Utili a trovare informazioni per organizzare le tue vacanze
Sei già registrato? Accedi al pannello di controllo e invia il tuo racconto,
altrimenti iscriviti qui:
la registrazione è
del tutto
gratuita!
Per una panoramica completa sulle migliori offerte turistico alberghiere effettua una ricerca nella pagina dove presentiamo tutte le offerte speciali

Gli inverni nel Molise sono molto rigidi e interminabili. Le abbondanti nevicate che lo isolano dal resto del mondo, diventano ogni anno un fatto di cronaca che ricorda agli italiani l’esistenza di questa regione per ogni altro aspetto tranquillamente ignorata. Può sembrare un’esagerazione ma non lo è. Il Molise resta tuttora una regione sconosciuta, tanto che c’è ancora chi si chiede: “Ma il Molise dove si trova”? Determinante per il suo isolamento è stato il carattere quasi esclusivamente montuoso del territorio che ha reso difficili, fino a pochi decenni or sono, i rapporti con il resto del Paese. Grazie però a questo suo secolare isolamento il Molise ha potuto conservare un ambiente naturale incontaminato in larga parte del suo territorio, tuttora coperto da quelle foreste che in tempi remoti si spingevano fino al mare, lungo la dorsale appenninica. Paradossalmente è anche questo il motivo che ha finora impedito al Molise di aprirsi al turismo di massa. Gli sforzi tesi a salvaguardare (ancora per poco) l’ambiente naturale hanno impedito al Molise di dotarsi di quelle infrastrutture indispensabili a un siffatto turismo. Il Molise è per poche persone amanti della natura, della quiete e del silenzio. Probabilmente non durerà per cui è un peccato lasciarsi sfuggire l’occasione di visitare questo lembo d’Italia che ancora resiste all’aggressione di una modernità volgare e chiassosa.
Il Molise non ha tesori che altre regioni non abbiano, ma li ha tutti, anche se in quantità modeste, date le piccole dimensioni del suo territorio (appena 4438 km quadrati). Vediamoli.
I Tratturi.
Terra dei Sanniti Pentri e dei Sanniti Frentani, popoli italici dediti all’agricoltura e soprattutto alla pastorizia, il Molise conserva una significativa testimonianza della vita pastorale dei suoi antichi abitanti e di quelli successivi: i Tratturi, vie d’erba che si snodano per centinaia di chilometri, collegando il Molise con le regioni limitrofe, ancora oggi visibili in tutto il territorio regionale. Larghi undici metri (almeno i tre più importanti) e collegati tra loro per mezzo di piccoli tratturi trasversali, a formare una fitta rete, due volte l’anno essi hanno assistito nel corso dei secoli alla transumanza, ossia al trasferimento delle greggi dai monti al mare e viceversa, descritta da D’Annunzio nella poesia “I Pastori”. La rete tratturale del Molise è posta sotto la tutela del Ministero per i Beni Culturali in quanto “imponente monumento della storia economica e sociale di quei territori interessati dalle migrazioni stagionali degli armenti”.
I Castelli.
Racchiuso tra due fiumi, il Trigno e il Fortore, il Molise è diviso in due dalla valle del fiume Biferno che attraversa tutta la regione per 93 Km. Viaggiando dalla costa verso l’interno, lungo la fondovalle, in direzione di Campobasso, si offrono alla vista del viaggiatore una serie innumerevole di paesini arroccati sulle cime dei colli che fiancheggiano la valle del Biferno. In epoca feudale ognuno di questi paesi era un feudo a se stante ed è per questo che il Molise ha centinaia tra castelli e palazzi baronali. Di notevole interesse sono il castello svevo di Termoli, costruito da Federico II, il castello di Monteroduni dei principi Pignatelli, il castello di Pescolanciano dei D’Alessandro, il castello angioino di Civitacampomarano, ecc. Il castello Pandone di Cerro al Volturno è stato anni addietro riprodotto su un francobollo della serie dedicata ai castelli italiani.
