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Il nonno inglese di Lisa era solito dire: “Se vale la pena di fare una cosa vale anche la pena di farla bene!”.
Considerando che le vacanze - l’unica occasione per viaggiare, almeno per noi – vengono perlopiù una sola volta all’anno, troviamo che non ci sia argomento a cui un tale motto sia più attinente!
Dunque abbiamo sempre cercato di organizzare i nostri viaggi in maniera precisa e dettagliata nel tentativo di ottenere il massimo dalle poche settimane che possiamo dedicare a questa passione.
Per farlo abbiamo preso l’abitudine di ordinare le informazioni fondamentali di nostro interesse in un’unica sequenza che rispecchiasse i nostri programmi, almeno nelle intenzioni originali, e che poi ci consentisse di affrontare gli inevitabili imprevisti nella maniera più indolore possibile.
Di seguito, dunque, si troveranno, per ciascun giorno del nostro ultimo viaggio in Francia, oltre al “quaderno” che racconta la nostra avventura anche una “scheda” delle informazioni preparate prima della partenza ed aggiornate – dov’era il caso - dopo il ritorno.
Ora, quindi, allacciate le cinture e partite con noi per due settimane lungo le strade delle regioni nord-orientali francesi, quelle che - a grandi linee - separano la Svizzera dalle coste della Manica.
Buon viaggio!
Non per togliere nulla alla Francia - terra senz’altro ricca d’arte, di storia e di tradizioni – ma questo viaggio, sin dall’inizio, era tutt’altro che nato sotto i migliori auspici.
Innanzi tutto c’era la voglia, repressa ormai da tempo, di varcare di nuovo i confini d’Europa.
Per dirla tutta, questo era un problema soprattutto per Roberto, mentre Lisa era piuttosto estranea a quella che vedeva, anzi, come una “smania” sempre più difficile da tenere a bada.
Poi c’erano le spese per la casa in costruzione, che ci avevano costretto in prima battuta a non varcare quei benedetti confini e, più tardi, a rinunciare anche al pianificato viaggio nei Balcani, a favore di una più breve e più economica visita ai cugini d’oltralpe.
Per ultimo c’era anche il timore che la stagione turistica ormai agli sgoccioli non potesse offrirci un tempo meteorologico adatto alle attività, quasi sempre all’aperto, che un viaggio comporta; soprattutto se vissuto in camper.
È vero che quest’estate, per la Francia, era stata fin’ora molto piovosa e, di conseguenza, un periodo di bel tempo prima o poi avrebbe dovuto pur arrivare, ma le notizie – ancora a pochi giorni dalla partenza - di alluvioni e di salvataggi, con le barche, di gente appollaiata sui tetti o rifugiata ai primi piani delle abitazioni sembrava non dare molto spazio alle nostre speranze.
Dunque, questa scelta costituiva per tutti noi - per chi più, per chi meno – una sorta di ripiego.
Anche l’insolitamente frettolosa preparazione del programma di viaggio, dovuta all’improvviso cambio di destinazione, aveva un po’ risentito dei tempi stretti che avevano separato la decisione dall’attuazione.
Per fortuna la Francia è quanto di più organizzato ed attrezzato si possa trovare al mondo, soprattutto per chi viaggia in camper, e questo avrebbe certamente facilitato le cose.
Al momento della partenza, però, non ci saremmo mai aspettati che quell’organizzazione si sarebbe rivelata tanto utile per superare i piccoli imprevisti ed i più grandi guai che ci aspettavano di lì a poco.
GIORNO 1 – VENERDI 24 AGOSTO 2007
IL QUADERNO
L’aver tolto un’intera settimana alla consueta durata dei nostri viaggi estivi non è cosa da poco.
Questo potrebbe essere da solo un motivo più che valido per anticipare la partenza alla sera del venerdì rosicchiando un’oretta all’ultima giornata lavorativa di Roberto.
Del resto, non è certo la prima volta che partiamo di sera, anticipando così una parte del cammino.
Questa volta, in particolare, la cosa ha un senso più di altre, visto che ci permetterà di iniziare le visite – e dunque il viaggio vero e proprio - già nella giornata di domani.
Bisogna riconoscere che stavolta anche Lisa non si fa trovare impreparata – sarà, forse, soltanto per non sentire i rimbrotti di Roberto! – e poco dopo le cinque e mezza siamo già sulla strada, con il sole ancora ben alto sopra l’orizzonte.
La giornata è afosa.
Un cielo velato crea una cappa di umidità che rende presto appiccicosi i sedili.
Siamo ormai a fine agosto… un tempo insolitamente caldo per questa stagione.
Mentre noi ce ne stiamo andando, in effetti per la maggior parte è tempo di rientri e – cosa a cui non siamo molto abituati – c’è un traffico piuttosto intenso nella direttrice verso nord, verso le grandi città.
Questo ci rallenterà un po’, anche perché, non essendo entrati ancora nella fascia protetta del week-end, alle auto si aggiungono anche un buon numero di autocarri pesanti.
La cosa diventa anche più accentuata una volta imboccata l’autostrada a Cesena e peggiora ulteriormente con l’andar del tempo.
Una coda ci fa perdere almeno mezz’ora ancor prima di arrivare a Bologna.
Approfittiamo della calma forzata per consumare, velocemente e senza fermarci, la cena che Lisa ha provveduto a preparare stamattina.
Visto che siamo diretti in Alsazia e Lorena che cosa poteva esserci di meglio e di più appropriato di una gustosa quiche lorraine?!?!
Le segnalazioni poi ci convincono a lasciare l’autostrada e a preferire la vicina tangenziale.
