchia a ridosso dell’ingresso il Build-a-Bear, un negozio popolato da centinaia di pupazzi senza consistenza, che il negoziante al momento dell’acquisto provvederà dar loro forma imbottendoli della giusta quantità di lana con un apposito macchinario, per poi abbigliarli a piacimento con le infinite soluzioni che la rivendita propone. Per i bambini è il regno della perdizione, eppure anche Sara dall’alto dei suoi ventisei accusa un duro colpo tanto che mi vedo costretto a trascinarla fuori a forza. Entrati nel Tivoli ci soffermiamo in un piccolo padiglione dove è in corso un concerto di musica celtica, dopodichè gironzoliamo a lungo tra le varie attrazioni, in un mondo di luci colorate dove giochi e luoghi più romantici trovano il loro spazio senza per questo stridere l’uno con l’altro. Prima della chiusura del parco, nel laghetto al suo interno viene messa in opera una danza di luci colorate e di zampilli d’acqua al ritmo di musica classica, mentre tutt’intorno coppie più o meno giovani si fermano ad osservare rapite dallo spettacolo. E’ tutto molto suggestivo, la degna chiusura di questa prima giornata danese.


07/08/2007 København
Verso le otto del mattino siamo operativi e da Absalonsgade comincia la nostra perlustrazione di København, in una mattinata solo inizialmente fresca. Percorrendo Vesterbrogade passiamo di fronte ad un negozio della catena Seven-Eleven, nel quale acquistiamo alcune paste e qualcosa da bere, in definitiva la nostra colazione. Passeggiando superiamo l’Hard-Rock Cafè ed immediatamente dopo l’ingresso del Tivoli, che tra poche ore aprirà i cancelli ad una nuova orda di visitatori. Giunti alla desolata piazza del municipio facciamo la fila al seguito del consueto gruppo di turisti giapponesi che ritraggono ogni singolo componente della comitiva al fianco della statua di Andersen, quindi dopo averli emulati ci immettiamo nel celebre viale pedonale denominato Strøget. Sara osserva con interesse le vetrine, ma viene frenata da eventuali acquisti quando mette a fuoco il carovita danese. Seguendo alla lettera l’itinerario a piedi consigliato dalla guida, ci soffermiamo in una Højbro Plads abbacinata dal sole dove ci concediamo una pausa osservando la partenza dei battelli per la visita della città attraverso la rete di canali. Ci trastulliamo con la statua di una donna che stringe tra le mani una sogliola, osserviamo la statua del fondatore della città, il vescovo Absalon, quindi prima di riprendere il tour scoviamo un negozio di souvenir a ridosso del naviglio che espone prezzi consoni alle nostre tasche. Sara intende comprare per sua madre un piatto di ceramica tipico della città e sembra aver trovato quello che fa al caso suo, ma prima di operare l’acquisto stabilisce di cercare ancora. Percorriamo il restante tratto dello Strøget fino ad arrivare in Kongens Nytorv, la piazza sulla quale si sporgono l’Accademia Reale di Belle Arti ed il Teatro Reale. Senza indugi la abbandoniamo per addentrarci nel Nyhavn, il suggestivo canale sul quale si affacciano stretti gli uni agli altri splendidi edifici colorati che ospitano ai piani inferiori eleganti ristoranti e caffé ancora abbastanza deserti. Proseguendo fino al numero sessantasette arriviamo all’abitazione dove alloggiò per un periodo della sua vita lo scrittore Hans Christian Andersen, dopodichè ci rechiamo a vedere l’Amaliehaven, un giardino decisamente insignificante e dal quale si ha una vista non propriamente idilliaca sull’Yderhavnen. Giunti all’Amalienborg Slot, la residenza della famiglia reale, assistiamo al cambio della guardia… o perlomeno ci proviamo! La cerimonia è interminabile, molto scenografica, ma, com’è giusto che sia, tutt’altro che spettacolare. Provo un po’ di pena per quei ragazzi in uniforme costretti ad interminabili rituali alla mercè del sole, mentre un branco di fastidiosi turisti, tra i quali noi, li tempesta di fotografie alla maniera di animali rari. La statua equestre di Federico V verte al centro della piazza, punto dal quale riprendiamo il nostro cammino alla volta della maestosa Marmorkirken, popolata nel suo giardino da numerose statue e da giovani turisti che sui gradini dell’ingresso oziano al riparo dal sole. Si è fatta ora di pranzo e data la nostra localizzazione faccio pressione perché si vada all’Ida Davidsen, il locale di smørrebrød a detta della Lonely Planet, migliore di tutta la Danimarca. Questa pietanza, fondamentalmente una fetta di pane di segale sulla quale sono stesi i condimenti più disparati, è un po’ il simbolo culinario (pesce a parte) del paese. Sebbene senza prenotazione, riusciamo ad accomodarci nell’ultimo tavolo libero e ad ordinare al banco quasi immediatamente. Da questo momento i tempi assumono proporzioni bibliche, cosicché cominciamo a domandarci che fine abbiano fatto le nostre ordinazioni, quando finalmente ci vengono servite due irrisorie porzioni di pane con roastbeef per il sottoscritto, salmone e caviale rosso per la mia compagna. Sara conviene che al banco ci sia stata poco chiarezza e dovrà combattere a lungo per venire a capo di quel caviale che la disturba alquanto. Il conto ci spezza le gambe, nonostante fossimo al corrente dei prezzi mai avremmo pensato di spendere duecentoventi corone per due smørrebrød ed un paio di bibite. Alleggeriti nel portafoglio