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Un giorno, un viaggio.
di Stefano64 [contatta l'autore]
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Un giorno per noi.
Messe per un attimo da parte le incombenze della vita e del quotidiano ci siamo presi un giorno solo “nostro”.
Ce n’è bisogno,ogni tanto,quando si sta bene insieme,quando il desiderio di condividere del tempo,dei luoghi e delle esperienze si fa forte.
La giornata non è limpida,ma non fredda,l’estate sta passando la mano.
Non c’è una meta precisa,solo la voglia di stare insieme,vedere,muoverci insieme.
La voglia di scoprire; e cos’è il viaggio se non innanzi tutto,scoperta?
E c’è una novità da vedere e da scoprire:gli ormai quasi ultimati ponti di Santiago Calatrava a Reggio Emilia.
Battezzati chissà da chi,forse dal progettista stesso,”Le Vele”.
Percorrendo l’autostrada da Bologna,verso Milano,si intravede di lontano il primo.
Un arco centrale come il segmento di una immensa circonferenza,che scavalca l’autostrada.
E’ una linea bianca e sottile,dalla quale si diramano bianchi tiranti,come raggi interni a sorreggere il ponte che pare sorvoli l’autostrada con un lungo e leggero balzo.
Più spostati a destra e a sinistra,appaiono poco dopo,le figure diverse,degli altri due.
Parabole che salgono altissime e ridiscendono in un movimento ardito e veloce.
Anche da queste si dipartono i raggi bianchi dei tiranti di sostegno,i quali,andando ad ancorarsi in punti non simmetrici rispetto al punto di partenza,creano un intreccio che pare anch’esso,creato dal vento.
Sono linee armoniose dipinte sul cielo,le enormi dimensioni non li rendono “pesanti”,al contrario,si alleggeriscono.
La sensazione che si prova è che sorreggano le strade,mantenendole sospese nel vuoto,senza poggiare su nulla.
Una sensazione quindi di leggerezza.
Nell’ insieme,l’arco centrale e le due parabole ai suoi lati,danno l’idea di formare un movimento continuo.
Vien quasi da pensare che non possano fare a meno l’uno dell’ altro.
Vele bianche che sospinte da un vento ascensionale,sorreggono le arcate dei ponti su cui scorre il movimento del traffico umano.
Gli svincoli stradali,forse per il semplice fatto di avere la conformazione di veri e propri nodi,trasmettono sempre,a chi li affronta e percorre,la sensazione di insicurezza e incertezza del labirinto.
Qui la leggerezza e l’ampiezza delle linee che sorreggono le strade, fanno si che la sensazione provata sia diversa,una sensazione di tranquillità,di rilassamento,oltre che di piacevolezza estetica.
Uscendo dall’autostrada e mantenendo la direzione che porta a percorrere i ponti,si viene quasi rapiti dall’ effetto ottico delle linee sottili e allo stesso tempo imponenti.
Percorrendo la strada sostenuta da quelle arcate, si ha più netta la sensazione che le grandi ed eleganti strutture possano, veramente, essere delle ampie e candide vele gonfiate dalla forza del vento e che la strada,ancorata alle vele attraverso quell’ intreccio di tiranti, sia sostenuta dal vento stesso.
La giornata è appena cominciata,e la curiosità di vedere e di scoprire, insieme, spinge a cercare qualcos’altro.
Basta pensare un poco,nei dintorni sono molte le occasioni di visita e di scoperta.
La vista di queste grandi strutture contemporanee “sostenute” dal vento spinge lontano,anche nel tempo.
A poca distanza,ci viene in mente,nei dintorni di Parma,c’è un altro viaggio da compiere,più nel tempo che nello spazio.
La reggia di Colorno.
Da Reggio Emilia ci dirigiamo quindi verso Parma,per la strada normale,attraversando una serie di paesi della bassa padana,e lungo il tragitto ci capita anche di vedere una cosa strana e decisamente inconsueta.
In un campo, due persone,un uomo e una donna, stanno conducendo,al pascolo o verso una stalla, un gruppo di grossi maiali.
Immagine decisamente fuori del tempo,ma piacevole.
Arrivati a Colorno,è facile trovare subito la Reggia.
Attraversiamo la piazzetta antistante in cerca di un parcheggio,dirigendoci verso il ponte sul Parma,e troviamo posto verso il centro “moderno” della cittadina.
Parcheggiata l’auto,oltre il ponte che attraversa il Parma,ritorniamo indietro a piedi.
Quei quattro passi sono già di per sé un piccolo viaggio nel tempo.
La passeggiata che costeggia il torrente,recentemente ristrutturata e pavimentata in ciotoli,si interseca con la stradina del ponte,anche essa ciotolata.
Ai lati dell’incrocio,vicini al parapetto in pietra,lampioncini in ferro battuto di foggia ottocentesca.
Oltre il ponte ad arco,si vede la piazzetta,con sulla destra un piccolo portico,più basso rispetto al livello della piazza.
Il portico è sovrastato da case tinteggiate in colori pastello,diversi tra loro,ma che bene si accostano.