Una scelta che presto non si rivela vincente, almeno a giudicare da come sembrano scorrere i veicoli che sono rimasti dentro ed ora ci passano accanto.
Be’, almeno speriamo che sia stata solo inutile e non addirittura dannosa!
Fatto sta che alla fine il ritardo sulla tabella di marcia è diventato pesante.
Ora che il sole sta tramontando si è fatto più fresco.
La sua palla incandescente, dopo un’interminabile discesa, è da poco sparita dietro le prime alture dell’Appennino lasciando in cielo un caleidoscopio di sfumature rosate sempre più delicate.
Rosso di sera, bel tempo si spera!!
Speriamo che la saggezza popolare sia confermata anche in questa circostanza!
Ora le tre corsie dell’Autostrada del Sole riescono a smaltire un po’ meglio il carico di traffico.
La guida però è decisamente impegnativa ed il buio non facilita le cose.
Il nostro obbiettivo per stasera è Milano.
Anzi, per la precisione, è l’area attrezzata che il Portolano dice si trovi presso i nuovi impianti della Fiera di Milano, in periferia, praticamente a Rho.
Ma la monotonia della pianura padana non sembra finire mai, come al solito.
Il ponte sul Po - subito dopo Piacenza – dà il segnale che stiamo entrando in Lombardia e che, finalmente, la strada da fare non è più così tanta.
C’è però da superare ancora la barriera di Milano Sud, che potrebbe costituire un ulteriore perdita di tempo.
Sarà perché ormai è tardi, ma le cose lì vanno meglio del previsto e con una decina di minuti, forse meno, ce la caviamo.
Ora non resta che imboccare la Tangenziale Ovest e trovare l’uscita giusta.
Cosa che già in teoria non dovrebbe costituire un grosso problema e che, in effetti, lo è ancora meno, siccome l’uscita è obbligata.
La zona intorno è un immenso cantiere.
Abbiamo subito la sensazione che la sistemazione che cerchiamo non sarà tra le migliori.
Ora bisogna trovare il parcheggio P5.
I cartelli non mancano, ma quando pensiamo di essere finalmente arrivati le tracce si perdono nel nulla.
Questo P5 sembra essere proprio un parcheggio fantasma.
Quantomeno, se c’è, è del tutto deserto, perché di camper qui intorno non si vede neanche l’ombra e di fermarci qui, da soli, non è proprio il caso!
La zona continua ad essere di una desolazione assoluta e non dà certo l’impressione di essere sicura.
Persino la locale caserma dei carabinieri, nuova fiammante, assomiglia più ad un bunker che ad una palazzina, con finestre sbarrate ed una recinzione degna di un lager.
Qui non possiamo rimanere!
Reimbocchiamo l’autostrada alla ricerca della più vicina area di servizio.
Ce n’è una subito dopo aver imboccato l’Autostrada dei Laghi, quella di Lainate, ci fermeremo lì.
Come in tutte le aree di servizio autostradali anche qui c’è molto movimento, il che potrebbe non essere del tutto negativo per la sicurezza.
Purtroppo i posti migliori sono già stati presi da due camper i cui occupanti sono già nel mondo dei sogni.
Uno dei due è arrivato fin qui dal Portogallo… ha fatto un bel viaggio!
È un mezzo di una lunghezza insolita, che gli dà un’aria sproporzionata, in un certo modo fragile, un po’ come un bassotto.
Per quanto ci sforziamo di ricordare, sembra ad entrambi che questo sia in assoluto il primo camper portoghese che ci capita di incontrare!
È già sabato da ormai venti minuti.
Il tempo di portare la povera Lucky a sgranchire un po’ le zampe – dopo quasi sette ore filate di viaggio se lo merita proprio! - e poi si va tutti a letto.
LA SCHEDA
Itinerario: Perugia – Cesena – Bologna – Milano – Lainate (km 488)
========== a Lainate
Pernottamento:
--> Punto sosta nel parcheggio dell’area di servizio Lainate Est, poco dopo l’inizio dell’autostrada A8.
GIORNO 2 – SABATO 25 AGOSTO 2007
IL QUADERNO
La notte è stata più tranquilla – e, di conseguenza, anche riposante – di quanto il trambusto che l’ha accompagnata poteva far pensare.
Non ci eravamo nemmeno accorti che, durante il nostro sonno, un altro paio di furgoni attrezzati ci si erano fermati accanto, evidentemente ritenendo anche loro l’area di servizio di LAINATE il posto giusto dove passare la notte.
Il tempo di fare una veloce colazione e dare una sistemata per rimetterci in assetto di marcia e, dopo il pieno, ci rimettiamo sulla strada.
Sono solo le 8.30.
Il traffico è abbastanza intenso, ma ormai è sabato e almeno la scocciatura dei TIR per oggi non c’è!
Ci vuole una mezz’ora per arrivare al confine, dove ci aspettiamo un controllo un po’ più accurato dei tanti affrontati l’anno scorso.
Be’, anche se a pensarci pare impossibile, entrando in Svizzera in fondo stiamo lasciando l’Unione Europea, e, dunque, non ci sarebbe niente di strano se la dogana fosse più accurata che per andare in Estonia o in Lettonia!!!!
E poi…. la pignoleria degli svizzeri è proverbiale….
I nostri ricordi, però, risalgono ad esperienze di ben quattordici anni fa – quando attraversammo proprio questo confine diretti in Gran Bretagna – e la situazione ormai potrebbe essere cambiata anche qua!
Infatti i controlli da parte italiana addirittura non ci sono più e la fila per l’ingresso in Svizzera è quasi inesistente.
Quando è il nostro turno l’unico poliziotto presente ci devia, contrariamente alle auto che ci precedono, su una corsia laterale.
