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Il castello fu costruito da Beltrando Rossi nel 1385 come roccaforte di interesse strategico e commerciale nei pressi della via francigena. I Rossi di San Secondo fu una famiglia di indirizzo strategico anche nella vita privata, dato che non persero tempo nella scalata sociale e si imparentarono con le famiglie più importanti d'Italia, i Riario, gli Sforza, i Medici, i Gonzaga e i Rancone. Per restare al passo con i tempi di nobili sfarzosità, aprirono le porte ai grandi artisti e letterati dell'epoca, Pietro Bembo, il Parmigianino, Benvenuto Cellini e Pietro Aretino, il flagello dei Principi.
Nella Galleria di Esopo e nelle Sale delle Favole, interessante è la rappresentazione di queste storie, perchè la loro scelta e illustrazione non era casuale, ma dietro animali e personaggi fantastici si nascondevano politici, preti, uomini ilustri che venivano palesemente presi in giro! Bisognava solo saper leggere tra le figure... e trovavi il Papa, Paolo III, Alessandro Farnese (la famiglia alleata per eccellenza con la curia fino al punto di risolvere alcune questioni con l'assassinio...).
Nelle Sale di rappresentanza si trovano gli affreschi della mitologia classica, anche questi allegorie di una situazione intima che vivevano i Rossi, ossia il dispiacere per aver perduto nei confronti dei Farnese i privilegi dai signori di Parma. La famiglia Farnese era famosa per essere spietata quando si trattava di scalata sociale, non guardava in faccia a nessuno e quasi sempre il loro cammino era segnato con il sangue. Di conseguenza era molto pericoloso andare contro di loro, a meno che non si contasse sull'aiuto di qualcuno veramente potente.
Infine esiste anche una Sala delle gesta dei Rossi, dove si celebrano le grandi imprese dei Rossi (non molto famose...) dal 119 al 1542.
Il fantasma della giovane fanciulla
In questo castello esiste un fantasma che si aggira ogni notte a mezzanotte di una giovane fanciulla non ancora ventenne trucidata a sangue freddo. Ancora oggi si vede la traccia di sangue sul camino della Sala di Latona, a testimoniare il punto in cui fu assassinata.
L'alchimia dell'asino d'oro
Tra gli affreschi e gli arazzi che ancora oggi decorano la corte, merita l'attenzione il soffitto della Sala dell'Asino d'Oro "Asinus Aureus", perchè racconta un'importante opera letteraria dal forte contenuto alchemico: le Metamorfosi di Apuleio. Come un fumetto antico in 17 vignette viene rappresentata tutta la vicenda dell'uomo trasformato in asino.
La storia narra le vicende di un ragazzo di nome Lucio appassionato di alchimia e si svolge a Patrasso, in Grecia, dove si egli stesso si reca in Tessaglia paese delle streghe. Qui alloggia dal ricco Milone e sua moglie Panfila, nota maga dalle facoltà di mutare la sua persona in un uccello. Lucio affascinato dalla cosa, vuole tentare la stessa magia e, aiutato da una serva, ruba una delle boccette della padrona. Purtroppo però la pozione invece che trasformarlo in un volatile lo muta in un asino! Da qui in avanti vi è un susseguirsi di vicende tragicomiche alla ricerca dell'antidoto che lo portano ad essere partecipe di mille angherie ed essere testimone dei più tremendi vizi umani. Non può parlare, ma l'intelligenza e la consapevolezza sono quelle umane. Prima viene rapito da dei briganti, ma ciò risulta poi essere positivo, dato che nella grotta in cui viene custodito insieme ad una fanciulla rapita, sente narrare la storia di Amore e Psiche, una vicenda molto simile alla sua e che lo aiuta a capire che la curiosità non è stata malevola solo con lui, in questa storia infatti, una fanciulla, amante del dio Eros, lo perde solo per mera curiosità e per riaverlo deve affrontare come espiazione alla colpa commessa, mille peripezie (viene narrata splendidamente a Palazzo Te a Mantova). Dopo altre avventure, tra le quali un rapporto sessuale con una umana, si trova sconfitto sulla spiaggia di Cancree, sulla quale, al plenilunio, lo viene a trovare in sogno la dea Iside, che lo conforta indicandogli l'antidoto, delle semplici rose! Il giorno dopo incontra una processione dedicata alla dea egizia dove trova le rose magiche e, dopo essere ritornato in forma umana, come forma di riconoscenza decide di essere iniziato ai misteri di Iside e Osiride.
Diciamo che in questo racconto abbiamo i principali elementi di alchimia: la trasformazione, Iside, le rose...
L'uomo, la sua anima quando viene al mondo è in realtà avvolta in un involucro primordiale, bestiale, rappresentato dal protagonista e dalla sua trasformazione in asino. Le sue peripezie, avventure, disavventure, lo portano ad una crescita interiore e ad una ricerca di quella pietra filosofale (non a caso identificata con la rosa) che gli permetterà di ritrovare la sua forma "umana" in tutto e per tutto, in una sorta di trasformazione. Ecco che l'uomo da corruttibile - piombo - si trasforma in incorruttibile, eterno - oro. L'anima da mortale (asino) diventa immortale (uomo), altri non è che la visione metaforica di quello che ricercavano gli alchimisti, ovvero la trasformazione del piombo in oro, si credeva infatti che laddove si riuscisse materialmente a realizzare un esperimento simile, si sarebbe riusciti a farlo anche con il corpo umano, si sarebbe riusciti a far divenire il corpo e l'anima come l'oro, immortale. Tutto ciò, sempre non a caso, durante una processione di Iside e Osiride, a cui gli alchmisti erano tanto legati.
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