Padula e la sua certosa: viaggio d'istruzione
di enza80

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Padula e la sua certosa: viaggio d’istruzione.
L’inizio della primavera coincide, per gli studenti sotto i diciotto anni, col periodo della gita scolastica. Anche se gli insegnanti si ostinano a chiamarla “viaggio d’istruzione”, per chi lascia l’ aula anche solo per un giorno, è la “gita”.
Quarta elementare. Un gruppo di venti bambini, con le altre classi del triennio, si arriva a circa sessanta piccolini. La scuola ha scelto come meta un paese ad ottanta km distante da noi: Padula in provincia di Salerno. Ai suoi piedi sorge la maestosa Certosa di San Lorenzo, fondata nel 1306. Quindi lo scopo del “viaggio d’istruzione” è la visita in mattinata alla certosa, pranzo a sacco, e il pomeriggio si rientra.
La notte precedente alla partenza non ho dormito quasi, tanta è l’eccitazione e tanta è la paura che la sveglia non suoni! Il sonno alla fine l’ha vinta e mi ritrovo in un dormiveglia agitato con l’incubo incombente di perdere l’autobus………Mi riscuote la mamma, sussurrando: “ E’ ora”. Mi alzo immediatamente! Cosa strana. Di solito imploro sempre: “ Altri cinque minuti ”. Sono pronta nel giro di mezzora e, con lo zaino in spalla, mi avvio verso la fermata del pullman. Pensavo d’essere la prima ed invece….c’era già ad aspettare l’ autobus un gruppetto più impaziente di me! Si sale per occupare posto, spingendosi per accaparrarsi i sedili in fondo. Finalmente si parte! Come da aspettarsi c’è colui a cui fa male l’autobus, qualcun altro dispettoso ,e le maestre che urlano:” Anche se oggi non siamo a scuola, è come se lo fossimo!”.
Dopo oltre un’ora di viaggio arriviamo a destinazione ed ecco spuntare, davanti ai nostri occhi, la certosa, le cui mura sono decantate nella poesia “ La spigolatrice di Sapri, di Luigi Mercantini.
Ma quando fur della Certosa ai muri,
s’udiron a suonar trombe e tamburi,
e tra ‘l fumo e gli spari e le scintille
piombaron loro addosso più di mille.
Il poeta ricorda, in questi versi, la venuta di Pisacane a Padula dove, nel 1857, furono uccisi molti dei suoi uomini.
L’ autista parcheggia e noi discendiamo precipitosamente, ma messi in fila per due dalle maestre ( almeno questa è l’intenzione!) ci avviamo verso la biglietteria. La guida ci sta già aspettando e, guardandoci con un misto di sfida e preoccupazione (anche se in fondo siamo solo sessanta bimbi innocenti!), ci fa accomodare all’interno della certosa. Entriamo in questo luogo un tempo abitato dai monaci certosini. L’ ambiente mette un po’ di soggezione e, anche chi di solito è più irrequieto, sta calmo. La guida c’illustra il chiostro della foresteria, dove i monaci ricevevano i loro ospiti illustri; la chiesa principale, nella quale si riunivano in preghiera; la cucina, attrezzata con un mega focolaio al centro della parete; il cimitero, con annessa una sala, dove si trova la tomba del fondatore Tommaso Sanseverino conte di Marsico. Gli altari, presenti in quasi ogni stanza, sono stupendi e furono realizzati dai maestri scalpellini di Padula. Nel 1800, di questi artigiani, se ne contavano 250 unità. Gli ambienti sono affascinanti e colpisce, all’occhio del visitatore, l’aspetto desolato di quelle pareti spoglie di quei quadri trafugati dagli usurpatori.
Questa certosa ha vissuto numerosi mutamenti.
Dopo la sua nascita vi si stabilirono i monaci, ma questo durò fino al 1866, quando fu dichiarata monumento nazionale. In seguito vi si è cercato di collocare un istituto agrario, poi vi si è stato allestito un campo di prigionia durante la prima e la seconda guerra mondiale, e poi ancora ha ospitato l’istituto “ Padre Semeria”, che accoglieva i piccoli orfani. Dopo gli anni sessanta è stata adibita a comprensorio scolastico ed infine ha ospitato il comune che tuttora gestisce la parte esterna della certosa stessa, la quale, oggigiorno è un monumento storico da visitare dichiarato patrimonio dell’Unesco.