conveniamo di prestare maggiore attenzione alle spese future, quindi percorrendo il lungo viale anonimo denominato Drønnings Tværgade, capitiamo nei bellissimi giardini di Kongens Have dove ci uniformiamo alla popolazione locale stendendoci al sole in una sorta di pennichella post-pranzo. Constatiamo come anche all’interno del parco i numerosi viottoli siano costantemente solcati dalle bici, sovrane incontrastate di questa città ed in generale come avremo modo di vedere, di questa nazione. L’erba soffice e curata alla maniera di un giardino inglese si offre ai numerosi avventori, in particolare giovani coppie con prole al seguito e studenti, che indistintamente riposano, prendono il sole, si riparano sotto alle fronde degli alberi. Salutiamo la nostra piazzola e rimanendo sempre all’interno dei Kongens Have ci rechiamo al Rosenborg Slot, il castello al cui interno sono custoditi i tesori della corona. Nei pressi della fortezza è in corso una esercitazione militare alla quale assiste una nutrita schiera di turisti tra i quali Sara, pertanto mi concedo una passeggiata nei giardini del Rosenborg Slot, un edificio affascinante circondato da un bel fossato nel quale si protendono alcuni salici ad offrire ricovero alle numerose anatre che popolano il rivo. Sara mi raggiunge ed insieme decidiamo che è finalmente giunta l’ora di prendere le famose biciclette di København: allo stesso modo di un carrello della spesa le si prende a nolo inserendo nel posteggio una moneta da venti corone che verrà restituita all’avventore una volta ricondotte in uno degli appositi posteggi disseminati per la città. Ebbene, nonostante i centoventicinque punti nei quali le si può trovare dislocate, solo al termine di una lunga ed estenuante ricerca riusciamo ad impossessarci di un paio di biciclette. Pronti ad esultare ci rendiamo conto che una delle due ha una ruota inservibile, dunque portandoci al seguito quella sana cominciamo ad esplorare le strade della città alla ricerca di una compagna. Solcare lo Strøget con la bicicletta al proprio fianco nell’ora di massima affluenza si rivela un vero e proprio martirio, cosicché arrivati ad un deposito e constatato che non verremo mai a capo della nostra ricerca, depositiamo il mezzo e recuperati i soldi cominciamo l’avvicinamento alla Sirenetta confidando sulle nostre gambe. Nel pressi del Nyhavn concordiamo che sarebbe una buona idea raggiungere il monumento a bordo di uno dei veicoli a tre ruote che qua al nord riscuotono tanto successo. Ne troviamo uno che sembra fare al caso nostro, il conducente è impegnato nel dare informazioni a dei turisti, ma quando si libera senza esitazione lo avvicino ed in un inglese grossolano gli chiedo quanto ci verrebbe a costare una pedalata fino alla statua della Sirenetta. Destino vuole che il conducente del mezzo sia un ragazzo italiano, veneziano per la precisione, inizialmente a København per una visita di piacere. Afferma di aver scoperto un business perfetto per il suo mese di permanenza nella capitale danese, il noleggio del mezzo infatti è poca cosa in confronto ai guadagni che si ricavano. Concordato il prezzo e suggeritoci come punto d’arrivo il Kastellet, a detta sua meritevole di una visita, ci accomodiamo nel sedile posteriore e lo lasciamo pedalare. Sebbene København sia prettamente pianeggiante, in prossimità del Kastellet vi è una salita da affrontare che lo costringe a smanettare ripetutamente con il cambio affinché il triciclo non torni al punto di partenza. Per tutto il tragitto io e Sara ci sentiamo una sorta di negrieri del ventunesimo secolo, ma quando arriva il momento di pagare le pattuite ottanta corone per quella che è stata una pedalata di pochi minuti, tale sensazione, almeno personalmente, svanisce all’istante. Accediamo così al Kastellet, una bella zona verde rialzata al cui interno vecchi edifici magistralmente ristrutturati ed un mulino solitario si fondono in un contesto di serenità e rilassatezza; a completare il quadretto alcuni podisti che percorrono il periplo del complesso e cani al seguito dei padroni. Da qui arrivare alla statua della Sirenetta è semplice, sebbene giunti al sito indugiamo sgomenti allo spettacolo che ci si presenta di fronte: un paio di ragazzi di una scuola francese stanno infatti posando per i compagni eseguendo sull’opera una serie di prese da wrestling sotto l’occhio divertito dell’insegnante il quale piuttosto che dissuaderli dalla penosa messinscena ne incita altri a dar man forte. La pantomima è interminabile, insieme ad un gran numero di altri turisti attendiamo speranzosi che la giustizia divina si abbatta su di loro, ma dobbiamo accettare l’idea che Thor oggi abbia di meglio da fare. Riusciamo alla fine a farci scattare una foto al fianco della Lille Havfrue, un monumento forse un po’ troppo sottovalutato, ma che rimane comunque il simbolo della città. Passeggiamo lentamente, il sole è ancora alto e questa zona di København immersa nel verde e intersecata da placidi affluenti riesce quasi a farmi dimenticare che Absalonsgade è a diversi chilometri di cammino. Tornati in Højbro Plads Sara perfeziona l’acquisto dei già citati piatti di porcellana ed in uno dei tanti Seven-Eleven prendiamo anche una carta telefonica per chiamare casa. Il foglietto col codice per telefonare che ci viene