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Battito di ciglia

di DinoChiappini Contatta l'autore

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Un sabato di giugno, Golfo dei poeti, una splendida giornata di sole, un mare da sogno pronto ad ospitare la regata promossa dal Lyons club di Lerici.
Nel piccolo porto già fervono i preparativi per accogliere i regatanti e i loro ospiti. Ormeggiata, vicinissima alla passeggiata, l"imbarcazione Battito di ciglia attende che il suo armatore la iscriva all"imminente regata.

Mentre la gru adagia in acqua alcune piccole barche e le macchine d"epoca si schierano in bella mostra, il gruppo Homerus composto da quattro atleti e due accompagnatori è alle prese con un problema che rischia di rovinare la bella gita a tutti. L"imbarcazione promessa dagli organizzatori, destinata ad ospitare i non vedenti, non c"è. L"armatore con una telefonata dell"ultima ora ha dichiarato l"indisponibilità della barca "causa guasti".
L"imbarazzante situazione è prontamente risolta da una proposta : "chiedete agli equipaggi che verranno ad iscriversi al tavolo dell"organizzazione un passaggio anche per il gruppo dei ciechi". A dirlo sembra facile, ma presentarsi a sconosciuti di punto in bianco e accreditarsi come velisti che non ci vedono, non è cosa che possa prefigurare la certezza di un imbarco.

Infatti, nonostante la determinazione degli interessati, al tavolo delle iscrizioni la signora impegnata a registrarle, bravissima nella sua ostinazione, non riesce ad incontrare gli equipaggi giusti pronti ad accollarsi l"onere e l"onore di questa inaspettata emergenza. Nel gruppo Homerus serpeggia già una buona dose di sfiducia e qualcuno pensa di dare forfait, rinunciando all"esperienza e all"invito.
Quando ormai mancano pochissimi equipaggi a completare l"elenco delle numerose imbarcazioni iscritte alla regata eccoti la sorpresa delle sorprese. In porto il signor Fabio scendeva dalla propria barca ignaro di quanto gli avrebbero chiesto di lì a pochi istanti. Dino e Rosi erano ormai decisi a giocarsi l"ultima carta, forse la brezza marina che stava rinforzando preannunciava la buona sorte per i nostri velisti appiedati.
"Scusi signore, se non si è ancora iscritto, vorrebbe essere così gentile da ospitare in regata un equipaggio di velisti non vedenti? Non si faccia problemi perché i ragazzi di Homerus anche se non vedono, in barca, ci sanno stare alla grande e le saranno di valido aiuto, se lo desidera...". Eravamo pronti a sentir accampare l"ennesima scusa e il conseguente diniego, invece, al signor Fabio, comandante di "Battito di ciglia", si illuminò lo sguardo, con un sorriso ci informò che conosceva benissimo Homerus, dichiarò di aver visto le nostre barche e i bravissimi velisti all"opera, poche settimane prima, in quel di Livorno, in occasione del TAN. Lui e la sua signora sarebbero stati felicissimi di poter regatare in compagnia, nessun problema perciò, l"invito e l"imbarco erano garantiti per Mariateresa e Francesco.
Ora l"emulazione era garantita, infatti dopo pochi minuti anche Giovanni e Roberto trovavano una simpatica famigliola felice di condividere il piacere della regata.

Detto fatto, di lì a poco i nostri due equipaggi erano già attivi sulle rispettive barche pronti a dare il loro contributo.
Su "Battito di ciglia", Francesco alla ruota del timone e Mariateresa alle scotte già rispondevano con maestria alle consegne del comandante e la barca, al via, guadagnava subito nel campo di regata le prime posizioni. Ottima l"andatura di bolina, Tino e Tinetto, gli isolotti da doppiare, s"intravedevano all"orizzonte. Ancora una volta i velisti di Homerus, alcuni di loro freschi del primo corso, potevano direttamente sperimentare come la scuola e il metodo proposto li mettevano in condizione di "muoversi" agevolmente su ogni imbarcazione.
Avreste dovuto vedere con quale determinazione i nostri rispondevano alle sollecitazioni e ai comandi del comandante, tanto che questi, visto il vento rinforzare decise di sostituire il genoa.

