L'irlanda
VOTA IL RACCONTO!
Se hai trovato il racconto interessante e di tuo gradimento lascia il tuo voto

Dimensione Guida
Erano anni che stavamo cullando il sogno di partire per l’isola verde, l’Irlanda, idealizzata in mille modi, dalla musica alla birra, dal famoso cielo ai pascoli immensi…per non dimenticare la gente, descritta sempre come cordiale, aperta e simpatica. Ebbene, tutti questi non sono luoghi comuni…si ritrovano veramente in quest’isola posta nel mare del Nord, ma calda come pochi posti in Europa.
Arriviamo a Dublino con il volo della compagnia irlandese Air Lingus e ci dirigiamo subito a ritirare l’auto noleggiata da casa da una compagnia locale, che risulterà conveniente e precisa, tanto che durante il nostro soggiorno ci torneremo. Ah, si chiama Dan Dooley si trova appena fuori dall’aeroporto, ma ti vengono a prendere con una comoda navetta.
Mi metto alla guida della Focus, il mio prezioso “navigatore umano” Barbara inizia a consultare la cartina e mi butto sulle strade irlandesi…guidando ovviamente al contrario, visto che anche qui, come in tutto il Regno Unito, la guida è a sinistra (grandi e numerosi i cartelli che lo ricordano). Le distanze invece sono da poco calcolate in chilometri e non in miglia e questa volta i cartelli per ricordarlo sono tutti per gli irlandesi!
Dall’aeroporto imbocchiamo l’autostrada, gratuita, e puntiamo verso l’Irlanda del Nord. La prima tappa è Newgrange, una tomba neolitica molto suggestiva, situata su un colle spazzato dal vento. Una visita guidata, in lingua inglese, ci accompagna alla scoperta di questo misterioso posto, che, a dispetto della grandezza esterna, riesce ad accogliere al massimo 15 persone. Riusciamo solo ad l’immaginare l’emozione di ricevere e vedere i raggi del sole all’interno di questo spazio angusto e buio, quando, come ci racconta la guida, durante il solstizio d’inverno si riunisce un gruppo di “temerari” e aspetta l’alba in questo luogo!
Da qui si prosegue su una strada stretta e con molte curve, ma con il limite di velocità incredibilmente fissato a 100 km/h…forse il cambio miglia/chilometri non è ancora del tutto chiaro, visto che io non riesco a superare i 60 all’ora! Arriviamo comunque nel paesino dove abbiamo deciso di trascorrere la prima notte, Portaferry, dopo aver attraversato un canale caricando l’auto sul traghetto che fa da spola. La distanza è breve, ma il viaggio non proprio tranquillo, visto il vento e la corrente fortissima, con gli schizzi delle onde che entrano dal finestrino della macchina. Sbarcati a Portaferry, individuiamo subito il B&B prescelto, in bellissima posizione di fronte alla lingua di mare che abbiamo appena passato, ma…sorpresa, sembra decisamente chiuso! Pensiamo subito male, ma dopo un attimo di scoraggiamento incontriamo una simpatica signora del luogo a cui chiediamo informazioni. Lei, gentilissima, dice di conoscere la proprietaria e immediatamente le telefona e la fa arrivare. Prendiamo così possesso della nostra camera, bella, pulita e panoramica, con la sua grande finestra sul mare.
Si tratta del Barholm, uno dei pochi Bed and Breakfast del piccolo paese.
Anche trovare qualcosa da mangiare non è impresa da poco, visto che in Irlanda si cena molto presto, dalle 6, quindi iniziamo subito con un classico fish&chips…comunque ottimo e abbondante!
La mattina dopo prendiamo la strada che costeggia la lingua di mare che si insinua all’interno e puntiamo la capitale dell’Irlanda del Nord, Belfast.
L’arrivo a Belfast è proprio come ce l’aspettavamo, cioè sotto la pioggia! Ma, dura poco, è la solita “shower”, poco più di una doccia. Ad un primo impatto si nota già che la città è ancora immersa nel tentativo di lasciarsi alle spalle il drammatico periodo della guerra civile, e scopriremo presto che ci sta riuscendo alla grande! In periferia ancora si vedono cantieri aperti e nuove costruzioni, ma il centro è quasi pronto ad accogliere i giovani, tornati in strada, ma solo per divertirsi questa volta.
