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Itinerario di architettura moderna e contemporanea (capitolo 4) - Lione / Marsiglia

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Ah, se ci manca il nostro hotel Spalentor a Basilea… rinunciamo alla colazione in albergo: è esclusa dal costo della stanza e non ci sembra un granché. Preferiamo partire subito e comprare della frutta lungo la strada. Non c’è tempo per passare dal convento La Tourette (Le Corbusier/1957-1960) a Eveux-Sur-l’Abresl e da Firminy per visitare il più grande sito Le Corbusier in Europa comprendente la Casa della Cultura (1953-1962), uno stadio (1966-1968), un'unità abitativa (1964-1967) e una chiesa incompiuta (1961-1976), la chiesa di Saint-Pierre.
Prua a sud, costeggiamo il Rodano fino alla confluenza con la Saona dove sorgerà il Museé des confluences di Coop Himmelb(l)au; qui riconosco, dall’inconfondibile profilo scalettato, il mercato coperto la Mouche di Tony Garnier (1914) ristrutturato nel 2000 dall’Atelier de la Rize. Intanto il cellulare di Julie è perennemente spento… Saremmo dovuti passare a prendere l’amica di Simon a Grenoble e con noi avrebbe dovuto viaggiare fino a Marsiglia. Peccato, e poi… avrebbe potuto farci da guida… Marsiglia, quasi un milione di abitanti, seconda città della Francia, un po’ ci spaventa… ma ce la caveremo!
Ad una trentina di chilometri dalla meta di oggi, Aix-en-Provence: lasciamo l’autostrada A7 e seguiamo le indicazioni per il centro della città. Sosta al turistic-office e subito alla ricerca del complesso residenziale per 200 alloggi progettato da Fernand Pouillon (1951-1955).
Lo troviamo senza particolari problemi. «Ma dove mi hai portato?!» Simon non crede ai suoi occhi… «…queste sono case popolari, quasi 1000 km per vedere delle case popolari…» incalza. A nulla valgono le mie spiegazioni sull’importanza, ormai da tutti riconosciuta, del Pouillon architetto/costruttore costantemente alla ricerca della soluzione in grado di coniugare aspetto formale ed economia di realizzazione. 200 alloggi, pronti in 200 giorni, costati 200 milioni di franchi a prezzi del 1952. Una vita intensa e avventurosa quella di Pouillon. Per lungo tempo ignorato, sia dagli ambienti professionali ufficiali che dalla stampa specializzata -a causa delle vicende giudiziarie legate allo scandalo finanziario che lo portarono in carcere, ad evadere ed infine di nuovo in carcere a scontare la propria pena- oggi il nome di Pouillon è stato giustamente rivalutato. Poco distante, sempre di Fernand Pouillon, la pensilina in acciaio dello stadio municipale Carcassonne (1946-1957), chiara anticipazione high-tech.
All’interno di quello che ha tutta l’aria d’essere un piccolo villaggio olimpico c’è anche una piscina: Simon approfitta per fare una nuotata mentre io vado in perlustrazione. C’è un edificio che mi ha colpito appena entrato in Aix-en-Provence: si tratta di edificio recente, non so chi l’abbia realizzato né quale possa esserne la destinazione d’uso. Un enorme parallelepipedo rivestito con pietra calcarea gialla, forse pietra calcarea del Pont du Gard, con tante piccole bucature posizionate in maniera irregolare.
Sono le 14.30 circa, quando, Supergrass in sottofondo, muoviamo in direzione Marsiglia. Seguiamo le indicazioni che ci sono state fornite all’ufficio del turismo per raggiungere l’Unité d’habitation (1947-1952) progettata da Le Corbusier, la prima delle cinque costruite, modulo base di una “città-giardino verticale”, almeno sulla carta, rispondente tanto ai bisogni individuali quanto a quelli collettivi dei suoi 1.800 abitanti. Parcheggiamo a qualche metro dai giganteschi pilotis in cemento armato che definiscono uno spazio tutt’altro che opprimente.
L’Unitè è in ottime condizioni, restaurata da poco. Con fare disinvolto entriamo, evitiamo il portiere, e, in fondo, ci catapultiamo nel montacarichi diretti sul terrazzo. E’ aperto! La piscina sottostante i locali della scuola materna è funzionante e c’è anche un bambino che vi ci sguazza contento.
«A saperlo, potevi evitare di andare in piscina a Aix-en-Provence!» scherzo con Simon che non nasconde di essere molto affascinato dalle teorie di Le Corbusier. Oltre ad essere attratti dal complesso spazio del terrazzo c’è poi il panorama tutto attorno; Il mare, il porto, il parco, le colline: veramente notevole! Uno dei sei percorsi interni all'edificio è accessibile al pubblico: su di esso si affacciano negozi, uffici (la maggior parte studi di architettura e design) e anche un albergo.
Ci informiamo sui costi e non sono alti: certo non è neanche un albergo di lusso. Sono molto combattuto. Razionalmente (ma neanche tanto) decidiamo di proseguire verso il porto con la macchina e di cercare lì un posto dove pernottare: la scelta cade sull’hotel Alize.
A piedi percorriamo quai du port sotto i portici degli edifici costruiti dopo le distruzioni della seconda guerra mondiale (Fernand Pouillon con Auguste Perret e André Devin/1949-1953); la sensazione è quella di camminare in un bazar nordafricano: i locali, la gente, i colori, gli aromi ricordano chiaramente quei luoghi.
Prima dell’ottima cena, sempre al porto vecchio, al “Nul part ailleurs”, prenotiamo on-line il traghetto che, il 19 luglio, da Cheerbourg ci porterà a Portsmouth, in Inghilterra. Se lo avessimo prenotato prima avremmo risparmiato un po’ di soldini, ma, tutto sommato, va bene così.

(to be continued)

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