consegnato, ovviamente con istruzioni unicamente in danese, risulta inutilizzabile nelle cabine tant’è che tornati alla rivendita scopriamo trattarsi di una ricarica per cellulari, quando invece ne avevamo richiesta esplicitamente una da utilizzare nelle cabine pubbliche. Non c’è verso di farci convertire il credito e piuttosto adirato esco dal negozio maledendo il gestore e meditando vendetta nei confronti della catena. Indecisi sul rincasare o meno, decidiamo di concedere una chance anche alla famosa Christiania, che si trova dalla parte opposta del fiume, nel quartiere chiamato Christianshavn. Per raggiungerla costeggiamo lo Slotsholmen, il complesso che ospita il governo danese, quindi percorrendo il ponte che sormonta l’Inderhavnen, la presenza di individui dall’aspetto non propriamente raccomandabile ci lascia intuire che ci stiamo avvicinando alla meta. Ci addentriamo nel quartiere di Christiania da un’entrata secondaria, dove un bel dipinto fantasy maschera la facciata di un vecchio edificio. Il quartiere, dichiarato dai suoi occupanti stato libero nel lontano 1971, dà l’impressione di aver perso nel tempo gli ideali sul quale era stato fondato e che ora sia unicamente un fenomeno commerciale all’interno del quale poter fumare le cosiddette droghe leggere all’aria aperta senza preoccupazioni di sorta. I colori nel tipico stile hippy decorano gli scalcinati edifici e l’odore dell’incenso misto a quello del fumo permea l’aria, dando l’idea di trovarci anni luce dalla rigorosa København. La breve visita ci porta a visitare il mercatino ed una piccola mostra a sostegno del Tibet, il bar affollato di giovani bevitori ed un gruppetto di ragazzi alle prese con uno spinello dalle fattezze di una proboscide (il ragazzo espira il fumo ed alla maniera di un ninja scompare in una nube biancastra). Salutiamo Christiania dall’ingresso principale, dove una coppia di totem solleva un cartello sul quale per noi che usciamo è inciso un messaggio di benvenuto nella comunità europea. Come in ogni angolo della capitale anche qui le biciclette la fanno da padrone, ed in particolare si notano quelle a tre ruote dotate di una cuccetta frontale con lo stemma di Christiania. Si è fatta ora di cena e tornati nello Strøget ci viene in soccorso il Manhattan Deep Pan, un locale gestito da cittadini asiatici dove con la formula “all-you-can-eat” mangiamo ben oltre il limite della sazietà, spendendo una cifra ridicola in confronto agli standard danesi. Concordiamo che la giornata possa considerarsi conclusa, le energie sono al lumicino, sufficienti quel tanto che basta per rincasare in appartamento.


08/08/2007 København - Rungsted - Helsingør - Ystad
Come da programma oggi ha inizio la vera e propria esplorazione del suolo danese. Ci alziamo da letto senza fretta, il ritiro della macchina è previsto a metà mattinata e considerando che l’ufficio di noleggio si trova a pochi passi dal nostro appartamento, ci concediamo il lusso di svegliarci senza fretta. Marianne, come annunziatoci la sera prima, non è in casa. Completate le operazioni di prassi ed appurato di non aver lasciato i classici ricordi (vedi shampoo, dentifrici, ecc.), saliamo sull’ascensore e guadagnato il piano terra ci avventuriamo per una Absalonsgade ancora assonnata. Siamo titubanti sul fare o meno colazione, a quest’ora è aperto il solo e solito Seven-Eleven mentre saremmo più propensi a pasteggiare con calma in un vero e proprio caffé, cosicché stabiliamo di ritirare la vettura e di proseguire la ricerca in un secondo tempo. Arriviamo alla sede della Europcar con facilità e dopo poco siamo in strada a bordo di quella che nei prossimi giorni sarà la nostra compagna di viaggio, una nuovissima 307 station-wagon nera (a questo punto sorge qualche incertezza avendo prenotato tramite internet la versione berlina, ma questi dubbi li dipaneremo solo l’ultimo giorno). Per mia somma gioia circolano pochissime vetture che rispettando inflessibilmente la segnaletica mi permettono di avere un approccio più morbido con il mezzo, qualcosa di inverosimile se pensiamo che København pur non essendo una metropoli è comunque una capitale da oltre un milione di abitanti. Siamo ora alla ricerca dell’autostrada per dirigerci nello Sjælland del nord, ma una volta averla trovata, a causa di una serie interminabile di lavori in corso che ci costringono ad una penosa andatura da calesse, mi affiora alla mente la lettura del racconto di un turista per caso, che la sconsigliava poiché a suo dire la strada costiera offriva un panorama sublime. Confidando in tali parole inforco la prima uscita e dopo aver percorso qualche chilometro attraverso uno stupendo viale costeggiato da piccole ville immerse nel verde, intravedo comparire di fronte a noi l’Øresund. Dopo essermi lasciato alle spalle una intera squadra di calcio panchina compresa di bar e caffé, giunti a Vedbæk allo snodo con la strada panoramica troviamo un grazioso punto di ristoro che mi viene in soccorso. Ci accomodiamo nel retro del locale a consumare la nostra colazione in compagnia di alcuni autoctoni che mangiano e dialogano tra loro molto educatamente, lasciandomi gustare questo momento di totale serenità. Osservo il tipico tetto a graticcio dell’edificio, i fiori che armonizzano il contesto, gli uccellini che si avvicinano alla