Stai a vedere che fanno dei controlli a campione e il nostro camper è stato selezionato per questo!
Invece no.
Il poliziotto ha semplicemente notato che non abbiamo la vignetta del pedaggio autostradale appiccicata al parabrezza e ci ha indirizzato nel posto dove una gentile signorina ci invita a sborsare 30 euro per fornircela.
Il resto è in inutili – almeno per noi – franchi svizzeri.
Si può proseguire.
Be’, almeno ce la siamo cavata in poco più di un minuto e adesso la strada è spianata fino alla destinazione….
Il cammino sulle autostrade svizzere procede senza problemi.
Il traffico ora sembra concentrato soprattutto nella direzione opposta, verso sud.
Saranno gli ultimi ritardatari che vanno a godersi il sole italiano di fine estate.
Il tempo col passare delle ore sta migliorando progressivamente.
Siamo partiti stamattina con il solito cielo velato di ieri, ma lasciando la pianura ed entrando tra i rilievi alpini l’aria è diventata più limpida ed il cielo più azzurro.
Tutto fila liscio ed il piano di viaggio sembra poter essere rispettato in pieno.
Per fortuna le file che spesso incontriamo, e che col passare del tempo tendono a diventare sempre più spesso chilometriche, sono tutte sull’altra carreggiata!
Tuttavia continua ad esserci qualcosa che non va con l’impianto elettrico del modulo abitativo.
Avevamo già notato ieri che l’indicatore di carica della batteria non segnalava il pieno carico come avrebbe dovuto.
Oggi sta incomprensibilmente accadendo la stessa cosa, anzi sulla scala di led colorati l’indicatore è arrivato addirittura al rosso e la cosa non è affatto confortante se si considera che, essendo in una lunga tappa di trasferimento e funzionando bene anche il pannello solare, per logica dovrebbe essere carica al massimo.
Abbiamo l’impressione che neanche il frigorifero funzioni correttamente durante la marcia.
Il che significa che è stato essenzialmente spento per tutta la durata del viaggio di ieri e continuerà a restare spento anche per tutta la mattina di oggi.
Speriamo bene, soprattutto per la piccola scorta di surgelati che Lisa ha deciso di portarsi dietro!
Ormai manca poco a Basel e quando siamo lì si può dire che siamo praticamente arrivati in Francia.
Sono proprio gli ultimi chilometri che, malauguratamente, capovolgono la situazione.
I lavori cominciano già dal cavalcavia che ci immette nell’autostrada proveniente da Zurich, e con essi comincia anche un’interminabile fila.
Basta poco per rosicchiare tutto l’anticipo che avevamo accumulato e poi, pian piano, andare anche oltre i tempi preventivati.
La fila non accenna a terminare ed i movimenti sono quasi millimetrici.
Avremmo voluto pranzare con comodo, una volta arrivati nel parcheggio del primo museo, ma, a giudicare da come vanno le cose, forse è meglio rassegnarci a mangiare anche oggi in maniera volante, approfittando una volta di più della lentezza della fila.
Qualche chilometro di lenta, lentissima, agonia sotto un sole sempre più caldo e poi finalmente arriva, come una liberazione, l’uscita che ci interessa.
L’attraversamento della città non pone alcun problema - essendo sempre ben indicate la Francia e Mulhouse come destinazioni – e di punto in bianco ci ritroviamo ad aver oltrepassato il confine senza nemmeno accorgercene.
Ora non resta che percorrere qualche altro chilometro e, poi, imboccare l’uscita giusta di MULHOUSE per il museo del treno.
L’indicazione che abbiamo è molto precisa.
Una volta lasciata l’autostrada ci si ritrova subito in città, ancora qualche bivio ben segnalato e poi eccolo, il multicolore capannone della Cité du Train appare dietro un’antica locomotiva a vapore, innalzata al rango di moderno monumento.
Siamo arrivati.
Ultimamente non è capitato spesso che basta meno di una giornata per essere già arrivati alla prima destinazione….
Il museo possiede una collezione davvero imponente, proprio come le guide ci avevano anticipato.
Il primo capannone è interamente occupato da una serie di ambientazioni storiche che a volte ricostruiscono particolari ambienti e situazioni che caratterizzarono la vita dei “pezzi” in esposizione.
Ci sono manichini in costume e persino la ricostruzione – abbastanza scenografica, per quanto possibile – del deragliamento di un treno nazista causato dalle azioni della resistenza.
I fatti sono anche descritti in audiovisivi che, purtroppo, ci risultano per lo più incomprensibili in quanto soltanto in francese.
Anche l’audioguida in inglese che ci hanno consegnato gratuitamente all’ingresso risulta abbastanza inutile dal momento che segue una numerazione differente da quella effettiva ed è difficile trovare una relazione tra le due.
La visita, però, risulta comunque molto affascinante.
Soprattutto il poter sbirciare, da apposite piattaforme, all’interno dei vagoni più interessanti.
Ci sono vagoni storici, utilizzati dai sovrani francesi e con un arredamento interno davvero degno di re.
Ci sono carrozze dagli incredibili decori liberty che è un vero peccato non riuscire a fotografare a causa della poca luce e dei riflessi dei vetri.
Ci sono, ai due estremi opposti, le semplici carrozze di terza classe ed i lussuosi vagoni letto dell’Orient Express, dotati di ogni comfort e di una sontuosità impensabile su qualsiasi treno moderno.
Particolarmente interessante è curiosare nelle carrozze ristorante che accompagnavano i convogli diretti ad Istanbul.
Oltre a rimanere a bocca aperta davanti ad una tale lusso semovente è curioso riuscire ad allungare lo sguardo fin dentro le cucine - in una sorta di originale back-stage - domandandosi com’era possibile portare a compimento certe prelibatezze in tanto poco spazio.
