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Il Vittoriano ritrovato
di Enzo Di Giacomo [contatta l'autore]
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Si ha la sensazione che a visitare il Vittoriano siano più gli stranieri (giapponesi, tedeschi, americani) che gli italiani. Provate a salire i numerosi gradini delle scalinate e cercate di interpretare la lingua di chi sale per ammirare una delle più belle vedute di Roma: quella italiana sembra essere in minoranza. Non perché gli italiani non amino l’Altare della Patria, ma perché gli stranieri accorrono sempre più numerosi e rimangono affascinati di fronte a tanta abbondanza di marmo, di statue bronzee, della statua equestre di Vittorio Emanuele II alta 12 metri, delle terrazze dei propilei uniti dal Portico da dove ammirare Via dei Fori Imperiali sino al Colosseo, Piazza Venezia lungo la Via del Corso sino a Piazza del Popolo, il Gianicolo, il Campidoglio, i Colli Albani, il Monte Soratte. Una veduta aerea con gli occhi che non smettono di roteare. I soldati di guardia, militari di leva selezionati con cura per compiti di rappresentanza, ti fissano compiaciuti anch’essi per la beltà dello spettacolo.
“Brutto e infelice fu il progetto di Sacconi, ma nel dettaglio il monumento è di altissimo livello qualitativo, un autentico, stupendo museo di ciò che fu il canto del cigno della tradizione artistica e tecnica dell’Italia” ha lasciato scritto il critico d’arte Federico Zeri.
La prima pietra fu posta nel 1885 dopo che l’architetto Giuseppe Sacconi aveva vinto il concorso nel 1884 bandito per la realizzazione di un’opera che onorasse la memoria del primo Re d’Italia da poco scomparso, ventiquattro anni dopo l’Unità d’Italia e a quindici da Roma capitale. I lavori furono portati a termine nel 1935, anche se l’inaugurazione dell’incompleto Monumento si svolse il 4 giugno 1911 in occasione del cinquantenario della proclamazione del Regno. Il 4 novembre 1921 per iniziativa dei reduci della prima guerra mondiale fu aggiunta la Tomba del Milite Ignoto, la salma di un soldato sconosciuto caduto nella guerra 1915-18.
Viene definito spesso il Monumento della retorica, il luogo del ridondante: forse perché negli ultimi tredici anni della sua edificazione si avvalse degli interventi del fascismo che lo inserì in molte coreografie come le oceaniche adunate di Piazza Venezia, le sfilate militari su "via dell'Impero" e le numerose celebrazioni patriottiche che ebbero luogo sulle sue scalinate?
Il neonato Regno d’Italia doveva consegnare alla storia - e a Roma capitale in particolare - un monumento che suscitasse meraviglia per la sua imponenza e per i valori simbolici in esso contenuti: concepito come quinta architettonica, il Vittoriano rappresenta con l'antistante Piazza Venezia il centro della nuova Roma, capitale del Regno d'Italia. Il modello è quello del grandioso altare di Pergamo di età ellenistica e dei santuari romani articolati scenograficamente in grandi terrazzamenti, adagiati sul fianco di una collina, su cui si distribuiscono scale, terrazze ed elementi architettonici.
La visita al Vittoriano è un’ascensione che gradino dopo gradino (ce ne sono 243) ti porta a circa 70 metri d’altezza e richiede un po’ di tempo per appropriarsi della “storia” di un monumento che agli stranieri piace sempre di più, mentre allo scrittore cattolico Giovanni Papini no: “Questo bianco ed enorme pisciatoio di lusso che abbraccia dentro i suoi colonnati un pompiere indorato e una moltitudine di statue banali fino all’imbecillità”.
Prima di salire, è bene fermarsi ai due lati per ammirare le due Fontane che rappresentano l’«Adriatico» e il «Tirreno», i due mari che cingono l’Italia. Dopo aver attraversato un cancello in ferro battuto finemente lavorato su disegno di Manfredo Manfredi, ci si trova al cospetto di due imponenti gruppi di bronzo dorato: a sinistra il «Pensiero» di Giulio Monteverde, mentre a destra è l’«Azione» di Francesco Jerace. Prima di arrivare all’Altare della Patria, all’interno del quale è seppellito il Milite Ignoto, sul lato sinistro si trovano le statue marmoree della «Forza» di Augusto Rivalta e della «Concordia» di Ludovico Pogliaghi, mentre sul lato destro il «Sacrificio» di Leonardo Bistolfi e il «Diritto» di Ettore Ximenes.