ricerca di qualche briciola e l’Øresund illuminato da timidi raggi di sole: sento già di amare questo paese! Riprendiamo la marcia e la strada panoramica si conferma un meraviglioso sogno ad occhi aperti. In prossimità delle piccole spiagge, in risposta alla bella giornata di sole si formano dei piccoli ingorghi che tuttavia si sbrogliano con ordine e senza colpi di clacson. Giungiamo senza intoppi a Rungsted ove si trova Rungstedlund, l’antica tenuta di Karen Blixen, l’autrice del romanzo “la mia Africa” e numerose altre opere di successo. L’abitazione è stata adibita a museo, mentre l’enorme parco congiunto assolve al ruolo di riserva ornitologica. Una comitiva di anziani ci ha preceduto di una manciata di secondi e per l’intera durata della visita dovremo accodarci a loro ed attendere che ogni ala dell’edificio sia stata visitata dalla canuta combriccola prima di potervi accedere, cosicché approfittiamo dell’attesa per fare una passeggiata nel parco prima di visitare l’edificio. All’ingresso ci vengono fatti indossare dei sacchetti di tela alle scarpe al fine di preservare la superficie del pavimento, quindi grazie ad un opuscolo in lingua italiana cominciamo la vera e propria visita, che si conclude giustamente nella stanza dove le lance dei masai e numerose altre testimonianze della sua vita in Africa fanno da contorno alla macchina da scrivere con la quale era solita redigere i propri romanzi. Lasciamo Rungsted e ci dirigiamo ad Helsingør, prossima tappa del nostro tour. Le distanze nello Sjælland sono contenute e questo ci permette di non annoiarci nei continui spostamenti in macchina. In prossimità del centro cittadino scrutiamo i moli dai quali salpano i numerosi traghetti diretti in Svezia e presso i quali ci imbarcheremo per raggiungere in serata Ystad. Trovato parcheggio osservo incuriosito la parata di turisti svedesi che si recano ad Helsingør esclusivamente per acquistare alcolici a prezzi decisamente più conveniente di quelli operati nel proprio paese. Numerose famiglie scorazzano con intere casse di ogni sorta di alcolici, principalmente vodka e birra, stipano il baule della macchina e ripartono per tornare a casa. Decidiamo di pranzare in un chiosco con hot-dog e patatine fritte, quindi prima di recarci al Kronborg Slot osserviamo il centro cittadino che conserva un fascino antico molto gradevole. Nonostante la distanza non sia eccessiva, per raggiungere il Kronborg Slot optiamo per la vettura, saggia scelta che ci permetterà di prendere con scioltezza il traghetto per Helsingborg. Attraversati un paio di fossati, percorrendo le mura si arriva all’ingresso vero e proprio del castello e quindi alla biglietteria, presso la quale l’acquisto del ticket è vincolato da ciò che si è intenzionati a visitare. Decidiamo di soprassedere sul Museo Marittimo Danese, quindi cominciamo la perlustrazione dalle stanze nobiliari, dove in una escalation di sfarzi si giunge alla sala un tempo impiegata per i banchetti, tra le più lunghe della Scandinavia secondo quanto dichiarato dalla guida, una prateria a parer mio. Intervallato all’antico arredo sono esposte delle opere di artisti contemporanei che a detta del sottoscritto farebbero bella figura solo in un cassonetto dell’immondizia. Il tour ormai giunto al termine ci riserva la parte più interessante del complesso, le casematte, ovvero i sotterranei dove erano localizzate le prigioni, le celle per la conservazione del cibo e gli alloggi dei soldati. Ridiscendendo pochi gradini si passa da una temperatura tipicamente estiva ad una da cella frigorifera, il tutto in un ambiente a tratti tenebroso rischiarato da sporadiche lampade a muro. Camminando e prestando attenzione a non battere la testa vista la ridotta altezza del soffitto, rimango incantato dalla vista della massiccia scultura del vichingo Holger Danske, un guerriero che secondo la leggenda veglia sulla nazione, pronto ad intervenire qualora questa dovesse fronteggiare il nemico. L’ambientazione ed una sapiente luce lo illuminano a tempi alterni conferendo al tutto un qualcosa di magico, ma Sara dopo questo monumento accelera il passo, sulle pareti passeggiano moltitudini di insetti dall’aspetto inquietante ed il labirinto simile per certi versi a delle catacombe, la invogliano a congedarsi quanto prima da questi antri. Guadagnata l’uscita torniamo immediatamente ad un temperatura più consona per la stagione, dopodichè recuperiamo la vettura e con essa ci rechiamo al porto. Acquistiamo il biglietto per il traghetto della compagnia HH-Ferries al prezzo di duecentotrenta corone e ci apprestiamo ad una breve attesa. Salutando Helsingør osserviamo dalla prua come effettivamente la costa svedese sia subito dietro l’angolo ed al tempo stesso come questo esiguo tratto di mare sia densamente trafficato da navi mercantili ed altri traghetti. Un arcobaleno fa capolino sulle ciminiere del porto svedese e repentinamente comincia a scendere una fine pioggia che si trasforma rapidamente in un vero e proprio rovescio a dispetto del sole che continua a splendere in cielo. Arrivati a destinazione ci dirigiamo subito a sud, siamo diretti ad Ystad dove alloggeremo presso l’ostello Kantarellen prenotato telefonicamente per la cifra di trecento corone svedesi. Il viaggio scorre piacevole attraverso foreste e dorati campi