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Visita ad Alassio, perla della Riviera delle Palme
di Uberto Tommasi
Un paesaggio di fiaba che ci fa rimpiangere di non fare il percorso a bordo di un calesse trainato da cavallini, trottanti come “distici martelliani”, come un tempo facevano i poeti del Nord Europa in visita in Italia.
Alassio – Uscendo dall’autostrada Genova –Ventimiglia, c’imbattiamo in una scenografia che pare travasata da mitiche divinità greche. A sinistra il mare ligure increspato di schiume bianche, a destra gruppi di olivi torti da una tortura sapiente ed estetica, che mette nelle loro contorsioni disperate e nel loro spasimo, un sapore di posa classica. In mezzo a loro appaiono delle borgatelle aggrappate sotto certi imponenti costoni rocciosi che emergono dal sottobosco, come se un’onda improvvisa li avesse pietrificati lassù. Sparsi qua e là sonnecchiano seminascosti palazzetti ottocenteschi sui cui muri compaiono consunte tracce di affreschi e stemmi.
Un paesaggio di fiaba che ci fa rimpiangere di non fare il percorso a bordo di un calesse trainato da cavallini, trottanti come “distici martelliani”, come un tempo facevano i poeti del Nord Europa in visita in Italia.
Stiamo contemplando una barca con una vela rossa che compie ardite evoluzioni nel mare appena increspato, quando ci appare, alta sulla linea dell’orizzonte, l’isola Gallinara, nido per eccellenza dei gabbiani reali del Tirreno settentrionale. Questa è una riserva naturale ornata da una rigogliosa vegetazione mediterranea, ricca di specie floristiche paleomediterranee e rettili rari.
Superiamo il Capo Santa Croce ed arriviamo ad Alassio, una delle perle della “costa delle palme”.
La leggenda narra che questa cittadina fosse stata fondata dagli Ingauni, una tribù ligure in fuga davanti alle legioni romane. Nel medioevo fu annessa alla Repubblica di Genova.
In quell’epoca subì incursioni dei pirati saraceni sulle quali fiorirono leggende come quella di Adelaisa, figlia di Ottone I, al cui nome si vuole far risalire quello della città. Solo nel 1540 ebbe il titolo di città
Alassio fu un gran centro mercantile con navi che raggiungevano ogni punto del Mediterraneo. Dell’epoca rimangono visibili la Torre di Vegliasco, il rudere della Torre di Santa Croce, il Torrione Saraceno, altri resti vicino al Santuario della Madonna della Guardia.
Scoperta dal turismo alla fine del XIX secolo divenne famosa per un rustico muricciolo di pietrame sconnesso che, in Via Dante, arginava il terriccio del giardino pubblico.
L’idea di piastrellarlo con le firme di personaggi famosi, come quello di Ernest Hemingway, frequentatore del vicino Caffè Pedrito, fu del Maestro Mario Berrino. In breve il modesto manufatto divenne il simbolo della Alassio del jet set ed è tuttora il centro mondano della cittadina.
Da allora, o gni anno il giorno di San Valentino, esattamente dove è posta la piastrella di Raymond Peynet, il muretto diviene un centro di ritrovo di innamorati, che infilano lettere nell’adiacente cassetta della posta.
Dal 26 Agosto al 1 Settembre, nel rinnovarsi di una tradizione più che cinquantenaria, la via Dante vede sfilare le finaliste di Miss Muretto, le 101 più belle fra 4000 partecipanti.
C’inoltriamo a piedi fra i vicoli della città. Uno, medioevale, corre separato dalla spiaggia da una fila di case, poste a protezione del pericolo oscuro che veniva da quel mare, assurto a divinità pagana, che ad un tempo nutriva gli abitanti e puniva i coraggiosi portandoli con sé, partecipando alla formazione di quell’animo riservato e tenace che distingue il popolo ligure.
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