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Il cielo terso ci consente di ammirare il paesaggio sotto di noi. Si vedono chiaramente le Tremiti, Corfù, Cefalonia e dopo un rapido passaggio sul Peloponneso il comandante annuncia che ci accingiamo ad atterrare.
Le manovre per l’atterraggio ci fanno vedere una parte di costa cretese e la trasparenza dell’acqua si può vedere anche da qui.

Durante il trasferimento, il finestrino abbassato dell’autista ci permette di essere investiti da un profumo particolare… una composizione di rododendro e cipresso che ci accompagnerà per tutto il soggiorno.

Alloggiati, rinfrescati e rifocillati, decidiamo di dare un’occhiata ai dintorni dell’hotel. Siamo alloggiati al Malia Beach nella parte più frequentata di Malia. La strada brulica di persone che entrano ed escono dai locali, tutto normale se pensiamo che è sabato sera. Soltanto nei giorni successivi scopriamo che Malia è il centro nevralgico della vita notturna dell’isola, che si sveglia al tramonto (e anche un po’ prima) e raggiunge il massimo della vitalità dopo la mezzanotte, e che quel via vai di ragazzi rientra nella routine quotidiana.

Malia ha anche un aspetto più tradizionale e culturale. Il primo lo scopriamo una sera in cui abbiamo deciso di visitare la “Vecchia Malia” che ci fa apprezzare la tradizionalità delle abitazioni bianche arroccate l’una sull’altra in un groviglio di stradine che si discostano molto dai “luoghi turistici”.

Facciamo conoscenza della parte culturale di Malia, il sito archeologico dove è stato portato alla luce uno dei quattro principali palazzi minoici.

I primi giorni passano così tra passeggiate nel circondario dell’hotel e la più classica vita di mare fatta di piccoli tragitti dal lettino alla spiaggia e viceversa. Ci riposiamo in previsione delle escursioni.

Decidiamo di prendere una macchina a noleggio in modo tale da essere più liberi di scegliere i nostri percorsi.
Si parte alla volta di Agios Nicolaos nel nord-ovest dell’isola, nel golfo di Mirabello. Gran parte del suo fascino le deriva dal vecchio e pittoresco porto, che si prolunga verso l’interno con il lago Voulismeni, il quale è circondato da dei giardini e da ripide falesie.
Ci fermiamo a giocare con delle papere che si riparano dal sole sotto una barchetta che potrebbe essere quella di braccio di ferro. Dopo avere condiviso con questi simpatici animali il nostro pranzo, studiamo il percorso e ci dirigiamo verso Elounda nel tentativo di arrivare sulla penisola di Spinalonga.
La strada che percorriamo costeggia il Golfo e le sue curve ci permettono di godere della bellezza del mare.
Il centro di Elounda è il porto di pescatori che è riparato dalla penisola di spinalonga. Per distinguerla dall’isola omonima i greci la chiamano “La Grande Spinaloga”.
La strada non è ben segnalata, ma dopo un paio di inversioni a U riusciamo a trovare la viuzza che ci porta verso la stretta diga che consente di passare da Elounda alla penisola. La strada sembra una serpentina costellata di lampioni (di notte deve essere spettacolare) e sui lati si vedono i resti delle saline veneziane. Percorriamo delle stradine sterrate ed ogni tanto nei campi laterali sbucano delle simpatiche caprette. Dopo un percorso che costeggia gli scogli, arriviamo al capolinea: la strada sembra impossibile da proseguire con il nostro mezzo, quindi continuiamo per un po’ a piedi.
La passeggiata sotto il sole ci viene ripagata da una spiaggia bellissima e poco frequentata. Il tempo di rimanere in costume e splash … il tuffo è d’obbligo!

Sulla strada di ritorno costeggiamo l’altopiano di Lassithi dove si tovano gli ultimi mulini a vento con le pale bianche ancora in attività. E’ proprio su questo altopiano che si trova la grotta di Dikti dove leggenda vuole che Zeus vi fù nascosto dopo la nascita. Purtroppo il tempo è poco e siamo costretti a rinunciare a questa deviazione.