di grano, un paesaggio diametralmente opposto a quello offerto dalle autostrade italiane. Sara dorme per la quasi totalità del tempo, tuttavia nell’unica diramazione malamente segnalata interviene tempestivamente evitando così di farci arrivare in chissà quale località (dovendo percorrere in Svezia solo un breve tratto e considerando che Ystad si trova nella punta più a sud della penisola, non mi sono premunito dell’opportuna carta stradale). Arriviamo puntuali a destinazione, l’ostello è ben segnalato e si trova dirimpetto alla spiaggia, immerso nella pineta. Effettuiamo il check-in, ma prima di scaricare i bagagli ci rechiamo sulla spiaggia ed osserviamo il mare che si perde all’orizzonte. Siamo praticamente gli unici avventori, ben distanti da noi scorgiamo tre bambini che si dilettano a tuffarsi dalla banchina, per il resto solo il suono del mare nel quale Sara immerge i piedi. Sta cominciando lentamente ad imbrunire quando portiamo il nostro armamentario nella camera dell’ostello, uno stanzino stimato nell’ordine dei sei metri quadri al cui interno si trovano un letto a castello, un armadio ed un lavandino. Ogni gesto all’interno della camera deve essere compiuto con estrema attenzione, il tetris foggiato dai nostri corpi e dalle valigie richiede movimenti precisi pena clamorosi smottamenti di indumenti ed oggetti vari. Ci concediamo una doccia al seguito della quale elegantemente abbigliati risaliamo in macchina per arrivare nel vicino centro di Ystad. Presso un esercizio ancora aperto acquistiamo degli snack da consumare nei tragitti in macchina, quindi ci gettiamo alla ricerca di un bel locale dove cenare. Si è alzato nel frattempo un vento fastidioso che ha abbassato di molti gradi la temperatura, ragion per cui acceleriamo i tempi della nostra scelta che viene tuttavia condizionata dalla tarda ora. Molti ristoranti sono al completo, altri hanno la cucina chiusa, cosicché dopo una infruttuosa peregrinazione trovato posto al Lottas non esitiamo ad accomodarci. L’idea di mangiare all’aperto è in tema con la serata, ma ogni minuto che passa, il freddo, soprattutto per noi che siamo vestiti con indumenti leggeri, diventa sempre più arduo da sopportare, tanto che Sara alla maniera degli avventori locali si impossessa di una delle coperte messe a disposizione dal ristorante, cercando con essa di contrastare l’invisibile nemico. La cena, sebbene condizionata dalla temperatura, per buona sorte del sottoscritto è ottima e l’unica vera seccatura si rivela l’interminabile attesa al fine di saldare il conto, peraltro salato. Senza perdere tempo raggiungiamo la macchina e con questa il letto dell’ostello, ben felici di poterci infilare al caldo sotto le coperte.


09/08/2007 Ystad - Rønne - Dueodde - Snogebæk - Svaneke - Årsdale - Nylars - Rønne
Quest’oggi ci svegliamo di buon’ora, il biglietto acquistato tramite internet ci garantisce un posto a bordo del traghetto, ma a scanso di equivoci ci rechiamo al molo con discreto anticipo. A conferma della mia preoccupazione, sopraggiunti all’approdo vi è incolonnata una quantità di macchine sufficiente a farci salire tra gli ultimi sulla nave. Effettuato l’imbarco ci dirigiamo verso la sala dove acquistiamo la nostra colazione, mentre il catamarano è già impegnato a solcare le acque in direzione di Bornholm. Arriviamo sull’isola in perfetto orario ed effettuato lo sbarco ci rechiamo prontamente al Danhostel di Rønne, presso il quale abbiamo riservato telefonicamente dall’Italia una camera per due notti. L’addetto alla reception (di gran lunga l’individuo più simpatico che avremo modo di incontrare in questa breve vacanza) evidentemente incuriosito dalla nostra provenienza, dopo averci dato il benvenuto ironizza sul fatto che la tessera associativa per gli ostelli costi più in Italia che nella costosissima Danimarca. Consegnateci le chiavi ci impossessiamo della camera nella quale senza perdere tempo compiamo una rapida trasformazione, indossando abbigliamento da spiaggia ed armandoci per la tanto declamata soffice sabbia della spiaggia di Dueodde. Per raggiungere la nostra meta percorriamo la bellissima strada costiera immersa in un paesaggio composto da pascoli, campi di grano e piccoli villaggi, nel quale il traffico già di per sé molto ridotto in questa nazione, qui diventa pressoché inesistente. Una folta pineta saluta il nostro arrivo a Dueodde, dove parcheggiamo in compagnia di macchine di provenienza unicamente svedese, tedesca e polacca. Il nostro idioma incuriosisce, evidentemente non sono molti gli italiani che si recano in quest’isola ed onestamente non mi dispiace. Per raggiungere la spiaggia è necessario percorrere una lunga e stretta passerella di legno che si snoda attraverso la pineta ed un tratto di palude, ma arrivati alla meta non si può che rimanere incantati dalla soffice sabbia bianca che si stende a perdita d’occhio. La spiaggia è ancora abbastanza deserta, tira un po’ di vento, ma un sole che timidamente si fa spazio tra le nubi in rapido movimento ci invita ad affrontare le gelide acque del nord. Adeguandoci all’andazzo generale troviamo alloggio al riparo di una delle tante dune dove adagiamo i nostri teli, quindi ridendo e scherzando lanciamo la sfida al Baltico. L’esperienza per assurdo non si rivela traumatica come fu l’anno precedente