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Uno spicchio di Monferrato - Murisengo Monferrato AL 'Terra dei Tartufi'
di chiara cane
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MURISENGO MONF.TO (AL)



Murisengo sorge a 312 metri sul livello del mare al confine della provincia di Alessandria nel Basso Monferrato. Con i suoi 1533 abitanti è uno dei comuni più popolosi della Valcerrina. Ogni anno si rinnova, nel mese di novembre, la Fiera del Tartufo “Trifola d’Or” e, nel mese di settembre, la grandiosa patronale con spettacolari giochi pirotecnici. Nel periodo invernale, all’interno della storica Chiesa dei S.Antonio Abate, singolari esempio di rococò piemontese, si svolgono esibizioni concertistiche di livello. Il recente e suggestivo anfiteatro all’aperto, ai piedi della storica Chiesa di S.Pietro in stile romanico, rappresenta l’ideale contenitore di eventi culturali e di spettacolo per tutto il periodo estivo. Nella bella stagione si rinnovano passeggiate ecologiche a contatto con la fauna e la botanica del territorio, raggiungendo edifici di pregio e risalto storico quali: la Chiesa di S.Luigi Gozaga a Corteranzo, (splendido esempio del tardo barocco piemontese) e la fontana di Pirenta (terapeutica acqua solforosa). Per ora visitabile esternamente, l’antico castello che, testimonia la storia millenaria del Comune di Murisengo. Le sue origini si perdono nella nebbia dei tempi ma, nel 1814, scriveva il canonico Giuseppe del Conti “… ha reputazione di grande antichità poiché vuolsi che, San Candido della Legion Tebea, abbia ivi, ne’ primi secoli della Chiesa, riportato la corona del martirio….”. Appartenuto agli Scozia fino al 1873, passò a don Francesco Guasco Gallarati Marchese di Bisio mentre, nel 1813, ospitò lo scrittore e patriota Silvio Pellico che, durante il soggiorno murisenghese, scrisse “La Francesca d Rimini”.
L’arte culinaria poi, e le storiche aziende agricole, esaltano sapori e tradizione con piatti tipici e prodotti in grado di deliziare i palati anche più esigenti. Particolarmente apprezzati i vitigni autoctoni con la produzione di Barbera, Freisa e Grignolino.
Murisengo, anche denominata “Terra del Tartufo”, raggruppa così, all’interno del suo suggestivo borgo millenario, la migliore commistione di Arte, Storia, botanica, fauna, gastronomia ed enologia concedendo al Tartufo, Tuber Magnatum Pico, il migliore habitat per la crescita del prezioso tubero.

UN PO’ DI STORIA



La storia millenaria di Murisengo ha inizio almeno dal 940 quando, secondo un documento ufficiale, il nobile “Gumbertus de Munesingo” partecipa ad un placito astigiano come vassallo del Conte Umberto di Asti. Munesengum, appare inoltre tra i possessi del monastero di San Pietro in Ciel d’oro di Pavia in un diploma di Corrado II del 1027. Troviamo poi “Munesenge” nel diploma di Federico I del 6 ottobre 1164, inserito tra le terre donata dall’imperatore all’aleramico Guglielmo il Vecchio marchese di Monferrato. Diversi vassalli scandiscono i secoli successivi al feudo murisenghese: i Signori di Montiglio, i Radicati di Brozolo e, dal 1420, gli Scozia con titolo comitale per ben quattro secoli. Il toponimo Murisengo per taluni storici rimanda all’epoca alto medievale, evidenziando, nella desinenza germanica “eng”, il sostantivo di anello, qui inteso come cerchio, con esplicito riferimento alla tipica disposizione concentrica dei primi accampamenti longobardi. Per altri etimologisti, lascerebbe trasparire le sue probabili origini romane collegate al patrominico Mauritius che, in vernacolo, si trasformò in “Morissi”, subendo poi la desinenza longobarda e le marcate influenze del dialetto monferrino.


