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La pesatura delle anime

di luoghimisteriosi Contatta l'autore

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La chiesa di San Biagio, ad aula unica coperta con volta a botte unghiata e presbiterio absidato, sorge su un colle, in un alternanza tra prati e boschi in un contesto simile al paesaggio medioevale. Citata per la prima volta nel 1230, la chiesa sorge all’inizio del XII secolo come tappa intermedia tra Collecchio e il monastero cistercense della Rocchetta, attivo fino al XIV secolo sul versante opposto del monte Prinzera e principale punto di sosta per i pellegrini di una variante alla Via Francigena di monte Bardone.
La lunetta sopra il portale d’ingresso rappresenta la PSICOSTASI, ovvero la pesatura delle anime. Sulla bilancia si trovano due anime, sottoposte a giudizio al momento del trapasso. Il Bene (rappresentato dall’Arcangelo Michele con la spada sguainata) e il Male (rappresentato dal demonio alato) sorreggono la bilancia e si contendono le anime. Il Male lotta con l’inganno: il primo demonio spinge la bilancia, mentre un secondo cerca di farla pendere dalla propria parte tirandola con un uncino. L’anima di destra è già condannata all’inferno.
La lastra è opera di un artefice attivo nei primi decenni del XIII secolo, forse lo stesso delle Storie di Santa Margherita della vicina pieve di Fornivo. Il tema iconografico della pesatura delle anime, poco frequente in Italia e invece abbastanza comune nelle chiese francesi e in quelle sul cammino di Santiago, testimonia l’importanza delle vie di pellegrinaggio per la circolazione della cultura nel medioevo.
Ciò che è incredibile, aldilà della chiesa in sè, è proprio ciò che raffigura la lunetta, ovvero la pesatura delle anime. Questo tema è molto più antico del periodo in cui è stato rappresentato, viene infatti ritrovato come punto fondamentale del trapasso nell'antico culto egizio. Il Faraone che moriva, prima di raggiungere l'aldilà vero e proprio, assolutamente ignoto, doveva affrontare una serie di prove il cui superamento veniva facilitato dal libro dei morti, una sorta di manuale su "come affrontare i pericoli nel viaggio verso l'eternità" che veniva "seppellito" insieme al Faraone. Una volta superato con successo l'impervio cammino, l'anima del defunto doveva affrontare la prova più ardua, il Giudizio Universale, molto simile a quello cristiano. Osiride in trono, infatti, al pari di Gesù, doveva giudicarne l'anima che, se ritenuta pura e priva di peccato sarebbe stata accolta in cielo, al contrario sarebbe finita all'inferno. Gli egizi però avevano questo tema fisso che altro non era che la pesatura delle anime, il cuore del faraone veniva messo su una bilancia a confronto di una piuma, se il cuore ne risultava più leggero sarebbe stato accolto da Osiride nel regno dei cieli, altrimenti, già era pronta la bestia per divorarlo. Stranamente ritroviamo lo stesso tema anche nel Medioevo, senza ombra di dubbio derivato dal giudizio di Osiride.
A pesare l'anima non è più Ptah ma l'Arcangelo Michele, a giudicare non è più Osiride ma Gesù, a divorare l'anima non è più la bestia Ammit (testa di coccodrillo, zampe di leone e di ippopotamo) ma direttamente il Diavolo; ciò che è rimasta sempre la stessa nei secoli è l'anima dell'uomo, che in una o nell'altra religione si dovrà trovare di fronte al Giudizio Universale.

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