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Brano consigliato per la lettura: luce di Elisa
Qualche anno fa acquistai con un anno di anticipo un volo per Berlino, pagandolo 35 euro. Le date coincidevano con quelle del Festival del Cinema. Per fortuna niente mi impedì sdi salire su quell’aereo e di visitare così la città più artistizzata d’Europa. Postdamer Platz era piena di gente che affollava l’entrata alle sale dove venivano proiettati i film in concorso. Sulla piazza si affacciano dei suggestivi grattacieli, uno dei quali sembra piatto. Ho l’imbarazzo della scelta: potrei dirigermi verso la Porta di Brandeburgo, puntare verso il Mitte, passeggiare per la via più in della città, visitare la cupola di Renzo Piano al Parlamento. Ma non scelgo. Faccio tutto.
Ho incontrato una persona su dieci che parlava inglese, un bar a destra della “porta” con delle poltrone in pelle inizio secolo bellissime, centri sociali di quattro piani con sala sigari annessa, negozi trendy e capolavori di design. Sono entrata in musei indimenticabili e ho preso una torta ai fiori sui tavolini all’aperto di un locale che serviva anche coperte in pile ai clienti. Ma soprattutto, ho provato un’esperienza incredibile: una cena al buio. In Europa esiste una mostra itinerante da tanti anni, che in Italia si chiama Dialoghi nel buio. Anche Veronesi ne parla nel suo libro Live!
Per chi non ne avesse mai sentito parlare, si tratta di una passeggiata guidata da un non vedente in una città riprodotta in piccolo, completamente in assenza di luce. Il ristorante a Berlino riproponeva la stessa esperienza, ma a tavola. All’entrata, tutto è ancora ordinario: un bancone dove si può prendere un normale aperitivo. Ma ecco che una signora ci chiede di scrivere su un foglio cosa non ci piace da mangiare e ci chiede se possiamo spegnere i cellulari e togliere gli orologi. Eseguiamo. Finalmente il nostro tavolo è pronto. Entriamo in una porta seguita da almeno tre tende di quelle di velluto grosso da teatro e passata l’ultima siamo nella sala. Non avevo mai visto un buio così intenso. All’inizio si prova anche qualche secondo di panico, ma passa subito. I miei amici ed io ci accomodiamo a un tavolo da quattro e iniziamo a versare il vino. Brindiamo e, forse aiutandoci con la mano, beviamo. In sala ci saranno state una trantina di persone, tutte discutevano come se niente fosse. Quando ci servirono la cena iniziò il vero divertimento. Ciascuno di noi tentava di indovinare cosa stava mangiando, ma era difficilissimo. Alcune cose erano incomprensibili. La cosa pazzesca è che ci eravamo completamente dimenticati di stare al buio. Abbiamo trascorso la serata in allegria, senza che poi fosse così diversa da una cena in un ristorante canonico (a parte la scena in cui uno di noi si era allontanato senza dire niente e noi continuavamo a parlargli). All’uscita, un po’ storditi dalla vista della luce, ci hanno rivelato il menu. La cosa più irriconoscibile è stata la polenta. Nessuno di noi è stato capace a individuarla. Auf widersehen.
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