Le Montagne.
Il Molise è per il 55% costituito da montagne e per la restante parte da colline. Non ha pianure ma solo tre piccole aree pianeggianti: le piane di Venafro, di Boiano e di Larino.
L’Appennino molisano, diretta continuazione di quello abruzzese, possiede due grandi massicci : le Mainarde e il Matese, entrambi di incomparabile bellezza, fittamente coperti di boschi.
Il Matese è uno dei più imponenti massicci calcarei della penisola, per estensione, altezza e ricchezza di acque, che condivide con la Campania. Le vette più alte fanno parte del versante molisano: Monte Miletto 2.500 m dove combatterono e morirono gli ultimi guerrieri del Sannio nella lotta contro Roma; Colle Tamburo m 1982, la Gallinola m 1923 e il Monte Mutria m 1823 su cui nidifica l’aquila reale. Un intenso carsismo modella il massiccio del Matese creando fosse, doline, voragini, grotte e caverne, alimentando grosse sorgenti tra cui quella del Biferno. Di tipo carsico è anche il Lago del Matese nel versante campano del massiccio. Dal 2002 il Matese è Parco Regionale. La bellezza dei paesaggi, dei costumi caratteristici di Roccamandolfi, Boiano, Guardiaregia e altre località, oltre alle memorie storiche fanno del Matese la catena montuosa più importante, tra tutte le montagne dell’Italia meridionale.
L’altra catena montuosa, quella delle Mainarde, si snoda ai margini del Parco Nazionale d’Abruzzo, coperta da fittissime foreste di faggio e di cerro, ricchissima di acque e sorgenti. In questo territorio vive ancor tutta la fauna dell’Appennino abruzzese: l’orso marsicano, il camoscio, il gatto selvatico, il lupo, le aquile, il gufo reale.
Le Oasi e le Riserve naturali.
Le montagne del Molise ospitano due Oasi e tre Riserve naturali, oltre alla porzione molisana del Parco Nazionale d’Abruzzo. In queste riserve si nascondono gli ultimi rappresentanti di una fauna ormai quasi estinta nel resto dell’Italia, come il gatto selvatico.
Nell’Oasi di Bosco Casale, la prima oasi naturalistica del Molise, nata con la collaborazione della LIPU, si possono osservare 13 specie di orchidee e numerose specie animali tra cui il falco pecchiaiolo, il tasso, la salamandrina dagli occhiali, ecc.
L’altra Oasi Naturale, quella di Guardiaregia-Campochiaro, posta sul lato orientale del massiccio del Matese, è caratterizzata da diversi ambienti, tra cui il Monte Mutria con i suoi fitti boschi di faggio e la montagna di Campochiaro che, grazie al fenomeno carsico, presenta grotte tra le più profonde d’Italia, un canyon scavato dal torrente Quirino e la cascata di San Nicola che raggiunge l’altezza di cento metri, anche se non con un unico salto. Per quanto riguarda la flora, l’Oasi offre la visione di oltre trenta specie di orchidee e varie specie di genziane. Le specie arboree comprendono faggi, roverelle, cerri e lecci. Tra le specie animali figurano il tritone crestato, il picchio rosso maggiore, il picchio verde, la poiana, il falco pellegrino, il nibbio, il lupo, il gatto selvatico, il tasso, il cinghiale e lo scoiattolo.
Sulla strada provinciale per Pietrabbondante si incontra la Riserva naturale di Collemeluccio, la cui flora è costituita prevalentemente dall’abete bianco, dal faggio e dal carpino. Animali della riserva sono la volpe, il gatto selvatico, il cinghiale, la lepre, la faina, uccelli rapaci e la vipera comune.
Altra riserva naturale è quella di Montedimezzo. La sua flora è costituita da faggete e dal cerro e da specie rare di fiori. La fauna è costituita da volpe, gatto selvatico, cinghiale, lepre, faina, scoiattolo, uccelli rapaci e vipera comune.