Sulla sinistra la struttura rettangolare della reggia.
Agli angoli,il complesso è vivacizzato da torri campanarie.
La sommità della reggia è percorsa da una balaustra a colonnette,sulla quale sono poggiate,a dominare l’esterno,alte statue che pare accolgano i visitatori.
Un grande stemma è posizionato al centro del lato lungo,con le iniziali di Maria Luigia.
Dipinta di un delicato color ocra,le bianche cornici lavorate che contornano le lunghe file di finestre,quelle del primo piano differenti da quelle del secondo.
Il lato che dà sul torrente,al piano terra è costituito da archi sostenuti da colonne,ma con la luce murata,forse successivamente ( ce lo siamo chiesti per un po’ mentre passeggiavamo lungo il torrente ammirando la reggia dall’ esterno).
Attraversato il ponte,ci dirigiamo verso l’ingresso,posto sul lato stretto.
Ci accoglie un ampio ed elegante portale,finemente incorniciato,le statue dall’ alto della balaustra ci guardano.
Entriamo e ci ritroviamo in un ampio cortile interno.
A sinistra,il portico a due ordini di colonne e archi che dava sul torrente.
Sulla destra una prima parte del corpo del palazzo regale,con una grande porta di ingresso.
Intorno,ai piani superiori,alte finestre, mostrano ancora i vetri molati a mano,le imposte alla veneziana.
Le finestre del piano terreno, a differenza delle altre più alte, hanno cornici massicce, robuste e imponenti inferriate,senza imposte.
Il cielo si è schiarito ed un tiepido sole illumina ora a nostra giornata.
Ad un certo punto,sul lato destro del cortile,si apre un ampio androne,passaggio per l’accesso al palazzo e al giardino.
Attraversiamo l’androne,notando sulla destra l’ampia scalinata che conduce all’interno del palazzo,ma il nostro sguardo è attratto più avanti.
Oltre un ampio volto, intravediamo un grande viale di ghiaia bianchissima,delimitato ai lati da basse siepi verdi e da una fila di grandi piante in vasi di terracotta.
Fuori dall’ androne la vista è delicata e imponente allo stesso tempo,la sensazione che quasi sempre trasmettono gli immensi ed ordinati giardini all’ italiana.
Una geometria raffinata di linee e forme simmetriche che si sviluppano regolari ai lati dell’ ampio viale bianco.
Riquadri di siepi basse,disegnano arabeschi,e ai lati estremi un portico ad arco,sul quale si aprono regolari delle aperture,anch’esse ad arco, formato da rampicanti.
Un area immensa di delicatezza e simmetria,infondo, al centro del parco il grande viale bianco si allarga intorno ad una grande fontana che disegna nella luce musicali giochi d’acqua.
E’ come vedere una sinfonia.
Ci dirigiamo verso la grande e maestosa fontana,percorrendo il viale centrale e ci fermiamo ad osservare le piante ai lati,nei grandi vasi di terracotta,alcune hanno ancora dei piccoli fiori bianchi.
Supponiamo siano limoni,scopriremo in seguito che potrebbero essere aranci,in relazione al fatto che un piccolo gioiello della reggia è una aranciaia.
Raggiunta la maestosa fontana,volgiamo lo sguardo alle nostre spalle,e la facciata della reggia ci appare in tutta la sua armoniosa ed ordinata eleganza.
L’accesso dal quale siamo entrati si mostra ora come un ampio volto al di sotto di una imponente scalinata doppia,incorniciata da una balaustra di colonnine in marmo.
E’ una facciata veramente regale,elegante,sobria ed imponente.
Agli angoli le torri campanarie incorniciano il complesso,tre ordinate file di alte finestre,al centro,in cima alla scalinata il portone di ingresso.
In alto,sulla sommità del palazzo la balaustra,a colonnette con le alte statue.
Ci fermiamo un attimo,abbracciati,ad ammirare quella bellezza.
E’ piacevole passeggiare per il giardino,ora parco pubblico,respirandone i profumi e l’atmosfera,accompagnati dallo scroscio musicale delle fontane.
Tornando indietro ci viene naturale passeggiare sotto al porticato di rampicanti, che pare l’accesso ad una altra epoca.
Chiudendo gli occhi si possono facilmente intravedere,a passeggio,dame con l’ombrellino e austeri signori in cilindro.
E’ anche una atmosfera molto romantica e intima.
Parte del nostro tempo è trascorsa,ed è quasi ora di passare a casa per il pranzo.
Tornando,lungo l’autostrada, può capitare di vedere piccole costruzioni in mattoni,di forma ottagonale.
Su ogni lato una grande finestra con serramenti a stecche di legno.
Al di sopra delle finestre le pareti sono completamente traforate in piccole aperture a forma di croce.
In queste minuscole costruzioni,moltissimi anni fa,l’esperienza,l’ingegno e la fantasia contadina iniziavano a creare un prodotto che tutto il mondo apprezza ed ammira:il Parmigiano Reggiano.
Ma questo è un altro viaggio……..



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