Le cinque terre
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Esco di casa che è ancora buio. Sono attrezzata di tutto punto per il trekking, bastoncini compresi, zaino sulle spalle e una leggera ansia da situazione nuova. E’ il mio primo viaggio da sola, destinazione Riviera di Levante, Cinque Terre, Liguria. E’ la magica terra cantata da De Andrè. Da tanto avrei voluto visitarla e oggi parto in treno per conoscerla. All’arrivo troverò una compagnia di una quindicina di persone a me sconosciute ma con lo stesso gusto per le camminate in montagna. Già sull’inter-city un ragazzo e una ragazza del gruppo vengono a cercarmi. Immediatamente familiarizziamo e ci trasferiamo nel vagone ristorante per conoscerci. Il tempo alla partenza, dopo giorni di piogge intense, è sereno. Strada facendo si guasterà e migliorerà più volte. I miei nuovi amici sono molto simpatici e intelligenti. Abituati a viaggiare da soli, parlano volentieri delle loro esperienze. Ci scambiamo racconti di viaggi e non solo, mi sembra di averli conosciuti da sempre.
Le ore di viaggio passano in fretta e all’arrivo ci accoglie una tiepida giornata di sole, un cielo limpido e un mare calmo come in piena estate. Ci uniamo subito agli altri, posati i bagagli e indossati gli scarponi, partiamo per il primo percorso. Il sentiero che porta sul promontorio di Punta Mesco s’inerpica tra i pini e, man mano che saliamo, s’intravvede il mare a destra e a sinistra. Strada facendo mangiamo corbezzoli maturi direttamente dagli alberi. La macchia mediterranea si fa più bassa fino ad arrivare in vetta dove resto senza fiato non solo per la salita ma per la bellezza del panorama: a sinistra le Cinque Terre, a destra tutto l’arcipelago toscano. Il sole comincia ad abbassarsi proiettando raggi lunghi sulla superficie del mare, è caldo, non c’è un filo di vento. Respiro a pieni polmoni la natura, l’aria, il sole, i nuovi amici come se fossi rimasta sott’acqua per troppo tempo. La fatica della salita si scioglie. Ci sistemiamo su un terrazzamento a picco sul mare per ritemprarci e, smangiucchiando focaccia, facciamo conoscenza. I miei compagni di trekking hanno un’età media di quarant’anni, sono più donne che uomini, quasi tutti sono single e fanno i mestieri più vari. C’è l’addestratore di cani poliziotto, alto, sottile e scuro in viso, taciturno e con occhi vivacissimi, due agronomi piemontesi che parlano a raffica di viti, terreni, piante con accento piacevolissimo, svariati emiliani tra cui la mia vicina di letto abituata a fare sport come un secondo lavoro, va in bici tutti i giorni, in palestra sempre, fa trekking ogni fine settimana, sci quand’è stagione, un fisico da paura, peccato che sia praticamente un uomo…e poi, c’è l’esperto di contabilità timidissimo e lesto nel salire, l’ex albergatore riminese, il più vicino a me per età, che si gode la vita da pensionato da ben 20 anni, l’impiegata toscana piccola, nervosa e polemica come da tradizione, l’insegnante universitaria di trent’anni che sembra una bambina, un’anestesista romana con cui familiarizzo all’istante perché sembra mia figlia, l’impiegato nella redazione di un giornaletto per adolescenti simpatico e caciarone, infine l’accompagnatore, un bel ragazzone moro che guida con fermezza la banda di scalmanati che arrancando lo seguono. La discesa si preannuncia più tosta della salita, il sentiero è scivoloso e pieno di gradini. In fondo troviamo la prima delle Cinque Terre, Monte Rosso al mare, un borgo incantevole protetto da colline piene di vigneti a terrazzamento, olivi, limoni. Io e la dottoressa ci addentriamo tra gli stretti carruggi in cerca di souvenirs. C’è poca gente in giro, le luci del borgo sono dorate, la strada che costeggia il mare è costellata di panchine, l’atmosfera è rilassata. A cena ci mescoliamo tra noi e mangiando e bevendo ci lasciamo andare a discorsi più intimi, ma la fanno da padroni i racconti di viaggio. Gli animi si scaldano parlando di politica. Il pesce è fresco, buonissimo, il vino irresistibile. La prima giornata si va spegnendo, la stanchezza è tanta e l’eccitazione della novità mi ha sfinita, domani si riparte presto. Ci aspetta Camogli con i suoi 700 gradini che, tra orti e case in pietra, ci portano nel bosco di castagni che popolano il Promontorio di Portofino. La discesa arriva sulla spiaggia dell’Abbazia di San Fruttuoso, una delle più belle chiese d’Italia, dove riusciamo perfino a mettere i piedi in acqua…il tempo è stato davvero clemente! Riscendiamo fino a Portofino che, per la verità, sembra un po’ spettrale: non c’è nessuno in giro, è freddo, umidissimo e i pretenziosi negozi di grandi firme tutti rigorosamente chiusi. Domani ancora sentieri, ancora salite faticose premiate da panorami mozzafiato, ancora viottoli selciati, i creuze de mà, ancora poesia nell’aria, borghi, chiese romaniche e focacce, spiagge e panchine al sole, ancora mare...