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La casa dov'è.
Abbiamo diciannove giorni di Inter-rail infilati nei polpacci e altrove, ma ce li portiamo discretamente. Almeno io, via, che mi sciacquo dappertutto appena posso e ogni due giorni mi rado per forza, fosse pure specchiandomi nei lavandini malfermi dei treni in corsa. Lui pare un po' più trasandato, ma magari è un atteggiamento.
E invece loro sono stanche da morire ma in gamba, si vede, appoggiate con la schiena sulle schiene e paia di calzini umidi a penzolare dagli zaini enormi, e italiane, come spiega la maglietta di Lupo Alberto che porta la più bruttarella. Le altre due sono carine.
Chiedo a Blady che si fa, se ha voglia, stavolta tocca a lui.
Dice ma sì, chiacchieriamo un po', se no si addormenta.
Allora si alza, s'avvicina con quell'aria canzonatoria che gli riesce bene e fa:
- Salve, vendete calzini bianchi per caso?
Loro sono un po' spaesate, sorridono verso di noi.
- Sì, ma solo usati e umidi. Due euro il paio…
Lo dice la bruttarella, che ci scommetto quello che volete sarà come al solito la più simpatica e disinvolta eccetera. Deve esserci sotto una legge, qualcosa, fattori genetici.
Comunque vengono da Lecco, Lombardia, Profondo Nord mentre noi veniamo da Roma, vicino Roma, Caput Mundi.
Loro sono Lia, Francesca e soprattutto Giulia mentre noi solo due: l'altro si chiama Blady, che è un nome albanese e non si scrive così.
Sotto e intorno c'è la Gare de Lyon, che è la stazione dove parte il treno che ti riporta a casa, se per qualche motivo ti trovi a Parigi e casa tua sta a Lecco o vicino Roma.
- Quindi siete di ritorno…
- Sì, ci fermiamo a Nizza, forse un paio di giorni sulla costa e poi si torna.
- Francia Belgio Olanda anche voi?
- E Lussemburgo.
- E Lussemburgo. Il biglietto da 22 giorni.
- No, noi quello da 12.
- Ah, femminucce…
- Vabbè, raccontateci qualcosa, no? Vediamo che ci siamo perse in questi dieci giorni in meno.
Questo lo dice Francesca, che ha un modo di guardare particolare, molto Nina Moric.
Lia invece è bruttarella ma ride sempre e sembra sapere un mucchio di cose; il tipo di ragazza che vorresti per sorella o compagna di banco.
Giulia ha una voce bellissima.
Per esempio siamo stati a Mont Saint Michel, che è un posto con un'abbazia sopra un promontorio, e intorno il mare o la sabbia. Dipende dall'ora, dal periodo, è una questione di maree. In Italia un posto così non esiste.
E poi, sempre sulla costa, St. Malo che è un altro must e più giù Biarritz, verso la Spagna. Con degli scogli fantastici, da cui Blady ha potuto esibirsi nella sua specialità ovvero il tuffo carpiato.
Le ragazze fanno un oh d'ammirazione molto televisivo. Hanno classe, chi in un modo chi nell'altro.
Io le guardo a turno ma ogni tanto concedo un'occhiata bonus a Giulia. Blady intanto ha tirato fuori l'inseparabile mazzo di carte napoletane versione pocket e si sta sparando una briscoletta tete-a-tete con la Francesca.
Allora vado avanti io, dico che ovviamente Parigi, con tutto quello che si sa e avranno visto anche loro. E in più una cosa che va raccontata. Una specie d'osteria con un vecchio rivoluzionario corso che prepara delle tartine spettacolose. E quando ti vede col borsone da viaggio non ti fa pagare. Almeno a noi è andata così, giuro.
