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MILANO : il fascino segreto d’una metropoli dal cuore antico
Ogni anno dal 4 novembre al 6 gennaio, la città festeggia San Carlo Borromeo, suo amatissimo arcivescovo, e Sant’Ambrogio.
Lo spettacolo è sublime e vale la pena andare a Milano per vedere questo e altro.
Nelle antiche vedute, la città mostra una selva di campanili al di sopra delle case e delle mura. Molti di quei campanili non ci sono più, oppure sono stati nascosti dalla città commerciale e residenziale che li ha circondati.
A parte il Duomo, che domina il paesaggio di lontano, molti edifici sacri occorre cercarseli, perché sono spariti tra i binari del tram e le corsie delle automobili, o collocate come spartitraffico alle rampe di un parcheggio.
A Milano le chiese viaggiano. Vengono demolite per lasciare il posto ad abitazioni residenziali ed i frammenti vengono murati nel cortile o trasferiti nelle facciate di altre chiese.
Questa ricorrenza del 4 novembre serve a ricordare la vita ed i miracoli di un santo in 52 grandi tele. Nell’occasione, a cura della Fabbrica del Duomo, vengono tirati fuori ed esposti tra le colonne della navata centrale e del transetto, due importanti cicli pittorici realizzati nel primo Seicento.
Il percorso si svolge su due piani: su quello superiore si susseguono i quadri con gli episodi della vita, in quello inferiore i miracoli compiuti.
Non è una Via Crucis. Il mondo riprodotto è quello della realtà quotidiana.
San Carlo appare principalmente nelle sue mansioni di capo della diocesi: ha un’entrata trionfale, distribuisce elemosine, rinuncia a titoli e prebende, celebra concili e sinodi diocesani, istituisce scuole di dottrina cristiana, fonda collegi per gesuiti, e monasteri, ecc.
La narrazione pittorica ci dà un adeguato racconto illustrato di questi eventi, grazie all’arte di pittori minori.
Il protagonista appare per lo più col colore della porpora, circondato da un popolo che si mostra in un’ intensa realtà. Sullo sfondo compaiono diverse citazioni paesaggistiche familiari, scorci di piazza del Duomo, la periferia di Monza, la campagna bergamasca.
Nella serie dei Miracoli si parla di sofferenze, sotto l’incubo della peste, in tutte le sue manifestazioni. Intorno tutti i parenti doloranti. San Carlo guarisce con la sola presenza.
L’arte documenta gli episodi con la precisione fotografica, affidando ai gesti, ai colori delle vesti, alle espressioni dei volti la drammatizzazione.
Tutto questi episodi avvengono alla vigilia del Concilio di Trento, e la chiesa sta riprendendo terreno affidando all’arte un ruolo non più celebrativo, ma soprattutto educativo.
Io ci sono stata lo scorso Natale ed ho ancora negli occhi e nella mente le immagini, i colori, le espressioni, i costumi.
In San Carlo mentre visita gli appestati, appare il santo a cavallo, in mezzo ai lebbrosi. Una donna gli mostra i suoi piccoli, quasi a chiedere una benedizione. Si sta avvicinando l’inverno e San Carlo porta vesti calde, utilizzando tutti i panni e gli abiti che ha in casa, per confezionare mantelli con cappuccio. In totale distribuisce 480 metri di panno rosso, 420 di porpora, drappi e stoffe acquistati apposta.
Tra tutti i dipinti esposti, questo di Cerano, è il più ricco di pathos, perché trasmette l’atmosfera di una grande tragedia umana.
Le figure ritratte in primo piano, anche se divorate dalla malattia, sembrano rianimarsi alla vista del santo. Alle loro spalle si vedono le misere capanne, mentre sullo sfondo si staglia la città.
Altro dipinto molto significativo è il miracolo di Margherita Monti di Giorgio Noyers. Margherita è una bambina nata storpia e l’arcivescovo con un miracolo la guarisce.
L’allestimento dei dipinti ha richiesto tempo e precisione, ma il risultato è sublime.
La mia visita a Milano però non finisce qui. Ero ospite di amici che mi avevano promesso di portarmi in giro per la città.
Una sera siamo andati nella Galleria Vittorio Emanuele II. Innalzata a forma di croce latina da Giuseppe Mengoni nell’800 con ferro e vetro, è coperta da una cupola alta 47 metri. I lunettoni raffigurano le quattro parti del mondo.
Accanto l’arco di trionfo dà accesso alla Galleria, da sempre il salotto dei milanesi, attratti da prestigiosi caffè e ristoranti. Noi abbiamo cenato in uno di questi.
Milano non si mai curata di custodire i monumenti del passato e di valorizzarne le bellezze, eppure molte tracce della sua storia sono sopravvissute, ed oggi è apprezzabile il recente restauro del Cenacolo leonardesco.
La città è cambiata soprattutto per la presenza sempre più consistente di extracomunitari, che invadono la piazza del Duomo. La classe aristocratica di fine 800 è andata sempre più sostituita da una vivacità popolana.
Anche la Galleria è cambiata: non si danno più appuntamento qui cantanti e musicisti della Scala, e ai tavoli del bar Savini, risuonano più accenti inglesi che voci meneghine.
Pia Granieri
Perugia 08 –03 -2008
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