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Sorprese irlandesi
Mi spettavo qualsiasi cosa dall’Irlanda, terra magica per antonomasia. Non mi sarei stupita se delle fatine dispettose mi avessero fatto perdere la strada di casa, confondendomi con i loro giochi. Né se dei folletti canterini mi avessero svegliata nel bel mezzo della notte, suonando al chiaro di luna. Invece sono state sorprendenti le cose che ho imparato dalla terra di smeraldo, il mio regno di Oz.
Sapevo che il famoso cielo d’Irlanda è volubile come una ragazzina, ma non che potesse restare grigio piombo per trentacinque giorni consecutivi, alternato solo da rarissima neve. E che in pochi secondi invece, un giorno qualsiasi in cui ormai l’umore si è completamente assuefatto al clima umido e triste, il cielo potesse squarciarsi come una pagina strappata di un romanzo noioso e svelare il più nitido velo azzurro che potessi mai immaginare. Regalando così un sorriso inatteso, ma cercato da tanto.
Conoscevo anche la campagna irlandese, verde, intensa, regolare, ma non che dove è lambita dal mare, può regalare scenari da fiaba. Nebbie lattiginose, che oltre all’orientamento fanno perdere la serenità, piantano ansia nello stomaco come quando si aspetta la Befana la notte dell’Epifania. Uno spavento necessario per avere in regalo prati scossi dal vento freddo e acque profonde, gelide, che sussultano sotto scogliere geometricamente perfette, a picco sull’infinito.
L’Irlanda mi ha insegnato a sentirmi sola, terribilmente sola, anche in un pub pieno di giovani allegri in un giorno di festa nazionale. Sola e povera di spirito, in tutti i sensi in cui può intendersi questa frase. Sola, sentendo i sospiri di cuori che si avvicinano dietro porte chiuse, fingendo di amarsi come fosse per sempre. Sola davanti a chi parla, ma anche pensa diversamente da me. Poi all’improvviso mi dona un’amicizia vera e scanzonata, duratura e sincera come se ne fanno solo nell’infanzia. Un’amicizia che dà un senso al mio viaggio apparentemente senza scopo.
In Irlanda la mancanza di montagne ti fa sentire meno protetta, per me che ne ho sempre intorno e ti fa venire voglia di abbracciare qualcuno che ami ma che è lontano tremila chilometri da te. E’ per questo che ad un certo punto decidi di ripartire, stanco degli stessi colori brillanti, della suggestiva musica celtica ma che non puoi cantare, del cibo sostanzioso ma solo per palati allenati. E’ così che te ne vai, con gli occhi pieni di immagini che soffocano i pensieri, con lo zaino colmo di intenzioni e la voglia di scappare.
Poi passa qualche giorno e torni in Irlanda in sogno, non vedi l’ora di rimettere piede sul suolo amico, amico del cuore, dello stomaco, della testa. Non sai dare una spiegazione, ma la smania di ripartire e la nostalgia ti struggono. Probabilmente non me ne sono accorta, ma le fate devo averle incontrate davvero, perché sono vittima di un sortilegio, che posso sciogliere solo gettando un campanellino nel Liffey.
Ora che ci penso, si, quelle foche con gli occhioni lucidi, a cui ho dato del cibo sotto il faro di Howth dovevano essere delle fate, che per ringraziarmi hanno gettato su di me un incantesimo d’amore: “Fán liom go deo…Resta con me per sempre”.
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