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Correva l'anno, e se correva, correva tanto da non ricordarmi neanche più. Comunque correva l'anno che 5 amici decidevano di passare la vacanza a Rimini in campeggio.
Decidiamo di partire io, Lorenzo, Giacomo, Simone e Luigi. Io ero l'unico automunito, avendo la bellezza di ventidue anni mentre gli altri amici erano tutti freschi diciottenni.
Lorenzo decide per la partenza notturna in modo che possiamo arrivare al campeggio di Egea Marina molto presto in moda si possa essere tra i primi all'apertura e ottenere i posti meglio.
Partiamo verso mezzanotte e poco dopo le tre del mattino eravamo davanti al cancello, naturalmente chiuso, del campeggio.
In cinque, in una Renault super5, non stavamo esattamente comodi e cercare di dormire fino alle sette che non apriva il campeggio, era ardua.
Infatti i tre belli addormentati che erano sul sedile posteriore non hanno avuto il minimo accenno di disturbo dal momento che sono saliti sull'auto, e hanno continuato anche mentre eravamo fermi davanti al cancello.
Io e Lorenzo passiamo il resto della notte a fumare, a cercare un bar per vari caffè e finalmente l'alba cominciava ad illuminare i contorni circostanti.
Torniamo all'auto e finalmente il cancello si apre e noi, che avevamo raggiunto il tanto ambito trofeo, potevamo ritenerci soddisfatti di essere i primi.
Lorenzo e Giacomo si danno un gran da fare con l'uomo addetto ai posti e tutti sorridenti tornano in macchina. “Siamo riusciti ad avere un posto ombra, sotto gli alberi”. “Ottimo” penso io, e ci avviamo. Quando Lorenzo mi dice di fermarmi perchè eravamo arrivati alla nostra piazzola, scendo un po' sconcertato. Il posto era davvero ottimo e l'ombra non mancava se ti mettevi accucciato uno per volta sotto lo spelacchiato alberello non più alto di 30cm.
“E' questo il nostro posto ombra?” Chiedo. In risposta furono delle sonore gran risate.
Ok, scarichiamo e montiamo. Nel frattempo, mentre il sole saliva in alto e il caldo si faceva sentire sempre più prepotentemente, di fianco a noi un'altra autovettura targata Genova, rovescia altri quattro ragazzi. Dopo aver montato la tenda e scaricato tutta l'auto ci godiamo il meritato riposo in vista della serata di debutto.
Riposo??? Quale riposo. Dentro la tenda il caldo era insopportabile, si soffocava letteralmente. Fuori era meglio ma avevamo il sole a picco su di noi ed essendo appena arrivati, non era consigliabile stare con i nostri bei corpi bianchi, esposti tutte quelle ore anche se con la protezione.
Messo un asciugamano in terra, mi sdraio sull'ingresso della tenda, stando un po' dentro e un po fuori, credendo di avere un po di refrigerio. Sudavo, sudavo, sudavo come non mai. Gli altri erano stramazzati sparsi in qua e in là. Il caldo e la stanchezza della notte insonne stavano giocando le loro carte.
Finalmente comincia a calare il sole e decidiamo di un bel bagno in mare e poi la doccia.
La sera, decidiamo di andare tutti insieme, compresi i ragazzi di Genova, a cena e poi subito a ballare.
Non potevamo perdere neanche un minuto per dare inizio alla “caccia” delle bellezze del luogo.
La prima discoteca che troviamo e che ci catapultiamo è la “RockHudson's”. Molto carina, non troppo grande, buona musica. Io conosco una bella ragazza bionda, con un abito azzurro lungo. Chiacchieriamo del più e del meno e beviamo. Passiamo il resto della serata così, senza che succeda niente diparticolare, anche perchè a me le ragazze non interessano. Gli altri sono sparsi tra la pista e i divani poi, di colpo e tutti insieme decidono di tornarsene al campeggio.