IL CASTELLO e la TORRE MERLATA

Nel 1814, scriveva il Canonico Giuseppe de Conti in merito a Murisengo: “Comune del Cantone di Montiglio. Villaggio e Castello anch’essi sulla ponta d’alto e fertile colle già infeudato in titolo di Contea nella famiglia Scozia suddetta di Casale, ha riputazione di grande antichità, poiché vuolsi che, San Candido della Legion Tebea, il di cui corpo qui si venera, abbia ivi, ne’ primi secoli della Chiesa riportato la corona del martirio”. Nel 1164 fu questa terra impegnata con altre a favore dell’Imperatore Federico, da Guglielmo Marchese di Monferrato, come narra il Benvenuto di S.Giorgio. Divenuto poi bersaglio per le guerre di successione al Monferrato nei secoli XIV, XV e XVI ebbe a patire e a esercitare il suo valore guerresco.

Il Castello di Murisengo appartenne agli Scozia fino al 1873, nel quale anno, per il matrimonio di donna Tarsilla Scozia, esso passò al marito don Francesco Guasco Gallarati Marchese di Bisio e di Francavilla. Come antico maniero non esiste che la merlata torre, così, della sua storia, si hanno pochi ed incerti dati. L’origine dell’edificio è velata di mistero. Da un registro di memorie dell’archivio di casa Scozia, compilato verso il 1730, risulta che tutte le pergamene e le carte anteriori al Quattrocento andarono perdute negli incendi e saccheggi dai quali furono più volte funestati il castello e gli umili edifici del villaggio rurale. La distruzione del primo e ben munito edificio guerresco deve essere avvenuta in epoca molto posteriore al 1400. Le caratteristiche del Castello fanno pensare che esso sia stato ricostruito non oltre il 1600.


L’entrata al castello è di recente costruzione. Falso antico. In stile medioevale, essa fu costruita nel 1891 su disegno del Conte Giuseppe Ferrari d’Orsara. Tra la porta e la merlatura è stata murata una terracotta raffigurante l’Assunzione della Vergine di Luca della Robbia. Ai lati sono affrescati gli stemmi degli Scozia e dei Guasco. Spada e croce. Esercito fedele. Gli amori più alti e più puri delle grandi famiglie piemontesi sono espressi e significati dalla sala d’armi e dalla chiesina. Dal vestibolo si passa nella cappella con esemplare cura d’arte e con mistica devozione. L’altare è ornato da un trittico rappresentante nel mezzo la Vergine del Rosario ed, ai lati, i fondatori della cappella, Marchesi Francesco e Tarsilla Bisio, genuflessi e oranti, sorretti dai rispettivi Santi protettori. Le sale dell’appartamento d’onore sono ampie, severe e ariose. Dall’atrio si passa nella sala da biliardo, le cui pareti erano decorate da otto tele ad olio coi ritratti, estatici, dei principali personaggi di Casa Guasco, illustri nelle milizie, nelle magistrature e nelle cariche di Corte. La singolare bellezza del principesco ambiente è data dall’alto soffitto a sette volte: le due estreme portano dipinto, al centro, lo stemma degli Scozia, le altre formano lo stemma dei Guasco, inquartato con il gonfalone papale in petto. Sotto il cornicione, bellissima e policroma araldica istoria, sono dipinti gli stemmi delle famiglie paterne di tutte le spose entrate in casa Guasco.


Dall’epigrafe si può dedurre che la costruzione della torre rimonta al 1510. Da quell’epoca essa subì alterazioni e modificazioni dovute al tempo e agli uomini, alle mode e alla necessità. Nei mesi estivi ed autunnali, sulla torre, sventolava la bella bandiera giallo-azzurra (a simboleggiare l’oro superbo e l’azzurro fedele) dei Guasco di Bisio. Nella seconda metà dell’Ottocento, la parte alta dell’antica torre a base quadrata, venne arricchita di una merlatura tutt’oggi visibile. Dell’antica Torre merlata si narra che, una certa Giulietta, ultima custode del Castello, all’età di ottantotto anni, cadde dall’alto della torre, volendo imitare il volo dei rondoni…….


SILVIO PELLICO Patriota e Scrittore

Tra le lapidi murate del castello si legge: “Silvio Pellico, amico del Marchese Don Carlo Guasco di Murisengo, nipote della Contessa di Murisengo Osanna Scozia, ospite in questo castello, rievocando i fantasmi di Dante, scrisse la Francesca da Rimini l’anno 1813”.