Siamo giunti all’Altare della Patria, come lo chiamano tutti. In piedi, nell’edicola centrale, è la solenne figura della Dea Roma di Angelo Zanelli, con ai lati bassorilievi ispirati alle Bucoliche e alle Georgiche di Virgilio, che rappresentano il Trionfo dell’Amor Patrio e del Lavoro. Nella profondità dell’Altare è stato sepolto il Milite Ignoto.
Proseguendo lentamente lungo le scale laterali, ci troviamo di fronte alla statua solenne di Vittorio Emanuele II, primo Re d’Italia. Il gruppo equestre è opera del friulano Enrico Chiaradia, modificato dopo la sua morte da Emanuele Gallori, l’autore del monumento a Giuseppe Garibaldi sul Gianicolo. Il Sacconi fu un avversario tenace del gruppo equestre poiché non voleva il Re a cavallo, ma “come in un’apoteosi, indossante gli indumenti regali, coronato dal genio di una Vittoria primo Re d’Italia in Campidoglio”. Il gruppo è alto 12 metri e per la sua fusione furono necessarie 50 tonnellate di bronzo!
Procediamo sino a fermarci sulla grande terrazza (può contenere 1500 posti a sedere) del Bollettino della Vittoria del 4 novembre 1918, da dove è possibile ammirare la maestosità del Portico lungo 72 metri e composto da 16 colonne alte 15 metri e dei due propilei che formano un unico corpo con il Portico; una breve torsione del corpo e ti appare quasi in silhouette il cavallo e Vittorio Emanuele II.
Sopra le colonne, in una sequenza scenografica efficace, le statue delle 16 Regioni d’Italia: da sinistra il Piemonte con l’aquila sull’elmo; la Lombardia con le vesti agitate dal vento; il Veneto con il leone di San Marco; la Liguria con la prora simbolo del dominio dei mari; l’Emilia con il fascio consolare; la Toscana con il capo cinto del lauro dei poeti; le Marche con l’aratro e la cetra; l’Umbria; il Lazio con la vittoria di bronzo nella sinistra; l’Abruzzo; la Campania con la cornucopia simbolo della fertilità delle sue terre; la Puglia con i grappoli dell'uva; la Basilicata; la Calabria, opera dello scultore G. Nicolini, armata figura selvaggia, con le spalle coperte da una pelle di fiera delle sue foreste; la Sicilia con lo stemma della Trinacria e, infine, la Sardegna.
Entrando nei Propilei si ha la sensazione di trovarsi in un ambiente dell’antica Roma o di Atene per l’equilibrio raggiunto fra pittura, mosaici e colonne scolpite. Al di sopra dei Propilei, a sinistra la Quadriga dell’Unità, opera di C. Fontana; a destra la Quadriga della Libertà di Paolo Bartolini. «Ci troviamo in uno dei punti più straordinari del mondo» ha sottolineato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo aver visitato la terrazza delle Quadrighe del Vittoriano, accessibile oggi attraverso due modernissimi ascensori panoramici progettati dall'architetto Paolo Rocchi. «Spero che questa terrazza ci aiuti a capire quale senso di ammirazione prova chi viene a visitare l'Italia, Roma. Me ne rendo conto ogni volta che incontro altri Capi di Stato, da come parlano del nostro Paese, della nostra capitale. E' una reazione che noi non riusciamo ancora a capire bene, a mettere pienamente a fuoco» ha concluso il Presidente della Repubblica.
E’ giunto il tempo di scendere, ma fate lentamente perché si ha l’opportunità di ripassare la storia del Monumento a Vittorio Emanuele II, ovvero dell’Altare della Patria.

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ROMA, ITALIA

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