in Portogallo, l’acqua è decisamente fredda eppure sopportabile tanto che ci lasciamo cullare dalla forte corrente senza preoccupazioni, poiché solo al largo il mare diventa particolarmente profondo. Usciti dall’acqua passeggiamo fino ai teli sui quali ci sdraiamo fino ad addormentarci. Quando mi sveglio constato con sorpresa come il costume sia ancora in gran parte bagnato, sembra infatti che questo sole non abbia la forza sufficiente per asciugare gli indumenti. Mi lascio tuttavia crogiolare dai suoi piacevoli raggi in un ambiente surreale per chi, come nel caso del sottoscritto, risiede in una località della costa romagnola. Prima di pranzo raccogliamo le nostre cose e constatiamo come la spiaggia si sia abbondantemente popolata durante la nostra pennichella, diverse tende sono state erette e la battigia è assediata di passeggiatori. Percorriamo la passerella a ritroso osservando il faro che si staglia nel verde della pineta, prima di arrivare a ridosso della macchina ed in particolare di alcuni punti di ristoro. Facendo i conti optiamo per un panino da tavola calda, al seguito del quale inforchiamo la strada in direzione di Snogebæk, un villaggio costiero poco distante da Dueodde. Seguendo i consigli della Lonely percorriamo il viale principale per fermarci al Kjærstrup Chocolate By Hand, un negozio dedicato unicamente alla produzione di cioccolato nel quale facciamo acquisti. Ci accomodiamo sulle panchine immediatamente fuori dalla bottega per gustare i dolci che tuttavia deludono Sara, non il sottoscritto che per assurdo ignora il termine golosità. Prima di ripartire proseguiamo la passeggiata sul viale che offre piacevoli squarci sul mare, le belle abitazioni si alternano a negozi che propongono curiosa oggettistica rigorosamente prodotta a mano, fin quando al termine della strada arriviamo alla gelateria Boisenøkologisk, dove Sara si concede un gelato biologico. Ripartiamo e dopo pochi chilometri arriviamo a Svaneke, la cittadina a mio dire più bella dell’isola. Parcheggiamo in prossimità del porto e percorrendo Brænderigænget ci dirigiamo verso Svaneke Torv, il centro cittadino, in un contesto di bellissimi edifici rossi e gialli all’interno dei quali attraverso una sapiente opera di ristrutturazione sono stati ricavati ristoranti, alberghi e negozi perlopiù di artigianato locale, talmente attraenti che portano a domandarsi come possa esserci tanta creatività in un centro così piccolo. Ci soffermiamo ad osservare in un negozio una coppia di maestri vetrai plasmare piccole opere da mettere poi in vendita nel grande laboratorio, quindi ci muoviamo in direzione della chiesa, un imponente edificio rosso nel cui giardino è posta una stele runica consunta dal tempo. Tornati nella piazza centrale ci fermiamo al Bryghuset, un locale presso il quale avevo deciso di far tappa ancor prima di partire per questa vacanza. In questo bistrot è possibile infatti degustare per la somma di sessanta corone un quintetto di birre di vario genere e gradazione prodotte in loco, essendo il Bryghuset oltre che pub anche birrificio. Dopo questa piacevole digressione ci apprestiamo a salutare questa piccola cittadina, ma prima scorgiamo sulla strada il Rogeriet i Svaneke, un affumicatoio dove acquistiamo per poche corone dalla gentile cassiera alcune polpette di pescespada che consumiamo indugiando a ridosso di un paio di vecchi cannoni puntati a mare. A seguito del litro di birra, cedo coscienziosamente il volante a Sara che guida fino al vicino mulino a palo, quindi inversione del senso di marcia e breve sosta nel paesino di Årsdale, più precisamente presso un mulino a vento funzionante al quale è annesso un piccolo shop che vende tra le tante cose la farina prodotta nello stesso mulino. Ormai prossimi a Rønne facciamo una brave tappa a Nylars, ove si trova una delle quattro chiese a pianta circolare dell’isola, famose per aver assolto nel tempo oltre alla funzione di luogo di culto quella di difesa dagli attacchi portati dai pirati. Vista l’ora ci è impossibile visitarla dal suo interno, ma le spesse mura fortificate di bianco tinte le donano un fascino ed un senso di potenza difficile da descrivere. Il cimitero immerso nel verde inquadra la chiesa, fuori dalla recinzione un salice piangente tuffa le sue fronde in un piccolo laghetto, c’è ancora molta luce in cielo, ma a far da contrasto si è alzato un forte vento che ci spinge a rientrare senza esitazione in macchina. Arrivare a Rønne è un attimo, tanto che prima di ritirarci in ostello facciamo una camminata per il centro di questa cittadina che con i suoi quindicimila abitanti è la più popolata dell’isola. Beh, superata la piazza principale si ha l’impressione di addentrarsi tra le vie di in una città fantasma. Il centro storico del paese è affascinante, per la verità non troppo diverso dalle altre località dell’isola oggi visitate, ma arricchito da una maggior varietà di edifici resi ancor più attraenti da un sole particolarmente incisivo che ne mette in risalto le facciate. Camminiamo a lungo per le stradine del paese con il vento a farla da padrone, fin quando oltremodo infreddoliti decidiamo di tornare all’ostello, dove ceniamo con affettato e pane acquistati nel supermercato di Svaneke, prima di coricarci al seguito di questa estenuante, ma piacevole giornata.


