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Ci aspetta una tappa piuttosto impegnativa, chilometricamente parlando…
Percorriamo la rambla, già intasata dal traffico a prima mattina, e cerchiamo di uscire da Barcellona. Destra o sinistra? Sinistra. Ovviamente, sbagliamo strada e ci inerpichiamo per Montjuic. Inversione di marcia e giù di nuovo verso l’autostrada dove incontriamo la nostra prima coda. Non ci rimane che chiudere la capote e accendere il condizionatore: il caldo è decisamente infernale e, a macchina praticamente ferma, i 33,5° (in realtà ne percepiamo molti di più) spaccano il cranio. Io, poi, non ho neanche un cappello… Transitata la frontiera torniamo a percorrere con piacere le autostrade francesi. Decisamente ospitali le piazzole di sosta, piene di verde e ombra. E poi i servizi, docce incluse, sempre puliti. Unico neo: il fatto che la carta di credito che ci è stata consegnata con il budget a disposizione per il viaggio è puntualmente non accettata e, alla barriera, sul tabellone in alto dove sono riportati i loghi delle carte, non è che la nostra non c’è… c’è, ma è sbarrata. Ci brucia il doppio. Utilizziamo la carta di credito di Simon: temo stia iniziando a capire il vero motivo per cui ho scelto lui come compagno di viaggio…
Arrivati a Bordeaux intorno alle 18.00 andiamo immediatamente alla ricerca di un albergo. Costeggiamo la Garonna sul quale si affaccia un’interminabile infilata di palazzi del diciottesimo secolo costruiti, all’epoca, per nascondere le fatiscenti costruzioni medievali retrostanti. Se non fosse per le macchine sembrerebbe quasi di trovarsi nel mezzo di un parco tematico urbano; le facciate però non appaiano semplice scenografia: la sensazione, più che altro, è quella del ritorno al passato. A due passi dall’esplanade des Quinconces riusciamo a strappare un prezzo decisamente conveniente al proprietario dell’hotel des 4 Sœurs visto che oltre alla camera per noi ne prenotiamo altre quattro per Michele e la sua troupe. Questa sera alloggeremo nell’albergo che, nel 1850, ospitò niente poco di meno che Richard Wagner, come testimonia una targa alla sinistra dell’ingresso. Si…ma chi era Richard Wagner?!? Nulla a che vedere con Otto Wagner, l’architetto. Facciamo uno sforzo enorme e alla fine conveniamo che doveva trattarsi del Wagner musicista… Spaventati dalla nostra ignoranza, ci guardiamo bene dal chiedere informazioni al proprietario, decisamente logorroico. Impegnato nel compilare i moduli di check-in, quasi si tratti di un argomento in qualche modo attinente, ci informa, dei gravi problemi di salute della propria madre, ormai morente in ospedale… Prima di andare in ricognizione rischiamo e lo interpelliamo comunque: abbiamo bisogno che ci mostri su una mappa della città dove sono ubicati gli edifici che vogliamo visitare… Non sono molti ma ci costano 20 minuti abbondanti… Il caso ha voluto che il figlio del proprietario frequenti, purtroppo con scarso risultato viste le ripetute bocciature, la Mason des Arts (Massimiliano Fuksas/1992-1995) situata nel complesso universitario a Pessac un sobborgo di Bordeaux. Ci andremo domani mattina. L’altro edificio, il palazzo di giustizia (Richard Rogers/1992-1998) non è molto distante dall’albergo e un amico del proprietario, personaggio strano e per certi versi misterioso, si offre di accompagnarci almeno per un tratto, visto che casa sua è di strada. Zoppica vistosamente a causa di un incidente che lo ha portato anche in coma tanti anni fa e in cui perse la vita sua figlia… questo è quello che capiamo noi, almeno… Lungo il tragitto ci porta a vedere la cattedrale di Saint-André… non riesce proprio a farsene una ragione che due italiani vengano appositamente a Bordeaux per vedere il moderno palazzo di giustizia… fa fatica a pronunciare anche il nome dell’architetto che lo ha progettato…
Percorriamo ampie strade vietate al transito veicolare, eccezion fatta per i tram, e raggiungiamo il palazzo di giustizia. Il fronte pubblico dell’edificio è caratterizzato da sette ampolle in calcestruzzo rivestite in legno, corrispondenti alle aule del tribunale, all’interno delle quali, in virtù di tale forma, è assicurata una buona ventilazione naturale.
Nel frattempo la troupe al completo ci ha raggiunto a Bordeaux; tutti insieme ceniamo al locale consigliatoci dall’amico del proprietario dell’albergo: “le tire bouchon”. Pessima scelta: non solo per il cibo ma anche per l’antipaticissima cameriera che pur conoscendo l’italiano, per aver vissuto qualche anno ad Aosta, si rifiuta di parlarlo. Unica nota positiva, ovviamente, il vino.
Terminata la cena, mentre Michele & Soci si avventurano in una Bordeaux sconosciuta alla ricerca di location e scorci interessanti per le riprese di domani, io e Simon facciamo ritorno in albergo dove, essendo quasi mezzanotte, troviamo la porta di ingresso in vetro già chiusa. Nessun codice da digitare. Suoniamo, quindi, il campanello, ma nessuno viene ad aprire. Suoniamo ancora… in qualche modo dovremo pure entrare… e poi in fondo la luce è accesa. Quasi un minuto, quand’ecco la sagoma del proprietario dell’albergo… Sudato e con la camicia fuori dai pantaloni, ci apre, in maniera distante ci saluta e ritorna nel back-office, da cui sentiamo provenire gemiti e sospiri: con grande dignità non si è neanche preoccupato di abbassare il volume della televisione. La porta dell’ascensore è vicina a quella del back-office ...meglio usare le scale…
(to be continued)
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