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“Dal West alla via Emilia”, mi verrebbe da dire. Perché questo è il lavoro artistico, il divertimento, lo scherzo pittorico di un artista rientrato da Hollywood...
Ho conosciuto il lavoro di Gino Pellegrini da semplice spettatore, nelle differenti trasformazioni di Piazzetta Betlemme a San Giovanni in Persiceto, cittadina poco distante da Bologna.
Nel 1982, come idea di allestimento scenografico di una manifestazione estiva di cinema e varietà in piazza, dal nome “Il cinema, la gente, la fantasia e una piazza”, si era pensato inizialmente ad un gioco di quinte e di fondali, poi venne l’idea di dipingere direttamente sulle facciate delle case.
Questa piazzetta insignificante e degradata sbocciò in un tripudio di colori, dipinti, sagome e pannelli. Un vero e proprio set cinematografico. La gente non andava solo al cinema o a teatro, ma si ritrovava dentro il palcoscenico cinematografico, con i muri accesi di luci e di “inganni pittorici”.
Gino Pellegrini, partito diciassettenne per gli Stati Uniti, era appena tornato da Hollywood dove aveva collaborato come pittore e scenografo a film come 2001 Odissea nello spazio, West Side Story, Indovina chi viene a cena, Il pianeta delle scimmie, Mary Poppins, Un maggiolino tutto matto.
Pellegrini immaginò un miscuglio pop di mondo rurale e di divi Hollywoodiani, punteggiato da inganni visivi, da finzioni “trompe-l’oeil” che davano l’illusione della realtà, facendo uscire dalla superficie dei muri gli oggetti dipinti che “colpivano” l’occhio dell’osservatore. Una prospettiva alla rovescia che, anziché perdersi in lontananze infinite, si faceva quasi scultura, con una alchimia visiva che inquietava e meravigliava lo stupefatto visitatore.
Prima del film, nell'intervallo e dopo il film in un piccolo palco posto sotto lo schermo si esibivano illusionisti, suonatori, cantanti, intrattenitori. L'ingresso alla piazzetta era libero.
Nella platea, popolata di tavolini e sedie come un cafè-chantant si poteva bere e mangiare, perchè in uno di questi edifici truccati albergava il bar con cucina.
L'inganno dell'illusione del Cinema si allargava così al pubblico e agli oggetti. La gente non andava solo al cinema, ma era dentro un palcoscenico e diventava essa stessa teatro dell'illusione secondo la logica del sogno. Finita la festa, rimasta la scenografia del teatro o del cinema di strada, è entrato pian piano nella consuetudine quotidiana, nel tessuto cittadino, come un naturale inganno, un angolo dell'illusione di cui la città va fiera.
E poi, nel 1992, una nuova versione: la piazzetta fu riaffrescata con un gioco straniante di impalcature dipinte che con corde, pali e mollette, sostenevano porte vere e finestre reali. Il tutto si stagliava in un paesaggio campestre padano fatto di muretti a secco un po’ sbrecciati, campi coltivati a perdita d’occhio e qualche pioppeto in lontananza. Bandito qualsiasi segno di presenza umana, a parte due galline, un gatto, una bicicletta rotta ed un ironico Cesare Zavattini che ammiccava tra un palo ed una finestra.
Importanti critici d’arte ci hanno visto De Chirico, Dalì e anche un po’ di pop-art. Io, che non ho tale profondità intellettuale, ho intuito l’ironia, lo spirito del gioco, la beffa operata da Gino Pellegrini. Gioco che ha poi trovato il suo culmine nell’attuale allestimento di piazza Betlemme, un tripudio di ortaggi fuori scala e di animali fantastici. Il che ti costringe a tornare bambino, una sorta di Alice nello specchio, che si aggira tra peperoni, verze e cavolfiori giganti, dentro i quali anche tu vorresti davvero abitare, tra asini con le ali, oche alte tre metri e rane da cartone animato.
Chi ha voluto vederci la riproduzione di un panorama rurale, secondo me non ha colto la potenza dello scherzo, del gioco pittorico, del divertissement di Gino Pellegrini che, in un banalissimo paese della bassa Padana, appena girato un normalissimo angolo di una casa, POOOFF! ti fa piombare in un mondo incantato, che non esiste nella realtà, ma che esiste come ricordo infantile e come sogno, e con cui ti trovi improvvisamente a fare i conti…. Tutto un po’ folle, forse. Sicuramente “diverso”. E forse è questa la chiave di lettura più interessante.
Gino Pellegrini ha un lungo percorso di interesse al rapporto tra arte e diversità: il grande muro di ceramica nera in alfabeto Braille “dedicato ai non vedenti”, la mostra “Vita da Pazzi” – una mostra itinerante sulla storia dei manicomi – “I Destini della Crisalide”, un viaggio per comprendere la malattia mentale anche attraverso l’espressione artistica.
Portare alla luce la storia della diversità – dice Pellegrini – lo attrae perché chi è sofferente è detentore di una sensibilità molto acuta che permette, attraverso la voce del proprio vissuto, di aprire una finestra sul panorama dell’isolamento.
Dipingendo all’interno di un ospedale psichiatrico – il Roncati di Bologna – lo scenografo ha sperimentato direttamente come, in un contesto privo di qualsiasi categoria, regola o status potesse sperimentare in modo totalmente libero le sue scelte grafiche ed espressive. Quella libertà espressiva che forse le convenzioni della società soffocano e che in un’istituzione psichiatrica può assumere anche una valenza terapeutica. La traccia del vissuto di chi produce arte come mezzo per comunicare con gli altri, e che assume significato per coloro che la guardano.
Comunicazione e isolamento, dunque. Credo che questo sia il leit-motiv dell’opera di Gino Pellegrini, che può aiutare a capire l’attuale progetto allestito nella piazzetta Betlemme: l’indagine del rapporto tra noi e la natura, sempre compagna di vita dell’uomo, ma intrisa di quella valenza magica e simbolica che ne segna profondamente il rapporto.
E, come gesto d’amore verso il Cinema, un’operazione di pura illusione: d’estate capita di vedere, sedute sulle panchine della piccola piazza, delle mamme con carrozzina che si immergono nell’inganno, che accettano l’illusione di piazzetta Betlemme: i paesaggi dipinti, i grandi ortaggi trionfanti, gli imponenti animali fantastici fanno davvero entrare in un bosco sognato, rendono possibile l’idea di essere saltati dentro un disegno – un po’ come in Mary Poppins – e di dialogare con asini che volano, rane che ridono e pesci che, balzano fuori dall’acqua solo per sorriderti.
E allora è bello augurare buon viaggio a tutti coloro che sono già venuti fin qui e a chi vorrà venire, magari per curiosità, e sceglierà di entrare in piazzetta Betlemme. Un invito a lasciarsi prendere dall’onda della fantasia, a riscoprire il piacere di sognare, di emozionarsi, di sentirsi un po’ come Bastiano de “La Storia Infinita”, di entrare per un attimo in un altro mondo, il mondo di Fantàsia...
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