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È la fine di dicembre. Sono gli ultimi giorni di un anno strano ma decisivo, per me, e di seguito alla classica abbuffata natalizia (altrui, perché io sarei a dieta...) sono in partenza per una piccola vacanza a Tallinn e Helsinki insieme a tre amici: Tato, Tata e l'Ammalata. Tato&Tata, come si evince dai soprannomi, stanno insieme. L'Ammalata, come è facile intuire, subirà invece un duro attacco alle difese immunitarie nel corso del viaggio che sto per raccontarvi.
Il volo è low-cost e dopo uno scalo a Riga atterriamo nella deliziosa capitale estone. Un breve viaggio in taxi - di cui, da bravi penniless, contrattiamo il prezzo - ci porta alla nostra prima destinazione: alloggeremo in un appartamento prestatoci da un'amica del luogo, fuori città in questi giorni di festa.
Lasciamo le valigie sul pavimento e, famelici, ci precipitiamo in strada alla ricerca di qualunque cosa si possa mettere sotto i denti. Siamo a un isolato dal centro e c'è parecchia gente per le strade. Ne approfittiamo per chiedere informazioni "gastronomiche" a un gruppo di biondi e baldi giovani a passeggio, belli quanto sono belli i nordici, i ragazzi in maniche corte, le fanciulle in minigonna. Un luogo comune in carne e ossa, e apparentemente senza calze! A guardarli il freddo sembra aumentare; ci stringiamo nei nostri pesantissimi giacconi e camminiamo verso il ristorante che i ragazzi, disponibilissimi, ci hanno segnalato. Ma finiamo sistematicamente da un'altra parte: ottenebrati dalla fame o forse dal freddo ci siamo diretti verso il posto sbagliato, ma accogliente e non troppo costoso, che risponde al nome di Olde Hansa, in Vana turg, vicino alla piazza centrale. Ambientazione medievale, cameriere vestite a tema, musica dal vivo e cibo ottimo sono stati il miglior benvenuto che potessimo sperare.
Rinfrancati nello spirito (e soprattutto nello stomaco) facciamo una piccola visita delle vie centrali ma rimandiamo le esplorazioni al giorno successivo. L'Ammalata comincia a dare segni di malessere con una tosse all'inizio leggera, ma che ora dopo ora si fa sempre più persistente.
Dopo un sonno ristoratore e una colazione luculliana in uno dei numerosi bar che si affacciano sulla piazza, partiamo alla scoperta della città: domani partiremo per la Finlandia, abbiamo quindi poche ore per scoprire Tallinn. Per fortuna il centro storico è piccolo e in poche ore riusciamo a visitarlo tutto, anche se buona parte delle chiese e dei musei e il castello oggi sono chiusi. Il centro storico è una sorta di Praga in miniatura, con il pregio di apparire più intima e autentica della (fantastica) capitale ceca. Per non farci mancare nulla facciamo anche una visita dell'enorme centro commerciale Järve, dove compriamo la cena, e torniamo a casa dove ci prepariamo per la partenza dell'indomani. L'Ammalata ha ormai la fronte che scotta, e non smette di tossire.
Il mattino seguente sveglia all'alba causa imbarco per Helsinki. Per minuti interminabili aspettiamo il taxi prenotato la sera prima, ma nessuno compare all'orizzonte. Rischiamo di perdere la nave e sono le sei del mattino... proviamo a chiamare altre compagnie di taxi ma quasi nessuno sembra conoscere l'inglese e avere voglia di salvarci la vita. Per combattere l'ansia e il freddo stiamo per incamminarci verso il porto, ben sapendo che si tratta di un'impresa disperata. Non c'è nessuno per le strade, tranne una macchina ferma davanti a noi da parecchio tempo. Sembra aspettare qualcosa o qualcuno. Non vogliamo perdere la nostra nave e chiediamo alla persona alla guida dell'auto se è disposta a darci un passaggio fino al porto. Per fortuna l'uomo parla inglese, per cui riusciamo ad accordarci sul prezzo (l'equivalente di venti euro, che per gli standard del paese dev'essere una fortuna mentre a noi quattro pare una somma irrisoria). Durante il viaggio realizziamo il rischio che stiamo correndo: "non prendere passaggi dagli sconosciuti" sembra tuonare il cielo, e nelle nostre teste si alternano immagini apocalittiche dei nostri corpi mutilati, ammassati nel bagagliaio di un contrabbandiere di organi estone. Ma per fortuna l'uomo alla guida non è un contrabbandiere di organi (e per quanto ne sappiamo potrebbe non essere nemmeno estone) o forse ha capito che con i nostri reni non farebbe un grande affare, fatto sta che giungiamo al porto sani e salvi e il mancato serial killer se ne va con il suo tesoro in tasca. Una nuova vita sta per cominciare.
