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NEI SOTTERRANEI DELLE CHIESE COPTE DEL CAIRO
Di Uberto Tommasi

Kamal Fayed, un archeologo egiziano, ci introduce nei misteri di chiese nascoste e nei segreti dei religiosi copti che si considerano discendenti legittimi degli antichi sacerdoti di Iside.

Cairo. Arriviamo nella parte vecchia della città accompagnati da un vecchio conoscente, l’archeologo Kamal Fayed.
Il sessantenne professore è una guida d’eccezione che possiede le chiavi per aprire luoghi che altrimenti non potremmo visitare.
Gli abbiamo chiesto di introdurci nel labirinto di vicoli ed antichi luoghi sacri che formano la parte più antica della metropoli.
L’entrata principale della misteriosa città copta si trova fra due torri romane circolari, un tempo lambite dall’acqua, prima che il corso del Nilo cambiasse, alcuni secoli fa. Attraverso ad essa entriamo nella chiesa dedicata alla Vergine Maria detta “La Sospesa” (Al-Muallaqa in arabo), perché fu costruita alla sommità della Porta sull’Acqua nell’antica fortezza romana. La basilica edificata nel IV secolo fu distrutta e riedificata nell’XI secolo.
Ci addentriamo nella misteriosa chiesa addobbata con rossi tendami ed illuminata da grandi lampadari, un tempo candelabri, che diffondono una luce gialla e riservata che concorre ad aumentare il senso del “Cripto”, caratteristica principale dell’antica religione Copta.
“Copto è una parola che deriva dall’arabo “qibti” a sua volta derivante dal greco antico “aegyptios”, che significa egiziano. La tradizione narra che fu l’apostolo Marco a introdurre il cristianesimo in Egitto. I cristiani copti si separarono dalla chiesa ortodossa dopo il concilio di Calcedonia, che nel 451 proclamò la doppia natura di Cristo, umana e divina. Quella volta il patriarca di Alessandria si rifiutò di accettare questa definizione perché credeva unicamente nella divinità del Cristo. I cristiani copti fino all’arrivo degli arabi rappresentarono la maggioranza assoluta degli abitanti dell’Egitto. Oggi sono sei milioni e rappresentano il 10% della popolazione del paese.)
Dell’edificio non riusciamo bene a percepire gli spazi, modificati come furono innumerevoli volte, nel passare dei secoli.
Un punto in particolare attira il nostro sguardo, una parete divisoria in legno di cedro completamente intarsiata in avorio, bella come una manifattura chimerica che lascia confusi ed attoniti i visitatori, quasi racchiudesse il segreto delle sacre geometrie destinate dal Creatore a reggere gli equilibri dell’universo. Kamal ci spiega che proprio quella era l’intenzione dei creatori della grande parete.
La conversazione continua davanti ad un’ankh dorata: “Simbolo della vita eterna nell’antico Egitto e trasformata in croce cristiana” ci spiega l’archelogo “Questo, con una serie di corrispondenze fra le due religioni spiega la facilità con cui gli egiziani accettarono il nuovo credo cristiano. Nel culto di Iside vi era il battesimo, la confessione, il “Pater nostro”. Iside ha un figlio Horus che nasce il 25 dicembre. Suo marito Osiride viene ucciso di venerdì e resuscita dopo tre giorni. La Madonna viene rappresentata seduta con il bimbo in braccio come nell’iconografia di Iside, anzi nella storia delle origine copte si parla del figlio Horus che si ammala senza che si possa trovare una cura per guarirlo. Infine grazie ad un santo di nome Gesù avviene il miracolo ed ecco collegato l’antico culto con il nuovo”.
Kamal Fayed è una fonte preziosa e rimaniamo ad ascoltare le sue teorie. “Esiste anche un’altra possibilità ed è quella ventilata da alcuni studiosi che Gesù nel suo viaggio e nella sua permanenza in Egitto, avesse riscoperto le origini del culto ebraico, di quei nomadi semiti che arrivati nella regione del Nilo, avevano assimilato i principi monoteisti e l’idea di un “al di là” legato alla resurrezione dei corpi, e che tornando in Israele avesse tentato di riportare il suo popolo alla purezza del culto. Come dire che tutto comincia e finisce in Egitto. Nel Vangelo è una donna che unge Gesù facendolo divenire Cristo, che significa “unto dal signore”. Perché una donna? Quella era la sacerdotessa di Iside, colei che ne sapeva diecimila volte più di qualunque uomo. Storia troppo inusuale per un popolo abituato ad emarginare il genere femminile.
Deve essere per questo che i sacerdoti copti si considerano i diretti discendenti
degli antichi sacerdoti egiziani. A conferma vi sarebbero anche molte sovrapposizioni di santi ad antiche divinità.”
Proseguiamo il giro dell’antica chiesa ammirando il pulpito in marmo del XI secolo, poggiante su tredici colonne che rappresentano Cristo ed i dodici apostoli.
Quindi un altro misterioso ingresso a gradini ci conduce, attraverso un vicolo incavato, alle altre chiese, alla sinagoga, ai cimiteri.
Superiamo la chiesa di San Giorgio, anticamente Mar Girgis. Questo manufatto è di forma circolare che si ispira alle torri romane. Dopo poco ci accoglie il museo copto, con i suoi soffitti lignei riccamente decorati, le eleganti finestre “Mashrabiyya”.
La cosa che ci colpisce maggiormente è la visione del più antico libro esistente, una versione copta dei Salmi di Davide risalente a 1600 anni fa. Infine sulla parete di un vicolo Kamal mi fa osservare una scritta in lingua copta, una meravigliosa mistura di greco e geroglifici egizi. Per ultima visitiamo la sinagoga di Ben Ezra. La leggenda la fa risalire a Mosè, anche se la storia la fa risalire al XII secolo quando i resti di una antica chiesa cristiana vennero donati ad Abraham ben Ezra, rabbino di Gerusalemme. Per ultima, ma non per importanza entriamo nella Chiesa di San Sergio, la più antica chiesa copta. Nota in tutto il mondo perché secondo la leggenda essa fu edificata sopra una grotta che aveva ospitato la Sacra Famiglia. Usciamo dal recinto copto e dall’incantesimo delle ombre delle sue chiese subendo lo choc del sole a picco e del rumore del traffico del Cairo, la metropoli dai 20 milioni di abitanti e da un cuore antico, anzi antichissimo.





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