Infine, nell’intero territorio di Pesche, ha sede l’ultima riserva naturale definita, con decreto ministeriale, di notevole interesse pubblico. Gli alberi della riserva sono il pino nero e il pino domestico, faggi, cerri, ecc. Bellissime orchidee si possono ammirare lungo un percorso appositamente creato.
La fauna è costituita da volpi, tassi, donnole, faine, puzzole, ecc. Tra gli uccelli sono presenti le quaglie, la poiana, il gufo, il barbagianni.
Gli scavi archeologici.
Agli amanti dell’archeologia il Molise ha in serbo una sorprendente messe di scavi archeologici recenti e di altri ancora in corso, testimonianze degli antichi centri italici e degli insediamenti del periodo romano.
Il sito più importante della civiltà sannitica è venuto alla luce a Pietrabbondante, nell’Alto Molise, a meno di 1 Km dal centro abitato, in posizione panoramica a 1025 metri di altezza. Si tratta di un Santuario italico costituito da un Tempio piccolo e da un grande complesso Tempio-teatro sovrapposto a un precedente santuario. In estate, nella suggestiva cornice dei monti circostanti, si allestiscono nel teatro spettacoli classici, alla luce delle torce. Iscrizioni in lingua osca, la lingua dei Sanniti, sono state rinvenute in loco e sono ora conservate nel Museo Archeologico di Napoli.
Sempre nell’alto Molise, a Vastogirardi (1150 m). è venuto alla luce un santuario italico risalente alla seconda metà del II secolo a.C., in una conca ai piedi del Monte Capraro e nel territorio di Carovilli una cinta muraria in opera poligonale, ben conservata, in cui è riconoscibile una delle porte, e scarsi resti di un piccolo tempio.
Nel territorio di Boiano, in località Civitella a 800 m di altezza, sta venendo alla luce un santuario italico con i resti di un tempio che per grandezza è il secondo edificio del Sannio, dopo il tempio grande di Pietrabbondante.
Altro importante santuario sannitico del II secolo a.C., con ruderi significativi di un tempio, è stato rinvenuto a San Giovanni in Galdo a due Km circa dal Paese.
Ruderi importanti di un insediamento sannitico fortificato, sono visibili sul Monte Vairano a 997 m, non lontano da Campobasso. L’insediamento ha avuto il massimo sviluppo tra il IV e il II secolo a.C. Restano le mura ciclopiche di un recinto lungo 2900 metri in cui sono state individuate tre porte. Secondo studi recenti la fortificazione potrebbe identificarsi con la sannitica Aquilonia di cui si son perse le tracce.
Notevoli resti di un altro insediamento sannitico si trovano nei pressi di Cercemaggiore sul Monte Saraceno da cui si può godere una vista panoramica che spazia su tutto l’alto e il medio Molise, fino alla Puglia e alla Campania. E’ visibile una cinta muraria con tre porte, formata da grandi blocchi sovrapposti in pietra locale, che racchiude un’area ovale. Una cinta più piccola si può osservare sulla cima del monte.
Il fascino di tutti questi siti è accresciuto dalla loro collocazione in aree isolate di alta montagna, immerse nel silenzio della natura. La suggestione dei luoghi è talmente profonda che a volte sembra di sentire la voce dei loro antichi abitatori trasportata dal vento.
Il Molise è ricco anche di reperti archeologici di epoca romana. A Sepino, venti Km a sud est di Boiano, ci sono testimonianze sia di epoca sannitica che romana. A poca distanza dal paese, sull’altura di Torrevecchia, sono visibili le mura della sannitica Sàipins, sorta nel IV secolo a.C., che controllava l’unica via che dal Sannio Pentro portava verso la Puglia e la Campania e un insediamento a valle sviluppatosi nel III secolo, sede di commerci e di sosta per armenti transumanti. Questo insediamento divenne in epoca romana il municipio di Saepinum (l’attuale Altilia). L’area urbana è circondata da mura e attraversata dal cardo e dal decumano alle cui estremità si aprono quattro porte. All’interno sono disseminati edifici vari tra cui il teatro, le terme e la basilica di cui restano numerose colonne. Nella campagna, fuori dalle mura, si elevano la tomba dei Numisi e il Mausoleo di C. Ennio Marso.