Prima notte sotto la tenda. Entrando sentiamo tutto il caldo della giornata venirci addosso. Dentro era come essere in sauna. “Teniamola aperta”, dice Lorenzo. Prendiamo i nostri posti. Tutti in mutande ci sdraiamo sui nostri lettini. Ad un certo punto il freddo era diventato insopportabile. L'umidità della notte si stava impossessando di noi e il sonno stentava. Rivestirsi non serviva, gli indumenti ci davano fastidio per dormire. Come mi sono infilato i pantaloni e la maglietta ho ricominciato a sudare. Esco fuori e mi metto a fumare. La luce della mia sigaretta non era sola. Anche i ragazzi di Genova avevano lo stesso problema: non riuscivano a dormire. A poco a poco tutti eravamo svegli.
Il mattino seguente, smontammo tutto, caricammo di nuovo la macchina e tanti saluti al campeggio.
Troviamo una piccola pensione decisa ad ospitarci con tutti i confort. In mansarda, in una camera unica, in cinque, con tre letti: uno matrimoniale e due lettini. Io e Luigi dormiremo in quelli singoli mentre gli altri tre nel matrimoniale. L'unica finestra non era più grande di quelle di una cella di una prigione e posta sul soffitto spiovente.
I ragazzi di Genova non hanno trovato poisto in questo albergo e sono andati da un altra parte.
Lì conosciamo altri due ragazzi, anche loro confinati in mansarda. L'unico problema era che uno dei due era alto più di due metri e in quella camera doveva muoversi sempre con la testa piegata.
Da quel momento i giorni cominciarono a passare nella norma, a parte il fatto che noi le giornate le avevamo posticipate di sei ore.
Andavamo a letto alle sei di mattina anche perchè non si poteva rientrare in albergo dalle quattro alle sei perchè chiuso, si faceva colazione a mezzogiorno, si andava sul mare il pomeriggio e poi si cenava e a ballare tutta la notte.
Una sera decidemmo di andare a vedere l'alba a San Marino.
Così, verso le quattro, usciti dalla discoteca ci avviammo per San Marino. Arrivati in cima, dove c'è l'ampio parcheggio, era tutto deserto. L'unica auto era la mia. Due rimasero in macchina, io con gli altri siamo scesi e sdraiati su un prato che si trova lì a fianco. Non molto tempo dopo ecco arrivare una pattuglia della polizia. Niente di particolare, solo un semplice controllo. Piano piano cominciavamo a vedere farsi chiaro. C'era qualcosa di strano perchè c'era sempre più luce e il sole non si vedeva. Infatti, quella mattina, un gran nebbione seguito da grossi nuvoloni neri segnavano l'imminente giornata di pioggia. Così, scoraggiati, torniamo in albergo non prima di aver fatto una lauta colazione con brioches e cappucino.
Non avevamo fatto in tempo a spogliarci e a ifilarci nel letto che “Sandokan” bussò alla porta e ci cacciò fuori. “Sandokan” non era altro che la donna delle pulizie. Noi l'avevamo soprannominata così perchè sembrava l'eroe di Salgari. Minuta, giovane, probabilmente filippina, capelli lunghi neri tenuti fermi da una vistosa fascia rossa intorno alla fronte. Si muoveva con una rapidità incredibile, quasi a scatti.
Era molto nervosa perchè erano giorni che non aveva potuto fare pulizia perchè noi rientravamo sempre al mattino e a quell'ora dormivamo.
Tutti e cinque fuori, nel corridoio e in mutande, seduti sulle scale e sulla porta del bagno, con la testa tra le mani vedevamo volare fuori dalla porta ogni ben di Dio: fazzolettini usati, lattine, bicchieri di carta usati, laniccio vario, ecc.
Dopo di noi sarebbe toccato ai ragazzi dell'altra camera, quella dove c'era il ragazzo alto.
Una della serate più divertenti, per me, fu quando andammo a ballare al “bandiera gialla”.
Bellissima discoteca, su due piani e un altra pista leggermente distaccata. Posta in alto, su una collina, era immersa tutta dentro un grande parco. C'erano viali alberati con le panchine e se non ricordo male anche una specie di cinema. Ogni pista era a tema e io mi fiondai in quella anni 70.