Il secondo capannone - addirittura molto più spazioso del primo – è organizzato quasi come fosse una stazione, con una selva di locomotori, carrozze e carri tecnici di ogni tipo e di ogni epoca distribuiti su una decina di binari.
Si può passeggiare su e giù ammirandoli come se si stesse percorrendo il marciapiede di una stazione e, magari, salire anche nell’angusto spazio in cui lavoravano i macchinisti dei grandi mostri a vapore.
A proposito di mostri a vapore, ce n’è uno, uno dei più mastodontici, che periodicamente durante la giornata prende vita e mostra agli spettatori, tra sbuffi e nuvolette di vapore, il funzionamento dei complicati meccanismi che trasmettevano il movimento alle ruote.
Un’altra locomotiva è stata letteralmente sezionata e si può guardare direttamente com’era fatta la sua caldaia e l’intrico in cui l’acqua si trasformava in potente vapore dandogli l’energia di un mostro.
Un po’ come guardare dentro lo stomaco d’un dinosauro!!
Ci sono anche due grandi plastici, ferroviari, ovviamente.
Uno è messo in funzione ad intervalli regolari da un operatore del museo.
Per veder animarsi l’altro - più ampio, ma meno insolito – basta invece inserire una monetina.
La collezione è completata da una serie di modelli in scala e da altri gadget storici sempre riconducibili, naturalmente, all’evolversi della ferrovia in Francia.
Si potrebbe restare a scoprire dettagli ed altre curiosità anche tutta la giornata, ma non possiamo permettercelo.
Dobbiamo salutare questo museo e dedicarci al prossimo, visto che alle sei quassù tutto chiude.
Questa zona ai confini con la Germania fu un’area interessata da un forte sviluppo industriale ed è per questo che oggi vi hanno sede alcuni tra i più importanti ed interessanti musei di questo genere di Francia e dell’intera Europa.
Dovendo per forza di cose fare una selezione abbiamo deciso di fermarci a quello di cui abbiamo appena finito la visita e a quello dell’automobile, soprassedendo su quelli delle attività tessili di cui la città era un importante centro.
Fu proprio l’industria tessile di cui era proprietario che permise a monsieur Schlumpf di radunare un numero spropositato di Bugatti, che costituirono il nucleo iniziale dell’immensa collezione di automobili che oggi è ospitata proprio negli ex-impianti industriali che gli appartennero e che sono addirittura diventati la Cité de l’Automobile.
Oltre una facciata ed un ingresso quasi futuristici una lunga rampa scende in una bassa sala scandita da una selva di vecchi lampioni in ghisa.
Allineate fra quei lampioni fanno bella mostra di sé una quantità inimmaginabile di vecchi modelli di automobile.
Rappresentano la storia di questo mezzo di locomozione praticamente dalle sue origini, a partire da modelli che ancora hanno qualcosa di quei carri a trazione animale da cui avevano da poco tratto origine.
Naturalmente quella che la fa da padrona è la produzione francese, ma sono degnamente rappresentate anche quelle di altri paesi come Italia, Germania e Gran Bretagna con auto che sono spesso diventate veri e propri miti.
A rappresentare la storia dell’automobile in Italia ci sono diversi modelli che vanno dalle piccole vetture popolari come la Balilla, la Topolino o la Cinquecento a quelli più imponenti e lussuosi di Isotta Fraschini.
Se il panorama nella sala principale è completato da curiosità come vecchie automobiline giocattolo a pedali e strani modelli di auto ad energia solare, ci sono anche altre due sale che completano, in certo modo, la storia.
La prima riguarda gli anni più recenti dell’automobile - con modelli di serie, fuori serie e molte auto da corsa e da rally – e butta l’occhio su ciò che potrà essere la macchina del futuro.
L’altra è la “stanza del tesoro”!!
In un’atmosfera più rarefatta, sotto luci più soffuse ed in mezzo a colori più delicati, si trovano le auto più preziose.
Sono, appunto, molte delle Bugatti della collezione originale, ma anche le Isotta Fraschini di cui sopra ed altre a noi meno note, fino ad arrivare ad un nutrito gruppo di modelli di Rolls Royce che certamente farebbe invidia anche a Buckingham palace.
Cromature e carrozzerie tirate a lucido ne fanno delle vere e proprie opere d’arte, non foss’altro per eleganza e stile impareggiabile.
Ci sono corsie in cui sembra davvero di essere tornati indietro agli anni trenta, ai tempi dei gangster americani, e non stupirebbe se di punto in bianco si vedesse spuntare da un finestrino la canna forata di un vecchio mitra!
Come in ogni museo straniero che si rispetti – diciamo straniero perché, al contrario, in Italia questo non avviene quasi mai – non può mancare un’area “interattiva”.
La cosa più scontata è la presenza di una serie di videogiochi, chiaramente di carattere automobilistico.
Ci sono, però, anche una serie di vetture su cui, con l’assistenza di una hostess, si può agire in prima persona: dalla semplice foto a bordo di “bolide” di inizio ‘900 – se si vuole bardati di cappottone, sciarpa e berretto di lana in stile – o di una minuscola auto da corsa degli anni ’60 all’accensione di un altro vecchio modello tramite la famosa “manovella”.
L’esperienza più estrema, ma certamente in tutta sicurezza, è quella di vivere il rovesciarsi dell’auto come se si stesse partecipando ad un rally.
Anche se Andrea insiste per provarla questa non è proprio una cosa che fa per noi e, poi, è ancora troppo piccolo, non si può proprio fare.
Per questa volta dovrà accontentarsi di qualche foto.