Altre testimonianze di epoca romana sono sparse un po’ dovunque, a Larino, Isernia, Venafro.
Ritrovamenti paleolitici.
Nel territorio di Isernia, in località Pineta, è stato riportato alla luce, nel mese di maggio del 1979, un sito paleolitico risalente a 730.000 anni fa. Il sito, il più importante d’Europa, fornisce dati di grande interesse sull’Homo Erectus e le sue attività, anche se finora non è ancora venuto alla luce alcun resto di ominide. Il suolo paludoso su cui è stato edificato il sito è stato bonificato da questi ominidi con i resti ossei degli animali cacciati: zanne di elefanti, mascelle di rinoceronti, crani di animali diversi, ossa di bisonti, ecc. Numerosi sono i manufatti litici trovati sul posto. Nella primavera del 1999 è stato inaugurato un Museo che è stato costruito proprio sullo scavo per collocarvi i reperti via via rinvenuti.
Monasteri e abbazie
Sulla destra del fiume Trigno, nei pressi di Trivento, in mezzo a un oliveto, si vede la chiesa di Santa Maria di Canneto che è quanto rimane del distrutto monastero benedettino, la cui dipendenza da quello di Montecassino è confermata da papa Martino III nel 944. La facciata ha un bel portale in stile romanico; l’interno è a tre navate separate da tozze colonne. Sull’altare maggiore statua lignea policroma della Madonna di Canneto del secolo XIV. La parte anteriore della mensa dell’altare è rivestita da un bassorilievo medioevale raffigurante l’Ultima Cena. Peccato che tutto l’insieme è stato deturpato da un restauro che è un capolavoro di irrazionalità e di incompetenza.
Sul fianco destro della chiesa è stato scoperto un pavimento ricoperto di mosaici in stile geometrico, con uccelli e frutta, appartenente a una villa romana della fine del III secolo.
Ai piedi delle Mainarde, nella piana del fiume Volturno, gli scavi archeologici iniziati nel 1980 hanno portato alla luce i resti della famosa abbazia di S. Vincenzo al Volturno, una tra le più importanti abbazie del medioevo insieme a Montecassino, Farfa, Nonantola. Fu fondata da tre principi beneventani di stirpe longobardica, tra la fine del VII e gli inizi dell’VIII secolo. L’abbazia ha conosciuto il massimo splendore intorno all’830, all’epoca dell’abate Epifanio. Sarebbe troppo lungo descrivere le vicende che hanno caratterizzato l’abbazia nel corso dei secoli tra terremoti e incursioni dei saraceni, nell’ultima delle quali solo pochi monaci riuscirono a scampare al massacro. Tra le costruzioni dell’antico complesso abbaziale si è sottratta alla distruzione la cripta dell’abate Epifanio in quanto per molti secoli è rimasta interrata, fino a quando è stata casualmente scoperta in seguito a lavori agricoli effettuati nella zona. La cripta è formata da due bracci che si intersecano a forma di croce, le cui pareti sono ricoperte di affreschi ben conservati e di grande valore artistico.
Le chiese
Il Molise possiede numerose chiese di notevole interesse artistico. Tra le più importanti vanno ricordate la cattedrale di Termoli, nel cuore del vecchio borgo marinaro e la cattedrale di Larino terminata nel 1319, entrambe in stile romanico-pugliese.