La mattina successiva ci aspetta il tour culturale: Knosso e Heraklion.
La visita a Knosso non si preannuncia semplice. Davanti all’entrata un nugolo di turisti aspetta il loro turno alla biglietteria.
Cerchiamo di impostare la nostra visita in modo da vedere il più possibile. Dopo aver ammirato le ricostruzioni di affreschi, ci dirigiamo nella parte centrale per poter accedere alla sala del trono. L’attesa qui è lunga e la fila sembra interminabile. Ne approfittiamo per leggere la nostra guida. Sembra che il leggendario labirinto del Minotauro non fosse altro che il Palazzo di Knosso stesso, in quanto i passaggi immersi nella penombra, le scale che salgono, scendono e svoltano, i cortili nascosti tra le 1200 stanze del complesso sono un vero e proprio labirinto.

Mentre attendiamo ancora un po’ mi tuffo nuovamente nella leggenda e scopro come nasce il mitologico Minotauro….. Alla morte del re di Creta, i due eredi al trono Minosse e Sarpedone si contesero il trono. Minosse chiese a Poseidone di far uscire dal mare un toro bianco in modo da confermare la sua natura divina (il vero padre di Minosse era Zeus). Per ringraziarlo fece voto di sacrificargli in seguito il Toro. Quando il toro apparve, Minosse lo trovò così bello che decise di non ucciderlo e di nasconderlo tra le sue mandrie. Per punirlo Poseidone fece innamorare perdutamente la moglie di Minosse del toro, la quale con l’aiuto di Dedalo che le costruì una giovenca di bronzo, riuscì ad unirsi al toro. Dalla loro unione contro natura, nacque il Minotauro, un uno dalla testa di toro.

Finalmente possiamo continuare la visita e vedere la ricostruzione della sala del trono, le riproduzioni degli affreschi più famosi: le pernici, la scimmia blu, i giocolieri con il toro e i delfini.
La foto è d’obbligo davanti al colonnato con il toro che altro non era che una dogana per le merci.

Finita la nostra visita e rinfrescati da una spremuta di arance, partiamo alla volta di Heraklion.
La nostra visita comincia dal porto. Vediamo i resti di quelli che furono gli arsenali veneziani e dall’altra parte del porto spicca l’imponente Fortezza Veneziana (con tanto di leone di San Marco).
Ci inoltriamo nelle stradine del centro dove incrociamo molti turisti e ci fermiamo all’ombra del Parco El Greco (in onore dell’omonimo artista) per mangiare.
Tra le cose da non perdere ci sono la Chiesa di Agios Titos (non tanto per il suo aspetto esterno, quanto per l’interno finemente decorato in arte bizantina), l’elegante loggia veneziana, la piazza Venizelou al cui centro spicca la fontana Morosini con quattro imponenti leoni, l’animatissimo mercato e il Museo archeologico.

Trascorriamo la serata ad Hersonissos, come la sera precedente, dove acquistiamo i souvenir dopo un forsennato via vai nei numerosi negozzini dislocati sulla via principale (siamo a fine vacanza e si comincia a pensare ai ricordini). Scoviamo un localino niente male ma soprattutto con un’atmosfera romantica che ci consente di sdraiarci sui lettini in riva al mare alla luce delle fiaccole sorseggiando un bel cocktail. L’atmosfera è decisamente rilassata e piacevole.

Siamo arrivati oramai alla fine della nostra settimana e per mantenere il relax conquistato fino ad oggi, ci concediamo l’ultima giornata tutta mare. La serata decidiamo di goderci unicamente il lungo tramonto in riva al mare. Sinceramente questi tramonti rimarranno indimenticabili per noi. L’acqua si tinge di rosso e l’orizzonte nei suoi toni che passano dall’arancio al rosa sembra non voglia arrendersi al calar della sera.

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