Consulta la guida di Rimini per avere informazioni e conoscere le novità utili per organizzare il tuo soggiorno.
Guida Turistica di Rimini
Utili a trovare informazioni per organizzare le tue vacanze
Sei già registrato? Accedi al pannello di controllo e invia il tuo racconto,
altrimenti iscriviti qui:
la registrazione è
del tutto
gratuita!
Per una panoramica completa sulle migliori offerte turistico alberghiere effettua una ricerca nella pagina dove presentiamo tutte le offerte speciali

RIMINI una città da riscoprire
Fino a qualche anno fa io e mio marito ( entrambi insegnanti ), andavamo spesso a Rimini, per un wee-kend, per una giornata domenicale, per le vacanze estive. Si partiva la mattina all’alba, per evitare il traffico dei turisti e poter arrivare a metà mattinata, con un sole già alto, ma in tempo per affittare le sdraio vicino alla banchisa.
A cena andavamo a mangiare sempre nello stesso ristorante, dove il pesce era cucinato in maniera egregia, e soprattutto l’ambiente era pulito e gradevole.
Noi ci mettevamo sempre ad un tavolo vicino ad una fontanella, e si sceglieva ogni volta una cucina diversa. Di pesce naturalmente.
Ma c’era anche chi veniva lì e si prendeva una pizza. Che orrore!
Il nostro ristorante si trovava sul lungomare, vicino c’era un campo da tennis e Carlo spesso si fermava a guardare i giocatori che palleggiavano in modo sublime, almeno rispetto a me che sono una vera frana.
Una passeggiata dopo cena e uno sguardo al Gran Hotel, così maestoso e imponente ( io una volta con una scusa sono entrata, solo per dare un’occhiata alla hall ), ci aiutava a digerire il pesce.
La spiaggia che noi sceglievamo sempre era proprio di fronte al nostro hotel, quattro passi con la borsa piena di asciugamani, creme abbronzanti e protettive, un libro da leggere, ed eccoci subito alle nostre sdraio che il bagnino, ormai abituato e vederci, ci riservava. Solo che non sempre io e Carlo eravamo d’accordo. Io volevo andare vicino alla riva, dove il riflesso dell’acqua contribuiva a farmi diventare più nera, Carlo, invece cercava un posto più interno. Motivo: sentiva meno il vento ( io la chiamavo brezza ), ma forse il vero motivo era che poteva mettersi a chiacchierare con qualche bella vicina di sdraio.
La spiaggia molto ampia permetteva lunghe passeggiate, anche di mattina presto, quando non c’era nessuno, quando il cielo era ancora plumbeo e da lontano appariva una luce tenue del sole sorgente. Carlo era per questo ossessivo, non mi lasciava dormire a lungo. Cominciava ad alzarsi alle 6 del mattino, andava in bagno, apriva la finestra e naturalmente io dovevo alzarmi e seguirlo.
In quei momenti lo maledicevo, ma poi dopo aver fatto una lunga corsa, tornavo in albergo stanca ma soddisfatta. Una doccia e via in spiaggia.
La sera dopo cena giravamo per i negozi e quello era il momento peggiore, per me. Già a giugno il viale parallelo al lungomare era gremito di gente che passeggiava, gelato in mano, fermandosi a vedere le vetrine sempre molto addobbate, tanto che era difficile poter scegliere un capo interessante.
Quelle serate le ricordo malvolentieri. Non mi piace la confusione, per cui spesso restavo nel giardino prospiciente l’hotel a leggere un libro, o andavo a passeggiare sul lungomare, o mi sedevo a prendere una granita in una delle tante piazzette della città.
Talvolta mi portavo appresso i compiti da correggere, chiusi in una cartella di pelle, al sicuro dunque, perché guai a perderli o rovinarli.
Io potevo restare sdraiata al sole anche per delle ore, soprattutto se avevo un libro da leggere che mi interessava.
Ma una mattina, anche per diversificare le giornate, sono andata al Delfinario.
Mi piacciono i delfini e vederli saltare mi divertiva, così come si divertivano i bambini vicini a me.
Un’altra volta sono andata al centro storico di Rimini. Così ho potuto visitare il Castello e il Tempio Malatestiano.
All’interno ho trovato il Crocifisso, opera di grandissimo valore storico e immensa bellezza artistica. La sua storia è molto enigmatica, poiché non fu subito riconosciuto come un’opera di grande livello e qualità ma, essendo stata rinvenuta danneggiata e mal ristrutturata ,risultava impossibile anche ad occhio esperto valutare il suo valore e la finezza dei tratti artistici.
Tra il 1955 ed il 1958,la croce fu ristrutturata egregiamente e collocata nell'abside sopra all'altare maggiore. Poi c’era l'Elefante, figura fondamentale dell'araldica malatestiana. La forza, l'intelligenza e altre qualità riscontrabili nell'animale sono riconosciuti dai bestiari medievali.
Per i Malatesta l'elefante rappresentava virtù nobili e di comando; appunto utilizzarono ampiamente e artisticamente questo simbolo.
Questa figura è presente in molte parti del Tempio Malatestiano e tutti i cimieri dei signori, raffigurano un elefante nero con corona.