Tra le più significative del Molise figura la chiesa abbaziale romanica di Santa Maria della Strada, a 795 m sul livello del mare, dichiarata monumento nazionale. Sorge in aperta campagna nei pressi di Matrice in un paesaggio immerso nel silenzio, di grande suggestione. Eretta verso la metà del secolo XII ha una massiccia e alta torre campanaria. La facciata ha tre arcate cieche, un portale, un rosone con ai lati due tori a tutto rilievo e sulla parte superiore un’aquila. L’interno racchiude una acquasantiera quattrocentesca, un gran crocifisso ligneo e una bella statua della Madonna della Strada in stile gotico. In stile gotico è anche il monumento sepolcrale di Berardo d’Aquino del XIV secolo.
Altra chiesa dichiarata monumento nazionale è la Chiesa di San Giorgio di Petrella Tifernina.
La dedica del tempio al grande martire, caro sia ai bizantini quanto ai normanni, è firmata da un tale Maestro Epididio che vi ha lavorato nel 1211. La chiesa è in stile romanico con interno a tre navate che terminano con tre absidi. Le navate sono separate da due ordini di colonne con capitelli uno diverso dagli altri. Il campanile, 30 m, è tra i più alti della regione.
Feste religiose
Tra esse merita un cenno La Processione dei Misteri a Campobasso, il giorno di Corpus Domini. I Misteri, in numero di 12, sono macchine realizzate in una lega di acciaio molto flessibile, poggianti su una base di legno. Ogni mistero è portato a spalla da 12 giovani. Il traliccio metallico grazie al quale i personaggi dei Misteri sembrano librarsi nell’aria fu realizzato nel ‘700 da un artista campobassano, Paolo Saverio di Zinno. Il traliccio, nascosto accuratamente sotto gli abiti dei personaggi, è del tutto invisibile. Il termine Mistero nell’accezione medioevale significa Sacra Rappresentazione.
Le principali città
Termoli. Il polo di attrazione di questa città è il borgo antico, costruito su uno sperone di roccia alto 21 metri e proteso nell’Adriatico. La città nuova è nata solo a partire dal 1847. Il borgo antico è interamente compreso entro la cinta muraria. Da vedere il castello svevo e il Duomo, esempio significativo dell’arte romanica pugliese. Il turismo ha assunto notevole importanza da quando Termoli assicura per tutto l’anno il collegamento con le isole Tremiti.
Larino. Sulla destra del fiume Biferno, in posizione collinare, sorgono la vecchia Larino, prima frentana e poi municipio romano, e la nuova Larino a 1 km dalla precedente in posizione più bassa. Di Larino abbiamo già ricordato la Cattedrale, gioiello dell’arte romanica pugliese come quella di Termoli, e la consistente presenza di testimonianze romane.
Campobasso. Capoluogo di regione a 700 m su un altopiano circondato da una corona di Montagne e colline. Basta mezza giornata per visitare la città. Degno di interesse è il borgo antico che si snoda sulle pendici di un colle sulla cui sommità si erge il castello Monforte, massiccia fortezza edificata in età longobarda. Nella parte più alta della salita che conduce al castello si trovano la Chiesetta romanica di San Bartolomeo e la Chiesa di San Giorgio del XII secolo, la più antica della città.
Bojano. A 4 km dalla sorgente del Biferno. Da qui partono le escursioni sul Matese.
Come Sepino, la cittadina è sulla via della transumanza. Il nome ricorda la trasmigrazione dei Sanniti dalla Sabina, preceduta dal bue sacro a Marte. L’antica Bovianum è sepolta sotto i detriti alluvionali e le macerie prodotte da numerosi terremoti (il più disastroso quello dell’853).
Agnone. Cittadina in bella posizione su di un colle circondato da boschi. Lungo il Corso che attraversa tutto l’abitato si trovano belle case antiche e chiese. La chiesa di S.Emidio, in particolare, ha un bel portale ogivale sormontato da un grande rosone. Patria di illustri letterati, Agnone ha floride industrie del rame, dei dolci e soprattutto delle campane. La fonderia pontificia risale al Medioevo.