Invece, quel che si può fare davvero tutti insieme, tempo permettendo, è un giro all’esterno con una vecchia Citroenne del ’37, condotta da un omone che, anche dall’aspetto, è il tipo giusto per guidarla.
Siamo fortunati, dopo di noi non accetteranno altri passeggeri per oggi!
È una macchinina nera che ricorda quasi le auto della nostra infanzia - pur avendo una ventina di anni in più – con i sedili in pelle e le loro enormi molle che pigiano sui fondoschiena ed un cruscotto ridotto quasi all’essenziale.
Si vede che l’autista è orgoglioso di quello che fa e, nonostante le difficoltà di comunicazione, insiste nello spiegarci le caratteristiche tecniche della macchina e nel darci qualche informazione in più sul museo.
Racconta che nei magazzini ci sono ancora decine, se non centinaia, di altri modelli in attesa di restauro.
Sì, perché quella moltitudine di auto che abbiamo appena visto sono state spesso rimesse in sesto – e come sono state rimesse in sesto! – dal personale legato al museo stesso e sono di nuovo tutte in grado di camminare… con le proprie ruote!
L’ultimo restauro portato a termine riguarda un’eccezionale Bugatti messa ben in evidenza nei pressi dell’ingresso.
Sono quasi le sei ed il museo ormai sta per chiudere.
Contrariamente a quanto riportato nelle informazioni che abbiamo messo insieme, sembra che, anche volendo, non si potrebbe restare in questo parcheggio, che è chiuso da sbarre automatiche che si aprono solo nell’orario in cui è aperto il museo.
Per arrivare a dare un’occhiata al centro città tanto vale provare ad avvicinarsi un po’.
Troviamo un parcheggio tranquillo, anche se a pagamento, in place Franklin.
Da qui possiamo proseguire a piedi.
Il centro di Mulhouse è piccolo ed i pochi edifici che meritano una visita sono tutti nelle vicinanze di place de la Reunion.
Qui sorgono sia la chiesa gotica di St. Étienne che il vecchio municipio.
Quest’ultimo è un elaborato palazzetto cinquecentesco le cui forme un po’ sofisticate sono ancora arricchite, nelle due facciate principali, da dipinti che inquadrano le finestre in falsi elementi architettonici e sculture.
La cosa per noi più impressionante è che di colpo è bastato girare l’angolo per sentirci in un altro paese.
Sebbene la gente parli ancora francese la sensazione è quella di essere magicamente passati di colpo nella vicina Germania.
Le architetture degli edifici, gli stili, i nomi, le insegne, tutto ricorda che un tempo – neanche troppo lontano – questa terra apparteneva ad un’altra nazione, ad un’altra lingua.
Ad ornare l’angolo di un caratteristico vecchio edificio a graticcio c’è persino la statua lignea policroma di Guglielmo Tell, con tanto di arco, mela e figliolo, a ricordarci che qui la Svizzera – anch’essa di lingua tedesca – è vicina quanto la Germania.
Approfitteremo dell’ufficio turistico ancora aperto per farci dare qualche indicazione più precisa su come raggiungere il locale camping.
Sebbene non era in programma per stasera di appoggiarci ad un campeggio ma avremmo dovuto arrivare all’area attrezzata della vicina cittadina di Thann, la storia del frigorifero e della batteria ci costringe a cambiare i piani per cercare di evitare in ogni modo di dover arrenderci e tornare a casa.
Ne abbiamo discusso ampiamente durante la giornata e siamo entrambi d’accordo.
Per oggi il lungo spostamento mattutino ha esasperato la situazione ed il caldo torrido che poi ha caratterizzato il pomeriggio qui in Alsazia non ha certo migliorato le cose.
Probabilmente dovremo cuocere o consumare subito i surgelati che abbiamo portato con noi e cercare di consumare alla svelta i cibi più sensibili alla temperatura, ma per il resto si può ancora provare ad andare avanti.
Inoltre, speriamo che la temperatura notturna e l’allacciamento alla rete del campeggio contribuiscano a risistemare la situazione sia per avere un freddo decente nel frigorifero che un livello di carica soddisfacente per la batteria.
Domani, poi, decideremo il da farsi.
Intanto, seguendo le indicazioni dell’ufficio turistico, dopo aver oltrepassato la ferrovia troviamo le prime indicazioni per il Camping de l’Ill, adagiato quasi sulla sponda del fiume omonimo, nella periferia sud-ovest.
C’è ancora il tempo di sistemarsi con tutta calma e, per Andrea, anche di giocare sugli ampi prati del campeggio.
Lucky invece, dopo essere stata per buona parte della giornata chiusa nel camper, si gode l’aria aperta, legata al suo lungo guinzaglio, ma comodamente distesa sull’erba davanti al camper.
Nonostante la stanchezza, dopo cena non si può dire di no alla richiesta di Andrea di un film al computer.
Roberto, però, è così esausto da non riuscire a vederne la fine.
LA SCHEDA
Itinerario: Lainate – Chiasso – Lubeck – Basel – Mulhouse (km 384)
========== a Mulhouse
Visite:
--> Cité du Train
(orario: 10 – 18, intero: EUR 10, ridotto: EUR 7,50, cumulativo con Cité de l’Automobile: EUR 17,50/12,50)
La sua collezione, realizzata dalle ferrovie francesi, ne fa uno dei primi musei del genere in Europa.
Uscita autostradale 17 Mulhouse Ouest .
(GB F)
--> Cité de l'Automobile
(orario: 10-18, intero: EUR 10,50, ridotto: EUR 8, cumulativo con Cité du Train: EUR 17,50/12,50)
Espone la splendida collezione Schlumpf, che raccoglie centinaia di autovetture rare o storiche prodotte dal 1878.