Entriamo, il posto ce l'hanno consigliato all'ostello dicendo it's worth e qualcos'altro che il nostro inglese di scuola superiore non ha afferrato. Ci sediamo a un tavolo in un angolo: io su uno sgabellaccio, Blady direttamente sullo zaino perché le sedie sono occupate, lontane o semirotte. Ma non ci scoraggiamo perché quasi subito viene verso di noi un omaccione coi baffi e senza capelli che sembra simpatico. Ci stende un foglio che è il menu e noi ci affrettiamo a scegliere due cose con l'asterisco accanto e un prezzo abbordabile. Il vecchio fa un mezzo inchino e scompare dietro una tenda che nasconde la cucina. Dovete immaginarvi il locale, non c'è tantissima gente ma è gente particolare, parecchi ragazzi- quarantenni con l'aria da intellettuali- anziani che sembrano vecchi lupi di mare. Alle pareti manifesti di iniziative che non capiamo a fondo ma hanno un che di politico-sociale, foto in bianco e nero di concerti o altro. In cui riconosciamo spesso l'uomo coi baffi, che per noi sarà da quel punto in poi e per sempre il vecchio rivoluzionario.
Insomma niente. Mangiamo le sue tartine spettacolose e gli facciamo segni d'apprezzamento. Quando ci alziamo per pagare, lui incomincia a chiederci delle cose mischiando il po' di tutte le lingue che conosce: come ci chiamiamo, da dove veniamo, cos'è l'Interrail. Finisce che non ci fa pagare e anzi ci manda via regalandoci due scatolette di tonno e una busta di pane tostato e una pacca sulle spalle e un bon voyage di commiato.
Siamo stati anche ad Amsterdam, ovvio. E chi se la scorda quella sera che fumati persi ci siamo messi in testa di chiamare un amico in Italia per spiegargli che lassù è tutta un'altra cosa, altro che chiacchiere, e mi sono ritrovato a fare senza pensarci il numero di casa e a spiegare a mamma che sì avevo già chiamato nel pomeriggio ma volevo vedere se andava tutto bene, no che non ero ubriaco, mi veniva da ridere ma non ero ubriaco. E chi se lo scorda, Blady piegato in due contro la cabina telefonica.
Abbiamo visto i mulini ad acqua, una vallata con decine e decine. Perché mica puoi andare in Olanda e non vedere i mulini ad acqua.
E poi Bruxelles, con le palle dell'Atomium il ragazzino che piscia e la Grand Platz, che una sera era tutta ricoperta di fiori e ci hanno spiegato che solo una volta ogni due anni, pensa che culo.
E ancora tante altre cose, che ne so, un pomeriggio a Ostenda, i castelli della Loira, Lussemburgo, Metz.
- Anche Metz? Che ci sta a Metz?
- Niente di ipermeraviglioso. Una bella cattedrale gotica e il fiume.
- Solo la chiesa.
- Vabbè, ma mica è la chiesa di Lecco, voglio dire…
Blady, che è proprio un grande anche se a starci venti giorni insieme rompe un po' le palle, ha coinvolto pure Lia. Gli sta insegnando il traversone, una sorta di tressette all'incontrario che a Lecco non si gioca.
Io mi lavoro Giulia dicendole di quando a Nancy, in stazione, abbiamo messo su un Italia-Spagna due contro due con dei ragazzi conosciuti in biglietteria. Che avremmo stravinto se solo non ci avesse interrotto una guardia di parte sul quattro a due per loro.
E poi basta, adesso tocca a te che ho la gola secca.
Hai una voce bellissima: usala ogni tanto, no?
Loro hanno fatto al contrario: sono partite dal nord, prima Amsterdam e poi a scendere Bruxelles, il Lussemburgo, la Bretagna, Parigi.
A Bruges le hanno fregato lo zaino, mentre sedevano su una panchina. Ma l'aveva preso un mezzo pazzo che le guardie conoscono benissimo e hanno fermato subito senza neanche arrestarlo, perché sembra non sia cattivo. Ruba le cose per gioco, le porta un po' in giro e poi le lascia per strada o le dà a un vigile.
Storia strana. Giulia va avanti a parlare ma io mi perdo a guardarle i denti e le orecchie. E mi sorprendo a riflettere su questa ragazza che è partita undici giorni prima da Lecco e magari anche se ha una voce bellissima un ragazzo non ce l'ha, se no dove vuoi che andava dodici giorni per l'Europa con due amiche.