LA CHIESA PARROCCHIALE DI SANT’ANTONIO ABATE

La Chiesa Parrocchiale di S.Antonio Abate
Venne edificata nel 1748 su disegno dell’architetto Peruzzi, con le spontanee offerte dei parrocchiani. Si presenta a croce greca ad una sola navata con quattro coretti. Possiede un pulpito in legno di noce ornato da cinque statue. Ha sette altari, dei quali tre grandi: l’Altare Maggiore o del SS. Sacramento, consacrato nello stesso giorno della chiesa e dedicato a S.Antonio Abate, l’Altare dedicato a S.Orsola e l’Altare dedicato alla Madonna del Rosario. I quattro minori sono dedicati a S.Anna, S.Giuseppe, S.Luigi e S.Candido. L’altare di S.Candido conserva, dentro una busta d’argento collocata in una nicchia murata le reliquie del Santo protettore del luogo. La balaustra è in marmo di Carrara, trasportata a Murisengo con i buoi della Comunità. L’organo venne costruito nel 1842 da Felice Silvera di Arona. La volta raffigura una visione del Paradiso con le gerarchie Celesti. La parrocchiale rappresenta uno dei migliori esempi di rococò piemontese.




LA CHIESA PARROCCHIALE SI SAN CANDIDO

L’edificio di culto risulta già dai documenti della visita apostolica del 1584 come chiesa campestre ma, nel XVII secolo, a causa del terreno franoso su cui era stata eretta, crollò e venne ricostruita nel 1700.
S.Candido fu martire delle Legione Tebea proveniente dalla Grecia e, nel II° sec. d.C., transitò per Murisengo.


LA CHIESA DI S. MICHELE

Situata nella parte alta del paese, una volta si chiamava Oratorio degli Angeli e, con questo nome, figura nella Visita Apostolica fatta nell’anno 1577 perché ivi era eretta la Compagnia degli Angeli dove si battezzò fino al 1624..

LA CHIESA DELLA MADONNA DELLE GRAZIE E DELLA NAVE – LA MADONNINA

Volgarmente detta “La Madonnina”, è situata in fondo al paese e fu fatta costruire come ex-voto dopo la peste del 1530, da due famiglie di Murisengo: Ossola e Mola, all’inizio del sec. XVII. È di forma rotonda e conserva un trittico del XIV secolo della scuola del Moncalvo. Lo stile è neoclassico.

CHIESA DI S. PIETRO

La Chiesa di S.Pietro, in stile romanico, era posta in faccia al paese nell’omonima regione. Vuole la tradizione che un tempo ivi esistesse un convento appartenente a Monaci regolari, forse gli stessi Benedettini. Della costruzione oggi ne resta la solo la Torre, il convento attiguo, molto grande ed importante, fu distrutto dalle soldataglie napoleoniche.


PARROCCHIA DELLA NATIVITA’ DELLA BEATA VERGINE - Sorina

La Chiesa parrocchiale della Natività della Beata Vergine in Sorina, risale al secolo XVIII. Di rilievo artistico, l’altare in stile rinascimentale, una balaustra datata primi dell’Ottocento ed il pavimento in marmo. Conserva dipinti di pregio come la tela con cornice della scuola del Moncalvo raffigurante la Madonna col Bambino e una tela della Natività di Maria Vergine della scuola tedesca. Alcune tele sono state sottratte nel tempo.
All’interno della chiesa di S.ROCCO in Sorina, del secolo XVIII, vi è una settecentesca tela dedicata al Santo patrono.

LA CHIESA DELL’IMMACOLATA –Case Battia

La Chiesa dell’Immacolata in Case Battia, risale al 1646 e conserva una statua settecentesca della Madonna.

LA CHIESA DI S.SEBASTIANO – Murisengo

Eretta nel cantone Rivo venne completata nel 1861 ma se ne legge dell’esistenza nei documenti della visita apostolica del 1584.

