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Trovarsi in vacanza a Rimini durante i mondiali di calcio è stata una esperienza irripetibile.
La festa si è protratta fino al mattino come in tutte le città d’Italia, ma a Rimini, per me ha avuto un risvolto particolare.
Già dal primo pomeriggio l’eccitazione per l’evento della serata si respirava nell’aria e, stranamente, la gente sembrava più morbida e disponibile, come se conoscesse già l’esito della partita.
Quella memorabile serata è davanti ai miei occhi come fosse in questo momento.
Il bagno 58 si è attrezzato con un grande schermo al di là del quale hai a disposizione un panorama paradisiaco: una spiaggia ed un mare che fa da contorno alle nostre speranze.
All’ora X ci sediamo davanti allo schermo. C’è chi ha scelto comode poltrone di vimini e si è equipaggiato di bibite, chi si è seduto sulla sabbia, chi su sedioline di plastica. Tutti eccitati, però, in attesa di godersi i propri beniamini pronti a cogliere una vittoria che li potrebbe riscattare da novanta minuti di batticuore.
Un ragazzo di colore mi chiede di potersi accomodare sulla sedia di fianco. Si aggiungono due ragazzi pakistani, venditori ambulanti.
Quasi tutti hanno un simbolo, una bandiera, un disegno, un cappellino, una maglietta e c’è pure chi si è dipinto il viso di tricolore.
La partita comincia.
Dietro di me, comodamente seduti sulle poltrone, c’è una coppia di francesi alle prese con una birra. Ci chiediamo cosa li abbia spinti a mescolarsi a questa massa di italiani che urlano a squarciagola il loro tifo.
La partita si conclude con i calci di rigore. Il nervosismo è alle stelle. Si assiste a scene di disperazione collettiva e di persone che si scambiano opinioni. Si parlano solo in questa occasione e, forse, non lo avrebbero mai fatto.
E’ un vero piacere scoprire che di fronte ad un pallone, le differenze di sesso, età, razza e condizione sociale si concedono una momentanea vacanza.
Un ragazzo, invasato, comincia a capire che la voce, a forza di urlare, può avere ancora una tenuta di dieci minuti, perciò, i calciatori sono avvisati: devono sbrigarsi a regalarci la vittoria.
Il rigore, decisivo, infilato nella porta avversaria, ha generato il delirio collettivo. I ragazzi pakistani mi abbracciano. Il ragazzo di colore agita una bandiera tricolore e simula una danza tribale.
I francesi, come a Waterloo, con gli occhi lucidi, prendono la strada dell’albergo.
Il resto è cronaca.
Una massa urlante e strombazzante si dirige verso il porto, dove più di una bandiera francese viene data alle fiamme.
Oltre ai soliti gavettoni, i più “furbi” hanno provveduto ad innaffiare i fratelli d’Italia con abbondante birra.
Ritorno a passi lenti verso l’hotel e intanto mi unisco al coro dei PO PO PO PO PO PO PO.
Un camion carico di ragazzi sudati e bagnati d’acqua, stipati come sardine in scatola, fanno cerchio ad una splendida drag queen che troneggia su un cubo e che fa sventolare una bandiera di dimensioni giganti.
Il mio percorso di pochi minuti si è protratto per mezz’ora, tra abbracci di gente sconosciuta, di “siamo campioni del mondo!!” e balletti improvvisati.
E’ tutto troppo bello!
La sorpresa più grande la trovo in albergo.
Il terrazzino, dove, generalmente, sotto i lampioncini si gusta comodamente il caffè, si è trasformato momentaneamente in un palco dove un gruppo si esibisce.
Un ragazzo si cimenta alle tastiere, un altro alla chitarra e una ragazza, indiavolata, batte il ritmo su due casse, riproducendo fedelmente una batteria. Intonano Hey Jude puntando sul finale del pezzo.
Un gruppo di ospiti di tutte le età fa da coro ai nuovi divi. L’emozione è forte. I ragazzi che suonano e cantano sono ospiti di un istituto lombardo in vacanza a Rimini. Sono fantastici e… non vedenti.
L’hanno solo sentita la partita. Loro.
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