10/08/2007 Rønne - Gudhjem - Frederiksø - Christiansø - Gudhjem - Hammershus Slot - Rønne
Il cielo stamani è insolitamente ostile, una malinconica foschia permea tanto la campagna quanto le coste, trovando il culmine nel cuore dell’isola che attraversiamo scrutando le fattorie e le rare abitazioni ben isolate l’una dall’altra. Viaggiando in direzione di Gudhjem scorgiamo sul nostro cammino il Bornholms Middelaldercenter, nel quale abbiamo intenzione di fare tappa nel pomeriggio, quindi arrivati a destinazione lasciamo la macchina nel parcheggio pressoché deserto in prossimità del porticciolo. Acquistiamo presso la biglietteria della compagnia di traghetti Christiansøfarten i lasciapassare per la piccola isola-fortezza al largo di Bornholm e di seguito ci imbarchiamo sul battello. Notiamo con preoccupazione che la quasi totalità dei passeggeri indossa indumenti pesanti, quasi invernali, mentre noi ostentiamo un abbigliamento decisamente primaverile. Il trasbordo ha inizio, il piccolo battello non ha niente a che vedere con il traghetto che ci ha trasportato a Bornholm, ma ci porta a destinazione e questa è l’unica cosa che ci interessa. Durante il tragitto che dura poco meno di un’ora, ci viene consegnato un depliant informativo dell’isola, con una serie di informazioni storiche, ma soprattutto una trafila di divieti da rispettare per preservarne l’integrità. Scendiamo dall’imbarcazione e cominciamo l’esplorazione da Frederiksø, l’isola gemella comunicante con Christiansø per mezzo di uno stretto ponte pedonale. Siamo in mezzo al Baltico, e se a Bornholm si aveva l’impressione di essere tornati indietro di un secolo, qui la sensazione è di aver fatto un balzo temporale ancor più elevato. Passeggiamo adagio a ridosso delle mura fortificate in pietra osservando le poche abitazioni che si incastonano alla perfezione in questo paesaggio di stampo Tolkeniano, guardando divertiti un gruppetto di ragazzi che gioca a calcio in un campetto, esaminando le ninfee che hanno colonizzato un piccolo acquitrino, acquistando qualcosa nel piccolissimo negozio di alimentari. Il minuscolo campeggio è un inno all’essenzialità, l’esatto contrario delle bellissime abitazioni con giardini ornati di fiori colorati che punteggiano la boscaglia. Un postino a cavallo della sua bicicletta consegna la posta, dietro ai vetri delle case come si usa nel nord tanti oggetti di fattura a artigianale. Le poche stradine si snodano a labirinto, vorremmo lasciarci perdere in questi pochi metri di terra, ma il tempo stringe ed il nostro traghetto è infatti prossimo a recuperare il suo carico per il viaggio di ritorno. Con puntualità danese attracca presso la banchina, dove una nuova legione di turisti si appresta a riversarsi sull’isola per lasciar spazio a chi prende la via del ritorno. Salutiamo questa oasi di pace e riconquistiamo Gudhjem, l’ora di pranzo è passata da parecchio e non abbiamo ancora mangiato nulla. Poco distante dall’imbarcadero individuiamo il Gudhjem Rogeri, un affumicatoio non troppo dissimile da quello di Svaneke, cosicché ci accodiamo in attesa del nostro turno confabulando su cosa mangiare. Quando arriva il momento di ordinare la ragazza al bancone visibilmente infastidita dal mio incerto inglese, in un palese gesto di sconforto rotea gli occhi all’indietro prima di chiedere aiuto ad un collega. Sara sguaina all'istante i canini pronta ad affondarli nel bianco collo della cassiera, ma quando le faccio capire che sarebbe un inutile spargimento di sangue si acquieta pur seguitando a covare il suo (legittimo) rancore. Questa esperienza ci insegnerà un principio applicabile a tutti gli esercizi della nazione ove siano presenti dei giovani lavoratori: per loro il turista è equiparabile ad una pustola. Per riuscire a stabilire un contatto con gli autoctoni ricorriamo all’antica arte delle gesticolazione, soluzione estremamente squallida, ma che ci permette di raggiungere lo scopo. Al termine di questa impegnativa disputa consumiamo il pasto dopodiché ci incamminiamo per il centro dove ci soffermiamo ad osservare le vetrine ed in particolare l’artigianato locale che qui a Bornholm pare aver raggiunto la massima forma di espressione. La qualità tuttavia costa cara tanto che da ogni bottega usciamo con la sensazione che di regali ad amici e parenti quest’anno se ne faranno veramente pochi. Dando un’occhiata all’orologio constatiamo di essere ancora in tempo per visitare il Bornholms Middelaldercenter, un villaggio medievale ricostruito a regola d’arte sito a pochi chilometri da Gudhjem. Arrivati un’ora prima della chiusura veniamo informati in biglietteria di essere fuori tempo massimo, le rappresentazioni sono concluse ed entrare consisterebbe nel limitarsi ad osservare gli edifici facenti parte del complesso. Un po’ sconsolato concordo con Sara di tornare in centro a Gudhjem, dove continuiamo la nostra peregrinazione di negozio in negozio, osservando un altro laboratorio per la soffiatura del vetro, diversi atelier d’arte, fin quando al Karamel Kompagniet, una piccola bottega in cui si producono dolciumi, assistiamo alla creazione di cioccolatini e caramelle gommose. Ne usciamo solo dopo aver acquistato una delle tipiche scatole danesi di metallo, quindi dopo un gelato consumato in tutta calma, decidiamo di risalire la collinetta detta Bokul per osservare dall’alto la cittadina, ma giunti in cima la nebbia vanifica il