Uscita autostradale 18 Mulhouse Centre.
(GB F)
--> Hôtel de ville
Su place de la Reunion si affaccia la bella facciata dipinta del cinquecentesco municipio.
Parcheggio:
--> Punto sosta nel parcheggio a pagamento che occupa place Franklin, tariffa oraria.
--> Punto sosta al parcheggio del Musée National de l’Automobile in Av. de Colmar 912, entrata “poids lourds et autocars”, aperto tutto l’anno, acqua al cimitero della città, prestare attenzione ai furti.
Pernottamento:
--> Camping de l’Ill, Mulhouse *** 1 rue Pierre de Coubertin, nella zona sud-est della città, sulla strada per Altkirch, indicazioni dalla zona dietro la stazione [Camper Service]
( I GB F E D NL)
--> Camping Parc la Chaumière ad Heimsbrunn, 62 rue de Galfingue, circa 8 km a ovest del centro
[Camper Service]
(GB F D NL)
GIORNO 3 – DOMENICA 26 AGOSTO 2007
IL QUADERNO
La notte ha prodotto i risultati che ci aspettavamo.
Ora il frigorifero è ben freddo e la carica della batteria è al massimo.
L’unico neo, che d’altra parte spiegherebbe anche i malfunzionamenti che stanno accadendo, è stato uno strano ronzio che a tratti si è sviluppato durante la notte dal dispositivo elettrico, che abbiamo fatto installare da poco, che comanda la ricarica delle batterie di bordo.
Roberto, rapito da Morfeo per tutta la notte non si è accorto di nulla, ma Lisa è stata ripetutamente disturbata da quel suono, tanto che ad un certo punto abbiamo persino deciso di staccare l’allacciamento esterno.
Questo pone un nuovo problema.
Se da una parte abbiamo potuto testare il corretto funzionamento del frigo sia a 220 volt che a gas, dall’altra parte il problema all’impianto elettrico si è in un certo modo ampliato, visto che ora non abbiamo più la certezza che le batterie possano essere ricaricate allacciandosi alla rete.
Decidiamo infine di darci un altro giorno prima di rinunciare definitivamente o, quantomeno, di sconvolgere i piani ricorrendo all’assistenza di tecnici locali.
Del resto anche stasera dormiremo in campeggio e, nel frattempo, potremo anche verificare se e come i guai emersi fin ora siano legati al rapporto tra impianto elettrico e funzionamento del frigorifero a 12 volt, ipotesi che comincia a prendere forma dopo l’osservazione di ciò che è accaduto ieri.
Dunque per oggi viaggeremo con il frigorifero del tutto spento durante la marcia, poi si vedrà.
Per ora possiamo rispettare i piani e lasciare MULHOUSE alla volta di Thann.
Pochi chilometri di una scorrevole e comoda superstrada, imboccata facilmente senza tornare in centro, e siamo arrivati.
La cosa più conveniente da fare è cercare l’area attrezzata dove avremmo dovuto dormire, tanto più che le indicazioni dicono sia comodissima per la visita del centro.
È decisamente vero.
THANN è senza dubbio piccola, è vero, ma, anche così, quante aree dedicate ai camper ci sono in Italia ad una distanza di non più di duecento metri dal centro?
Questo è il bello della Francia… e questo è anche il motivo per cui ci si può aspettare di non esser mai da soli!!
Questa, per esempio, pur non essendo in una destinazione turistica di primaria importanza, è stracolma.
Tanto che alcuni mezzi sostano anche nel vicino parcheggio pubblico.
Ma per i francesi non c’è niente di strano e non rischiano certo la multa!!
Qui avere un’area riservata equivale ad avere un privilegio, non certo una costrizione….
Un passaggio pedonale ci porta dritti dritti all’antica parrocchiale.
Ricordavamo Thann come una piacevole cittadina con una bella chiesa da quando vi passammo nel ’93, sempre sulla strada della Gran Bretagna, e ci era rimasta particolarmente presente perché gemellata con Gubbio, a quattro passi da casa.
L’idea è subito confermata ed in particolare per quanto riguarda la chiesa.
Sarà stato - col senno di poi - perché è la prima chiesa gotica di un certo spessore che incontriamo nel nostro viaggio, sarà perché il gotico è uno stile che ha sempre entusiasmato entrambi, ma restiamo incantati davanti alle complicate sculture che ne ricoprono la facciata ed il portale laterale.
Chi è meno entusiasta è certamente Andrea che è già molto più interessato al suo nuovo monopattino, con cui scorrazza in lungo ed in largo.
Purtroppo all’interno si sta svolgendo una funzione religiosa.
Non si può visitarla con la calma che vorremmo, ma è domenica e la cosa era prevedibile.
Siamo costretti a dare un’occhiata dal fondo della navata - cercando di disturbare il meno possibile – alle colonne slanciate ed alle colorate vetrate tipiche di quel tempo e, soprattutto, agli stalli intagliati del coro ligneo, ricamati con delicati rilievi e vere e proprie sculture dagli espressivi tratti umani.
Per consolarci torniamo ad ammirare le sculture della facciata, purtroppo non ancora ripulita dalle tracce del traffico e delle intemperie.
Ancora due passi intorno alla chiesa - per poter godere delle diverse prospettive sulla torre, sui ripidi tetti colorati e sulle slanciate guglie – e siamo di nuovo in camper.
La prossima meta non è lontana ed il tempo necessario per arrivarci sarebbe veramente poco se non mancassimo tutti e tre i bivi da prendere!!
Si tratta del piccolo borgo di campagna di UNGERSHEIM, che non arriviamo nemmeno a vedere deviando verso l’Ecomusèe d’Alsace.