Posto saldamente al timone Francesco orzava e poggiava, portava in assetto la barca utilizzando come riferimento le coordinate suggerite da Fabio. Mariateresa manovrava con tempismo le scotte mentre Renata, "la padrona di casa" intratteneva piacevolmente gli ospiti, interrogando Dino e Rosi per sapere tutto su Homerus.
In mare si sa non è come al lago, la scuola di Bogliaco però si dimostrava adeguata anche per le condizioni ritrovate in quelle acque, eravamo ormai in prossimità dell"isoletta e la stavamo doppiando in netto vantaggio su molte imbarcazioni. Davanti a noi, infatti, mentre si passava filanti sotto il dirupo prima di guadagnare il ritorno, solo tre imbarcazioni più veloci vedevano impegnati gli equipaggi ad issare gli spin.
Il nostro team ormai aveva raggiunto pieno affiatamento e i suoi componenti, anche se impegnati a governare le vele avevano trovato il tempo per scambiarsi sensazioni, emozioni, informazioni.

Avevamo appena riposto la vela inutilizzabile con le nuove condizioni di vento che già si poneva un nuovo problema, issare o meno lo spin come stavano facendo altri equipaggi.
Con il vento in poppa era sicuramente opportuno, davanti a noi già gonfie nei loro variopinti colori, alcune grandi vele spingevano le rispettive imbarcazioni verso il porto. Fabio era decisamente combattuto, gli ospiti stavano consumando il loro breve spuntino, la giornata era stupenda, piacevole la compagnia e la navigazione, buona l"andatura, anche se, l"assenza della grande vela ci rendeva meno competitivi. Che fare?
Fatti due conti, Fabio decise di non forzare, del resto lui e la compagna erano partiti, quel giorno, per godersi il mare blu e il sole, la scelta non avrebbe del resto comportato grandi cambiamenti in classifica per la nostra barca, non si poteva di certo correre per il primo posto. Ci abbandonammo consapevolmente a quel ritmo, qualcuno chiacchierando e raccontando le avventure di Homerus, qualcun altro scattando fotografie, Rosi caparbiamente ancorata ai gradini della scaletta sbirciava con la testolina a collo allungato, come una tartaruga affacciatasi al proprio guscio.

In prossimità del traguardo, con nostra sorpresa fummo raggiunti e superati proprio dall"imbarcazione amica che aveva ospitato l"altro equipaggio Homerus. Loro avevano optato per lo spin ed ora con simpatica baldanza spingevano il loro piccolo cabinato in porto. Ci salutammo con fischi ed urla programmando il brindisi e i festeggiamenti all"arrivo. Potevamo sentirci soddisfatti, non solo avevamo regatato dimostrando le capacità veliche dei ragazzi di Homerus, avevamo conquistato nuovi amici al nostro progetto e un onorevole piazzamento. Giovanni addirittura aveva ricevuto un invito per una attraversata Geova-Olbia per l"estate, lui, fresco del primo corso concluso poche settimane prima in quel di Bogliaco agguantava un traguardo ragguardevole per un neofita. Del resto Soldini, come racconta nella sua biografia, non aveva forse incominciato così, con un passaggio in una attraversata da costa a costa?
In questi giorni, mentre scrivo questo articolo per la redazione di Homerus un altro velista campione, Giovanni Salvador si è imbarcato su Adriatica e sta attraversando l"oceano.
Ieri poi a Dervio sul lago di Como, Federico Zonca e Enrico Sosio si sono aggiudicati il secondo trofeo internazionale battendo in finale l"equipaggio australiano. L"estate di Homerus non poteva concludersi in modo migliore, le avventure che ancora ci attendono sono certo regaleranno grandi soddisfazioni a tutti. Alessandro Gaoso può esser fiero dei suoi atleti.
Al suo progetto tra un po" non basteranno più le vele, con questo ritmo non resterà che metter le ali ... destinazione ? Olimpo.!

Dino Chiappini

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