CHIESA DI S.LUIGI GONZAGA – Corteranzo

Fatta erigere nel 1760 da Tommaso Giunipero, ultimo residente nel palazzo nobiliare di Corteranzo, rappresenta un singolare esempio del tardo barocco piemontese. Sorge solitaria e leggiadra fuori dall’abitato e risulta caratteristica per la sua forma a pagoda, così dissimile dagli stili tradizionali. L’incarico per il progetto fu affidato allo studio del Juvarra di Torino e, venne poi realizzato, dall’architetto Bernardo Vittone. Molto particolare la facciata, in cotto come l’intera struttura, risulta leggermente concava, quasi ad invitare il visitatore ad entrare, offrendo altresì un effetto cromatico altamente suggestivo. All’interno, una scura cornice divide la parte sottostante dal quella in alto. Nella visione de mondo vittoriana, la luce è impronta di Dio, marchio di eternità. La cornice rappresenta un elemento di transizione tra l’ambito terreno e lo spazio Celeste di appartenenza Divina. La parte più ingegnosa è la cupola costituita da sei archi incrociati a stella esagonale. I piedi degli archi posano su piedistalli addossati al basso tamburo. Tra gli archi vi sono 6 finestre rotonde. L’incrocio dei sei archi della cupola, forma alla sommità, un esagono che è la base della lanterna visibile dal basso formata, a sua volta, da un prisma esagonale con semplici finestre e coperta da una volta ad ombrello.

LA FONTANA DI PIRENTA


La fonte solforosa detta Pirenta è posta ad est alle radici del Montelungo. Scaturisce da un terreno tofaceo-calcare e si raccoglie, mediante tubo in ferro, in due vasche di pietra, dove, un tempo, vi si macerava la canapa d’estate. L’acqua solforosa è oleosa al tatto, tramanda un odore di gas idrosolforato. Un tempo si adoperava con successo nelle ostruzioni addominali, nelle malattie cutanee di natura scabbiosa ed erpetica. Nel 1700 fu un fiorente stabilimento termale divenendo un centro turistico molto apprezzato nel periodo tra le due grandi guerre.



MURISENGO TERRA DEL TARTUFO

Murisengo, anche definita “Terra del Tartufo”, vanta una lunga ed apprezzata tradizione per il commercio del “Diamante della cucina”, massima espressione gastronomica Piemontese conosciuta in tutto il mondo. Questo territorio, particolarmente vocato per le favorevoli condizioni ambientali, climatiche e del sottosuolo, offre un tartufo molto apprezzato per le massime qualità organolettiche che lo caratterizzano. A Murisengo, durante le due domeniche di Fiera, si offrono garanzia, qualità e tracciabilità dei tartufo acquistati, grazie alla selezione di trifolau e commercianti conosciuti e del luogo. Ogni esemplare acquistato, viene messo in un sacchetto numerato e timbrato consentendo al compratore di risalire al suo venditore in qualsiasi momento.

LA FIERA NAZIONALE DEL TARTUFO (OGNI ANNO LA 2° E LA 3° DOMENICA DI NOVEMBRE)

La Fiera di Murisengo nasce nel lontano 1967 ma fonda le sue radici nell’antica tradizione agricola commerciale risalente al 1530 con la Fiera di S. Martino. Già principale punto di riferimento per il commercio dell’intera Valcerrina e del Monferrato Casalese dai tempi più remoti, il recente prestigioso fregio di Fiera Nazionale la rende molto attesa anche per il turista fuori porta. A passo a passo, percorrendo l’antico borgo, un centinaio di stand enogastronomici e di artigianato piemontese conducono il turista all’interno dell’ampia struttura di Piazza Vittoria, fulcro nevralgico della fiera, invasa dal profumo dei Tuber Magnatum Pico (Tartufo Bianco pregiato) e dei Tuber Melanosporum, in uno spazio speciale dove trovare Tartufi, prodotti alimentari di qualità e vini pregiati, tutti certificati.

UNA LUNGA TRADIZIONE GASTRONOMICA

A Murisengo sono tanti i dolci tipici, la cui produzione migliore è rappresentata dalla tradizionale Torta di Nocciole e dai “Tartufi dolci” bianchi e neri. Si producono anche mieli gustosi, terapeutici e genuini dagli indiscussi valori nutrizionali. Ampio spazio agli insaccati realizzati secondo gli insegnamenti tramandati di generazione in generazione per rispecchiare autenticità e gusto. Tra le attività riemergenti, l’olivicoltura con la produzione di olio extra-vergine d’oliva rimesso in produzione di recente grazie alle piante di ulivi secolari sopravvissute alle temperature dei secoli scorsi. Un olio dalle spiccate ed invidiabili proprietà organolettiche. Pasta fresca, agnolotti e grissie monferrine (pani) completano la tavola tipicamente mediterranea di questi luoghi. i numerosi ristoratori locali offrono tipicità e specialità del territorio scavate nel solco e nel rispetto della tradizione, anche con delicati tocchi di innovazione.