Per quanto il nome faccia pensare ad una istituzione con fini ecologici, il museo è una raccolta di architetture tradizionali della regione disseminate in un vasto terreno e posizionate in modo tale da dare al tutto l’aspetto di un vero villaggio tipico.
Un po’ lo stesso concetto di tanti musei etnografici all’aria aperta – i cosiddetti skansen – che, negli anni, ci è capitato di visitare in vari paesi dal nord all’est Europa, dalla Romania alla Danimarca, dalla Bulgaria alla Polonia, dai paesi baltici fino al nostro Alto Adige.
Il fatto che in questo caso si tratti, però, soprattutto di edifici in muratura – semmai quasi sempre con il tipico lavoro a traliccio – piuttosto che completamente in legno, come quasi sempre accade per le vecchie tecniche costruttive di paesi orientali, lo accosta più da vicino allo stupendo Dem Gamle By, il “Vecchio Villaggio”, di Åhrus, in Danimarca, oppure all’inaspettatamente curato ed organizzato parco di Etăr, nel cuore della Bulgaria.
Sparse lungo alcune viuzze - a volte acciottolate, altre volte lasciate in terra battuta, come una volta dovevano essere la maggior parte delle polverose strade – si trovano fattorie e mulini, ville e castelli, abitazioni e magazzini e tutto quanto caratterizzava da queste parti la vita di campagna dei tempi andati.
Sui tetti appaiono i primi nidi delle cicogne, animale tradizionalmente simbolo dell’Alsazia.
Anche qui gli spazi interni degli edifici sono stati utilizzati come contenitori per illustrare come si svolgeva la vita nei secoli passati.
Alla ricostruzione di laboratori riferiti a mestieri ormai quasi scomparsi - come quelli del fabbro, del falegname o del ciabattino - si alternano raccolte di utensili, abiti ed arte popolare, ricostruzioni di mobilio ed organizzazione domestica per finire con degustazioni e rivendite di prodotti alimentari tipici, ancora preparati con i metodi tradizionali.
Visto che si avvicina l’ora del pranzo ci è particolarmente gradito proprio l’incontro con questi ultimi.
Siamo giusto in tempo per approfittare dell’assaggio di una sorta di pane locale cotto nell’acqua e servito con della marmellata di prugne o d’uva.
Ad offrirlo e ad illustrarne il particolare procedimento di preparazione è un gruppo di donne nei semplici costumi locali delle contadine.
Poco oltre c’è un forno che funge anche da posto di ristoro.
Naturalmente anche qui tutto è più o meno tradizionale.
Più o meno perché, oltre a prodotti schiettamente alsaziani, ce ne sono anche altri per cui la contaminazione culturale è abbastanza evidente, almeno per noi italiani!
È il caso della pizza/baguette, costituita – come è facile capire dal nome stesso – da una sezione di baguette condita come una italianissima pizza.
Be’, nome a parte, è chiaro che non si tratti di un prodotto tradizionale, anche se, ad onor del vero, ci è già capitato più volte di vederla venduta nei bar.
La birra alsaziana è nota e bevuta ormai in tutta Europa.
In un luogo come questo non poteva, quindi, non essere presente anche una piccola birreria i cui prodotti artigianali sono offerti da uno stand lungo la strada.
Le spiegazioni sui metodi e sui prodotti necessari alla sua produzione avvengono davanti ad assaggi e ad un grosso bidone in cui il malto bolle lentissimamente.
La nostra breve permanenza non ci permette di assistere alle ulteriori rappresentazioni di attività agricole esistenti, in programma troppo tardi oppure già avvenute contemporaneamente a cose che abbiamo considerato più interessanti, c’è giusto il tempo per visitare una sezione molto particolare che distingue questo parco da tutti gli altri.
È quella dedicata a vecchi parchi di divertimento e giostre.
Nonostante la presenza di una stupenda facciata dipinta che deve essere probabilmente appartenuta al tendone di un circo – capire meglio è impossibile con le spiegazioni soltanto in francese! – il resto è piuttosto deludente.
Le cose in mostra sono curiose ed interessanti, ma necessiterebbero di un attento restauro e di una sistemazione più curata per dare realmente l’idea di un vero parco giochi.
Probabilmente questa sezione costituisce la nuova frontiera del museo per il futuro.
Magari ripassando tra qualche anno avremo un’idea del tutto diversa….
Be’, la visita può considerarsi conclusa.
Le tre ore che gli abbiamo dedicato non saranno state del tutto sufficienti a penetrare in ogni dettaglio, ma sono state certamente sufficienti a capire molti costumi di questa terra.
Ora, prima di ripartire, bisogna liberare Lucky, che stranamente non è potuta entrare con noi nel parco.
Per fortuna la zona di parcheggio indicata per i camper si trova sotto dei begli alberi - contrariamente al resto dei grandi parcheggi – e questo ha dato un po’ di respiro dal sole battente sia a lei che al nostro malandato frigorifero.
Ci dirigiamo di nuovo verso i primi contrafforti dei Vosgi.
In una stretta valle, poco al di là del centro di Guebwiller, si trova il piccolo villaggio di MURBACH, dominato dalla mole della sua abbazia romanica.
Sarebbe meglio dire da quel che resta della sua abbazia romanica, visto che della grande chiesa resta in pratica soltanto il transetto e l’abside.
Il fatto è che arrivando in paese proprio dalla parte dell’abside il colpo d’occhio è lo stesso come se la chiesa fosse integra ed il colore delicatamente rosato della pietra con cui è costruita evidenzia particolarmente le sue forme lineari contro il verde, più scuro, dei boschi che la circondano.
L’interno è ridotto a poco più delle dimensioni di una semplice cappella.