Belfast è una città piuttosto piccola, nemmeno 400 mila abitanti, quindi decisamente a misura d’uomo, facilmente visitabile a piedi, e sorge in una profonda insenatura del Canale d’Irlanda.
Un buon punto di partenza è il Municipio, City Hall, un elegante edificio rinascimentale, posto proprio in centro città. Il giorno della nostra visita c’era un mercato, con bancarelle dai vari paesi europei, piene di specialità gastronomiche…naturalmente non ci siamo fatti pregare per assaggiare qualcosa, in particolare formaggi freschi irlandesi.
A questo punto, Barbara, con guida alla mano, fa strada in direzione del cosiddetto Golden Mile, un intreccio di strade intorno alla Great Victoria Street, dove si trova la vittoriana Opera House, il teatro della città, aperto ad ogni forma di spettacolo, e nei pressi The Crown, il bellissimo pub liberty, uno dei più antichi, appartenente al National Trust. Accanto a questi monumenti della tradizione irlandese, convivono ristoranti e locali etnici, con sapori da tutto il mondo, dall’ormai classico indiano alla cucina di New Orleans.
Ma a soli 50 metri da qui, inizia Sandy Row, la via principale del quartiere operaio protestante, dove si possono vedere i murales che raffigurano uomini armati e slogan contro i cattolici. A questo proposito, è curioso notare come esistano due compagnie che propongono visite turistiche nei taxi neri, che erano tradizionalmente guidati da cattolici, attraverso la Belfast dei murales, al di là della “Peace Line”, l’alto muro che separa i quartieri protestante e cattolico. Sapendo di questa cosa, quando abbiamo ripreso la macchina, ci siamo imbattuti in uno di questi taxi e l’abbiamo seguito, scattando qualche foto ai muri delle case. È un giro che, comunque si voglia fare, a piedi, in macchina o in taxi (le compagnie sono la Black Taxi Tours – e la Original Black Taxi Tours) regala emozioni forti e autentiche di una Belfast che si spera di non dover rivedere più.
Ma torniamo nel centro pedonale di Belfast, scintillante di vetrine alla moda e locali affollati ad ogni ora del giorno. Un ottimo modo per avvicinarsi agli irlandesi è proprio entrare in uno di questi locali per osservare da vicino il loro stile di vita, che a noi è sembrato assolutamente rilassato, simpatico e socievole. Ci siamo seduti in uno Starbuick con una fetta di torta (io...) e una tazza di caffè lungo ciascuno. Il posto è perfetto, perché al piano superiore, ci si può rilassare su comode poltrone davanti alla vetrata che dà sulla via sottostante e chiacchierare amabilmente per tutto il tempo che si desidera.
Dirigendosi invece nella zona del porto, sul fiume Lagan, ci si accorge che è quella che sta subendo il cambiamento più profondo. Ora, al posto di capannoni abbandonati, ci sono edifici residenziali e uffici, giardini e strade pedonali. Qui si trova il Waterfront Hall, una moderna costruzione circolare, sede di mostre e concerti e l’Odissey, un centro d’intrattenimento con un parco scientifico per bambini e ragazzi chiamato W5, cioè 5 volte W (Who, Where, When, What – chi, dove, quando, cosa).