Durante l’ultimo giro tra le stanze certosine, dopo aver ammirato la splendida scala a chiocciola, ci ritroviamo nel maestoso chiostro grande, d’ampiezza più piccolo del Colosseo di soli dieci metri. La splendida giornata di sole lo rende ancora più imponente. Ci mettiamo a correre nel suo giardino, sentendoci un po’ più liberi rispetto agli ambienti interni. Mentre però i miei compagni si rincorrono, mi fermo un attimo. Alzo la testa per guardare il cielo ed intravedo, sopra ai tetti della certosa, un paese. Quell’insieme di case è sicuramente Padula. Mi chiedo: “ Chissà come sarà all’interno, cosa c’è da vedere, cosa ha da raccontare……”.
Quando fu fondata, su di un monte alle sue attuali spalle, aveva il nome di Cosilinvm. Nel VI secolo d.C. la popolazione si spostò su di una collina con minore altitudine, e lì diede vita ad un nuovo agglomerato di case che prese il nome di Padula ( forse perché la zona, all’epoca, era “ paludosa”).
Nei primi secoli il paese ha vissuto d’agricoltura, di pastorizia e, dopo la fondazione della certosa, nacquero nuovi mestieri come i calzolai, i funari, i cardalani, gli scalpellini, gli indoratori ecc.
La storia, inoltre, ha sfiorato questo luogo in varie occasioni.
Si narra che l’imperatore Carlo V, di ritorno dalla guerra d’Africa, si fermò a Padula per ristorarsi. I monaci certosini, avendo solo delle uova da offrirgli, cucinarono, in suo onore, una frittata gigante. La leggenda vuole che fosse composta di mille uova. Ancora oggi, durante il mese d’agosto, si ripropone il mega pasto durante la rievocazione storica.
La lotta per l’Unità d’Italia ha avuto gran ripercussione su questo borgo. Prima vi è stata la venuta di Pisacane, poi i natali di due garibaldini di spicco, tali Vincenzo Padula ed Antonio Santelmo, e in seguito ha vissuto il fenomeno del brigantaggio.
A Padula è morto Masino, famigerato brigante. La storia racconta che questo personaggio amasse una popolana del posto, una donna di nome Maria Rosa Marinelli. La notte che egli fu ucciso dalla guardia nazionale, i due innamorati erano insieme e lei, per non farsi arrestare, si lanciò da una finestra. Sopravvive, ma in futuro sarà incarcerata. Una filastrocca locale cita: “ Maria Rosa, pronta e lesta, s’minau p’ la finesta”
Gli anni passano e Padula vede nascere, tra i propri figli, il piccolo Giuseppe Petrosino. La sua famiglia, come molte altre dopo il 1860, emigrò verso l’America del Nord. Qui il bambino prende il nome di Joe e lavora come lustrascarpe, per aiutare in casa. Ma il suo sogno è di fare il poliziotto. Ci riesce, diventando l’incubo più angosciante della malavita organizzata, denominata la “mano nera”. Combatte la criminalità con tutte le sue forze, fino a quando trova la morte a Palermo nel 1909. Sulle sue gesta sono stati scritti libri, disegnati fumetti, girati film. In America è uno dei personaggi più amati, e per Padula è il suo figlio più famoso.
Il nuovo secolo coincide con una nuova emigrazione, ma stavolta più massiccia, prima verso le Americhe del Sud poi verso l’Europa. Questo paese oggi conta 5500 abitanti, mentre in passato ha ospitato quasi 13000 persone.
Il paese offre, agli occhi del curioso, numerose ed antiche chiese, portali in pietra locale, un bagaglio storico invidiabile ed una maestosa e superba certosa.
Il “ viaggio d’istruzione” di quel 1989, della mia IV elementare, si concluse con il giro in barca nelle grotte di Pertosa (SA). Ma il destino è sorprendente. Avevo visitato la certosa per la prima volta durante quella gita. Oggi, però, posso ammirare le sue fattezze quotidianamente. E’ infatti tra le mura di una casa del centro storico di Padula che io, ogni giorno e da quasi un anno, sto vivendo il mio progetto d’amore.
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