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Sulla punta dell’Olgiasca, una piccola penisola nei pressi di Colico sul lago di Como, si staglia isolata e dominante, l’abbazia di Piona. All’entrata come un monito sul fatto che si entra un una zona sacra, le statue severe di San Benedetto e San bernardo, a protezione del monastero.
La Chiesa di S. Nicolao è dell’XI secolo ma sostituisce una precedente del VII secolo fondata dai monaci Cluniacensi nel Medioevo, a protezione di quella zona che era facile preda di banditi e pirati. Cadde successivamente in decadenza, ma venne solo da pochi anni restaurata e rivalutata, incredibile il fatto che gli splendidi affreschi dell’interno furono completamente coperti da uno strato di stucco, moda del tempo mai perdonata dagli storici, che ha distrutto tantissime opere d’arte italiane. Infatti gli affreschi dell’abside del XII secolo, sono quasi completamente perduti, raffigurano un’immensa glorificazione di Cristo in stile bizantino, mentre ancora di salvano quelli del chiostro, sempre in stile romanico-bizantino e sempre dello stesso periodo. Nell’abside Gesù è inscritto com’era uso per quell’epoca, in una mandorla e, ascendendo al cielo, giudica l’umanità con il Libro della Verità aperto; accanto a lui i 4 evangelisti visti ancora in forma apocalittica di animali.
La Chiesa è a pianta irregolare e ha due bellissimi leoni marmorei a guardia dell’entrata, oggi un po’ tristemente trasformati in acquasantiere, ma un tempo veri e propri guardiani della struttura, perché reggevano due imponenti colonne.
All’interno vi è presente un quadro degli inizio del 1900 di Girolamo Pergola, moderno per la fattura, vi sono infatti in rilievo alcuni oggetti, come l’elsa della spada, è una Madonna che offre il proprio bambino al mondo con scritto “Amate i vostri nemici”, dato che fu dipinto in periodo di guerra è stato inteso come un chiaro messaggio di pace… fu donato a piona dal pittore in segno di riconoscenza per l’ospitalità dei monaci (e forse dei loro liquori!!!).
A destra è possibile osservare un’urna cineraria pagana, contenente i resti della giovane Festina.
Suggestivo il chiostro, punto focale di tutti i monasteri, perché permetteva di “uscire all’aperto”, senza realmente farlo, raccoglie ancora oggi degli affreschi originali raffiguranti scene di draghi e martiri, ma anche di un calendario figurato da contadini e scene campestri.
Nonostante sia quadrangolare come forma, presenta pianta irregolare.
Vi sono ben 40 colonnine con capitelli tutti differenti. Lo stesso numero delle colonne su ogni lato è differente, ce ne sono 11 sul lato ovest, 10 sul lato nord, 12 sul lato est e 8 sul lato sud. I significati possono essere molteplici (infinito per l’8, numero degli apostoli per il 12, i comandamenti per il 10 e per l’11 chissà…).
Al lato nord è possibile trovare figure di serpenti con teste di donna, monito per i monaci a non farsi sedurre dalla donna e dal serpente chiara simbologia del peccato originale, non a caso legato anche al giardino del chiostro.
Nel lato sud è presente il volto severo di un uomo, come se ogni mossa fosse continuamente osservata, mentre nel lato est viene descritto il diluvio universale, con e acque simbolo di distruzione del male e di purificazione della terra verso un mondo nuovo, un’Eden redivivo (per i monaci senza donne?).
Vi sono presenti innumerevoli aquile nei capitelli, questo rapace è di una simbologia fondamentale, perché ritenuto l’unico animale in grado di guardare il sole e dunque di conseguenza il volto di Dio, immagine che l’uomo non può ancora fissare a occhio nudo.
Il primo affresco rappresenta l’incontro di Gesù risorto con Maria Maddalena (Noli me tangere).
Alcuni altri affreschi, a parte le scene contadine, sono curiosi e di difficile interpretazione. Vi è per esempio un personaggio, probabilmente S. Giovanni battista che porge la testa a un S. Giovanni Evangelista, o forse a se stesso… poi vi è una santa Margherita che cavalca un drago che tiene stretto nelle fauci una fanciulla, liberandola o punendo l’ennesima figura femminile? Vi è poi santa Caterina d’Alessandria martirizzata sulla ruota (e non trionfante con la ruota distrutta come spesso si mostra); San Lorenzo bruciato per metà da una graticola. Inquietanti raffigurazioni.
Ma poi ci risolleviamo con l’allegria e la serenità del calendario, con a luglio la preparazione delle spighe, a giugno la mietitura, ad aprile la donna che stringe dei fiori a sé, a marzo il suonatore con tre facce (ermes trismegisto?)m a febbraio la potatura degli alberi e a gennaio il sacrificio del povero maiale…
Infine un’immagine di San Benedetto, che fugge da una donna, l’ultima sua vera tentazione, alla quale riuscì a sfuggire solo gettandosi nudo tra i rovi e le ortiche!
Insomma un Eden novello senza donne e serpenti, fatto su misura per i monaci, laddove la donna viene vista in cattiva luce ad ogni angolo di questo irregolare e quasi confuso chiostro. Altro non si poteva trasmettere nei confronti di coloro che avevano scelto la castità. Solo donne pure, solo sante, solo vergini partorienti. Ma è davvero la metafora del nuovo paradiso terrestre o forse rimane un giardino isolato dalla splendida feconda femminile natura circostante?
Il campanile è moderno, anche se lo stile romanico è abbastanza rispettato, ricostruito sul precedente crollato per via di un fulmine nel XVII secolo. Chissà quale segno infausto gli si è attribuito a quei tempi…!

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