Lasciata Belfast e dirigendosi verso Nord, direzione Carrickfergus, si entra nella Contea di Antrim, selvaggia e caratterizzata da lunghe spiagge alternate a pareti rocciose a picco sul mare e litorali frastagliati, separata dalla costa della Scozia solo da 20 km di mare. La costa di Antrim, per secoli è stata isolata dal resto dell’Irlanda ed era accessibile solo dal mare, spesso agitato da forti correnti ed è per questo motivo che il dialetto del posto è simile a quello parlato nelle vicine isole Ebridi, territorio scozzese. Proprio con la Scozia gli abitanti della contea commerciavano, a volte clandestinamente, merci come sale, lana, ma soprattutto whiskey. Il sostentamento era dato naturalmente anche dalla pesca, che continua anche oggi in modo tradizionale a Carrick-a-rede, un isolotto posto a pochi metri dalla riva, che si può raggiungere solo attraverso un ponte di corda sospeso a 25 metri sopra il mare. Anche noi abbiamo provato questa esperienza, resa ancora più emozionante dalla giornata ventosa che faceva dondolare il ponte in maniera preoccupante, specie per chi soffre di un po’ di vertigini. Il panorama è però spettacolare e ne vale decisamente la pena! E una volta arrivati dall’altra parte, si può camminare tra le rocce e nel verde o semplicemente sedersi e ascoltare il vento che fischia, lasciando che lo sguardo si perda sull’orizzonte azzurro del mare.
Proseguendo lungo la costa, si giunge alle spettacolari Giant’s Causeway (“sentiero dei giganti”), una particolare conformazione prismatica delle rocce di basalto, che possono raggiungere anche 24 metri di altezza. Tutto intorno corre l’Ulster Way, il sentiero che segue la costa settentrionale dell’Irlanda e permette di fare, anche seguendolo per pochi tratti, camminate lungo panorami meravigliosi, tra conformazioni rocciose dalle forme più varie, accompagnati dal profumo dell’erica e dalla voce dei gabbiani, che si lasciano trascinare dal vento che arriva direttamente dal Polo.
Con negli occhi e nel cuore questi splendidi panorami, arriviamo a Portrush, per andare a prendere la stanza al Bed&Breakfast che avevamo prenotato, il Macool’s. Qui la prima accoglienza è quella che ci viene fatta da uno dei padroni di casa, il bellissimo Murphy, cane simpaticissimo! La stanza è piccolina, ma la finestra che dà sulla spiaggia di Portrush ci ripaga con il suo panorama.
Il paese è carino, con le sue casette colorate, che fanno da contrasto ad una serata con un cielo scuro, che minaccia pioggia. In effetti nella notte ci sarà un bell’acquazzone, ma al mattino splende il sole e il cielo è, se possibile, ancora più azzurro. La lunga spiaggia sabbiosa invita ad una passeggiata, ed è una bellissima sensazione camminare a piedi nudi sulla sabbia e sentire solo il rumore del vento, delle onde e nient’altro. Questo viaggio sta veramente diventando un’esperienza indimenticabile proprio grazie a queste atmosfere senza tempo, a paesaggi tranquillizzanti, che ti rasserenano e riconciliano col mondo, allontanandoti dai mille pensieri della vita quotidiana. Probabilmente molti di quelli che sono arrivati fin qui da città come Milano, o altre metropoli europee avranno fatto le mie stesse considerazioni, ma è proprio così, credetemi, ed è una sensazione piacevolissima!
Nella mattinata riprendiamo la nostra auto e ripartiamo in direzione sud, Dublino ci attende!
In effetti è proprio a Dublino che sta il motivo/pretesto per il nostro viaggio in Irlanda: ci aspettano 2 settimane di corso di inglese e saremo ospiti di una famiglia dublinese. Anche il primo impatto con loro non è proprio di quelli efficienti…infatti suoniamo il campanello della villetta e niente, non risponde nessuno…inoltre è domenica e la scuola di inglese è chiusa, inutile telefonare lì per avere notizie. Ok, a questo punto che si fa? Mentre stiamo pensando ad una soluzione, ma è già trascorsa un’ora, si ferma una macchina davanti al giardinetto, da cui scendono due signori. Sono loro i padroni di casa che dovranno ospitarci? No, ma quasi, visto che sono i genitori di uno dei due che ci spiegano che i padroni di casa sono al matrimonio di amici in un’altra città e torneranno il giorno dopo. Ci lasciano allora le chiavi e ci danno una prima spiegazione su mezzi di trasporto, negozi e servizi nelle vicinanze. La casa è una villetta posta in un quartiere residenziale a sud di Dublino, collegato al centro con un treno urbano, che decidiamo di prendere subito per andare a dare un primo sguardo alla città.
