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SCORCI D’IRLANDA (dal diario 2007 )
25 giugno : Sligo-Galway (Furbo)
Partiamo da Sligo con un cielo che non promette nulla di buono, variabile e a tratti cupo : destinazione la regione del Connamara.
Per ora la zona è abbastanza abitata con fattorie che si alternano a campi e ad ampie torbiere. Intanto ascoltiamo pezzi di musica irlandese; ascoltarli è come camminare negli immensi spazi percorsi ieri con le colline che fanno da cassa di risonanza alla voce e ai suoni,li dilatano in modo armonico facendone avvertire le vibrazioni fino all’estremo limite.
Mentre una pioggerellina sottile ci “perseguita” ,appare all’orizzonte la montagna di San Patrizio, un piccolo Cervino pietroso con sottostanti valli glaciali. Muretti a secco arrivano fin sulla cima e rendono ancora più strano il paesaggio. Attraversiamo la città di Westport e subito dopo ci inoltriamo in una zona di brughiere e di laghetti, una conca verde delimitata dalle montagne di Benn, che a mano a mano si fa sempre più ampia.
L’uomo sembra quasi non esistere in questo paesaggio e se c’è , è proprio un puntolino.
Corsi d’acqua incidono le montagne , formano cascatelle e vanno a confluire in in fiume. Un bosco fitto di piante secolari, forma sul verde una macchia più scura attraversata da un nastro d’acqua metallico , dal colore del cielo grigio.
Siamo ormai nella regione selvaggia del Connamara ,là dove il fiume Delphy forma un profondo fiordo sfociando in mare ad estuario . La strada ai bordi è piena di piante di “gonnara” , simili a rabarbari giganteschi e di rododendri.
Dal fondo dell’estuario sta arrivando un piccolo battello bianco.
Ci stiamo avvicinando all’Abbazia di Kylemore, un grande edificio grigio e severo, dalle architetture articolate,immerso nel verde di un grandissimo bosco di carpini, tigli e faggi secolari , che si affaccia su un grande lago. Accanto all’abbazia la piccola chiesa in stile gotico di Sant’Andrea ,il giardino e l’orto botanico che incanta per la sua varietà e bellezza.
Un fortissimo scroscio di pioggia ci ha accolti al nostro arrivo ,ma l’Irlanda è anche la terra dei cieli tersi:così come sono arrivate, all’improvviso le nubi si sono dileguate,portate via da un vento impetuoso che ha lasciato il posto ad un sole brillante.
Il nostro viaggio riprende e ancora una volta lo spazio diventa a perdita d’occhio, nelle tante gradazioni del verde dei suoi prati e nelle infinite variazioni del suo cielo.
Sostiamo brevemente a visitare la casa in cui è stato girato il film “Un uomo tranquillo” con John Wayne , nelle cui stanze si stagliano i manichini degli attori a grandezza naturale e riprendiamo poi il nostro “peregrinare”. Ora la strada che percorriamo costeggia un piccolo fiume profondo, che scorre lento lento in mezzo a due alte rive erbose , formando una serpentina di meandri. L’erba piegata dal vento assume colorazioni indefinite. La scena prende alla gola, vorresti avere cento occhi, cento mani, cento scatti per fermare il più possibile questo attimo e ancora oggi , se chiudo gli occhi, rivedo quelle immagini quasi stregate e “streganti”.
Il corso dell’acqua da pigro, diventa a poco a poco più impetuoso fino a formare un piccolo lago con tante isolette verdi affioranti. Al di là di questo specchio d’acqua spazi luminosi, verdi e grigi che si confondono con il colore del cielo. Questo mare di erbe al vento mi porta alla bocca i versi di Cardarelli “…questo liquido verde, che rispunta / fra gl’inganni del sole ad ogni acquata, / al vento trascolora e mi rapisce ,..” . Il simbolo della quiete e della pace sono i cavalli e le mucche che si riposano scaldandosi ad un sole un po’ pallido o le pecore dal muso nero che tranquille mangiano.
Il verde, il marrone dorato dei giunchi, il violetto dell’erica, il grigio-argento dell’acqua mobile al vento, l’azzurrino metallico e bianco-panna del cielo, si confondono per la gioia degli occhi e del cuore.
Siamo arrivati alla “Penisola della Balena”, punto di pesca , ma anche di imbarco per le tre isole di Aran ,scabre, sassose, con un fascino tutto particolare, dove tradizioni antiche e modernità si fondono. Intanto l’oceano grigio,ma non tempestoso si annuncia all’orizzonte.
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Attraversiamo un villaggio: le case bianche dai tetti di paglia affiorano in mezzo ad una distesa di pietre grigie, circondate dagli onnipresenti muretti a secco. Dalle pietre di recinzione esplode un trionfo rosso di cespugli di fucsia fioriti .
Un piccolo cimitero dalle croci di pietra si affaccia sul mare su una lingua di terra verde.
La luce del sole lo sta illuminando, ma non dà un senso di tristezza e di solitudine ; forse chi ha deciso questa ubicazione aveva intenzione di vivere in eterno in simbiosi con l’acqua, perché dà l’impressione ,che con un mare agitato, gli spruzzi arrivino fino a lì.
Luci ed ombre si alternano e sono loro ,insieme ai colori ,a predominare in questo paesaggio.
Arriviamo all’albergo di Furbo : davanti a noi l’oceano e le isole di Aran.
Scendiamo fino a toccare l’acqua percorrendo prima un sentierino sull’erba,poi camminando sui sassi. Il vento è così forte che riesce a spostarci e l’acqua è piena di alghe marroni cariche di semi.
Sui sassi , tantissimi frutti di mare e una miriade di lumachine che si fanno notare per il loro dorso a spirale a volte colorato di giallo e arancione, a volte di bianco e nero.
Abbarbicati sui massi più grossi, tanti licheni giallo-arancio e muschi grigi a ciuffi.
Viene da pensare che anche i sassi abbiano la barba!
Sono quasi le 22,30 , la luce sull’acqua ha i riflessi dell’argento e il buio scende a poco a poco.
Lontano si intravedono le rade luci dell’isola di Inishmann e il pulsare luminoso di un faro.
In un prato vicino all’albergo pascolano pacificamente mucche e vitelli .
Anche noi ci prendiamo un po’ di sereno riposo.
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