E poi me ne vado un po' per conto mio. Con la testa, dico; il culo sempre poggiato sul pavimento della stazione. Penso alla gente che ho incrociato per strada e per caso in questi diciannove giorni imbottiti di roba come i panini che prendiamo il venerdì notte sulla Palmiro Togliatti. Immagino ci vorrà un po' a digerirli. Penso ai treni che ho aspettato e perso o preso. Ma nella vita, dico, mica 'st'estate. Mi chiedo se c'è qualcosa di più bello di questo mescolare vite nelle stazioni, e poi lasciarsi per sempre o continuare a mescolarsi, ma di solito lasciarsi per sempre. Mi chiedo se anche Giulia che va avanti a muovere i denti e la lingua dentro la sua bocca di ragazza ventunenne di Lecco è uno di quei treni che passano e si perdono o prendono. Se lo stessi aspettando. Mi immagino un futuro con lei. Io che mi laureo e mi trasferisco a Lecco lavorando in un'agenzia qualsiasi. Io che prendo l'accento di loro del nord e voto la Lega. Noi che di domenica ce ne andiamo in barca sul lago e sembriamo Renzo e Lucia.
Giulia sta raccontando di tre ragazzi inglesi con cui hanno passato due giorni a Bruxelles. Le ragazze si guardano maliziose, poi Lia indica ridendo la Francesca.
- E la Fra ha rimediato uno splendido braccialetto portafortuna…
Al che la Fra mostra da ragazzina il braccialetto di spago colorato e se lo sbaciucchia. Hanno classe, ognuna a modo loro.
- Insomma tutto qui-, conclude Giulia.
- Hmm… I castelli della Loira meritavano, però, almeno un giorno potevate andarci…
- Amboise, te l'ho detto.
- Ah, sì, scusa, m'è sfuggito.
La verità è che basta la voce bellissima di una ragazzetta appena un po' più dolce della media per farmi girare a vuoto. Sempre. E perdere il filo. E dimenticare che è il caso di occupare un posto sul treno che intanto è arrivato da un quarto d'ora.
- Ble, forse è il caso che andiamo a sederci… Se no stanotte si viaggia in piedi. Voi che fate?
- Veramente noi abbiamo la prenotazione.
- Ah, ma siete delle professioniste, allora…
- Anzi, se troviamo la nostra cabina magari vi mettete lì così l'occupiamo tutta.
- Cool!
Ci alziamo tutti insieme coi nostri rispettivi enormi zaini. Opportunamente alternati: una ragazza un ragazzo una ragazza un ragazzo una ragazza. E intanto cantiamo questa è la mia casa, la casa dov'è, come c'ha insegnato Lorenzo Jovanotti. E quasi quasi più che camminare saltelliamo. Io tengo Giulia per mano ma con innocenza. Blady scherza con Lia, s'intendono a meraviglia dall'inizio, si vede. La Fra sta nel mezzo e canta più forte di tutti. Porta un braccialetto portafortuna di tutti i colori. Siamo bellissimi, Signore dell'universo.
***
Se n'è andato.
Un anno di vita normale scolato tra Roma e vicino Roma.
Vado avanti con gli studi, più o meno lentamente, ho un esame venerdì. E m'arrangio con qualche ripetizione di matematica per tenermi vivo e metter su due spicci per l'estate.
Con Giulia ci sentiamo ogni tanto, via e-mail. Ci raccontiamo qualcosa, ricordiamo qualcosa, auguriamo qualcosa- sempre più sintetici.
Oppure ci squilliamo. Ci siamo promessi di squillarci ogni volta che uno di noi sale su un treno o passa in qualche stazione, è una specie di rito. Però quello che prendo ogni mattina per Roma non vale. Solo gli altri treni e le altre stazioni.
Qualche volta ci siamo anche sentiti, però tutte le volte poi sto male due giorni e allora non è il caso. È che per telefono ha una voce proprio insostenibile, sembra quella delle fate nei film per bambini.
E a Natale ci siamo visti qui a Roma, è venuta un paio di giorni con la Fra e le ho spiegato i monumenti e insegnato qualche frase in romanesco.
Pensavamo di organizzare un giro per l'estate che viene però non lo so. Blady forse inizia a lavorare e anche loro non sono certe di potere.
E io intanto, non ve l'ho detto, ma mi sono messo con una di qui che si chiama Marina. E le voglio bene bene bene, ve lo giuro.
Perché funziona così, Signore dei viaggiatori. La strada va avanti zigzagando verso un'idea di casa e ci si trova e ci si perde.
Tutto quello che puoi è lasciare indietro dei sassi sui tuoi passi, anche solo per te stesso, un domani, hai visto mai.
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