La traversata del Baltico fino a Helsinki si prospetta come un viaggio agghiacciante. Fin dal momento della coda per i biglietti per l'Ammalata è un crescendo di problemi, a partire da un'espressione morente per arrivare ai conati di vomito, entrambe le fasi accompagnate da fughe repentine verso il bagno. Con l'imbarco la situazione può solo peggiorare e infatti l'Ammalata è protagonista di uno slalom gigante verso la toilette con scarti della folla degni di un giocatore di football americano. Tutti intorno bevono birra dall'alba, incuranti delle onde che fanno sobbalzare la nave. Il viaggio culmina nel Conatus Maximus, e dopo la liberazione dello stomaco l'Ammalata esordisce con un "Sto benissimo. Voglio mangiare la carne di renna" che sarà il leitmotiv del nostro soggiorno a Helsinki.
Lo sbarco ci coglie stanchi e con le ossa rotte, e sotto la pioggia ci incamminiamo verso il nostro albergo, sulla Eerikinkatu. Si chiama Omena Hotelli e appartiene a una catena caratterizzata dall'assenza di personale, che permette un notevole risparmio sull'alloggio: check-in e check-out si fanno online, le porte si aprono con un codice segreto e il pagamento può essere effettuato online. Se durante la permanenza si dovesse necessitare di qualcosa, basta segnalarlo tramite lo schermo presente in ogni camera (simile a una sorta di orwelliano, inquietante Grande Fratello) o chiamando il numero indicato. Tato, Tata e l'Ammalata collassano sul letto. Dopo aver guardato con devozione uno speciale su Bergman con spezzoni di film in versione originale, senza capirci nulla ma commuovendomi per la bellezza del suono della lingua svedese, decido di non sprecare altro tempo tra le mura dell'hotel e faccio un giro per la città. La mia meta in realtà è il Kiasma, il museo di arte contemporanea che si trova in una piazza di respiro futuristico fra le fermate Kamppi e Rautatientori e presenta delle collezioni davvero interessanti.
Successivamente mi riunisco con gli altri per la cena, durante la quale l'Ammalata mostra di essere degna del suo nome. La traversata ci ha distrutti e andiamo a dormire con le galline (chissà se le galline finlandesi vanno a letto così presto, in effetti?).
L'indomani in programma c'è la visita di Suomenlinna, antica fortezza costruita su un'isola di fronte alla città. A giudicare dalle guide turistiche di Helsinki sembra essere la maggiore attrazione del luogo, ma dopo averla percorsa tutta a piedi non ne siamo così convinti. Il posto è deprimente, e intirizziti dal freddo ci rifugiamo dentro il caffé del Museo del Giocattolo. Una tazza di cappuccino bollente e - delizia del palato - una fetta di torta di mele con crema alla vaniglia ci riconciliano con il mondo intero, nonostante siano costati come un'intera cena da Vissani. Sulla via del ritorno incontriamo un gruppo di compatrioti, due dei quali - Carràmba! - sono vicini di casa di Tato. E come se non bastasse assistiamo alle nozze di una coppia che a quanto pare non ha trovato luogo più ameno di questo per sposarsi. Ma forse Tom Cruise e la Holmes hanno scelto Bracciano perché non sono mai stati qui. Contenti loro... hanno perso la grande occasione di sposarsi in un posto che sembra un lager.
Tornati sulla terraferma, ci rendiamo conto che il Capodanno si avvicina e noi non abbiamo un programma. L'Ammalata, sempre più febbricitante, non è ancora riuscita a mangiare carne di renna (proposito dal quale dissento fortemente) e decidiamo di andare in un ristorante finlandese. Tutti i locali però sono prenotati da tempo e non ci sono posti liberi. Vagando per la città troviamo comunque un locale italiano, il Ravintola, dove ceniamo più che dignitosamente. Davanti a noi, ragazze un po' brille escono ripetutamente a fumare nella gelida notte finlandese vestite solo di un top e una gonna: luogo comune numero due, e a guardarle mi sento un po' Ammalata anch'io. Placata la fame e con la mezzanotte che incombe, stanchi e infastiditi dai fuochi d'artificio decidiamo di salire in hotel e di guardare i festeggiamenti dalla quiete della nostra camera. Alla tv stanno trasmettendo una diretta dalla Piazza del Senato: è surreale vedere su uno schermo ciò che succede a pochi chilometri da qui, ma le camminate di questi giorni e le poche ore di sonno ci hanno debilitati. A mezzanotte brindiamo con una Bear Beer, che abbiamo scelto per la lattina (nera e raffigurante un grande orso bianco). È birra danese e il suo sapore fa schifo, ma quell'orso ci fa troppa tenerezza. Meno male che non è in cattività a Suomenlinna!
Dopo i festeggiamenti, quasi "in sordina", ci rannicchiamo sotto le coperte e ci abbandoniamo a un sonno profondo. Il giorno seguente torniamo in patria: la sottoscritta ha febbre a 39, Tato&Tata sono più o meno nelle stesse condizioni... e l'Ammalata si sente benissimo. Le renne sono salve, almeno fino al prossimo viaggio in Finlandia...
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