nostro sforzo. Ripartiamo con la macchina in direzione dell’Hammershus Slot, le rovine di un antico castello situato dirimpetto alla vastità del Baltico. Definita dalla guida come la più grande fortezza della Scandinavia, immersa nella bruma alla maniera di Christiansø assume un fascino misterioso. Accediamo alle mura di ingresso prima percorrendo il pavè e di seguito la ripida scalinata che serpeggia sul fronte principale, quindi in cima al promontorio osserviamo ciò che ci circonda. L’Hammershus Slot, nonostante oggi la visibilità sia molto ridotta, offre visuali meravigliose da qualunque punto si guardi l’orizzonte: il mare da un lato, il bosco, i pascoli ed il magnifico percorso che sale fino all’ingresso delle rovine dagli altri versanti. Sono molti i visitatori che preferiscono dedicarsi ai sentieri escursionistici dell’Hammeren, il promontorio all’estremo nord di Bornholm, dandoci l’impressione che questo immensa fortezza sia solo nostra. Perlustriamo a fondo il sito, lo scheletro della fortezza riesce nel suo minimalismo ad evocarne i fasti del tempo che fu e così ci perdiamo tra dedali di vecchie murature e scale che ormai non conducono più da nessuna parte. Come consuetudine riprende a soffiare il solito fastidioso vento che ci spinge a fare rotta verso Rønne, la quale al nostro arrivo non mostra maggiore vitalità del mattino. Presso l’ostello alla maniera della sera precedente ceniamo nel loggiato in compagnia di famiglie apparentemente impegnate in una competizione culinaria, sfoderando primi, secondi e contorni in grado di annichilire i nostri miseri panini, sebbene l’aspetto dei loro intingoli il più delle volte sia tutt’altro che invitante. Rientriamo in camera desiderosi di una doccia rigenerante, ma devo prima tornare alla macchina nella quale abbiamo lasciato alcuni oggetti di cui abbiamo necessità in camera. Sebbene la sera sia calata prepotente sull’isola, una famigliola si sta divertendo a giocare nel minigolf dell’ostello in una situazione di precaria visibilità. Rimango un poco perplesso, ma non mi soffermo a lungo ad osservare la scena poiché in un attimo dal cielo comincia a scendere una consistente pioggia che ascolteremo ticchettare nel lucernario della camera fino al momento in cui ci addormenteremo.


11/08/2007 Rønne - Ystad - Sorø - Trelleborg - Odense
La sveglia suona presto, l’imbarco previsto prima delle ore otto ci riporterà nel continente. E’ giunto dunque il momento di salutare Bornholm ed in particolar modo la sua squisita rilassatezza, i suoi paesaggi, le sue sensazioni indescrivibili. Puliamo la camera alla meglio e ci rechiamo al porto confidando sull’ampio margine di vantaggio, ma ancora una volta ci imbarcheremo per ultimi. A riportarci sulla terraferma ci penserà sempre un traghetto della compagnia Bornholmstrafikken, anche se questa volta la traversata durerà circa tre ore in quanto non viaggeremo a bordo di un catamarano come all’andata. Il trasbordo risulta tuttavia più arduo di quanto avessi preventivato, la nave è affollata in ogni ordine di posti e dormire nella zona destinata ai bambini mi risulta alquanto difficoltoso, tanto che, con Sara sonnecchiante al fianco, guarderò cartoni animati in danese per quasi l’intera durata del tragitto. Saluto con gioia la vista della costa svedese, sebbene discendendo dal traghetto osservo con un po’ di invidia chi si appresta a prendere il nostro posto con destinazione Rønne. Ad Ystad, prima di dirigerci in Danimarca, facciamo una rapida tappa all’ostello Kantarellen, più in particolare alla prospiciente spiaggia dove Sara è intenzionata a raccogliere un po’ di sabbia da aggiungere a quella della costa di Dueodde da conservare come ricordo di questa vacanza. La spiaggia a quest’ora è come l’avevamo lasciata un paio di sere fa, deserta, assonnata, con il solo rumore del mare a farle compagnia. Odense, tappa finale di questa giornata di viaggio, è distante circa duecentocinquanta chilometri, ragion per cui ci rimettiamo subito in marcia. In breve tempo arriviamo in prossimità dell’ Øresundsbroen, il famoso ponte sull’Øresund che già da lontano si staglia imponente; paghiamo il biglietto e dopo un tratto in superficie ed uno più breve sotterraneo riconquistiamo il suolo danese. La strada scorre dal finestrino e dopo averne percorsa un bel tratto, essendo in prossimità dell’ora di pranzo, stabiliamo di fermarci a Sorø per mangiare qualcosa prima di riprendere il tragitto. Per pranzare ci affidiamo al consiglio della Lonely Planet e ci accomodiamo al Marios, un piccolo locale che propone diverse pietanze tra cui la pizza, gestito da un cameriere molto simpatico e gentile di origine caraibica. La mia, a base di ananas e prosciutto cotto (tale condimento è una istituzione a queste latitudini), è senza lode né infamia, ma ci pensa l’ottimo prezzo a renderla decisamente più appetibile. Siamo pronti per riprendere il tour di Sorø e lo facciamo affacciandoci alla piazza, dopodiché proseguiamo attraversando la porta medievale denominata Klosterporten che conduce alla Sorø Kirke, la chiesa al cui interno sono conservate le spoglie del vescovo Absalon, colui a cui si attribuisce la fondazione della città di København. Costeggiamo l’edificio e transitando di fronte al portone d’ingresso, nonostante l’atmosfera pacata e la totale assenza di invitati, pare imminente la celebrazione di un matrimonio. Una coppia di uomini elegant