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Maratea, signora insurabile dei mari del sud

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Maratea, una signora insuperabile dei mari del sud

Mi piace cambiare vacanza ogni anno. Mio marito che è molto abitudinario sceglie sempre il mare. Lui sa nuotare, è praticamente un sub, mentre io sono una lucertola che si stende al sole dalle 9 della mattina fino alle 6 di sera.
La mia pelle è abbastanza “ dura “, anche se mi sono presa diverse scottature, in compenso diventavo nera come un tizzone.
Quell’estate siamo scesi a compromesso. Entrambi insegnanti, eravamo liberi solo a luglio e ad agosto. Dunque: dal 1 al 15 al mare, quando c’è meno ressa; dal 1 al 15 agosto in montagna.
Il mare sì, ma dove? Si poteva cambiare, scegliere un altro mare, un’altra spiaggia. Mia figlia si è messa subito a cercare nelle riviste di Bell’Italia e in internet ed ha trovato due proposte accattivanti sia per il mare che per la montagna. La prima è Maratea, le foto mostravano un mare azzurro-verde su cui si stagliavano rocce grigie. Erano presenti molte insenature e piccole spiaggette, molto allettanti. Il posto è tra la Basilicata e la Campania, unico affaccio della Basilicata sul Tirreno. Il paesaggio costiero è tipicamente mediterraneo: un magnifico alternarsi di ripide falesie, promontori a picco sul mare, minuscoli lembi di sabbia lambiti da un mare cristallino. I suoi fondali sono profondi, incontaminati, molto adatti sia a mio marito che a mia figlia.
Ma io come avrei raggiunto le spiaggette? Decisi di preparare scarpe comode che sarebbero servite anche per la montagna.
Meglio cercare un albergo con accesso privato al mare, loro due potevano andare a cercare le spiaggette più impervie, io avrei continuato a fare la lucertola.
La sera che siamo arrivati – 1 luglio – siamo subito andati prima in perlustrazione della spiaggia, poi in paese che, dicevano, piccolo, ma molto caratteristico, e soprattutto pulito.
Le informazioni prese corrispondevano alla realtà, ci piaceva come posto.
Il luogo è un mosaico di emozioni; la natura gioca con il mare, c’è il verde intenso di pinete, querce, boschi di leccio; una costa arroccata a ridosso di imponenti picchi di pietra nuda, con piccole insenature incorniciate da scogli.
Arianna, mia figlia, provetta pittrice, si era portata appresso colori, pennelli e cartoncini su cui pensava di riprendere alcune di quelle meraviglie. Poi abbiamo noleggiato un barca e approdavamo alle spiagge di Luppa, Anginara, Pietre Cadenti, Marizza. Qui, mentre io prendevo il sole, Carlo si tuffava al largo, Arianna dipingeva.
Una sera siamo andati al porticciolo, dove dicevano che si mangiava un ottimo pesce appena pescato. È racchiuso in un anfiteatro di roccia viva, le barche ancorate ai moli, la piazzetta, i bar con i tavolini all’aperto, souvenir appesi alle pareti delle vie.
Un altro giorno siamo andati a Sapri, il cui tratto costiero è un susseguirsi di grotte, anfratti, spiagge, strapiombi, scogli dalle forme fantasiose.
Quasi tutto il tratto costiero è visitabile solamente raggiungendolo dal mare, a causa della forte pendenza del monte Palladio, che si erge ripido sovrastando la costa.
Uno dei più significativi è lo scoglio di Scialandro, su cui erge la statua di bronzo della spigolatrice. Dopo lo scoglio di Scialandro si incontra il Ruotolo, un enorme masso che era rotolato dalla montagna e che rischiava di cadere addosso ai pescatori che stavano pescando lì vicino, solo una preghiera al loro patrono ( San Biagio ), li aveva salvati.
Un altro giorno ancora abbiamo fatto un’escursione al parco del Pollino, dove ci aspettava una lunga camminata attraverso i boschi di cerro, roverella, farnetto, lecci e piccoli borghi medievali. Arianna ad un certo punto si è messa a gridare” ho visto un capriolo!!!” sapevamo che era un esemplare in via di estinzione, così abbiamo cercato di riprenderlo con la cinepresa. Arianna, per salire su un’altura è scivolata e si è sbucciata un ginocchio. Temevamo che si fosse rotta una gamba, invece era solo una lussazione. Comunque questo ci ha costretto a tornare in anticipo.
Siamo andati anche a visitare le grotte, quella dei Pipistrelli, quella dei Monacelli e quella delle Meraviglie.
La spiaggia più caratteristica è quella di Cersuta, una striscia di spiaggia nera, ritagliata tra il mare e gli scogli, resa bene dalle mani artistiche di Arianna.
A metà vacanza i suoi acquerelli erano dieci, aveva sfruttato bene i meravigliosi soggetti che il posto le offriva. C’era il Redentore, una statua bianca, che volta le spalle al mare; le otto torri quadrate, strategicamente erette su alture a picco sul mare, che servivano a segnalare le incursioni saracene e corsare; e soprattutto le buganvillee, che sul cartoncino apparivano come vivacissime macchie di colore.
E brava mia figlia, quasi quasi le avrei organizzato una mostra al nostro ritorno a Perugia.




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