È questa la capitale più giovane d’Europa e si vede! Le vie del centro sono percorse da gruppi di ragazzi che stanno dirigendosi probabilmente in uno dei tanti pub che già vanno riempiendosi. Il primo giro lo dedichiamo al famoso Temple Bar, la zona “mitica” del divertimento dublinese. Qui si può passare da un locale all'altro e apprezzarne la varietà, la compagnia, si sente la musica da fuori, si vede la fila davanti all'ingresso, e si sceglie. Iniziamo subito a capire la validità dello slogan irlandese “qui non sei mai solo”, visto che all’interno dei locali si sta seduti, al banco o sugli stretti tavolini, con tantissima gente che senza alcun problema ti rivolge la parola e fa una battuta con te…il difficile è trovare la risposta pronta, specie il primo giorno e prima di aver iniziato il corso. Ma ci rifaremo! Intanto ci accontentiamo di condividere la musica e la birra, due cose che fanno parte dell’irish way of life e ascoltiamo gruppi che cantano musica folk, che parlano della storia del popolo irlandese con grande orgoglio e una tradizione che si ritrova anche nel conservare la lingua gaelica, qui studiata perfino all’università. È semplicissimo adeguarsi ai ritmi dublinesi e confondersi con loro con una Guinness in mano. E non c’è bisogno di piante e cartine per orientarsi nel centro, basta seguire la musica e le luci, ed entrare quasi a caso in uno qualsiasi dei pub della zona. In effetti si assomigliano tutti, ma tutti sono altrettanto invitanti ed accoglienti. La prima serata passa in un attimo, ma fortunatamente ne avremo altre, simili, ma divertenti.
La mattina dopo iniziamo il nostro corso di lingua, di cui vi risparmio il racconto, che ci consente comunque di conoscere persone di ogni nazionalità, con cui passeremo le seguenti serate in giro per locali!
Dublino è una destinazione molto apprezzata perché, giovane e trepidante, offre anche molto da un punto di vista storico e culturale.
Il cuore della vecchia Dublino è situato sulla riva Sud del Liffey, lungo Merchants Quay, Wood Quay e Essex Quay, dove i Vichinghi scelsero di fermarsi nel IX sec., alla confluenza del Liffey e del Poddle, fiume che oggi è incanalato sotto terra. Il nome della città deriva proprio da un’espressione vichinga, Dubh Linn, "lo stagno nero" che designava probabilmente una zona paludosa. In gaelico invece la città è chiamata Baile Atha Cliath.
La Christ Church Cathedral è la più antica cattedrale di Dublino, nata come una piccola chiesa di legno ordinata nel 1030 dal re dei Norvegesi Sitric Silkbeard. L'edificio venne poi ricostruito in pietra dai Normanni tra il 1173 e il 1220. Oggi offre un insieme di stili romanico e gotico Early English. All'interno, si trova la tomba di Richard de Clare, soprannominato Strongbow (l'arco vigoroso), primo conquistatore di Dublino e costruttore di questa "seconda" cattedrale. Sul muro di destra, è degno di nota il reliquiario che custodisce il cuore di S. Laurence O'Toole, secondo arcivescovo di Dublino, mentre nella cripta normanna (inizio del XII sec.), si trovano le reliquie dei tempi dei Vichinghi (e in particolare una mummia di gatto!), così come la gogna del 1670.
Collegata alla cattedrale da un arco costruito nel XIX sec., la sala del sinodo ospita Dublinia, una mostra permanente che passa in rassegna i primi secoli della storia locale.
In quanto alla Saint-Patrick's Cathedral, è uno dei più antichi luoghi di culto cristiano d'Irlanda. Secondo la tradizione, è qui che il santo patrono irlandese cominciò a battezzare i suoi contemporanei convertiti nel V sec., vicino ad un pozzo attiguo alla cattedrale, commemorato da una stele.