All’esterno, invece, ai modernissimi battenti in metallo del portale che vi dà acceso si contrappone, sul portale del transetto opposto, una lunetta scolpita a disegni floreali e con una coppia di bei leoni, dalle forme ingenuamente infantili che ancora caratterizzavano spesso l’arte di quei tempi.
L’aspetto più interessante di ciò che resta della costruzione è forse la decorazione a leggere false colonnine che movimenta la parte più alta della squadrata abside, incorniciata, nella prospettiva, dalle due massicce torri gemelle.
L’aspetto che gliene deriva è, curiosamente, in effetti più simile a quello di una facciata che quello di un’abside!
La visita è breve, anche perché Lisa non vede l’ora di tornare al camper, dove Andrea – naturalmente per niente interessato all’abbazia - ha insistito per rimanere con Lucky.
Da qui la Strada del Vino d’Alsazia, correndo ai piedi dei monti, ci porta verso nord.
Per quanto l’altezza indica le cime più alte dei Vosgi come rilievi montuosi, il loro aspetto morbido e verde, privo, almeno in queste zone, di drammatici paesaggi rocciosi, ce li fa paragonare più a colline che a vere e proprie montagne.
Questa sensazione è accentuata anche dalla presenza delle tante vigne che risalgono i loro fianchi per buona parte, per poi lasciare il posto, nella parte più alta, ai boschi, che qui indistintamente sono pomposamente chiamati foreste.
Ancora pochi chilometri e siamo a COLMAR.
L’obbiettivo immediato è il parcheggio nei pressi del Parc de la Montagne Vert, consigliato nei nostri appunti ed anche abbastanza vicino al centro da permetterci di arrivare poi a piedi in breve tempo al Museo d’Unterlinden.
Dobbiamo iniziare la visita della città forzatamente da lì.
È il monumento più interessante soggetto ad un orario di chiusura e non vogliamo assolutamente rischiare di perderlo.
Una volta faticosamente arrivati all’antico monastero che lo ospita, è necessario dividerci.
Lasciare ancora la povera Lucky chiusa in camper non è proprio possibile e, di conseguenza, le poche visite d’interni dovranno essere effettuate in due turni, come ormai è nostra frequente consuetudine da quando, viaggiando in camper, ci portiamo appresso uno dei nostri animali.
Il primo turno è quello di Lisa ed Andrea, poi toccherà a Roberto.
Chi, al contrario, aspetta fuori dovrà sperare di trovare un raro posto all’ombra sulle affollate panchine della piazza.
Qui, infatti, certo i turisti non mancano ed è facile anche sentir parlare italiano.
Del resto Colmar è una delle mete turistiche più note di questa regione e quello davanti a cui siamo è certamente il suo museo più importante.
All’interno il pezzo forte è costituito da un grande e complesso polittico formato da così tanti pezzi richiusi a libro che, per permetterne la visione contemporanea, è stato smontato nelle sue componenti.
La sua esposizione necessita, da sola, del grande contenitore rappresentato dalla chiesa conventuale.
Oltre a questo, però, il museo custodisce una miriade di altri tesori d’arte e di storia locale, da antiche botti alle caratteristiche insegne in ferro battuto, che ricordano quelle austriache di Salisburgo, da mobili d’epoca, con cui sono state interamente arredate alcune stanze, ad una ricca sezione di pittura antica e moderna, che costituisce una vera e propria pinacoteca.
Ora possiamo iniziare a vagabondare per il centro a cuor leggero.
Colmar appare subito come una città molto piacevole e tranquilla.
Lungo le strette vie del centro, gremite da una folla di cittadini e di turisti, si affacciano una quantità di caratteristiche case a graticcio ed eleganti dimore signorili rinascimentali, quasi sempre dotate di sporti a bovindo riccamente decorati.
Alcune sono particolarmente belle, spesso con le forme un po’ storte che testimoniano l’opera del tempo sulle delicate strutture di legno, oppure abbellite dagli scuri o dagli intonaci dipinti.
Qualche altra è decisamente più nuova – o, quantomeno, restauri accurati gliene conferisce l’aspetto – ma con la sua facciata tipica contribuisce, comunque, all’atmosfera caratteristica della città e, in certi scorci, le dà addirittura un’aria da fiaba dei fratelli Grimm.
Tra le prime, due - ciascuna a suo modo - sono quelle che rimarranno nella memoria come capolavori di bellezza ed eleganza.
Una è la raffinata Maison des Têtes, la cui facciata è costellata di una quantità di fini teste umane ed animali scolpite nella pietra, l’altra è la slanciata Maison Pfister, con la sottile torretta ed una lunga loggia in legno scolpito che corona per intero le sue due facciate.
L’itinerario fra le vie del centro ci porta fino al bell’edificio gotico dell’antica dogana, una volta chiamata Koïfhus nel dialetto locale.
Subito oltre si apre una piazzetta affollata di tavoli di bar e ristoranti molto frequentati a quest’ora del tardo pomeriggio.
L’attraversa un gaio torrentello, colorato da un’infinità di vasi fioriti posti ad ornare ogni singolo centimetro delle ringhiere che ne delimitano lo stretto corso.
Questo è forse l’angolo più vivace e gradevole della città.
Piacevolmente animato dall’andirivieni di gente - chi con il naso alzato e la guida in mano, chi semplicemente a passeggio per la sua città - e da quelli che invece si stanno godendo una bibita o uno spuntino ai tanti tavoli dei locali.
Dalla piazza partono le brevi vie del quartiere dei conciatori, linde e pulite forse ancora di più del resto della città.
Andrea sta facendo qualche bizza e siamo entrambi estremamente tentati di dargliela vinta e tornare in camper.
No, la Peti