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di LEODIUS
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Il castello di Montorio
di Uberto Tommasi

E’ uno spettacolo magnifico, quasi un miraggio. La costruzione pare galleggiare nell’aria. Un sito dalla storia millenaria. Il monolito della Préa Fita, secondo il Grancelli, servì a disegnare il piano della fondazione di Verona Romana

Ricordando l'opera, “Filocolo”di Giovanni Boccaccio (1334-1340), con i protagonisti Florio e Biancofiore, che si svolge a Marmorina, in una città antica provvista di un vasto spiazzo detto la “Bra”, posta sulle rive “del corrente Adice” a breve distanza da “Montoro” cioè Montorio, sappiamo che Marmorina è Verona la quale, a quei tempi era famosa per essere ricca di monumenti :“Il re Felice , temendo che Florio innamorato di Biancofiore se la volesse pigliare in moglie, contro il volere di paterno, lo manda a fare lo studio della filosofia e delle scienze nella Università preso il duca Feramonte di Montorio... Florio pentito di aver condisceso al padre di partire da Marmorina per gli studi a Montorio, va a trovare Biancofiore piangente nella sua camera... E tanto era vicino Montorio a Marmorina che Florio veniva la notte incognito da Montorio al palazzo reale di Marmorina, tornando a dormire a Montorio all'insaputa del duca Feramonte”.
Incuriositi da queste preziose testimonianze di epoche passate, patrimonio culturale di storia e civiltà, accompagnati da un architetto, che ci ragguaglia sui segreti delle geometrie medievali, decidiamo di visitarlo. Giunti nei pressi di Montorio il castello ci appare all’improvviso. E’ uno spettacolo magnifico, quasi un miraggio. La costruzione pare galleggiare nell’aria. Infatti, le alte ripide mura di colore chiaro sembrano un’entità separata bruscamente dal resto del terreno. Giunti alla base della collina scegliamo di inerpicarci per il sentiero che dal paese porta al maniero. Camminando la nostra guida ci spiega come molti particolari lascino credere che, parte dell'attuale Castello di Montorio, sia di origine romana o, almeno, sia stato ricostruito nello stesso luogo dove sorgeva un qualche castrum dell'antica Roma. Le sue parole: “ll sito ha una storia millenaria, vi sono stati ritrovati oggetti dell’Età del Ferro e ceramiche paleovenete, mentre scavi recenti hanno portato alla luce resti di una vera e propria città che si estendeva intorno alla fortificazione e che reca tracce delle varie civiltà qui succedutesi nel tempo (Veneti, Reti e Romani). Con la costruzione della via Postumia i Romani insediarono sul colle un presidio militare. Testimonianze importanti sono anche tracce dell’acquedotto romano che trasportava a Verona le acque delle risorgive, che in epoca medievale rifornivano le prime stazioni di artigianato (lana, seta e ferro) della zona.
L’edificio sorge in posizione strategica, sul colle che separa la Valpantena e la Valsquaranto e che domina la pianura verso Verona. “ Il nostro interlocutore continua :” Della sua origine si sa poco. Ottone III imperatore di Germania, nel 955 lo donò a Oberto Vescovo di Verona.
La fortificazione, durante il XII e XIII sec., fu teatro di assedi, incendi e distruzioni causati dalle lotte fra Guelfi e Ghibellini e dalla guerra contro Federico Barbarossa. Nel 1141 la famiglia veronese dei Crescenzi possedeva il castello di Montorio, forse come vassalla dei Vescovi di Verona che l'avevano in feudo; questa famiglia era in guerra con l'altra, pure veronese, dei Sanbonifacio. Il marchese Herman, Vicereggente dell'imperatore Corrado, era stato invitato dai Reggenti di Verona a sedare le civili discordie. Eqli prese il partito dei Sanbonifacio ed espugnò, con l'uccisione di molti, il castello di Montorio. Nell'anno 1156 i Sanbonifacio assaltarono i Crescenzi, conquistarono il Castello e lo diedero alle fiamme
Ceduto al Comune di Verona, divenne una delle residenze preferite della signoria scaligera che lo fece ricostruire più bello eleggendolo a luogo di villeggiatura. Caduta la Signoria Scaligera nel 1387, il maniero fu prima dei Visconti e poi dei Carraresi ed infine dei Veneziani.
Nel 1405, in questo Castello, i delegati veronesi trattarono la dedizione spontanea alla Repubblica di Venezia.”
Costatiamo di persona che delle sette torri che poco più di un secolo prima ornavano il complesso, solo quattro sono rimaste parzialmente in piedi. Però l'architetto ci rivela che esiste una dettagliata rappresentazione del castello in un disegno dal 1663 che è stato realizzato da un perito della Serenissima, conservato presso l'Archivio di Stato di Venezia, realizzato su carta , con inchiostro seppia e colori ad acquarello, dove il castello risulta di ben nove torri e di un mastio.La cinte e le torri sono merlate, all'interno si scorgono una piccola chiesa, alcune case e un pozzo.
Al presente i due tratti di cortina a tramontana e a levante, con torri intermedie, non esistono più. Rimangono le due torri angolari a nord-est e a sud-est. Il mastio isolato, staccato di circa un metro e mezzo dalla cerchia muraria; con probabilità vi si accedeva da una porta, tuttora visibile, sopraelevata di cinque metri rispetto al cortile mediante una scaletta mobile. Mozzata è la torre che custodiva l'unico ingresso, il quale mostra negli stipiti le scannellature in cui scorreva la saracinesca calata dall'alto per chiudere il passaggio. Dietro si vedono infissi i cardini atti a reggere un serramento.
Visitata la fortezza prendiamo il sentiero che sul lato est del Forte, conduce al monolito bianco della Prèa Fita, che spicca da almeno 2000 anni sullo sfondo delle pietre scure del terreno circostante. Grancelli nel libro “Piano di Fondazione di Verona Romana” sostiene che gli antichi architetti, prendendo le misure da questo punto, costruirono la pianta magica di Verona. Alla sera prima di andarcene ci fermiamo a riflettere ai tempi in cui un castello più era grande ed alto, più rappresentava la paura. Quella del castellano verso il popolo soggetto e le armate nemiche, quella del popolo verso il castellano, e ringraziamo la fortuna che ci ha fatti crescere in un tempo in cui i castelli servono solo a rappresentarvi commedie teatrali.





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