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Padula, un ricordo

di MikeLupo Contatta l'autore

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Ogni volta che ripenso al mio paese avverto una fitta alla pancia. Ero piccolo quando, stipato assieme ai fratelli nella Fiat di papà, partimmo alla volta di Milano. “Si andava a cercar fortuna”; era il moto che ci guidava. Mio padre, tramite un cugino, aveva trovato lavoro in fabbrica. Avevo dodici anni e tanta paura di iniziare un nuovo anno scolastico in un ambiente per me estraneo. Ancora oggi che sono un uomo maturo e vivo qui da tanto, mi fa meraviglia vedere palazzoni guardando fuori la finestra del mio ufficio. E così con la mente vago………Ripenso alla mia infanzia, al mio paese natio…….Padula.
Situato a 700 metri dal livello del mare, incastonato sulla catena montuosa della Maddalena, pieno di viuzze in cui non si arriva nemmeno con l’auto. Quante corse per giocare a nascondino, quante ginocchia sbucciate, quanti pianti tra le braccia della nonna! Dopo la scuola ci si trovava con tutti i compagni nella piazza principale del paese denominata da noi “ I fuossi”. Si prendeva un gelato, oppure si giocava a carte o si ascoltava il juke box. Nei giorni delle festività religiose partecipavamo alle funzioni in pieno rispetto dei “nostri” Santi, ossia San Michele e San Francesco. Vi si recava nelle varie chiese che arricchiscono il centro storico di Padula, come Sant’Angelo che è la nostra Chiesa Madre e San Clemente.Durante le feste patronali c’erano i giochi in Piazza, ricordo con particolare piacere quelli che si facevano alla “Croce”. A volte duravano anche più giorni, c’era la corsa nei sacchi, il gioco delle pignate, ma per me il più atteso era il palo della cuccagna. Mi dava una grande emozione vedere i ragazzi più grandi arrampicarsi su per il palo ricoperto con del grasso, a far gara a chi riusciva a prendere i prosciutti o altro ben di dio che si trovava in cima.Era un’eccitazione fortissima. A volte chiudendo gli occhi mi immaginavo già grande a competere con gli altri ragazzi. Ma indubbiamente la grande attrattiva di Padula è la Maestosa Certosa di san Lorenzo che si stende ai suoi piedi. Il ricordo è più vivo perché spesso mi capita di sentirne parlare in tv o leggere notizie su internet o sui quotidiani. Non sono molte le volte che sono entrato nella parte alta, ma spesso o meglio ogni sabato andavo nella parte bassa, chiamata corte Esterna, a giocare la schedina con mio padre al bar di Funzino. La Corte Esterna, su cui troneggia la maestosa facciata tardo-manierista, era la parte della Certosa che faceva da tramite con tutto il circondario. Quando la Certosa, nei secoli scorsi, era ancora piena di vita monastica, qui c’erano le scuderie, la spezieria, etc. Dal 1861 fu dichiarata monumento nazionale e da qualche decennio Patrimonio dell’Unesco. È immensa. Nel mio ricordo è ancora più grande, tanto grande soprattutto quando papà mi affermava che c’erano centinaia di fontane e chiostri e che il più grande dei chiostri misurava quasi come il Colosseo. Un giorno forse tornerò nel mio paese, forse per rivedere le viuzze, forse per cercare le mie origini, forse per rivivere ancora quelle emozioni o forse solo per un viaggio, ma certamente nel momento che sarò di nuovo a respirare l’aria di Padula non riuscirò a trattenere delle lacrime.
Non è la mia storia, la mia storia è diversa, io sono rimasto qui a combattere, non so se per coraggio o per vigliaccheria. Forse i coraggiosi sono partiti ed ora fanno parte dei tanti milioni d’Italiani nel Mondo.

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