Isernia. L’antica Aesernia dei Sanniti Pentri. Capoluogo della seconda provincia del Molise dal 1970. Isernia è Medaglia d’oro al Valor Civile perché nell’ultima guerra fu distrutta per tre quinti dai bombardamenti. Le vittime del bombardamento furono 4.000, un terzo dell’intera popolazione. Un monumento interessante è la Fontana della Fraterna che è un po’ il simbolo di Isernia. Costruita tra il XIII e il XIV secolo con pietre lavorate, provenienti da monumenti romani, ha l’aspetto di una loggia.
Venafro. Cittadina di notevole interesse artistico, diventata sin dall’inizio del III secolo a.C. prefettura romana. Dell’antica Venafrum restano numerose testimonianze tra cui i resti di un maestoso edificio a esedra. Di epoca romana è il Teatro, di notevoli dimensioni, costruito nei primi anni dell’Impero. Altre costruzioni di epoca romana sono l’Anfiteatro e L’Acquedotto che prendeva le acque dalla sorgente del Volturno, ai piedi del Monte della Rocchetta ( nel complesso delle Mainarde). La piana di Venafro, attraversata dal Volturno, è ricca di oliveti da cui si ottiene un ottimo olio.
La cucina molisana
Si è sempre negato alla cucina molisana una sua identità, considerandola come un prodotto di importazione dalle regioni limitrofe. Niente di più errato, anche se appare molto stretta la somiglianza tra i piatti della cucina molisana e i corrispondenti piatti dell’Abruzzo, della Campania e della Puglia, regioni con cui il Molise ha avuto stretti rapporti grazie alla transumanza. La somiglianza è dovuta al fatto che tutte queste regioni fanno parte dell’area mediterranea il cui modello alimentare, pur con le variazioni tra le diverse aree geografiche, si presenta con caratteri unici. Le preparazioni della cucina molisana sono pertanto rielaborazioni e adattamenti a esigenze locali di preparazioni proprie della dieta mediterranea. Del resto basta dare un’occhiata ai prodotti tipici della Regione, brevemente descritti qui di seguito, per non avere dubbi sulla bontà e originalità di questa cucina. Poiché non è possibile darne una idea in questa sede, data la vastità dell’argomento, si rimanda alle pubblicazioni in commercio (alcune molto serie e ben documentate).
I prodotti tipi del Molise
L’olio d’oliva. Grazie al clima e alla natura calcareo argillosa del terreno, l'olivo è presente fino a 800 metri di altitudine, ma la coltivazione della pianta è praticata principalmente nelle aree collinari (75%) e in minima parte nelle zone di pianura (25%).
Nel Molise si producono ottimi oli. Era famoso in epoca romana l'olio di Venafro (città osco-sannita e successivamente prefettura romana), più volte citato da Orazio nei suoi componimenti poetici. Ancora oggi l'olio è ottenuto da olive della varietà "Liciniana" (così denominata perché introdotta nel venafrano da Licino) nota con il nome odierno di Aurina.
Ai giorni nostri l'olio migliore è prodotto nel basso Molise in un vasto territorio collinare che va dalla fascia costiera fino alle porte del capoluogo della regione, lungo il corso del fiume Biferno. Il centro di produzione più importante di questa zona è Larino (l'antica Larinum). L’olio molisano gode della protezione comunitaria col nome “Molise” dop .
Gli oli extravergini molisani hanno in genere colore giallo carico con riflessi verdi, odore fruttato e sapore dolce lievemente fruttato, con note di mandorla. Sono oli delicati, adatti per condire insalate e pesce lessato, per preparare salse a crudo e per friggere.
Il tartufo. Pochi sanno che il Molise è il maggior produttore europeo di tartufo bianco. Anche se presente in tutto l’alto Molise, San Pietro Avellana detiene, insieme a Carovilli, il primato della sua produzione.
