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Il traghetto che ci porta da Saint Malo all’isola di Jersey viene salutato da un centinaio di barche a vela multicolori che si allontanano poi nel sole.
Dal ponte principale osserviamo il porto di Saint Hélier con i suoi forti in pietra grigia che si allungano verso il mare e testimoniano la movimentata storia dell’arcipelago. Dopo lo sbarco cerchiamo l’ Hotel prenotato, tra le varie proposte trovate in Internet, per la sua posizione sul golfo e per l’infantile abitudine di scegliere strutture che portino il mio nome. Qualcosa però non mi convince: sono sicura di aver visto la fotografia e di aver ammirato la baia, ma ora dell’acqua non se ne vede l’ombra. Guardo sconsolata la distesa di sabbia, terra e sassi che si estende davanti alla terrazza e i riflessi delle onde che si scorgono molto più lontano.
“ Una bella fregatura! “ brontolo “ un fotomontaggio! Sapendolo avrei scelto una Guesthouse vicina al centro!”
“ Forse non ricordi bene!” osserva il mio flemmatico compagno mentre lo fulmino con lo sguardo.
Partiamo in autobus per Gorey, ma anche qui c’è una nota stonata. Davanti alla fila di case variopinte dal tocco britannico, sovrastate dall’enorme fortezza di Mont Orgueil, le barche sono in secca, adagiate in un desolante miscuglio di sabbia e melma. Possibile che la marea sia così importante? Guardiamo increduli le auto che si spingono fino ai pescherecci, tra alghe e minuscole pozze.
Chiedo spiegazioni a una passante, che ride alla mia domanda e si affanna a spiegarmi gli effetti della luna e della forza di gravità.
Torniamo a Saint Hélier per la litoranea, con la testa quasi fuori dal finestrino, non persuasi. L’isola è contornata da una vasta striscia di terra desertica dall’aspetto lunare, dove spiccano cumuli di sassi e dune. L’acqua luccica all’orizzonte, sempre più lontana.
Dopo la doccia mi affaccio alla finestra della mia camera e lancio un urlo “ Il mare, il mare è arrivato!”
Infiliamo il costume e scendiamo correndo in spiaggia, per approfittare della splendida giornata. Le onde bagnano una lingua di sabbia larga venti metri. Ci stendiamo al sole e ci guardiamo intorno: non ci sono bagnanti, a parte dei ragazzini che giocano in acqua; davanti a noi stanno due biciclette, tre zaini e tre paia di scarpe. Ci immergiamo nei nostri rispettivi libri finché sentiamo i piedi umidi: il mare sta avanzando sempre più rapido, formando scie di spuma bianca e ha già inghiottito zaini e biciclette. Ci affrettiamo a mettere in salvo le nostre cose e a ricuperare le scarpe e i sacchi dei ragazzi, che accorrono grati e sediamo sui sassi più elevati per goderci lo spettacolo, ma poco dopo dobbiamo scappare anche da lì e raggiungere la strada sopraelevata, da una scaletta in ferro semisommersa.
Stiamo a guardare affascinati la marea che sale, sale e poi veloce ridiscende e il mare che se ne va per poi ritornare.
“ Quattro volte al giorno “ spiega il cameriere offrendoci un quotidiano che riporta il bollettino giornaliero delle maree “ cammina ogni sei ore, qui più che in ogni altro luogo: non è mai stanco!” E non siamo mai stanchi noi di osservare il suo eterno andirivieni al faro di Corbière, tra le rocce rossastre, o nella fiabesca baia di Saint Brélade contornata da fiori e arbusti e dalle sabbie rosate.
Passeggiamo per ore sulle scogliere di questo paradiso naturalistico, ritmato dal flusso delle maree, tra coniglietti selvatici e vaste distese di eriche e campanule, prima di tornare in Normandia.
Seguiamo le coste per il resto del viaggio, scrutando il cammino delle acque, prima dalle terrazze del Mont Saint Michel, poi nella baia di Cancale, dove gli allevamenti di ostriche appaiono e scompaiono tra i flutti. Sediamo per ore davanti all’oceano il mattino o all’imbrunire, sognando lidi lontani e zattere di naufraghi spinti fino alle rive.
Corriamo ai piedi delle bianche scogliere di Ètretat, tenendo d’occhio l’orologio, per non rimanere intrappolati nelle insenature.
Assaporiamo ogni giorno i frutti di quel mare che ci affascina sempre più, alfine di conservarne il sapore e scattiamo centinaia di fotografie, per l’inconscio desiderio di trattenerlo, di non lasciarlo scappare.
A casa mostriamo decine di istantanee che ritraggono lo stesso luogo, in vari momenti della giornata. “ Foto monotone, tutte uguali. “ leggiamo negli occhi degli amici.
Sono immagini che non possono riprodurre le sensazioni provate: sorpresa, meraviglia, ammirazione per la natura e per il potere della terra e degli astri, forza degli elementi e bellezza estrema delle onde, mistero.
Negli occhi rimane un po’ di azzurro.
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