Patrizio è il santo patrono dell'Irlanda che ha convertito il suo paese al cristianesimo. Nella repubblica d'Irlanda, San Patrizio, giorno di festa nazionale, è celebrato il 17 marzo. In quel giorno, gli Irlandesi sfoggiano un mazzetto di trifoglio. Secondo la tradizione popolare, egli utilizzò questa pianticella per illustrare la dottrina della Santa Trinità. A Dublino, in suo onore, si tiene un festival che dura 4 giorni (dal 16 al 20 marzo) e culmina nella grande parata dei gruppi bandistici. Fuori dall'Irlanda, le parate organizzate a New York, dove la comunità irlandese è molto importante, sono famose nel mondo intero.
Proseguendo alla scoperta della città, da non mancare è il Trinity College, nel quale hanno studiato personaggi del calibro di Bacon, Oscar Wilde, Jonathan Swift, Samuel Beckett, Isaac Newton e una schiera di matematici e altri biologi di fama. Tesoro del luogo è The book of Kells, conservato nella Old Library. Risalente al IX secolo, questa versione in latino dei quattro Vangeli, scritta in caratteri celtici è uno dei più belli e più antichi manoscritti miniati del mondo. Per la perfezione dei disegni, la ricchezza dei colori e la minuzia dei particolari, quest'opera è ancora oggetto di numerosi studi. Ogni giorno, una nuova pagina viene girata e offerta al pubblico.
Il “monumento” più visitato di Dublino è però…una birreria! Bhè, il Guinness Store House in realtà è qualcosa di più, è un'infrastruttura metallica, la prima in Irlanda, utilizzata fino agli anni '80 per preparare il mosto della birra e immagazzinare l'oro nero irlandese, è stata interamente ristrutturata e ospita ora una mostra permanente sulla fabbricazione della birra, una galleria d'arte e, all'ultimo piano, il famoso Gravity Bar che offre una vista panoramica su tutta la città. Una pinta di Guinness è offerta con il prezzo d'ingresso.
Ma Dublino è anche shopping e la via più elegante e alla moda è certamente Grafton Street, con bei negozi, grandi stilisti internazionali, ma anche grandi magazzini dove trovare di tutto, come Marks & Spencers. Su questa via pedonale, si trova il Bewley’s Cafe una vera istituzione con le vetrate primo Novecento e i bei tavolini di legno e marmo. La via termina in St. Stephens Green, una grande piazza con un giardino e un laghetto. Proseguendo, davanti alla National Gallery of Ireland (dove è conservata la più ricca collezione di dipinti del Paese) c'è la deliziosa Merrion Square tutta circondata di edifici georgiani di mattoni e con i portoncini colorati.
Altra curiosità, percorrendo i1 fiume Leffey si incontra l’ Half Penny Bridge, un ponte-passerella a schiena d’asino, così chiamato perché tempo fa per attraversarlo bisognava pagare mezzo penny.
Insomma, Dublino è una città accogliente e i suoi abitanti fantastici…però l’Irlanda è là fuori, e il richiamo è irresistibile, quindi torniamo dal noleggio auto, il simpatico Dan Dooley, e ci organizziamo per partire alla scoperta dell’ovest! Questa volta si aggiungono a me e Barbara due compagne del corso, Laura, italiana e Magda dalla Germania. Naturalmente parleremo inglese nonostante la maggioranza italiana per non mettere in difficoltà la povera tedesca…
Appena usciti dalla capitale si apre di nuovo il panorama che avevamo lasciato una settimana prima, fatto di pascoli verdi e muretti a secco. Stavolta il traffico è un po’ più sostenuto perché è un giorno di festa dal lavoro (Bank Holiday), ma siamo ancora lontani dal numero di auto che si mettono in moto dalle nostre parti.
Puntiamo verso Galway, la maggiore città di questa zona, vivace centro posto all’interno dell’omonima baia. Anche qui il centro pedonale è ricco di locali caratteristici e negozietti di ogni tipo, da quelli gastronomici all’abbigliamento.
Sarebbe interessante tornarci a settembre, quando, precisamente nella terza settimana, si tiene il Festival delle ostriche, specialità della zona, naturalmente innaffiate da ottima Guinness.
La nostra visita è breve, un giro al centro e una sosta in un pub per il pranzo e nel primo pomeriggio si riparte per il sud lungo la strada che segue la costa della regione del Burren, e la Contea di Clare, considerata uno degli angoli più autentici d’Irlanda.