Da oltre 10 anni San Pietro Avellana organizza in agosto la Sagra del tartufo nero e, ai primi di Novembre, la Mostra mercato del più pregiato tartufo bianco. Un’analoga mostra mercato si tiene a Frosolone dal 7 al 9 dicembre. Il tartufo è anche un pregiato ingrediente di tipici formaggi molisani, quali il burrino e il caciocavallo.
I formaggi. Rappresentano la produzione di maggior rilievo e qualità della regione. Il burrino, prodotto nei caseifici dell’Alto Molise con la pasta filata del caciocavallo è un formaggio stagionato, contenente al suo interno una palla di burro, a volte tartufata. Il burrino è nato dalla necessità di conservare il burro in un’epoca in cui non esisteva il frigorifero. Altro formaggio rinomato è il caciocavallo, caratteristicamente a forma di pera. Deve il suo nome al fatto che legati a due a due vengono messi a stagionare “a cavallo” di un bastone. Il migliore è quello prodotto con latte di mucche che pascolano liberamente sui prati di alta montagna (Carovilli, San Pietro Avellana, Agnone, Vastogirardi, Frosolone ). Eccellente è senza dubbio quello prodotto dai caseifici di Agnone, buono da mangiare sia fresco che stagionato. Le mozzarelle sono prodotte un po’ dovunque nella regione. Rinomate ed esportate in tutta Italia sono quelle prodotte a Boiano. Nella zona di Venafro si produce anche la mozzarella di bufala. Un formaggio prodotto solo ad Agnone, Capracotta e Carovilli è la famosa stracciata, a metà strada tra ricotta e mozzarella. Da ultimo va ricordato l’ottimo pecorino del Matese e dell’Alto Molise.
Salumi. Sono prodotti nella migliore tradizione norcina con carni scelte di suino. Tra soppressata, salsiccia essiccata e stagionata, ventricina, prosciutto affumicato, pampanella di San Martino, coppa, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Una specialità molisana è il prosciutto affumicato ottenuto sottoponendo ad affumicatura la coscia di maiale, salata e cosparsa di peperoncino, prima di porla a stagionare per 12 mesi in stanze fresche e ben aerate. La pampanella non è un salume ma filetto di suino con osso tenuto in forno caldo per 1 ora dopo essere stato cosparso con un impasto di peperone dolce essiccato, aglio e peperoncino. A cottura ultimata viene condito con sale e aceto e quindi conservato in recipienti di terracotta. La ventricina molisana, analoga a quella abruzzese, viene prodotta principalmente a Montenero di Bisaccia con parti di coscia, spalla, lombo e pancetta condite con sale, semi di finocchio, pepe, peperoncino piccante. Viene insaccata e messa a stagionare per almeno tre mesi in un locale sotterraneo, asciutto e ben aerato.
Vini.
Il Molise ha 3 DOC: Biferno, Molise e Pentro di Isernia. Tutte e tre le DOC hanno vini rossi, bianchi e rosati.
Il Gambero Rosso ha assegnato ai vini molisani ben quattro Oscar, inserendoli nell’Almanacco del Berebene 2006, una guida per chi vuole bere vini eccellenti senza spendere un patrimonio.
Il fiore all’occhiello dei vini molisani è la Tintilia, derivante da un vitigno autoctono introdotto nel ‘700 dagli spagnoli. Vino rosso rubino con sentori di frutti di bosco e liquirizia su fondo di vaniglia.
BUON VIAGGIO E BENVENUTI NEL MOLISE!
GIOSUE DELLA PORTA
Disclaimer: i contenuti di questa pagina sono immessi direttamente dagli utenti che se ne dichiarano autori assumendone piena responsabilità; 7mates.com acconsente alla loro pubblicazione, declinando qualsiasi responsabilità in merito.
7mates declina ogni responsabilità per imprecisioni o errori nei contenuti.
* I voti di questa guida vengono aggiornati ogni 24 ore
©Copyright 2008 Promax Comunication SA | Contatti | Swiss Made