I PIATTI TIPICI E LE SPECIALITA’

A Murisengo si ritrovano produttori dei presidi Slow-Food, autorizzati alla vendita degli animali vivi e macellati delle razze di Gallina Bionda Piemontese, conosciuta per la finezza della sua carne oltre a essere un’ottima ovaiola e, del Coniglio Grigio di Carmagnola, varietà cunicola di media taglia caratterizzata dalla assoluta eccellenza per finezza, sapidità, tenerezza e piacevole delicatezza di sapore.
BOLLITO, FRITTO MISTO E BAGNA CAUDA Portata fondamentale dei grandi pranzi festivi del Monferrato è il bollito misto con carne di vitello, lingua e testina con l’aggiunta di una gallina. Con cottura separata, a gradimento cotechini e salamini. Compagni inseparabili di sapori, i bagnetti verde e rosso. Altro piatto rinomato della tradizione Monferrina, il fritto misto fatto di interiora, carni, carote, frittelle di semolino dolce, salsiccia e rognoncini di vitello. Impanato e fritto, va servito caldissimo. Dall’autunno all’inverno poi, le sere migliori si consumano in compagnia di una gustosa bagna cauda per riscoprire il piacere della tavola fatto di un piatto semplice e antico, dove intingere verdure di stagione cotte e crude a volontà.

IL VINO Il Basso Monferrato che passa orgoglio so per Murisengo e la Valcerrina, nel capoluogo Monferrino conclude il suo cammino, vantando proprio su questi dolci pendii collinari alcune delle migliori produzioni enologiche della Regione. le cantine storiche del Comune hanno investito in tecnica ed innovazione nel rispetto della tradizione ed espressione del territorio mentre, nuove e giovani aziende si sono inserite nel panorama vitivinicolo per arricchire l’offerta enologica e dar sfogo alle peculiarità e vocazioni che caratterizzano il Monferrato. Accanto ai protagonisti assoluti di queste terre: la Barbera, il Grignolino e la Freisa, si accostano produzioni di Chardonnay, Cortese e di Moscato. Alcune cantine sono oggi in grado di accogliere gli eno-tursti per visite guidate, camminate tra i vitigni ed enodegustazioni. L’accoglienza e la cortesia di coniugano all’offerta turistica per la promozione del territorio marchio di cultura e tradizione.

IL BOSCO E LA FAUNA

La natura leggermente selvaggia di questo territorio ne rappresenta una caratteristica unica ed affascinante velata di mistero e suggestione, là dove il bosco si allunga fino al cospetto delle abitazioni che si aprono in suggestivi scorci tra i rustici e le cascine, tradendone la vocazione agricola e commerciale del luogo. Il folto bosco è un vangelo d’insegnamenti capace di rigenerare e trasferire grandi emozioni. Ricoperto di querce, carpini, aceri campestri e castagni, nella bella stagione sfoggia copiose fioriture di ranuncoli e tarassaco e poi ancora di solidago e salcerella. Non di rado, passeggiando nel bosco, si intravedono scoiattoli, ghiri e piccoli roditori alla ricerca di cibo che corrono sui rami. Integrano la fauna boschiva, poiane dalle spettacolari aperture alari che, facendo capolino nei coltivati limitrofi, si esibiscono in grandiose coreografie d’aria e, poi ancora, i temuti ma altrettanto suggestivi ungulati, ovvero i cinghiali, le lepri, i fagiani e molta altra selvaggina.




A cura di Chiara Cane

Fonti storiche “Viaggi d’autore” edito da Il Monferrato – Casale Monferrato
“Tra Po e Tanaro” edito da Gribaudo Editori – Asti
Archivio storico Comune di Murisengo


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