A metà del 1600, prima dell’invasione inglese, il sovrintendente di Oliver Cromwell disse: “Non c’è un albero per impiccare un uomo, né acqua per affogarlo, né terra per seppellirlo”. Ed in effetti è un territorio aspro, con paesaggi quasi lunari, dati dalla pietra calcarea di cui è fatta questa terra, con l’acqua che quando c’è è invisibile, perché si raccoglie in fiumi e grotte sotterranee.
Seguendo la strada costiera che porta a Doolin, ci si può imbattere nei resti di abbazie, come quella di Concomroe, dei cistercensi, circondata da tombe con le tradizionali croci celtiche.
Ci dirigiamo verso il paesino di Lisdoonvarna, per prendere possesso della stanza prenotata al B&B Hilltop, veramente bellissimo! Stanze grandi, pulite e proprietaria gentilissima: appena arrivati, ci ha fatto accomodare in salotto, sul divano di fronte a un ampio camino, e ci ha offerto del tè con i biscotti!
Così rifocillati siamo andati in uno dei posti più famosi (a ragione!) dell’intera Irlanda, le Cliffs of Moher, spettacolari scogliere alte fino a 200 metri, lunghe 8 chilometri e popolate da colonie di uccelli marini. Si lascia l’auto in un parcheggio e si cammina sul sentiero che porta al mare, arrivando quasi all’improvviso davanti al panorama mozzafiato del mare e delle scogliere che si allungano a perdita d’occhio a destra e sinistra. È difficile descrivere la suggestione che si prova a questa vista, con il vento che soffia e che porta fortissimo l’odore dell’oceano. Tra l’altro siamo arrivati al tramonto, un orario in cui non c’è molta gente e che consente di godersi l’atmosfera magica di questo luogo. Con lo sguardo si arriva alle vicine isole Aran, oppure ci si può perdere a seguire le traiettorie dei gabbiani che si lasciano trasportare dalle forti correnti ascensionali, descrivendo traiettorie impossibili e gettandosi improvvisamente nella furia dell’oceano.
Dopo esserci ripresi dalle forti emozioni delle Cliffs of Moher, non dimenticherò tanto facilmente questi momenti, iniziamo a scattare foto fino a quando, visto che la luce inizia a scarseggiare, la prudenza non ci consiglia di tornare al paese.
La sera ci dirigiamo verso la vicina Doolin, un villaggio di pescatori famoso per la musica folk, tanto che ci sono cinque case e tre pub, dove oltre a bere birra scura, si suonano ogni sera i versi della tradizione celtica. È d’obbligo cenare con il famoso fish and chips, ma ci lasciamo tentare anche dal salmone affumicato, naturalmente il tutto accompagnato dalla “solita” pinta di birra… Intorno alle 22 iniziamo a vedere movimenti di strumenti musicali e all’improvviso attacca la musica, che ci trascina letteralmente in un altro mondo. Un vecchietto con la barba bianca canta le tradizionali ballate, accompagnato da una chitarra, da un violino e un flauto traverso, mentre tutto intorno uomini e donne di ogni età iniziano le danze! Continuiamo così la serata, letteralmente contagiati dall’allegria di questa gente, che non manca di invitarci, se non a cantare, almeno a ballare con loro.
E mentre ripartiamo dall’aeroporto di Dublino per tornare in Italia, pensiamo che è proprio questo lo spirito dell’Irlanda, di cui tanto si parla e che abbiamo potuto toccare con mano durante tutto il soggiorno, in ogni posto in cui siamo stati, dal piccolo villaggio alla capitale, che rimane comunque una città accogliente e a misura d’uomo. E ci rimarranno negli occhi tutti i panorami dell’isola, da quelli spettacolari fatti di scogliere e mare impetuoso a quelli idilliaci di prati verdi e pecore al pascolo, dalle croci celtiche e i monumenti misteriosi, ai profili di città come Dublino e Belfast. Insomma, l’Irlanda è più di un viaggio, è un’esperienza di vita che ci rimarrà nel cuore a lungo.