Mentre ballavo ho conosciuto un ragazzo. Purtroppo è rimasto solo il ricordo di quella sera perchè non l'ho più rivisto nei giorni a seguire. Io non ero andato a Rimini per fare conquiste, era più per divertirmi e stare con gli amici, non era il mio scopo principale. Cosa invece che era per i miei compagni di viaggio. Loro volevano per forza conoscere ragazze per fare sesso. Ogni sera partivamo per quella cosa lì e ogni sera tornavano delusi. Della mia omosessualità era a conoscenza solo Lorenzo ma gli altri non si sono mai posti il problema. Non hanno mai fatto domande.
Un giorno, Giacomo, che si vantava di essere il più latin lover degli altri, dice di essere riuscito ad avere un appuntamento con Miss Rimini conosciuta in spiaggia. Anche noi l'avevamo conosciuta, aveva l'ombrellone di fianco al nostro.
Quella sera non abbiamo avuto un attimo di tregua. Parlava ripetendo sempre le stesse cose a raffica e faceva progetti su come avrebbe passato la serata, dove l'avrebbe portata a cena e dove dopo cena.
Non so quanto tempo stette in bagno e tutti i vestiti che si era portato dietro li aveva provati tutti chidendo a noi quale gli stava meglio.
Finalmente uscì e noi decidemmo per la prima serata tranquilla. Lorenzo e Luigi andarono in disco mentre io e Simone a mangiare la pizza e una passeggiata. Volevamo riposarci.
Dopo cena facemmo una lunga camminata sulla spiaggia per aspettare Lorenzo e Luigi che prima di andare in disco, avevamo progettato di fare il bagno a mezzanotte, nudi, visto che era ferragosto.
Io e Simone parlavamo del più e del meno mentre scorgo la sagoma di un ragazzo seduto su un pattino, al buio mentre sullo sfondo brillavano le luci della strada.
Dico a Simone:”Vedi quel ragazzo seduto, laggiù? Per me è Giacomo”.
“No, non è possibile, a quest'ora è con la Miss e fare chissà che cosa”.
“Ti dico che è Giacomo”. Continuando con questo quesito piano piano ci avvicinammo al pattino e lo vedemmo.
Era Giacomo, in lacrime. Erano tre ore che era lì ad aspettare la Miss che non si era fatta vedere.
Mi dispiaceva vederlo in quello stato. Era davvero disperato per il bidone subito.
In quel mentre arrivarono anche Lorenzo e Luigi e subito cominciarono a ridere e a prenderlo in giro.
Ci spogliammo e lo obbligammo saguirci in acqua. Mentre stavamo ridendo e scherzando, facendoci tutti gli scherzi possibili, Giacomo riprese la sua consueta allegria. Facemmo la lotta in acqua: io sulle spalle di Giacomo e Luigi su quelle di Lorenzo.
L'acqua, a quell'ora della notte, era calda, ma usciti per tornare a rivestirci, avevamo tutti la pelle d'oca e brividi di freddo. Come dicevo prima, eravamo nudi e quindi Luigi non perse tempo a fare una battuta sulle dimensioni di Giacomo. “Per questo la Miss non è venuta, ha visto quanto ce l'hai piccolo”. Giacomo non se la prese e gli rispose allo stesso modo, continuando a ridere. Ero contento che gli fosse passata.
Lorenzo e Luigi andarono in disco mentre noi tre girellammo un altro pò e poi a dormire.
Decidemmo di fermarci a prendere un gelato prima di rientrare ma Giacomo disse di avere mal di testa e che rientrava subito.
La vacanza stava volgendo al termine. Il giorno dopo saremmo dovuti ripartire.
Fu una vacanza fantastica, caratterizzata da tanto divertimento e da tante risate che ogni giorno ci facevano compagnia. Ho raccontato solo alcuni degli episodi di maggior rilievo ma ce ne sarebbero tanti altri che le pagine di questo sito non sarebbero sufficienti a raccoglierli tutti.
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