Rappresentazioni del potente animale le possiamo trovare anche in rilievi e stemmi contenuti all'interno del Tempio.
Di Rimini si ricordano solo la spiaggia, i ristoranti, le serate in discoteca, ma nessuno ricorda le sue memorie storiche, i resti delle mura, nessuno ricorda che a Rimini è nato il famoso regista Fellini, a questa città sono legati ricordi di Paolo e Francesca.
Nessuno ricorda che qui è sorta la prima civiltà villanoviana. Esisteva a quei tempi uno scalo marittimo alla foce del Marecchia, a cui approdavano navi cariche di mercanzia e soprattutto di ambra.
Inoltre Rimini ha una sua faccia nascosta:
Rimini è "notturna" non solo per le discoteche che chiudono i battenti al canto del gallo, per le grotte che la traforano, per i cunicoli che corrono sotto la crosta "riminizzata", per la congrega di fantasmi, streghe, orchesse, Fratelli del Tempio, santoni, principi e manovalanza dell'occulto che la calpesta.
Nel Duecento la città ospitò un'importante "magione" dei Templari, che aveva sede nella distrutta chiesa di San Michele in Foro (sorta - si crede - sulle rovine di un tempio pagano), dietro l'attuale piazza Tre Martiri, proprio dove ora si apre un ristorante cinese. I Cavalieri del Tempio riminesi svanirono nel nulla, come tutti i loro confratelli, nel 1307, dopo l'offensiva di Filippo il Bello.
Nel 1791 veniva rinchiuso nell'inaccessibile rocca di San Leo il famoso conte di Cagliostro, e qui moriva a cinquantadue anni, dopo quattro di reclusione in una cella di due metri per quattro, senza porte, a cui si accede attraverso una botola:
è il cosiddetto "pozzetto", dove i Malatesti nascondevano i loro tesori durante gli assedi.
Il mistero più grosso e più fitto lo riserva il più celebre monumento riminese: il Tempio Malatestiano che Cesare Brandi ha definito l'"emblema stesso" del laico e luminoso Rinascimento. La sera del 27 aprile 1462, nel solenne concistoro convocato da Pio II, l'avvocato fiscale Andrea Benzi rovesciava addosso a Sigismondo Pandolfo Malatesta una valanga di accuse una più infamante dell'altra. Oltre a vari omicidi (inclusi un fratricidio e due uxoricidi), stragi, fabbricazione e spaccio di moneta falsa, stupro di varie donne, incesto e sodomia ai danni del figlioletto e infrazione del digiuno quaresimale, al signore di Rimini era imputata la costruzione di un "tempio pagano" per officiarvi riti sacrilegi.
Beninteso la requisitoria commissionata da papa Piccolomini va presa con le pinze. Ma che nella decorazione del Tempio Malatestiano - fra insegne araldiche, maliziosi amorini, sibille, arti liberali e segni dello Zodiaco - ci sia poco o niente di sacro e molto, moltissimo di profano, salta agli occhi anche al turista in zoccoli, calzoncini e canottiera.
A rafforzare i dubbi c'è poi un passo di un testimone al di sopra di ogni sospetto, l'intellettuale di corte Roberto Valturio, che accenna ai "simboli" sparsi nel Tempio, "tratti dai più occulti recessi della filosofia e altrettanto atti a dilettare i dotti quanto a permanere nascosti al volgo illetterato".
Quali "simboli"? Un severo studioso dell'Istituto Warburg, Charles Mitchell, ha sostenuto che ogni statua, bassorilievo, motivo decorativo nasconderebbe un significato segreto, noto solo agli "iniziati" della corte malatestiana. C'è chi si è spinto anche più in là e ha ipotizzato che nel Tempio si celebrassero misteriosi riti.
Sapevate che a Rimini ci sono i Murales?
Appaiono sui muri dei vicoli e delle piazzette del Borgo di Saludecio. È una tradizione famosa: durante l’ “ Ottocento Festival” che annualmente si svolge nella prima decade di agosto gli artisti eseguono a diretto contatto con il pubblico, le opere pittoriche che vanno ad aggiungersi a quelle degli anni precedenti (oggi in tutto sono 36). Il tema storico, attualizzato nei suoi significati simbolici ed artistici, contribuisce quindi a dare una originale impronta culturale all’evento, un’impronta di qualità che caratterizza di anno in anno il Festival, creando una vera e propria tradizione artistica del “muro dipinto”. Io ho assistito ad una di queste manifestazioni, e devo dire che i Murales erano veramente belli.
Dunque Rimini non è solo mare, anche se lo ammetto, con mio marito esisteva solo la spiaggia ed i negozi dove acquistare l’ennesima camicia o orologio magari scontati.
Disclaimer: i contenuti di questa pagina sono immessi direttamente dagli utenti che se ne dichiarano autori assumendone piena responsabilità; 7mates.com acconsente alla loro pubblicazione, declinando qualsiasi responsabilità in merito.
7mates declina ogni responsabilità per imprecisioni o errori nei contenuti.
* I voti di questa guida vengono aggiornati ogni 24 ore
©Copyright 2008 Promax Comunication SA | Contatti | Swiss Made